44. Coinquilini

da qui

Passare all’altra riva, insomma, è diventata un’abitudine: potrebbe essere la sintesi della tua vita. Ora sei tra i geraseni, vicino alla città, e vedi un uomo che ti viene incontro. Un uomo: difficile chiamarlo tale, a vederlo da vicino. Arriva dai sepolcri, dove ha fissato la dimora; come dire: nella casa dei morti. Capisci subito che è un indemoniato, dall’aria selvaggia e incontrollata, dal movimento innaturale con cui cade ai tuoi piedi.
Che c’è fra me e te, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi.
Per quale motivo l’uomo si abbandona al male? La gelosia e l’invidia sono tra i motivi più frequenti: è il non essere che attira nel suo vortice, fino all’esito fatale dell’autodistruzione. Oppure il desiderio di possedere a tutti i costi ciò che non si ha né si può avere. E’ così che si diventa strumenti del demonio e si scivola, passo dopo passo, nella spirale perversa delle passioni proibite, nel desiderio oscuro di possedere l’altro, perseguito ad ogni costo e con qualsiasi mezzo: dai controlli ossessivi alla falsa santità, che trae in inganno con l’idolatria e l’emulazione. Da questa sentina fuoriescono tutti i disordini e le depravazioni: l’ipocrisia, la seduzione, la sfacciataggine camuffata da sincerità, fino al tradimento e all’avversione a Dio. Ed ecco il risultato: un fantasma che si aggira fra le tombe delle sue fallite aspirazioni. Hanno provato a immobilizzarlo con ceppi e con catene, ma ha sempre spezzato ogni legame. Tu conosci i trucchi: gli chiedi il nome, per avere potere su di lui. E’ costretto a risponderti: mi chiamo Legione. Certo, sono in molti, si organizzano per nuocere con tattiche e astuzie sopraffine. Ma ora ci sei tu: sentono che non possono resistere, ti pregano di non essere cacciati nell’inferno da dove sono giunti. Permetti loro di trasferirsi in massa in una mandria di porci, che si gettano giù dal dirupo e annegano nel lago. Ti domandi se i tuoi discepoli sapranno liberare il mondo, quando tu non ci sarai. Pensi a quelli che in un modo o nell’altro cedono al maligno, al quale è concesso di entrare dalla porta del peccato. Pensi soprattutto a coloro che si credono nel giusto, ma dentro di sé sanno bene cosa vogliono, al di là della facciata. Riusciranno i tuoi discepoli a renderne vane le manovre fraudolente?
I geraseni si sono spaventati e ti chiedono di andartene. Ormai non ti stupisci del fatto che gli uomini temano la loro libertà più d’ogni altra cosa. L’indemoniato guarito ti chiede di seguirti, ma non è il momento: andrà a testimoniare altrove che non c’è niente di peggio che essere coinquilini di Legione.

16 pensieri su “44. Coinquilini

  1. COINQUILINI
    Coinquilino di Legione è colui che sceglie il male per il Bene.

    Vedo ora nella notte triste, imparo,
    So che l’inferno s’apre sulla terra
    Su misura di quanto
    L’uomo si sottrae, folle,
    Alla purezza della Tua passione:
    Cristo, pensoso palpito,
    Astro incarnato nell’umane tenebre.
    (G.Ungaretti)

    “Ed è questo l’inferno, il regno della morte da cui non s’alzerà
    nessun canto. Questo vuol dire vivere in uno stato di peccato
    “mortale”. Non si tratta di un fatto etico, ma ontologico: si trat-
    ta della scelta del Nulla”.
    (D.M.Turoldo)

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  2. I discepoli dovranno fare molta strada prima di riuscire a liberare i demoni senza Gesù.
    Ma il punto più importante è se chi è coinquilino di Legione se ne vuole liberare o preferisce restare legato alle sue catene per non scoprire la Verità ,quella vera,quella che ti fa sentire piccolo di fronte allo sguardo profondo di Gesù, poiché Gesù fa crollare i tuoi castelli di sabbia mettendoti a nudo con te stesso.

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  3. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi!
    Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.
    Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente, anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni.

    Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove, stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi.

    Estratto dal Salmo 84 – Canto di pellegrinaggio

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  4. Ieri ho letto un articolo,dove papa Francesco spiega che satana esiste davvero,come la risposta dopo qualche nuova moda (non si sa di chi) che satana non esiste.
    Invece io,oggi stavo pensando …al nostri tempi,probabilmente satana ormai è andato riposare,si fa le ferie,perchè la gente da soli si sono creati inferno qua sulla terra,da soli fanno compito di diavolo, che lui non ha bisogno di fare niente altro,solo aspettare per raccogliere frutta del nostro maglinio. Solo che questa raccolta sarà dura e dolorosa,per noi.

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  5. MARIA REGINA (22 agosto)
    Maria, ricolmata di grazia perchè amata, “siede regina alla
    tua destra in ori di ofir” La regalità di Maria deriva da quel-
    la del Figlio preconizzato da Isaia come Colui “sulle cui spal-
    le è il regno della sovranità” e da Gabriele come”Figlio dell’
    Altissimo al quale Dio darà il regno di Davide”.
    Maria nella sua umiltà e “ignara della sua bellezza”,esclama:
    “tutte le generazioni mi chiameranno beata”.
    Beata Te, Maria, perchè hai dato la carne al tuo Creatore,ri-
    colmata di Dio che “essendo innanzi a Te, è nato da Te, per
    vivere con noi”, (S.Tarasio) sei Colei che “da sotto il sole,do-
    ve tutto è dolore, sali sovrabbondante delizia”, (S.Berbardo)
    prega per noi peccatori assetati di Dio, Figlio tuo.

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  6. Per avere un cuore puro, cioè sincero e lontano dalle ipocrisie, per scegliere il Bene ed essere vivo, occorrono quattro cose fondamentali: preghiera, Sacramenti (Eucarestia e Riconciliazione soprattutto), cammino di Fede e colloquio aperto e frequente con la guida spirituali. Questi sono doni immensi che il Signore manda, ma che a volte non riusciamo a vedere nè ad accogliere perchè offuscati da mille cose e mille ragionamenti tutti umani: invece, lasciarsi portare da Dio abbandonando ogni difesa ed ogni personale aspettativa, porta a scoprire una vita che non immaginavi, serena ed equilibrata con se stessi e con gli altri, in un cammino in cui avverti ogni giorno la grazia del fare piccoli passi in avanti.

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  7. “……ti chiedono di allontanarti”.
    I geraseni ti chiedono di allontanarti: una bestemmia ripu-
    gnante. Chiedere che Dio si allontani significa rifiuto dell’u-
    nico Amore che solo merita amore e che ama divinamente,
    è scelta del nulla, dell’annientamento totale.
    Vieni, Signore Gesù, “ultimo nostro esistere”,

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  8. Lasciare entrare Dio nella nostra vita per superare le nostre debolezze e non dare spazio alle forze del male. Chi prega con fiducia sarà in grado di vincere il potere di ogni errata seduzione.

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  9. Legione mi fa pensare alla massa …

    “Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore, il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno.
    E niente ci tira addosso i mali peggiori come l’andar dietro alle chiacchiere della gente, convinti che le cose accettate per generale consenso siano le migliori e che, dal momento che gli esempi che abbiamo sono molti, sia meglio vivere non secondo ragione, ma per imitazione. Di qui tutta questa caterva di uomini che crollano gli uni sugli altri.
    Quello che accade in una gran folla di persone, quando la gente si schiaccia a vicenda (nessuno cade, infatti, senza trascinare con sé qualche altro, e i primi provocano la caduta di quelli che stan dietro), capita nella vita: nessuno sbaglia solo per sé, ma è la causa e l’origine degli errori degli altri; infatti è uno sbaglio attaccarsi a quelli che ci precedono, e poiché ognuno preferisce credere, piuttosto che giudicare, mai si esprime un giudizio sulla vita, ma ci si limita a credere: così l’errore, passato di mano in mano, ci travolge e ci fa precipitare. Gli esempi altrui sono quelli che ci rovinano; noi invece staremo bene appena ci staccheremo dalla folla”
    (Non seguire la massa, Seneca)

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  10. “…dall`orgoglio salva il tuo servo’perche` su di me non abbia potere” (Sal 19,14a)
    L’orgoglio e` il peggior tiranno al quale possiamo essere soggetti e quando una persona ne e` dominata non potra` sperare di raggiungere alcuna forma di unione con il Signore.

    Mons.Alfonso Uribe Jaramillo

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  11. Sono sgradite a Dio tutte le parole di lamento,critica,mormorazione,al punto che non solo rendono difficile l’unione con Lui,ma la possono facilmente impedire del tutto.
    Sfortunatamente,sono molte le “lamentele” che andiamo pronunciando nel corso delle nostre giornate: sappiamo lamentarsi,mormorare contro le persone,le circostanze,la vita che conduciamo e cosi` via. Se proviamo ad osservarsi con un pizzico di sincerita` troviamo che e` ben poca la lode e la gratitudine che sappiamo esprimere. Persino di fronte a fatti per i quali non potremo fare a meno di ammettere,in condizioni normali,almeno un particolare intervento della Provvidenza,ci limitiamo a quel minimo di ringraziamento,piu` formale che veramente sentito,che taciti la nostra coscienza sul momento.

    Io non sono cosi` intelligente,ho citato qua un libro che ho trovato per sbaglio a casa mia
    il libro si titola: “Piccoli pensieri sulla preghiera” di Mons. Alfonso Jaramillo
    pero` sono pienamente daccordo con tutto questo che ho scritto

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  12. Spesso la facciamo facile, noi. Ci copriamo di Spirito Santo (ci sembra) e ci sentiamo finalmente all’altezza del giusto, del vero, certi di perseguire la strada che porta all’Amore, e , credendola tale, siamo disposti a fare quella che si chiama “faccia dura” magari proprio verso chi, invece, ha bisogno di una carezza. In “Suo nome” l’uomo riesce ad osservare alla perfezione regole e metodi, diventare un inappuntabile praticante, dedito e stimolato per arrivare primo di una competizione che altro non è che vanità di sentirsi seguaci di un Dio che, al contrario, non ci vuole in gara, né raggruppati in sette integraliste, ma persone libere di essere ciò che siamo, corredate ciascuna dal peso degli errori e dalla leggerezza di un bacio di sincerità. Questa spontaneità non può assoldare legionari, può soltanto aprire la porta, magari senza nemmeno immaginarlo, ad un abbraccio di luce, cercato fra le parole disordinate di una preghiera bassa e modesta.

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  13. ”Arriva dai sepolcri, dove ha fissato la dimora”

    ..cioè ai margini della città. Di una città, la nostra, che a volte sembra dimenticare che il male entra proprio laddove c‘è bisogno, invece, di un supplemento d’amore.

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  14. ”Tu conosci i trucchi: gli chiedi il nome”

    „ Il Male grida, ma la Speranza grida ancora più forte! Abbiamo scoperto che ciascuno di noi ha la responsabilità di dare un nome alla propria storia, di ricordare il nome definitivo con cui è stato chiamato quando è stato chiamato esistere.“
    (Don Andrea Gallo, Vivo e vegeto)
    Alla responsabilità aggiungerei anche il diritto..

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