Giorgio Galli, Tre poesie da “Improvvisi”.

stelle
Via dei pensieri

Ti ho raccontato della via dei pensieri,
mia dolce cugina, di quella strada dove
da ormai due anni cammino, cammino,
con la notte e col giorno, spargendo come sale
i miei dubbi, i deliri e le speranze
e gli amori traditi e mai nati.
Ti ho parlato del terrazzo dal quale
con le notti sorridenti d’un’estate
o fra i siderei rigori di un autunno
pronto a mutarsi in un inverno più cupo
miravo le stelle, o guardavo le finestre
delle persone amiche, quando il lume si spegneva…
Quanti aneliti ho rivolto al cielo scuro
o alla cascina color sole di settembre
che dal prato in discesa mi balzava incontro…
Quante volte i miei giorni incompiuti
ho rispecchiato nella volta delle stelle
o nelle nere finestre della cascina
forse disabitata, oppure, chi lo sa…
Oramai per ogni giorno ch’è passato
si sono aggiunti un pensiero o un ricordo,
e prima ancora che da qui debba partire
ho metà vita affidata a quella via,
i miei pensieri hanno assunto la sua forma
tristissima e lieta, e il passo della marcia
con cui con rabbia o con letizia l’ho percorsa,
e di certo avrei avuto altri pensieri, e un altro Giorgio
avreste avuto voi su un’altra strada.

***

Tu che vai via

Non ho dimenticato le sere di luglio
che passavamo a studiare insieme. Né i discorsi
che facevamo allora, quando ci raccontavamo mille cose
né le cene di settembre, quando ancora
l’aria tutt’intorno era un po’ allegra
mentre noi eravamo già tristi.

Ora non so cos’è successo dopo
il “dopo” è ancora qui, troppo presente
per essere capito. Forse un varco
esisterà fra le nostre vite e quelle che vogliamo,
una crepa nel muro, da cui
ricongiungere il corpo ed il nome
che ci hanno assegnato a quelli veri
e la storia che ci è capitata a quella
che ci appartiene. Forse in un punto
imprecisato dello spazio-tempo
esiste un tizio che son davvero io,
non ridotto al silenzio da un mondo
pieno di spade, e dalla ferita
impartita da persone indifferenti.

Ed in quel mondo, in cui non capiti tacere
l’amicizia che dentro si sente,
ove non s’alzino muri senza crepe
a custodire la burrasca e il mare morto
che d’alghe marce impuzzonisce il cuore,
lì, in quel mondo non perfetto, ma più nostro
tu partiresti meglio salutata
e sui ricordi di quel luglio triste e bello
nessuna ombra sarebbe discesa.

***

Fine dell’avventura

Ne abbiamo tanti di ricordi. Queste strade
sembrano riecheggiarli ad uno ad uno:
qua venni con Valeria, e sotto il tetto
di frasche intrecciate, nel cortile di una pizzeria,
guardavamo l’ospedale illuminato
mentre la sera di giugno spandeva i suoi profumi.

A marzo sulla strada che va ai campi
vi siete fermati sotto queste case
e gridavate il nome di un’amica.
Questo terrazzo ricorda il camminare
mio inquieto delle notti senza sonno, il tumulto
che si svolgeva in silenzio, sotto la fermezza delle stelle.

La mia musica risuonava in questo cortile
disturbandovi, e allietandovi talora. E quando
fra poco tempo partirò, resteranno le fotografie
a parlare di questa storia e di tutto questo ch’è successo
e solo a me resterà il pensiero nero
di tutto quel che poteva accadere, e non è stato.

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