47. Come quella volta

da qui

Dovresti riposare, come i tuoi discepoli. Non tirare la corda all’infinito. Il tempo stringe, ma così rischi l’infarto. I tuoi seguaci arrancano, a volte si guardano tra loro, come per dire: è matto? La leggenda che non ti fermi mai è sulla bocca di tutti; gli altri rabbi se la prendono comoda: hanno le ore di lezione, il dialogo con gli studenti, tutto cadenzato in ritmi precisi ed immutabili. Solo tu sei reperibile a ogni ora del giorno e della notte, sempre disponibile e in ascolto, pronto a guarire, a insegnare, a perdonare. Ma ora, perfino tu, sei stanco. Cerchi un luogo solitario per riprendere fiato e ritrovare le energie. E anche per pensare all’istruzione di coloro che andranno a predicare: vuoi spiegare le tue motivazioni, che stentano a capire. E invece no: sei di nuovo circondato dalla folla. Come avranno intuito che eri qui? Domanda inutile: ormai non fate un passo, che non si venga subito a sapere. Ti fa tenerezza questa gente che ti considera l’unica speranza. Come sottrarti? Prendi spunto da qui per insegnare loro che la vita si guadagna solo dandola, che la paura è sempre l’unico nemico, e il demonio la utilizza per dividere gli uni dagli altri e separare anche da Dio. Parli, parli, nonostante la stanchezza, nonostante, ogni tanto, ti si annebbi la vista e avverta sensazioni sconosciute, come se, nella testa, qualcosa stesse per cedere da un momento all’altro. Parli, parli: si fa sera, senti i bimbi piangere, perché a quest’ora hanno bisogno di mangiare. Anche gli adulti danno segni di stanchezza.
Mandali via, perché siamo nel deserto e qui non troveranno cibo.
I discepoli si preoccupano sempre per le tue stranezze, pronti a giustificarti avanti agli altri, a difenderti da critiche maligne. Sono in ansia per la tua reputazione.
Date loro voi stessi da mangiare.
Un’altra delle tue: quando smetterai di voler essere a tutti i costi originale? Dove dovrebbero trovare gli alimenti necessari per questa massa enorme di persone?
Non avete nulla?
C’è qui un ragazzo che offre cinque pani e due pesci, la sua cena. A meno di non prendere i viveri in paese.
Ti guardi intorno: saranno in cinquemila.
Fateli sdraiare in gruppi di cinquanta.
Stanno per reagire malamente, spalancano la bocca per rispondere qualcosa, ma si fermano. Con te non si sa mai: diventi aspro e intrattabile da un momento all’altro.
Prendi i cinque pani e i due pesci, che il giovane ha voluto condividere come fosse la sua ultima cena, come se stanotte non dovesse fare i conti con i morsi della fame. Li benedici, li spezzi e li dài ai discepoli per distribuirli. Che cosa accada, nessuno riuscirà a spiegarlo. Il ragazzo di Tabga racconterà, dopo la tua morte, di non aver mai mangiato così tanto e così bene come quella volta della sua prima e ultima cena con Gesù.

12 pensieri su “47. Come quella volta

  1. il cibo che ci propone Gesù è l’ unico cibo capace di saziarci tutti quanti, poiché. chi mangia del suo pane vivrà in eterno.

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  2. La condivisione del pane e dei pesci il primo simbolo del pane spezzato , il primo segno dell’ Eucaristia.

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  3. “Impariamo ad accogliere e a benedire: gli uomini, il pane, Dio, la bellezza, la vita, e poi a condividere: accoglienza, benedizione, condivisione saranno dentro di noi sorgenti di Vangelo. E di felicità.”

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  4. L’inquietudine dell’amore spinge sempre ad andare incontro all’altro, senza aspettare che sia l’altro a manifestare il suo bisogno.

    Papa Francesco, Messa per gli Agostiniani 28 agosto 2013

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  5. Noi spesso,con nostro egoismo,abbiamo paura di condividersi con altro con tutto questo che abbiamo,perchè abbiamo paura che così per noi può mancare. Ma la Bibbia è piena di esempi che più dai da se stesso, però con tutto cuore sincero,Dio ti restituisce doppio.
    Come qua questo bambino,sincero,ha dato tutto che aveva,e così anche lui ha mangiato in sufficienza.
    Come questa vedova che aveva ultima farina e un po’ di olio per fare un pane per se stessa e per suo figlio,ma quando Ellia ha chiesto se può condividersi anche con lui,aveva dato da mangiare ultimo pane che aveva,e così da quel momento non li mancava mai più cibo.
    Ricordo un racconto,come in campo di concentramento un prete quando celebrava la messa,come l’ostia utilizava suo unico pezzo di pane per condividersi con fedeli.
    Ci sono tantissimi esempi dalla vita,che non dobbiamo avere paura di dare amore, di condividersi con altro. Qua spesso cinico può dire- che cosa mi dà la ricompensa nel cielo dopo la mia morte,io voglio stare bene qua,adesso. Ma in verità,Dio ti dà la ricompensa già qua sulla terra, e anche nel cielo.
    Non dobbiamo avere paura.

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  6. COME QUELLA NOTTE
    In quel giorno: il tuo sguardo sul mare di verde e uomini e sul pa-
    ne della moltiplicazione.
    Ma ancora sorridi e piangi alla lunga notte della cena, al prodigio
    dell’attimo divino della frazione del pane, dove si quieta e arena
    il tuo più segreto pensiero.

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  7. Magari sa già come andrà a finire, e i discepoli, loro, chissà cosa pensano. Certo è che, comunque andrà, avranno avuto la fortuna di aprire gli occhi, di ri- conoscere l’altro e loro stessi, di intraprendere un viaggio importante, dentro la propria anima, imparando a conoscerla, ad apprezzarla, a trovarne limiti e difetti, a chiedere aiuto e a tendere la mano allo stesso modo, più o meno, con la stessa pazienza di chi l’ha tesa loro nel momento della fame, della malattia, del dolore, avranno imparato la differenza fra umiltà ed egocentrismo, a discernere il servizio dal servilismo, la preghiera sciatta da quella recitata con tutti i crismi, a trovare in ciascuno la bellezza in grado di cambiare il mondo. Sono queste le cose che cambiano la vita e le prospettive da cui interpretarla. Comunque andrà.

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  8. Già, come quella volta…dal ricordo al possibile, che bello riuscire a riaprire una mensa come quella. In attesa di un primo passo, di un’iniziativa che parta, no forse certe empasse è meglio superarle di slancio, accada quel che accada.

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  9. C’è qui un ragazzo che offre cinque pani e due pesci, la sua cena.

    Per cambiare il mondo è necessario il nostro contributo, davanti ad un piccolo gesto la Provvidenza saprà come agire per molti.

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  10. ” E’ Gesù che cercate quando sognate di felicità;è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae”
    Giovanni Paolo II

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