L’amore ai tempi di Murakami Haruki

murakami e libro
Brevi riflessioni sul romanzo A sud del confine, a ovest del sole

di Guido Michelone

Questo libro risale al 1992, che esce di nuovo in libreria in Italia con una nuova traduzione (la precedente è per Feltrinelli): la fascetta del volume recita: l’infanzia, il jazz, l’amore. Sono infetti questi i tre elementi-chiave per capire un romanzo abilmente composto sul filo della memoria del protagonista maschile, con quel tipo di scrittura accattivante, che i critici più severi chiamano ‘international style, perché in qualsiasi tradizione è in grado di attirare i lettori: lo si sa leggendo ad esempio i romanzi scritti in portoghese di Paulo Coelho, in spagnolo da Isabel Allende, in italiano da Alessandro Baricco, in inglese da un’infinità di americani: casi anche molto diversi fra loro, ma tutti uniti dalla scioltezza di fruizione, che di per sé non è né un valore né un disvalore.
Tornando comunque a A sud del confine, a ovest del sole si parla, all’inizio, di Hajime, figlio unico di genitori borghesi nel Giappone postbellico pronto alla ricostruzione anche morale del Paese stesso. Il ragazzino è triste e solo fino al decisivo incontro con due compagne di scuola, entrambe graziose e affabili in modo complementare: Izumi e Shimamoto. La narrazione si interrompe agli anni dell’adolescenza per riprendere, subito, tre decenni dopo: Hajime è ormai ricco grazie a due jazz clubs (la musica sincopata è da sempre una passione non solo artistica ma soprattutto esistenziale) nell’elegante quartiere di Aoyama a Tōkyō; ma Haiime è sposato con un’altra con un tran-tran famigliare in apparenza felice e sereno, in realtà turbato dai pensieri del ricordo di un tempo perduto che riuscirà quasi d’improvviso a ribaltargli la vita e il mondo circostante.
Ed è proprio la musica jazz – non tanto quella dal vivo di cui non c’è quasi traccia nel libro, quanto piuttosto i dischi dei grandi – a porsi quale spazio intimo di scambio comunicativo fra i due protagonisti, casualmente (o no) ritrovatesi proprio in uno dei jazz club di Hajime: fenomenali, in tal senso, restano le pagine in cui lo scrittore presenta attraverso il racconto in prima persona del protagonista il sorriso di Shimamoto ricopre la cui fragilità sembra fondersi con le note del vinile di Nat King Cole: per entrambi, giovanissimi, le parole inglesi risultano puro suono, mentre assumono ben altro significato fra loro adulti quando il disco viene visto come un frammento materiale di un trascorso ormai remotissimo. Alla fine il libro diventa una riflessione al quadrato (o forse da moltiplicarsi all’infinito) sul mistero dell’amore.
Guido Michelone

Murakami Haruki, A sud del confine, a ovest del sole, Einaudi, Torino 2003,pagine 204, euro venti.

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