Vivalascuola. Ssis, Pas, Tfa: a che pro?

Le promesse della ministra Carrozza di “riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi OCSE (6% del PIL)” sono un lontano ricordo. Il decreto “L’istruzione riparte” assegna alla scuola 400 milioni in 3 anni, mentre le sono stati tolti 8 miliardi nel triennio Gelmini. Non sono state riparate le incostituzionalità dei tagli operati dall’ex ministro Gelmini e del dimensionamento scolastico. Il nuovo anno scolastico comincia con la sensazione che in Italia nulla possa cambiare. A tutti buon anno scolastico 2013-2014! Nonostante tutto.

La ministra inaugura l’anno scolastico esortando: “Ragazzi, siate ribelli e non accettate le cose come sono“. Proveranno a farsi sentire il 26 settembre i laureati che hanno frequentato i TFA, il perché ce lo dicono Renata Morresi e Eleonora Tamburrini. L’11 ottobre manifestano gli studenti medi, il 12 ottobre coloro che hanno a cuore la Costituzione. Perché “Non c’è più tempo“.

Di cosa parliamo quando parliamo di Tfa
di Eleonora Tamburrini

è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità

Non ultima tra le cose di minor conto viene la reazione della gente. Spiegare ai non addetti ai lavori cosa sia stato il Tfa e cosa significhi adesso non è semplice. Perché qualcuno obietterà che la vicina di casa anni fa ha frequentato un altro corso per andare a “insegnare italiano”, un nome strano, sibilante, tipo Ssis. Un altro ricorderà che prima si entrava direttamente per concorso. C’è chi ha il fratello che fa supplenze ma non si è mai abilitato, e candidamente dice che lo chiamano tutti gli anni nella stessa paritaria. Qualcuno ha amici che per “entrare” vogliono fare il Pas (sì, con una s sola). Altri infine chiedono “ma quindi, hai fatto il concorsone”? No, ho fatto il T-F-A, tirocinio formativo attivo. “Ah.”

Il Tfa è un male sottile che prende piano. Inizia con una spasmodica aspettativa fatta montare con cura. Mentre scrivevo la tesi tra Parigi e Bologna temevo di non fare in tempo a laurearmi prima che fosse bandita questa occasione straordinaria, “ché senza l’abilitazione non si va da nessuna parte”. Era il 2010, beata ingenuità.

Le prove di selezione iniziano in pieno luglio, ma nel 2012. Nel frattempo lavoro e continuo a lavorare, ma da Macerata ritorno a Bologna con un gelido sentore: sono di nuovo una studentessa e sto ricominciando da capo.

Non chiamiamolo prova d’accesso. È un vero concorso a cattedra senza la cattedra, un po’ come i dottorati senza borsa. Quasi niente in palio, giusto un posto in sala d’attesa, e intanto tre prove.

La prima, il quiz: nel caso delle mie classi di concorso, la A051, la A050 e la A043 l’argomento è lo scibile umano, latino e italiano, letterature e grammatiche, geografie varie e tutta la storia dalle origini del mondo a oggi. Si capisce che di fronte a tanta vastità, gli incaricati ministeriali si sentano investiti di un inusitato potere. La vertigine fa il resto, e per molte classi di concorso ci sono domande sbagliate, mal poste, astruse, discutibili, insomma carne fresca da ricorso. Tra le consuete estenuanti polemiche escono i risultati: in più round, prima e dopo la cura, riveduti e corretti. A parte gli errori plateali abbonati a tutti, vengono condonate anche altre domande giudicate “opinabili”. Il Ministero deve essersi accorto che la definizione di metafora non è cosa che stia facilmente in un quiz da prime time. No, in nessuna delle quattro opzioni date.

Così, dopo il reintegro, alle prove successive ci ritroviamo ancora in tanti, e forse è un bene: la meritocrazia all’italiana fa la voce grossa ma si nasconde nell’orizzonte minimo di un indovinello sbagliato, che come strumento selettivo mi pare divertente ma arbitrario. Gli scritti (uno per materia) e l’orale sono più seri, direi duri, se non altro perché ci verificano su programmi sterminati senza alcuna indicazione di massima. A sentire chi fuori dalle aule aspetta, si tratta comunque di infilare una gran quantità di nozioni e imbastire discorsi, insomma il solito taglia e cuci anodino cui ci hanno allenato così bene per tutta l’università, salvo qualche rara illuminazione. Nota di colore: al tema sono quasi contenta, perché dopo cinque anni di Lettere è solo la seconda volta che un’università italiana si degna di valutare le mie capacità di scrittura in un esame. Sono emozioni.

A ottobre risulto nel novero degli ammessi. È stato così periglioso entrare che sul momento non riesco a immaginare che uscirne sarà molto peggio. Convinta di aver davvero vinto qualcosa, mi commuovo in Piazza Verdi.

A Bologna come quasi in tutta Italia si brancola nel buio fino a dicembre inoltrato, nebbia sui programmi e sul tipo di formazione che ci sarà dispensata alla modica cifra di duemilacinquecento euro: non conosciamo i docenti, i programmi, la durata, l’organizzazione settimanale, se sarà possibile lavorare nel frattempo o se ci preferiscono giovani (?) carini e disoccupati. Ben presto verrà il badge universitario a rassicurarci: ci troviamo in un gate spazio temporale e in realtà è già tutto finito. Il documento in questione reca infatti l’anno accademico per il quale era prevista l’attivazione dei corsi, 2011/2012. Sul pianeta Terra siamo a gennaio 2013.

Condizionata dal sano ottimismo missionario di tanta parte dell’aspirante classe docente, voglio credere anch’io che le lezioni ci daranno quello che (dicono) ci manca: la pedagogia, la didattica disciplinare. D’altronde i contenuti ci sono stati verificati ormai in tutte le sedi fino allo sfinimento. Io sono tra i neolaureati, poche supplenze alle spalle, faccio un altro lavoro; ma con me c’è chi insegna da anni come supplente pellegrino e persino chi è docente all’università, a contratto ovviamente, dunque precario. Tuttavia, se è vero che non si finisce mai di imparare, noi ci disponiamo all’attesa, ancora.

Le lezioni si rivelano un caos lungo qualche mese, e alla fine la pedagogia, liofilizzata a dovere, ci appare solo terribilmente preoccupata di giustificare se stessa. Non va meglio con le didattiche delle varie materie: tra chi riattacca col programma di grammatica latina (di nuovo loro, i contenuti) e chi propone le sue monografie preferite o comodi percorsi dottorali da sperimentare al liceo, arriva maggio e non abbiamo ancora un’idea dei nostri programmi e delle modalità di esame. Per fortuna inganniamo l’attesa con 250 ore di tirocinio gratuito (anzi, pagato) nei licei (ossigeno) e con i cineforum settimanali a presenza obbligatoria. Un giorno proiettano gli sketch dei soliti idioti, qualora li avessimo evitati con cura fino a quel momento. Risa isteriche in sala.

Inutile dire che nel frattempo, a dispetto delle disposizioni uniche nazionali, ogni ateneo d’Italia si organizza a modo suo: diversi i carichi di lavoro, le scadenze, le prove d’esame, le dimensioni della tesi, variabile pure il monte ore da scalare. A Bologna ci tocca in sorte una prova finale dura e una valutazione decisamente rigida rispetto al tenore ondivago delle lezioni, ma va bene qualsiasi voto pur di attestarci finalmente in graduatoria.

Però è luglio, e la graduatoria resta chiusa fino all’anno prossimo. Quale sarà la nostra poi, non è dato sapere. Terza fascia, seconda, o a esaurimento (nervoso)? O ne avremo una tutta nostra, un comodo ghetto normativo da cui sarà difficile uscire e integrarsi con le generazioni precedenti e future, magari per protestare?

Intanto aspettiamo. Aspettiamo di capire come e quando i vincitori del concorsone entreranno di ruolo (il concorsone al quale i giovani non hanno potuto partecipare perché non abilitati, e che i meno giovani, già ssisini, hanno fatto replicando il loro titolo, che era già prova concorsuale). Aspettiamo di vederci scavalcati dai frequentatori di Pas (percorso abilitante speciale) che avrebbero potuto fare il Tfa ordinario vedendosi riconosciuto il servizio maturato e invece non l’hanno superato o hanno aspettato (pure loro) l’ennesimo percorso abilitante creato ad hoc. Insomma siamo abilitati e fermi al punto di partenza, in attesa che un’indecifrabile burocrazia faccia il suo corso stipata nel castello. Viene voglia di tatuarsi una K. in fronte.

Non c’è da meravigliarsi se la gente non capisce di cosa parliamo quando parliamo di Tfa, ma bisogna sforzarsi di raccontarlo. Perché dovrebbe riguardare tutti e perché inizia ad apparire chiaro il meccanismo messo in atto ai danni dei luoghi d’istruzione. Certo regna nelle alte sfere un’ignoranza disarmante rispetto al dettaglio del quadro, ma non credo sia mancata una visione d’insieme, anzi mi pare a tratti di distinguerla nitidamente, poco originale com’è: gli aspiranti docenti sono stati e continuano a essere divisi in un gran numero di categorie, ciascuna con uno statuto e un percorso diverso alle spalle, il tutto immerso in un sistema di graduatorie melmoso, o comunque sovvertibile e rinegoziabile a ogni cambio di governo. Si ha l’impressione che lo scenario intorno sia mutevole, che cambino di continuo le regole del gioco, ma sono solo ripetizioni di forme chiuse in un caleidoscopio.

Divide et impera, e noi siamo divisi, ciascuno nella sua sacca microscopica a dibatterci per diritti particolarissimi, così giusti e così inconciliabili. Nel frattempo rincorriamo il masterino o la nuova certificazione che promette punti in graduatoria, ci sottoponiamo a prove assurde (come il Tfa o il concorsone) che alla prossima folata di vento altri non sosterranno più, ci trasformiamo in burocrati di noi stessi, e confusi, stanchi, sfiduciati, rinunciamo al nostro ruolo che dovrebbe essere, senza pose o eccessiva gravità, quello di intellettuali. Finché non si invertirà la politica dei tagli, finché continueremo ad essere mortificati socialmente ed economicamente, non ci sarà soluzione, e nemmeno le piccole sacrosante battaglie di categoria avranno senso fino in fondo. Protestare sì, ma ad ampio respiro, tornando a concentrarci su quei temi che spesso ci sembrano troppo grandi da maneggiare senza sembrare retorici: la cultura, i giovani, l’arte e la scienza,l’inclusione sociale, il progresso civile.

Quando parliamo, parliamo di Scuola.

* * *

Svuotata la speranza e spostate le promesse
di Renata Morresi

Avete presente quando certi imprenditori salutano operai e impiegati il primo di agosto? Ciao, ciao, buone vacanze, ci vediamo tra un mese. E poi il mese successivo, al ritorno dalle ferie, come se fosse passato un secolo, quegli operai e impiegati vanno al lavoro e trovano i lucchetti ai cancelli, i capannoni svuotati, gli impianti trasferiti in Romania. Come professoressa neo-abilitata al TFA a volte mi sento così: come se avessero svuotato la mia speranza e spostato le promesse altrove. Sempre, ogni volta, altrove. Ché in effetti io il posto non l’ho mai avuto, solo l’aspirazione a guadagnarmelo.

Cominciamo dal principio. Con ordine. L’acrononimo TFA sta per Tirocinio Formativo Attivo, il corso annuale di studi e tirocinio che è subentrato alle Scuole di Specializzazione all’insegnamento secondario chiuse nel 2008, e attraverso cui circa 20.000 persone hanno conseguito l’abilitazione all’insegnamento nella scuola. La sua attivazione, prevista nel 2011-12, di fatto è avvenuta a fine 2012, a conclusione del ciclo di prove di accesso (test preselettivo, prova scritta, prova orale) svolte nel corso di circa sei mesi. Si ricorderà che nello stesso periodo è stato indetto un grande concorso a cattedra per circa 11.000 posti: alle obiezioni dei concorrenti al TFA che chiedono di aspettare almeno l’esito dei nuovi percorsi abilitanti il Ministro Profumo replica che un altro concorso con altrettanti posti sarebbe stato bandito in seguito anche per loro. Questo è avvenuto un anno – un secolo – fa. Di altri concorsi, naturalmente, non se ne parlerà per chissà quando.

Chi ha fatto il TFA? Tra i nuovi professori ci sono, in realtà, già molti ‘vecchi‘ professori: pluri-abilitati in SSIS in altri settori di insegnamento, supplenti storici e supplenti recenti, dottori di ricerca, maestri della primaria, docenti universitari, liberi professionisti in cerca di un’altra strada. Non stiamo parlando solamente di ‘giovani‘. L’età media è di 37 anni. Né di una corte dei miracoli. Oltre ad alcuni neo-laureati parliamo di professionisti con esperienza decennale, in certi casi anche ventennale. Che la scuola non riesce ad assimilare, stretta da tagli e classi pollaio, con moltissimi (amareggiati) prof. sessantenni costretti a rimanere a scuola per altri cinque anni dopo che la legge Fornero ha negato loro la pensione.

Dopo mesi di corsi intensivi (fino a 12 ore al giorno), di simulazioni e laboratori, di attività di osservazione e di insegnamento in una classe vera, sotto la guida di un professore di ruolo, dopo altri esami su svariate discipline, relazioni, schede, unità didattiche e tesi finale, gli studenti del TFA si sono finalmente abilitati. Hanno conseguito un titolo che abilita all’insegnamento proprio come il loro colleghi SSIS. Tuttavia non possono, come loro, accedere alle Gradutorie ad Esaurimento. Anzi, non possono aggiornare nessuna graduatoria. A settembre, al momento della distribuzione degli incarichi, si sono paradossalmente trovati superati da supplenti non abilitati, che erano accanto a loro alle prove di accesso di un anno prima e le avevano fallite, o che, magari, non le avevano neanche tentate confidando nella classica sanatoria all’italiana. Oggi, puntualmente, un secolo dopo le declamatorie sul merito e sul nuovo, il ministro Carrozza inaugura i PAS, percorsi abilitanti speciali. Altro acronimo, altra corsa.

I PAS sono i corsi riservati, senza la tripla prova selettiva iniziale, a chi insegna da almeno 3 anni, di cui uno nel settore per cui intende abilitarsi. Si obietterà che anche le precedenti scuole di specializzazione erano così, con le SSIS speciali, parallele a quelle ordinarie, per chi aveva accumulato una certa esperienza. Il problema è che qui sono ammesse anche persone che hanno maturato attività all’interno delle scuole paritarie e nei centri di formazione professionali. Scuole non pubbliche, quindi, cresciute, negli anni recenti, a ritmo incontrollato. Incontrollate anche le loro modalità: lì capita di trovare un professore di matematica che insegna geografia, professori in pensione che tornano a svagarsi un po’, giovanissimi non pagati che insegnano in cambio di qualche punticino, insegnanti assunti perché nipoti di tal de tali, o perché vicini all’associazione, al partito, alla parrocchia di tal altro, e via così.

Giovedì 26 settembre i professori abilitati con il TFA si troveranno a Roma, davanti il Ministero, per protestare contro l’inspiegabile lucchetto che li incatena e impedisce loro di spendere il titolo. Non è solo una questione di precariato nel presente, ma di formazione del futuro. Chi può volere per i propri figli educatori nevrotizzati, frustrati da anni di attesa nel nulla, selezionati in modo compiacente o casuale? Chi può desiderare che i futuri aspiranti chirurghi o geometri o macchinisti ferroviari o architetti o ostetriche abbiano una formazione di base così fragile? Che l’investimento sull’avvenire comune sia sciatto?

Non vorrei esagerare: buona parte dei professori precari non abilitati in circolazione è gente veramente in gamba. Persone pronte, colte, motivate, attente, sempre in giro per l’Italia a caccia di supplenze, sempre alla ricerca di perfezionamento. Ad ascoltare le promesse succedutesi negli anni il TFA doveva costituire stabilmente l’anno suppletivo di specializzazione didattica che già in altri paesi disegna il percorso degli aspiranti insegnanti. Quell’anno di specializzazione e di pratica che andrebbe a premiare un numero limitato, ma costante, di meritevoli. Ad oggi non si ha alcuna idea di quando sarà avviato un altro ciclo del TFA. Forse tra un secolo.

* * *

MATERIALI

Come reclutare gli insegnanti in Italia rimane questione irrisolta. Ogni governo aggiunge una modalità presentata come risolutiva ma che in realtà si somma alle precedenti. Così si creano sovrapposizioni che alimentano illusioni puntualmente deluse e minano la fiducia nello stato di diritto. E’ difficile orientarsi nei diversi percorsi formativi esistenti oggi per l’abilitazione e sui titoli richiesti per insegnare. Per dare uno sguardo agli ultimi tre anni: vedi questa pagina.

A gran voce, quindi, bisogna chiedere:
– soluzione del problema del precariato, un problema che è stato creato dallo Stato per suoi sordidi interessi. È evidente, dato che l’ultimo concorso è stato nel 1999, che una prima stabilizzazione deve avvenire in base ai titoli: lo Stato non può ignorare che chi ha lavorato per molti anni nella scuola, chi è in possesso di abilitazione, chi ha frequentato le famigerate SISS non può essere considerato “scaduto” e, come vorrebbe Abravanel, “rimesso in gioco” in un nuovo concorso. (Giovanna Lo Presti)

TFA ordinario, chiediamo rispetto: il 26 settembre tutti in piazza a Roma
di Gregorio Capuana

Stiamo assistendo in questi giorni a una della più grandi ingiustizie della storia repubblicana. All’interno della scuola italiana in questo momento si sta violando uno degli articoli fondanti della nostra costituzione, “tutti i cittadini sono uguali”. Se in queste ore i cosiddetti sissini congelati sono in GaE con il medesimo titolo dei tieffini, non si capisce perché a questi ultimi non si riconosca nessun titolo. Sarebbe evidente a chiunque questa disparità, questa visione politica subdola che non vuole riconoscere ai giovani le loro opportunità, i loro meriti, il loro impegno e i loro sacrifici.

I tieffini e i neolaureati che si riconoscono nel COMITATO TFA ORDINARIO ITALIA e nei numerosi gruppi facebook (alcuni dei quali hanno oltre 3000 o 4000 membri) non ci stanno, dicono BASTA a questa vergogna, a questo tentativo barbaro di tagliare intere generazioni da ogni possibilità di entrare nelle istituzioni scolastiche. Quei giovani a cui è stata negata la possibilità di fare il concorsone (perché laureati dopo il 2004), quei giovani che hanno conseguito il titolo abilitante spesso come fuori sede hanno voglia di protestare e dopo i sit-in del 15 luglio, dell’8 agosto e la grande manifestazione nazionale del 7 settembre torneranno nuovamente in piazza il 26 settembre, per dire BASTA a chi non riconosce la dignità di un’intera generazione di laureati precari a cui si vuole togliere ogni speranza, a quei giovani neolaureati che non potranno fare immediatamente un secondo ciclo di Tfa ordinario e resteranno per sempre seppelliti dalla valanga dei PAS, a tutti quei giovani abilitati che non sono presenti neanche in terza fascia e non avranno nessuna possibilità di insegnare.

Al ministro Carrozza vorremmo chiedere, “Ma se questa abilitazione tramite TFA era tanto inutile, perché illudere migliaia di giovani, fare spendere un anno di tempo, spendere risparmi di famiglie che li hanno sempre sostenuti? perché farla prendere a tantissimi laureati che non avranno mai nessuna possibilità di entrare nel mondo della scuola?”.

E’ impossibile immaginare in uno Stato moderno, democratico, che vuole rilanciare il lavoro per i giovani, che deve riconoscere necessariamente il merito, non riconoscere il problema dei tieffini e del reclutamento della scuola italiana anche per le nuove generazioni. Oggi deve essere chiaro a tutte le forze politiche italiane (anche ai blasonati grillini che rivendicano tanto il merito e sono stati completamente assenti in questa protesta) che I TIEFFINI E i NEOLAUREATI NON SI FERMERANNO, questo è un problema che va risolto immediatamente, E’ UN PROBLEMA NAZIONALE che richiede un’urgente soluzione.

Chiediamo a tutti i NEOLAUREATI, ai TIEFFINI, ai PRECARI della scuola che si battono contro le 24 ore, agli IDONEI e ai vincitori di più classi ci concorso, ai MOVIMENTI STUDENTESCHI di aderire alla manifestazione del 26 settembre a Roma per rivendicare il diritto delle nuove generazioni di poter entrare nel mondo della scuola.

NON E’ PENSABILE CHE OGGI NELLA SCUOLA ITALIANA IL MERITO INVECE DI ESSERE VALORIZZATO VENGA PENALIZZATO.

Gregorio Capuana
Presidente del COMITATO TFA ORDINARIO ITALIA

*

TFA, PAS… scelte sbagliate, disordine, incongruenze, assurdità
di Tommaso Canetta

Per i 20.067 aspiranti docenti che stanno terminando in questo periodo i tirocini formativi attivi (Tfa) ordinari è una doccia fredda. Per i circa 80mila – secondo le stime – che da quei tirocini sono rimasti esclusi, ma hanno maturato tre anni di anzianità di servizio, è una buona notizia. La pubblicazione il 4 luglio in Gazzetta ufficiale del decreto che crea una via per l’abilitazione apposta per i precari storici – finora si era parlato di “Tfa speciale” ma in base al testo si tratta di “percorso abilitativo speciale” (Pas) – riaccende lo scontro nel mondo della scuola.

Gli “ordinari” hanno superato una rigida selezione basata sul merito e divisa in tre parti (la prima, il test nazionale, è stata una Caporetto per il ministero dell’Istruzione, visto l’elevatissimo numero di errori nelle domande). Il numero degli ammessi era stato calibrato in base a una programmazione che individuava le necessità dell’apparato scolastico italiano, per evitare gli errori del passato che hanno portato all’attuale emergenza dei precari.

Quella programmazione rischia ora di saltare. Per venire incontro alle esigenze di chi da anni insegna nella scuola, e nonostante questo non ha l’abilitazione (contrariamente a quanto dispone la normativa europea), già il precedente governo aveva pensato di istituire un percorso speciale il cui accesso non fosse regolato dal merito ma dall’anzianità.

«Paghiamo ora – spiega Giorgio Bolondi, professore dell’Università di Bologna e membro dell’Unione matematica italianale scelte sbagliate degli anni passati. Quando si fanno le cose in modo disordinato si creano incongruenze e assurdità. Ad esempio, chi ha fatto il Tfa ordinario pur avendo i requisiti di anzianità ora si chiederà il perché di tanto spreco di fatica a studiare e prepararsi. E chi magari è rimasto fuori per poco dal numero chiuso si chiederà quanti di quelli entrati avrebbero potuto fare il Pas, evitando di rubargli il posto”. Viviamo un momento di passaggio conclude Bolondi – che speriamo termini presto. Quando il sistema sarà a regime i problemi dovrebbero essere minori». Nell’attesa sacrifichiamo la meritocrazia. (continua qui)

*

Lettera ai sindacati
del Comitato TFA Ordinario

Sicuramente conoscerete la storia recente della formazione e del reclutamento degli insegnanti, sicuramente avrete sentito parlare dei famigerati TFA, della rigida programmazione volta a non creare nuove sacche di precariato, dei posti concessi col contagocce, Ateneo per Ateneo, sarete sicuramente informati su tante cose, ragion per cui vi risparmiamo il noioso elenco che ne verrebbe fuori.

Una cosa, però, ve la vogliamo ricordare. Vi vogliamo ricordare che un paio di anni fa non avete mancato di informarci circa i numerosi corsi a pagamento, in presenza e on line, che avevate organizzato per aiutarci nella preparazione della durissima selezione. Bene, perché poi non vi abbiamo più sentito. Non vi abbiamo sentito durante lo svolgimento delle prove, durante il corso, durante gli esami finali e non vi abbiamo sentito neanche ad abilitazione conseguita.

Vi abbiamo visti difendere a spada tratta i PAS e su questo non stiamo a sindacare, non vogliamo dichiarare guerra a nessuno, anche perché siamo convinti che avete le vostre buone ragioni – non vogliamo credere come qualche malizioso afferma che siano ragioni meramente numeriche (noi siamo solo poche migliaia, loro molti di più) – ma vogliamo sapere perché, ora che siamo abilitati, ora che stiamo subendo un’ingiustizia impossibile da concepire per un Paese moderno e civile, nessuno, ma proprio nessuno abbia alzato la mano per dire: scusate??? Ma vi ricordate che ci sono anche loro???

A questo punto, vogliamo farvi una serie di domande per farvi riflettere e per capire se possiamo ritenerci tutelati e se valga la pena rinnovare le nostre tessere o strapparle non appena avremo la fortuna di poter lavorare.

  • Ritenete sia giusto che un congelato SSIS abilitato con il TFA sia entrato direttamente in GAE a luglio scorso e tutti gli altri no? Credete che possa dirsi un trattamento equo?
  • Ritenete sia giusto che un abilitato debba posizionarsi in II fascia delle Graduatorie di Istituto ad attendere eventuali concorsi futuri mentre i nostri colleghi entreranno di ruolo da GAE?
  • Ritenete sia giusto dirci che dobbiamo accontentarci delle briciole degli incarichi annuali e delle supplenze che i fortunati in GAE ci vorranno lasciare ogni anno?
  • Ritenete sia giusto che il prossimo aggiornamento delle GAE comporterà la possibilità di cambiare provincia, con tutte le conseguenze che voi ben sapete, ma non consentirà l’ingresso ad 11.000 (non centinaia di migliaia) abilitati con punteggi tali da non impensierire nemmeno l’ultimo in graduatoria.
  • Ritenete sia giusto che chi è stato bocciato agli esami di ammissione al TFA o se n’è stato fermo ad aspettare mentre noi sudavamo sui libri si trovi a giugno prossimo le graduatorie spalancate mentre noi siamo rimasti per un anno intero in una sorta di Limbo indefinito?

Crediamo di meritarci una risposta, una da ciascuna delle sigle sindacali che hanno avuto la nostra fiducia e vorremmo poter dire di credere ancora che il sacrificio serve a qualcosa. Sappiate solo che abbiamo investito tempo e denaro calcolando il nostro investimento su Graduatorie ad esaurimento aventi una certa fisionomia ed una certa consistenza e sulla certezza che nessuno in Italia si sarebbe più potuto abilitare senza selezione. Ora che abbiamo dato, ci guardiamo intorno e non troviamo più nessuna di quelle certezze.

Attendiamo fiduciosi una vostra risposta.

*

Molto più di un pasticcio: Tfa all’italiana. I quiz

di Francesco Targhetta

Tra l’avvio del Tirocinio formativo attivo, che sostituisce le vecchie Ssis nell’abilitazione di giovani insegnanti, e l’annuncio di un imminente concorso per regolarizzare i precari storici, l’effetto propagandistico è stato garantito. La realtà, dietro i proclami, è ben diversa (basti ricordare che questo governo è lo stesso che ha alzato l’età pensionabile, rinviando in modo drastico il turn-over nelle scuole italiane), e rivela, quel che più conta, un’imbarazzante inefficienza nella gestione del conclamato reclutamento. Nel caso particolare dei quiz per l’accesso al Tfa, poi, l’inefficienza ha assunto i contorni della più palese irregolarità, formalizzata in pieno agosto da una serie di interventi ministeriali che nelle intenzioni sarebbero dovuti essere correttivi ma che invece hanno aggravato la situazione e fatto legittimamente infuriare i candidati.

Mettiamo un po’ di ordine. A maggio esce il bando per il Tfa, la cui fantomatica partenza era nell’aria ormai da un paio di anni. Pare che questa sia la volta buona. Il corso durerà un anno e prevederà subito, assieme a lezioni di didattica, un’attività di tirocinio da svolgere direttamente nelle aule, in affiancamento ad alcuni professori-tutor che hanno dato la propria disponibilità a seguire le “nuove” leve. In buona parte, per la verità, gli aspiranti prof sono non-più-giovani che hanno già passato anni dietro la cattedra, ma da non-abilitati, per supplenze brevi e sostituzioni di malattie. Di loro la scuola ha già avuto bisogno, ma ora pretende, per regolarizzarli, altri soldi e altre energie.

A provare sono in tanti, malgrado le speranze al lumicino: cosa costa, d’altronde? In realtà costa. È dai 100 ai 150 euro la spesa per l’iscrizione ai quiz per ogni singola classe di concorso. Se si superano i test, il Tfa costerà tra i 2500 e i 3000 euro. Alla fine del corso si sarà abilitati; non si avrà, naturalmente, il ruolo (per ambire al quale si dovrà passare per il concorsone). Si potrà, dunque, diventare precari

Per accedere al corso bisognerà superare una triplice prova: un quiz a crocette sulle materie della classe di concorso prescelta, uno scritto e un orale. Mentre queste ultime due verifiche vengono affidate alle singole università che gestiscono i corsi, il quizzone, composto da 60 domande (di cui occorre azzeccarne almeno 42), è allestito da un’équipe nominata dal ministero (Gelmini) ed è uguale per tutta Italia. Subito, dopo i primi giorni di quiz, si capisce che qualcosa sta andando storto.

Nei forum vengono segnalate domande sbagliate, ambiguità, scorrettezze nella somministrazione dei test, quesiti uguali presenti in quiz diversi, domande copiate dalle vecchie prove per la Ssis, domande su argomenti che non rientrano nei programmi scolastici, domande con più risposte corrette, definizioni copincollate da Wikipedia, in una brodaglia di nozionismo spiccio da far accapponare la pelle. Solo stando alla A051: il governo che ha eliminato la geografia dalle scuole superiori (ora nel biennio del liceo si insegna “geostoria”, con le stesse ore settimanali che spettavano fino a due anni fa alla sola storia) chiede ai candidati i confini del Mali (confina col Niger o con la Nigeria?); Qualcosa era successo di Buzzati diventa Qualcosa era accaduto; si confondono tra loro monologo interiore e flusso di coscienza; si offre una definizione scorretta di “variante”. Luciano Canfora, dalle pagine del Corriere della Sera, a proposito dei commissari che hanno preparato i quiz parla di “onnipotenti analfabeti.

Al ministero non si chiedeva un’allegra indulgenza o domande ammiccanti per volemose-bene collettivi, ma una severità ragionata e stringente. Il mix di arida erudizione à la Chi vuol essere milionario ed errori marchiani, invece, stride e fa rabbia. Si pretende che si conosca Amafinio (il nuovo Carneade anni zero: a ciascuna epoca il suo), ma poi si ricopiano male i titoli delle opere.

Gli italiani non sanno preparare i test”, si commenta, ricordando altri disastrosi concorsi a quiz della storia recente. Allora perché continuare a voler essere dilettanteschi a tutti i costi? I risultati, intanto, confermano l’andazzo negativo. Fanno notizia i quiz di francese (11% di ammessi) e quelli di filosofia e psicologia (addirittura 3%), ma non va meglio nelle altre classi di concorso. Spesso il numero di ammessi allo scritto è minore rispetto al numero chiuso previsto per la partenza dei corsi. Per il ministero è un guaio: come fare cassa se gli studenti sono così pochi? Come arginare la legittima collera dei candidati? Come proseguire il macello?… (continua su Gli asini n. 11, agosto/settembre 2012)

*

Un intervento profetico: Non ci sentiamo rassicurati da Profumo
di Paola Argenziano

Non riusciamo a comprendere perché questo concorso a cattedre debba accavallarsi in modo illogico al nostro processo formativo. Infatti prerequisito per accedere al concorso a cattedre (i cui termini di presentazione della domanda scadono il 7 novembre) è l’abilitazione, un titolo che noi conseguiremo solo tra qualche mese.

In nessun modo ci possiamo sentire rassicurati dalle parole pronunciate dal Ministro Profumo in dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa riguardo all’ipotesi di indire un secondo concorso a cattedre il prossimo anno, perché ci sembra del tutto inverosimile che dopo un intervallo di dieci anni in cui nessun concorso è stato celebrato, ora, nella disastrosa situazione economica in cui il Paese si trova e con i tagli di organico che le misure sulla Scuola proposte dal Governo rischiano di produrre, si celebrino due concorsi in due anni consecutivi.

Allo stato attuale l’unico dato certo è che i candidati che hanno superato le difficili prove di selezione per accedere al TFA sono stati esclusi dall’agone del concorso a cattedra. Che questo risultato sia frutto di una pura casualità riesce difficile a credersi. (continua qui)

*

Riferimenti in rete

TFA: dati per classe di concorso qui.

Coordinamento del gruppo Facebook di docenti abilitati del TFA: https://www.facebook.com/groups/612416545455745/

Blog: http://tfaordinario.blogspot.it/

Email del Gruppo: tieffiniordinari@gmail.com

Twitter: @tieffini

Tel.: 3206034488

Canale YouTube: http://www.youtube.com/channel/UCa4OP2ILiD3LLFsyg2QLJMA

Su vivalascuola: Concorso, Tfa e figli di nessuno qui.

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

BUON ANNO SCOLASTICO, NONOSTANTE TUTTO!
La scorsa settimana si è completato in tutta Italia l’inizio dell’anno scolastico 2013-2014.

Scuola italiana 2013-2014: incostituzionalità diffusa. La scuola comincia con varie situazioni di illegalità. Non sono stati aboliti i tagli operati dall’ex ministro Gelmini, che sono stati dichiarati illegittimi dal Consiglio di Stato con sentenza del 30 luglio del 2011. Il dimensionamento scolastico quest’anno farà perdere l’autonomia ad altre 485 scuole, malgrado la sentenza n. 147 della Corte Costituzionale abbia dichiarato l’incostituzionalità della norma che impone la generalizzazione degli istituti comprensivi con almeno 1.000 alunni: norma voluta da Tremonti-Gelmini per ragioni di bilancio e senza alcun rispetto delle esigenze di qualità del sistema scolastico.

Con un’unica mossa – il ritiro dei decreti – si azzererebbero i tagli operati negli anni scolastici 2009-10 e 2010-11; si ripristinerebbe un principio di legittimità; si darebbe concretezza immediata a parole che lì per lì suggestionano, ma che alla lunga assumono l’aspetto di una litania priva di sostanza; e che certamente non risolvono i problemi della scuola e degli individui (Marina Boscaino).

Edilizia scolastica: stanziati 300 milioni, servono 13 miliardi. Proprio in questi giorni Cittadinanzattiva rende noto il suo rapporto periodico che fotografa lo stato dell’edilizia scolastica. Le scuole italiane si confermano fatiscenti e pericolose. Per migliorare lo stato delle scuole il Governo, con il Decreto del Fare, ha annunciato che nel prossimo triennio saranno elargiti circa 300 milioni di euro. Numeri che impressionano, quando non si conosce la misura del problema: in realtà, come dichiara Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola di Cittadinanzattivaè poca cosa rispetto al reale fabbisogno. Basti pensare che il costo di un edificio scolastico di medie dimensioni, antisismico, energetico, a norma costa 5 milioni di euro“. E servirebbero 13 miliardi per mettere in sicurezza gli edifici scolastici.

Concorsi scandalo. Intanto la Repubblica rende noto l’ennesimo concorso scandalo riguardante l’università La Sapienza di Roma: una e-mail inviata al giornale il 13 giugno conteneva già i sei nomi di coloro che poi avrebbero ottenuto il posto e di chi invece sarebbe stato escluso “nonostante i curriculum con voti alti“. Uno dei docenti coinvolti conferma: “Scelgo chi conosco“. Scappare dall’Italia, dicono gli esclusi. Sel chiede che il governo apra subito un’indagine, il ministro Carrozza promette d’ora in poi solo concorsi nazionali. Ma non va meglio per il concorso per dirigenti scolastici dal Nord al Sud.

L’ISTRUZIONE RIPARTE?
L’anno scolastico inizia con annunci trionfalistici. Via libera in Consiglio dei ministri col Decreto 12 settembre 2013 al pacchetto di misure dal titolo “L’Istruzione riparte” proposto dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza. Qui la relazione della ministra alla Camera. Qui la relazione tecnica. Qui la relazione introduttiva del presidente della Commissione Cultura della Camera.

Tanto clamore e tanta euforia nei giornali meno informati. Pur se con vari distinguo, positive le valutazioni di Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda, ANDIS, PD, PDL. Positiva, con qualche sottolineatura critica, la valutazione della Flc Cgil. Critici le organizzazioni dei precari, M5S e PRC, che evidenziano l’irrisorietà dei provvedimenti; SEL, che sottolinea la mancata soluzione dei problemi degli insegnanti di Quota 96, che si vedono negare il diritto al pensionamento; l’Anief, che rimarca le varie illegittimità presenti nel decreto. Per avere un’idea adeguata delle misure occorre guardare da vicino e valutare le cifre.

Investimenti per la scuola? + 400 milioni – 8 miliardi! Se leggo di applausi e sorrisetti, di comunicati sindacali compiacenti nei confronti del decreto scuola varato dal Consiglio dei Ministri, un decreto di propaganda, guarda caso approvato con assoluto tempismo in occasione dell’inizio delle lezioni, non posso che pensare a due cifre, i 400 milioni nel triennio stanziati dal Governo per la scuola, un niente, e agli 8 miliardi e più che alla scuola pubblica statale, non alla paritaria, sono stati sottratti nel corso degli ultimi 5 anni. E questo niente, questa bazzecola, a fronte della colossale cifra sottratta da Gelmini e da Tremonti oggi viene sapientemente venduta dalla propaganda ministeriale, governativa, politica, sindacale come un’inversione di tendenza! Ma stiamo scherzando?” (Libero Tassella)

Immissioni in ruolo. Si parla di immissione in ruolo di 69.000 docenti in tre anni, di cui 27.000 sono insegnanti di sostegno. Al netto di questi ultimi, la cifra corrisponde ai pensionamenti previsti nel prossimo triennio. Poco, a fronte dei 110000 docenti che da anni aspettano nelle graduatorie ad esaurimento, a cui si aggiungono le attese 11.000 assunzioni del concorso del 2012. Numeri alla mano, nessuna inversione rispetto alle assunzioni degli anni precedenti:

50.000 nel 2007

25.000 nel 2008

8.000 nel 2009

10.000 nel 2010

30.300 nel 2011 (di cui 10.000 retrodatati all’anno precedente)

21.112 nel 2012

14.000 nel 2013

Si tratta di assunzioni fisiologiche. Bisogna infatti considerare che “nell’arco di un decennio, ogni anno va mediamente in pensione il 5% del totale del corpo insegnante che, ovviamente, va sostituito. È un atto dovuto perché i tagli della finanziaria 2008 hanno prodotto una sostanziale ormai raggiunta incomprimibilità delle esigenze reali… meno di così non si può!
Tutto ciò testimonia il fatto che il piano triennale stabilizzerà qualcuno, ma non inciderà in alcun modo nelle cause del precariato diffuso
” (Paolo Fasce). Perciò “gli iscritti alle Graduatorie ad Esaurimento, gli abilitati coi TFA ordinari e gli abilitandi coi PAS e coi futuri TFA si devono rassegnare ad affrontare lunghi anni di precariato” (vedi qui). Inoltre ciò avverrà subordinatamente all’avvio di “una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale per il personale della scuola, che assicuri l’invarianza finanziaria”: “invarianza finaziaria” che per diverso tempo bloccherà le buste paga a circa 1.200 euro al mese.

Dispersione scolastica. Si parla di 15 milioni di euro per combattere la dispersione scolastica. 15 milioni che basteranno appena per “corsi di recupero insufficienti, inefficaci, saltuari e discontinui oppure con splendidi progetti, anche questi insufficienti, inefficaci, saltuari e discontinui“, come scrive Mila Spicola, che così ragiona:

Le classi pollaio, cioè le classi con un numero di alunni illegale perché composte da più di 24 alunni, nelle prime classi delle scuole superiori italiane sono la norma, non l’eccezione (quest’anno è in evidenza il caso di Modica: 49 in una classe). Sono la risposta all’assunto che “gli insegnanti in Italia sono troppi”. Va da sé che non ci vuole mica un’indagine sociologica per capire che è più facile perdere un ragazzo fragile in una classe composta da 38 allievi che in una classe composta da 24 allievi.

Vogliamo un Paese che formi un 10 % di eccellenze, un 30% di sufficienti e un 60% tra scarsi e dispersi? Secondo la teoria dei sistemi un 10% di eccellenze basta per mantenerci nel novero delle potenze mondiali… Ma se vogliamo sollevare il livello di benessere non del 10% che sta già comunque al massimo del suo benessere, ma vogliamo agire sul 90%, questa scuola non va bene. Deve puntare su altro. Per far questo servono ben altri investimenti. Perché si tratta di agire sul 100%… La prima cosa da capire e da stamparsi nella testa dev’essere che la scuola e i processi educativi discendono, oltre che da una miriade di variabili di contesto,da un fattore R: il fattore “relazione”. E’ uno dei pochi sistemi in cui tale variabile crea la differenza quasi e quanto il malefico fattore ESCS (contesto socioculturale familiare). Ma il fattore Relazione agisce sui piccoli numeri.

Colpevoli i docenti. Sempre nel decreto  “L’Istruzione riparte” si parla di formazione obbligatoria per docenti i cui alunni hanno conseguito risultati non sufficienti nei test Invalsi. I sindacati contrari. Secondo la Gilda “E’ sbagliato e ingiusto gettare la croce solo sulle spalle dei docenti“; anche per Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola, “Non sta né in cielo né in terra che si possa scaricare sugli insegnanti ogni colpa per risultati scolastici insoddisfacenti, quando è fin troppo evidente che il peso determinante è delle condizioni di contesto“; per la Flc Cgil si tratta di una “invasione delle prerogative contrattuali“; per Di Menna, segretario della Uil scuola, “legare la formazione agli esiti delle prove Invalsi significa non tenere in nessuna considerazione il lavoro della scuola e degli insegnanti che va letto dai livelli di ingresso a quelli di uscita“. Lo stesso Invalsi ricorda che la causa dei divari nelle prove Invalsi per il 50% dipende da fattori economico-sociali, quindi del tutto indipendenti dal lavoro degli insegnanti.

Aiuto per l’acquisto dei testi scolastici. + 8 milioni – 50 milioni. Si parla di 8 milioni complessivi (2,7 per il 2013 e 5,3 per il 2014) stanziati per finanziare l’acquisto da parte di scuole secondarie (o reti di scuole) di libri di testo e e-book da dare in comodato d’uso agli alunni in situazioni economiche disagiate. Non si dice che si tagliano 50 milioni che fino al 2012/2013 andavano a rimpinguare il capitolo di spesa che serviva per assegnare un contributo alle famiglie con figli alla scuola media o alla scuola superiore per l’acquisto dei libri scolastici. Contributo che viene assegnato ogni anno attraverso le regioni, in base al reddito familiare.

Sull’orientamento: testo scritto da chi non conosce la scuola. Si parla di utilizzo da parte dei docenti di parte delle 40+40 ore funzionali per attività di orientamento agli alunni. “Testo scritto da chi non conosce la scuola” commenta la Gilda: “La norma interviene unilateralmente sul dispositivo del CCNL… E´ altresì inaccettabile che si faccia ancora ricorso al Fondo di Istituto per il pagamento delle ore aggiuntive, mentre al comma 2 si prevedono 1.6 milioni per il 2013 e 5 milioni a decorrere dal 2014 per le spese di organizzazione e programmazione… Nella sostanza le risorse aggiuntive sono date non ai docenti, ma ad enti, fondazioni, università che dell´orientamento hanno fatto business”.

Musei solo per docenti di ruolo. Si parla di 10 milioni nel 2014 per finanziare l’accesso gratuito del personale docente di ruolo della scuola nei musei statali e nei siti di interesse archeologico, storico e culturale. Ma perché solo per i docenti di ruolo? I docenti precari non si aggiornano e non visitano i musei?

Geografia col contagocce. In qualche caso si tratta più dell’ammissione di una colpa che di una effettiva riparazione: così è il ripristino di un’ora di insegnamento di Geografia Generale ed Economica nei bienni professionali e tecnici. Se prima si è sbagliato e la Geografia ha la sua valenza formativa, perché introdurne solo un’ora, di tre che erano prima dei tagli della Gelmini.

Sindacati e partiti hanno annunciato richieste di emendamenti.

PAROLA DI MINISTRO
Giustamente la ministra ammette le colpe della politica:

La politica ha fatto tanto male alla scuola negli ultimi trent’anni. Oggi abbiamo una classe dirigente omologata, invecchiata, che ha studiato negli stessi posti, veste uguale, parla solo italiano. Ci sono poche donne, pochissimi stranieri. Con questa classe dirigente non usciremo dalla crisi”.

Come commenta Pasquale Almirante, “apprezzabile l’autocritica, mai da nessun altro ministro praticata, ma tolta quella non scorgiamo altro“.

Nella stessa sede la ministra dichiara: “Non voglio più che gli studenti italiani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato un solo giorno nella loro vita“. E dato che, come tutti sanno, trovare un lavoro normale (di quelli che poi dopo ti pagano, per intendersi) è piuttosto difficile, ecco la trovata: reintroduciamo le corvée feudali, sotto forma di stage gratuiti inseriti obbligatoriamente nel percorso scolastico, università compresa (vedi qui).

Altra dichiarazione riguarda le bocciature. Niente bocciature. A meno che non si tratti di casi limite.La bocciatura deve essere uno strumento estremo, discusso e vissuto con il ragazzo/ragazza e i genitori, altrimenti porta alla dispersione“. Così Maria Chiara Carrozza intervenendo in occasione dell’inizio dell’anno scolastico a Uno Mattina. Alcuni siti studenteschi applaudono, gli insegnanti si domandano: per abolire le bocciature ci vorrebbe una diversa organizzazione scolastica… ma come si fa, con questa scuola?

ANNO SCOLASTICO 2013-2014: I NUMERI
Gli studenti. Si sono completate in tutta Italia le operazioni di inzio dell’anno scolastico 2013-2014. Salvo Intravaia riassume i numeri della scuola italiana. Le scuole pubbliche ospiteranno quest’anno 7.878.661 alunni, quasi 20.000 in più dello scorso anno.

Alunni stranieri. L’aumento è da attribuire all’incremento degli alunni stranieri – 736.654 in tutto – che in due anni sono cresciuti di 57.000 unità. Alle superiori, sono gli studenti liceali i più numerosi: oltre un milione e 206.000. Gli istituti tecnici ospiteranno 827.000 studenti, mentre i professionali 546.000.

Alunni disabili. Gli alunni disabili raggiungono la loro massima presenza. Saranno 207.244 gli alunni con handicap nelle classi delle scuole statali italiane, quasi 10.000 in più di due anni fa, seguiti da 101.391 docenti specializzati. Un numero che dovrebbe arrivare durante l’anno a 103.000: uno ogni due alunni disabili circa.

Scuole paritarie. Gli iscritti alle scuole paritarie invece sono ancora in calo, come da qualche anno, e gli alunni si stanno avvicinando alla soglia del milione di alunni: 1.036.312 per il 2012/2013. Per la prima volta, dopo gli anni della Gelmini, le classi tornano leggermente ad aumentare: 366.838, più di mille in più rispetto a un anno fa. Ma se prendiamo in considerazione il periodo dal 2007/2008 al 2013/2014, a fronte di un incremento degli alunni di oltre 127.000 unità le classi si sono contratte di 10.150 unità.

Le scuole. Anche le scuole – intese come istituzioni dotate di autonomia – sono in calo. Dopo i tagli imposti alle regioni dal ministero dell’Economia, oggi in Italia si contano 8.644 istituti scolastici, che governano 41.483 sedi scolastiche: tra succursali, plessi staccati ed altro quasi 5 a testa.

Scuole senza dirigente, dirigenti senza portafoglio. Il nuovo anno scolastico è iniziato con 1.174 scuole, su 8.047 totali, senza dirigente. Ci sono poi altre 600 scuole che, a seguito del “dimensionamento”, che la Consulta ha reputato incostituzionale, sono state affidate in reggenza perché il numero di iscritti è inferiore alla soglia minima di iscritti stabilita dal Miur. L’aspetto ancora più grave, denunciato dall’Anief, è che il 42% dei vincitori dei concorsi banditi nell’estate del 2011 non sono stati ancora assunti. Con la Lombardia e l’Abruzzo che non possono contare nemmeno su questa opportunità: circa 400 posti complessivi da dirigente sono rimasti vacanti perché i concorsi sono stati bloccati dai giudici.

Attraverso i commi 5, 6 e 7 dell’articolo 17 del Decreto Legge 104, nelle regioni dove ancora non sono state pubblicate le graduatorie finali (Lombardia e Abruzzo) il governo decide di riabilitare la figura del vicario, esonerandolo dal servizio sino a quando non sopraggiungeranno i vincitori del concorso per dirigente scolastico, però negando loro l’indennità di assolvimento di compiti superiori prevista dal contratto collettivo nazionale, peraltro già concessa ai Direttori dei servizi generali ed amministrativi (Dsga) che rivestono una situazione di supplenza analoga.

UNO SGUARDO ALLA CONCLUSIONE DELL’ANNO 2012-2013
Meno bocciature. Lo scorso anno scolastico 2012-2013 si è concluso registrando, nelle prime quattro classi della scuola superiore, un calo, seppur di poco, delle bocciature: dal 10,3% del 2012 al 10% di quest’anno. I 6000 bocciati in meno consentiranno allo Stato di risparmiare quasi 40 milioni di euro. Anche nelle prime due classi delle scuole medie i respinti sono in calo. Questa volta, il dato è un po’ più consistente: poco più di mezzo punto rispetto al 2012. I bocciati sono passati dal 4,3% al 3,7%.

Il rapporto OCSE 2013 sull’istruzione: Italia maglia nera per la spesa in istruzione. Il rapporto OCSE 2013 sull’istruzione, reso noto il 25 giugno, smentisce ciò che è stato raccontato per anni. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico assegna una nuova maglia nera all’Italia per diversi aspetti. Nel nostro Paese ci sono gli insegnanti più anziani e tra i meno pagati dei paesi Ocse ed europei. La scuola ha subito una vera e propria cura da cavallo e mancano laureati e risorse che invece gli altri Paesi, nonostante la crisi, hanno destinato al sistema di istruzione.

L’Italia è l’unico paese dell’area dell’Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria. All’opposto, nello stesso periodo i Paesi dell’Ocse hanno aumentato in media del 62 per cento la spesa per studente negli stessi livelli d’istruzione“.

… E anche per numero dei laureati. Per quanto riguarda l’università: non è vero che l’Italia spende troppo per atenei che rendono poco e nemmeno che abbiamo il record di professori, dottorandi, fuori corso. E soprattutto: non è vero che abbiamo troppi studenti, non è vero che le rette sono troppo basse e non è vero che la laurea non serve.

In realtà i laureati italiani continuano a essere troppo pochi: il 15% della popolazione di età compresa fra 25 e 64 anni, contro una media Ocse del 32%. “I tassi d’ingresso all’università sono aumentati all’inizio degli anni 2000 ma dati più recenti indicano che una parte di tale aumento sia stata solo temporanea“. Nel 2006 erano 56 su cento i diplomati che continuavano a studiare all’università, nel 2011 siamo scesi al 48%. A livello Ocse siamo al 60%. Inoltre, tra il 2003 e il 2009, i quindicenni italiani che speravano di conseguire una laurea sono scesi di 11 punti: dal 52 al 41%. E’ il risultato di “ideologie antagoniste della cultura dell’educazione“, commenta Benedetto Vertecchi.

Nonché per le retribuzioni degli insegnanti. In Italia, secondo lo studio Eurydice, il salario medio annuo della secondaria (superiore, alle medie si scende lievemente) si posiziona a quota 30.431 euro; il livello massimo raggiunto è di 34.867 (partendo da un minimo di 23.048). I massimi di stipendio sono toccati solo dopo 34 anni di anzianità. Niente rispetto ai 104.049 del Lussemburgo. A seguire, nei primi posti, la Danimarca (70.097) e l’Austria (57.779). E poi la Finlandia (49.200), che figura sempre al primo posto a livello mondiale per la qualità del sistema scolastico. Seguono: Belgio (48.955), Regno Unito (44.937), Svezia (35.948). Tutti meglio dell’Italia. Due casi a parte sono la Germania e la Spagna, dove gli stipendi, oltre che per l’anzianità, differiscono anche secondo la regione. In Germania, a livello nazionale per il liceo si passa da un minimo a inizio carriera di 45.400 euro fino ad arrivare a 64.000. In Spagna si passa da 33.000 a 46.000, decisamente al di sopra dell’Italia. Pur trattandosi di un Paese con un Pil pro capite e stipendi in media inferiori ai nostri (vedi qui).

Dati Invalsi 2013: a cosa servono? L’11 luglio vengono presentati i risultati dei test Invalsi 2013, purtroppo con poche sorprese: la provincia di Trento ottiene i risultati migliori, la Sicilia quasi sempre ultima nelle graduatorie. Le femmine vanno meglio dei maschi, e il divario tra settentrione e meridione si allarga. Cosa si fa con questi dati? A cosa servono? Si agisce di conseguenza per riequilibrare il sistema? Sentiamo Mila Spicola:

Questi dati comportano delle direzioni quasi obbligate di azioni che però, anno dopo anno, non vengono prese…

E’ universalmente assodato che la scuola, in qualità di sottosistema sociale, dipende dai contesti in cui opera. Già Dewey alla fine dell’800 diceva che l’educazione è frutto di tre pilastri: scuola, famiglia e società. Oggi aggiungiamone un quarto: la comunicazione (giornali, televisioni, web). Se i quattro pilastri sono concordi e di pari livello è più facile ottenere successi educativi, se sono discordi si creano gli “sprechi educativi”, gli insuccessi scolastici, che, nei casi peggiori, diventano abbandoni… In Sicilia il 65% delle famiglie ha difficoltà economiche e un bambino su due vive sotto la soglia di povertà. Correliamo i dati e il gioco è fatto… Dovrebbero mettersi in atto delle politiche compensatorie agendo in modo multidimensionale e specifico lungo le direzioni che si ritengono più opportune: familiare, sociale o scolastico…

Se è vero che consideriamo la scuola obiettivo strategico per lo sviluppo e direzione obbligata per uscire dalla crisi diamo seguito alle intenzioni con le azioni. Cominciamo ad agire per mutare i dati.

La via italiana alla valutazione: finanziare i migliori e non gli ultimi. In realtà la linea dei nostri governi è un’altra: finanziare i primi in classifica e non gli ultimi, come vediamo in seguito alla definizione della classifica della ricerca nelle università italiane.

Novità: i BES. Tra le novità del nuovo anno scolastico segnaliamo i BES (Bisogni educativi speciali). Grande è la confusione delle scuole e delle famiglie per questo nuovo acronimo calato dall’alto. Vi dedicheremo una prossima puntata di vivalascuola. Per intanto, proponiamo sul tema la circolare ministeriale del 27 dicembre 2012, quella dell’8 gennaio 2013 e quella del 6 marzo 2013.

* * *

SEGNALAZIONI

La prima scuola
Da un’idea di Andrea Segre, un progetto per e con le scuole elementari

Il progetto
La prima scuola è un progetto che vuole riportare la scuola elementare italiana al centro delle questioni nazionali. Non si tratta di un’impresa facile data la progressiva perdita di consapevolezza del ruolo che la scuola pubblica ha per i nostri figli. Per questo il progetto si sviluppa su più piani.

L’obiettivo principale è quello di finanziare progetti artistici e pedagogici nelle scuole elementari. In un periodo di crescenti tagli alla scuola pubblica, stiamo lanciando una raccolta fondi per trovare le risorse necessarie a finanziare numerosi progetti in più città e paesi possibili. Più persone si uniranno a questa campagna e più progetti potranno essere finanziati. Tutte le informazioni de La prima scuola si trovano sul blog ufficiale del progetto: laprimascuola.wordpress.com.

La raccolta fondi però non è il solo obiettivo del progetto. La prima scuola vuole essere uno spazio per raccontare le scuole, le loro specificità, le problematiche dei quartieri o dei paesini in cui lavorano. Questo verrà fatto attraverso piccole inchieste su territori sparsi per l’Italia e interviste a genitori, insegnanti e specialisti. La voce di chi opera nella scuola è spesso dimenticata dai media mainstream, ma se creiamo una rete solida la nostra voce verrà ascoltata.

Il nome La prima scuola nasce dall’ultimo film di Andrea Segre La prima neve. Sebbene il film non parli direttamente di scuola elementare, ci sono molti temi affini a La prima scuola e l’affiancamento del progetto al film può essere un mezzo potente per parlare d’istruzione. JoleFilm e Parthénos credono fortemente nel progetto e lo sostengono.
Per informazioni scrivere a: laprimascuola@zalab.org

*

L’Officina dello storico

Dalla scoperta delle fonti alla sperimentazione interdisciplinare dei laboratori: Seminario di formazione e presentazione delle proposte de L’Officina dello storico per il 2013-2014 (ASP “Golgi-Redaelli”, Palazzo Archinto, via Olmetto 6, Milano, 25 settembre 2013), promosso da ASP (Azienda di Servizi alla Persona) “Golgi-Redaelli” di Milano, IRIS e USR (Ufficio Scolastico Regionale) per la Lombardia, in collaborazione con Archivio Bergamasco Centro studi e ricerche e Fondazione MIA Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo e nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2013, promosse dal MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali).

Comunicazioni di Marco Bascapè, Cristina Cocilovo, Paolo Ermano, Maurizio Gusso, Roberta Madoi e Giuseppa Silicati. Illustrazione dei percorsi interdisciplinari proposti per il 2013-2014, a cura di Daniela Bellettati, Paola Bianchi, Giuliana Boirivant, Silvana Citterio, Cristina Cocilovo, Maurizio Gusso, Roberta Madoi, Marina Medi, Mira Montanari e Giuseppa Silicati; modera Roberta Madoi. Vedi qui.

* * *

RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ReteScuole gli effetti della spending review sulla scuola.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su ReteScuole le iniziative legislative dell’estate 2012 del governo che riguardano la scuola. Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione.

Finestre sulla scuola: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

3 pensieri su “Vivalascuola. Ssis, Pas, Tfa: a che pro?

  1. Completamente d’accordo con “Vivalascuola. Ssis, Pas, Tfa: a che pro?”: Ogni parola rispecchia pienamente la mia esperienza.E complimenti per come l’hai raccontata.
    A Pisa stessa situazione.E io mi sento due volte beffata perchè avrei avuto i requisiti per i pas ma ho fatto il tfa con fatica e sacrificio e al momento non sto lavorando, perché nulla è cambiato e sembra cambiare..Il prossimo anno chi farà i pas nella mia cdc mi supererà per il punteggio più alto maturato in 3 fascia..
    La verità è che i Tieffini hanno fatto fare cassa alle università (in cerca di fondi per affrontare tagli notevoli:100euro minimo a cds solo per i test!!!) ma ora l’essere stati selezionati, quindi numericamente limitati, ci rende poco “pesanti” nell’opinione pubblica e non più nelle grazie dei sindacati (i quali però si erano preoccupati tantissimo per noi alla vigilia dei test con i loro corsi preparatori a pagamento!!)…E che fatica far capire ai non addetti ai lavori o semplicemente ai docenti in pensione da qualche anno, quando i tg nazionali ogni settembre fanno presente quante belle assunzioni prevede il ministero, ect ect…NO COMMENT

    "Mi piace"

  2. Cara collega sfinita, ti assicuro che siamo sfiniti in tanti, per non dire proprio tutti, già all’inizio di questo anno scolastico. Anche nella scuola l’Italia fatica a essere un “Paese normale”.

    Intanto segnalo qui l’esito, finora, della manifestazione e dell’incontro al Miur del 26 settembre.

    "Mi piace"

  3. Che porcata i pas. Persone con la sola laurea triennale che hanno “insegnato” in scuole private all’ estero maturano i requisiti per accedere senza triplice prova selettiva. Buffoni

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.