7 libri per sette poeti, chi si salva e chi no

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Antonio Bux, Claudio Finelli, Riccardo Lanfranchi, Giorgio Mobili, Antonino Natale, Fausto Nicolini, Rosa Salvia

di Max Ponte

Benvenuti alla mia nuova serie di brevi recensioni o commenti sulle sortite poetiche di questi mesi, un modo per consigliare (e sconsigliare) libri per l’autunno e le stagioni che verranno. Schiettezza a partire dal titolo. Domande semplici ed efficaci dal punto di vista del lettore che si imbatte nella poesia contemporanea: “Mi annoierò?”, “Varrà la pena acquistare questo sconosciuto?”. Sì, perché quando leggiamo vogliamo ritrovare, e quindi salvare, la nostra visione delle lettere e del bello.

Come nelle recensioni precedenti ribadisco che scrivere significa avere il coraggio di esporsi e ogni piagnicolìo da parte dei poeti che non ricevono conferme si configura come uno stropicciamento di “uallere” davvero inutile. Auspico che da queste mie osservazioni, certamente discutibili, possa nascere un dibattito. Alle mie letture è associato anche un voto, rivolto all’opera, ribadisco, e non all’autore o alla sua prestanza fisica. I voti son puramente indicativi ma utili, utilissimi.

Un buon numero di pubblicazioni di cui parleremo proviene dai tipi de La Vita Felice, casa editrice milanese.

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ANTONIO BUX, DISGRAFIE, (Oèdipus Edizioni). Antonio Bux è un giovane e promettente poeta di origine pugliese, il suo Disgrafie parte con il vantaggio di illustrazioni in bianco e nero di Lucia Leone che fan pensare di primo acchito ad una graphic novel. Con un titolo del genere mi aspettavo fior fior di sperimentazioni che non trovo. La scrittura di Bux è in realtà conservatrice, i risultati in ogni caso buoni, intercetto infatti Questo non ci svelano i fiori: / l’eterno rancore, piantato sottoterra. Nella lirica Metaverso trovo La parola è bava cerebrale (…) Giocaci come con la lucertola / quando da piccolo, tagliandole la coda / la ferivi, senza ucciderla mai. Voto 7 e mezzo

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CLAUDIO FINELLI, SULLE MIE LABBRA, (La Vita Felice)

Claudio Finelli con Sulle mie labbra (la canzone che mai dirò) presenta una raccolta dalle ottime sonorità e con versi che possono lasciare traccia, Icaro senz’ali / rintronato da una chimera diciottenne è uno di questi. Sensualità e sensibilità scoperta lasciate a una parola che non si nasconde in sequenze, come ci siamo svegliati nel sogno sbagliato / atleti amanti sudati in un viaggio di notte. La scrittura del libro di Finelli segue un ritmo che potrebbe appartenere a una lunga e ininterrotta poesia in cui c’è una Lacrima di caramello fuso. Voto 8

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RICCARDO LANFRANCHI, LA LINGUA BATTE, (La Vita Felice)

Riccardo Lanfranchi pubblica La lingua batte…. Lanfranchi assomiglia a quei dicitori che in età comunale intonavano rime contro il potere. L’oralità è dunque molto forte e anche l’intento di divertirsi e divertire. Lo spread, la politica e le banche, anche l’attualità entra nella poesia. c’è chi corre dietro ad un’Opa / chi è uno squalo chi una foca; Dove si va? / Andiamo al CdA / di Qui Quo Qua. Non si rischia la noia, ma le rime potrebbero essere più ricercate, nella forma e nel contenuto. Un libro comunque “ricevibile”, tanto per utilizzare un termine tratto dal politichese. Voto 6

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GIORGIO MOBILI, PLANET MARUSCHKA, (La Vita Felice)

Giorgio Mobili, nel suo Planet Maruschka dimostra di essere un professore ma non un poeta in grado di fare la differenza. Nella prefazione Alessandro Carrera non lo nasconde e trova per le poesie di Mobili un eufemismo: La loro densità semantica è qualcosa che ricordo molto bene, sia per averla praticata io stesso, sia per averla guardata poi dall’alto come un peccato di gioventù. Forbita versificazione che non decolla. Prendiamo il granitico: Ci chiamano preteriti / perché calcificati nel preterito / e presi a calci nel preterito / soli a slombarci nel tempo cronologico / pertugio innominabile / nel donut della compravendita. Voto 5

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FAUSTO NICOLINI, LINGUANÌA, (La Vita Felice)

Fausto Nicolini con Linguanìa dimostra di possedere gli strumenti della scrittura. La sua poesia è tuttavia troppo leziosa e salottiera. Sei donna in uno spazio sconfinato / senza protezione alcuna sei donna. E poi il senso di te bruciato tra le dita o il senso / di me agganciato ad un intrepido lamé. Prevale una leggera impronta barocca che non raggiunge le altezze del grande e decorativo giuoco linguistico. E la retorica che il protagonista dichiara di voler superare rimane ad appesantire un libro che non comprerei. Voto 5

**

ROSA SALVIA, MI STA A CUORE LA TRASPARENZA DELL’ARIA, (La Vita Felice)

Rosa Salvia è una poetessa di lungo corso rispetto agli esordienti presenti. Il bel titolo Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria pare richiamare per assonanza La salubrità dell’aria del Parini. Rosa Salvia è una poetessa molto attiva anche in blog letterari e iniziative, persona colta, che ha accompagnato l’invio del libro con un raro e gradito biglietto (che la “politesse” dovrebbe indurre tutti ad allegare alle pubblicazioni). Tuttavia la sua poesia non raggiunge livelli degni di nota, l’elaborazione linguistica è scarsa, la sonorità latente, le parole (si veda la ripetizione del termine “anima”) consunte, senza prendere vita. Voto 5

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ANTONINO NATALE, LE FOGLIE, (Galassia Arte)

Tenetevi che stiamo precipitando. Antonino Natale, poeta attivo nel torinese e volenteroso declamatore nei poetry slam, non raggiunge la salvezza con il suo Le foglie. Come un gabbiano in picchiata / come un dolce risveglio / come un lungo sbadiglio sono l’esempio di una scrittura ancora incerta e legata ad immagini stereotipate. Voto 4

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L’unico pregio del libro di Natale è l’assenza di prefazioni o introduzioni. E con questo pensiero (relativo al tema “prefazioni” e non al poeta citato) vorrei lasciarvi, non senza una certa autocritica dal momento che ho scritto e “beneficiato” anche io di simili menate. Si tratta di una patologia dalla quale dobbiamo uscire. La poesia contemporanea deve parlarci direttamente, senza intermediari compresi nel prezzo: se diventano necessari siamo al suicidio assistito.

5 pensieri su “7 libri per sette poeti, chi si salva e chi no

  1. Ringrazio in primis Max Ponte per aver letto la mia raccolta, anche se il suo breve appunto non è certamente lusinghiero. Ad ogni modo condivido la sua opinione riguardo a parole ormai desuete. La lingua è viva, in continua evoluzione, e la poesia molto impegnativa! … Rosa Salvia

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  2. Ottima iniziativa: e’ ora che la critica si ‘sporchi’ e dia consigli di lettura e valutazioni. Per aiutare pero’ meglio anche i lettori della rubrica, suggerirei di riportare una poesia (totalmente a caso) dal libro, in modo che poi sia piu’ facile capire se si e’ d’accordo o meno col giudizio dato, anche per aiutare il dibattito.

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  3. Riportare una poesia intera appesantisce troppo l’articolo e potrebbe essere cosa (giustamente) indesiderata. Inoltre una poesia non basta comunque. Lascerei allo spirito critico e alle ricerche di ognuno gli approfondimenti del caso. Ringrazio per la lettura e la fiducia che accordatami.

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  4. grazie a max ponte, per la recensione che scorgo per caso. Vorrei solo riportare che sì, essendo versi miei molto vecchi, sono più “tradizionalisti” rispetto alla mia attuale poesia, forse più “sperimentale” rispetto ad allora, sicuramente profondamente diversa, per certi versi, e che il titolo, certo, può far pensare ad un tipo di sperimentazione che in realtà si vede solo in alcuni brevi stralci, ma io intendevo disgrafie più per una scrittura altalenante, che passa dal lineare e dal prosastico fino a poesie più brevi e metafisiche, come ho cercato di riportare nel breve inciso in esergo al libro, dove appunto si cita: “Per disgrafia s’intende una scrittura sofferente, illeggibile, eccessivamente lenta o eccessivamente veloce, insoddisfatta.”

    Dunque, l’obiettivo era più questo, in sintesi… 🙂

    Grazie comunque per il “voto” positivo.

    Un caro saluto,

    Antonio Bux

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  5. Pingback: RECENSIONI POETICHE | La poesia e lo spirito

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