62. Per la morte di un passero

da qui

La folla aumenta a vista d’occhio: ti chiedi come facciano, laggiù, a sentire cosa dici. La tua predicazione è un canto che si modula sulla lunghezza d’onda degli uditori più lontani. E’ bello seguire la melodia complessa delle tue parole, sia quando plana lentamente in voli lirici, in cui coinvolgi il creato che ami tanto, sia quando il discorso si fa duro, tagliente come una lama a doppio taglio. In ogni caso, la gente ti ascolta a bocca aperta, ora trafitta da affondi inaspettati, ora blandita da un incoraggiamento o una promessa. Rivolgi consigli ai discepoli vicini.
Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia.
Maestro, puoi spiegarti meglio?
Rimani in silenzio, con lo sguardo che insegue la linea d’orizzonte lungo il lago. Poi torni a fissarli, a uno a uno.
Non c’è niente di coperto che non sarà svelato e niente di nascosto che non venga conosciuto.
Temono sempre, in questi casi: avranno sbagliato un’altra volta? Vivono in continua tensione, come bastasse un errore impercettibile per rovinare tutto.
Quanto avrete sussurrato nelle tenebre sarà udito nella luce, e ciò che direte all’orecchio si proclamerà sui tetti.
Tirano un sospiro di sollievo: stai parlando dell’annuncio, ed è bello che non trovi ostacoli.
Dico a voi, miei amici: non abbiate paura di chi uccide il corpo, ma non può toccare l’anima; temete, invece, chi ha il potere di gettare l’anima e il corpo nella Valle di Hinnom.
A chi si riferisce? Possibile che debba diventare così oscuro? Vorrebbero fermarlo.
Maestro, noi siamo ignoranti, fatichiamo a capire certe cose.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure, vi dico, nessuno di essi è mai caduto senza il Padre. Lui soffre anche per questo: perciò non lo abbandona, fino all’ultimo.
Sono tutti rimasti senza fiato. Qualcuno, di nascosto, piange, mentre il sole comincia a calare sui monti che diventano più scuri, e i campi di grano su cui il cielo stende, delicatamente, una coperta d’ombra.

13 pensieri su “62. Per la morte di un passero

  1. Chi amerà un piccolo passero?
    Che ha viaggiato tanto e piange per riposare?
    “Non io”, disse la quercia,
    “Non dividerò
    i miei rami con nessun nido di passero,
    e il mio manto di foglie non riscalderà
    il suo freddo petto”
    Chi amerà un piccolo passero
    E chi gli dirà parole gentili?
    “Non io”, disse il cigno,
    “L’idea è totalmente assurda,
    Io sarei deriso e disprezzato se gli altri cigni sentissero”.
    Chi sentirà compassione nel suo cuore e chi nutrirà un passero morente?
    “Non io”, disse il grano dorato,
    “Lo farei se potessi ma non posso, lo so, ho bisogno di tutti i miei grani per prosperare e crescere”
    Chi amerà un piccolo passero?
    Nessuno scriverà il suo elogio?
    “Io lo farò”, disse la terra,
    “Perché tutto ciò che ho creato ritornerà dentro di me,
    dalla polvere voi siete stati fatti e polvere voi sarete”

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  2. Il Maestro, “rimane in silenzio con lo sguardo che insegue la linea dell’orizzonte lungo il lago”, non conosce riposo che sui confini del mare di Galilea ma oltre, vede: distese e abissi seminati di stelle primordiali, da quando, sospese nell’inconsapevole attesa dell’esistere, portate al vertice del tempo, sono state sprigionate su percorsi planetari; una creazione, contrastante bellezza, e così fino all’ ultimo richiamo.
    E poi, “ancora cieli nuovi e terra nuova?”.
    Anche il nostro essere sarà ricreato nel dolce Sangue di Cristo, “più eloquente della voce di Abele”, ma a nessuno sarà chiesta ragione del sangue dell’Agnello a cui nessuno toglie la vita , ma la dà da se stesso, per ricondurre l’universo dell’uomo, nel vortice dell’Amore.
    Conosceremo come :

    piangevano argento
    gli ulivi al tuo sudare sangue
    ed era un frantoio la solitudine,
    le braccia spalancate e
    il Corpo grondante
    e il capo reclinato, allo splendere
    delle prime luci del sabato,
    un incendio.

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  3. @ Fabrizio
    Grazie per queste pagine evangeliche.
    “L’anima… di Te si nutre pascolando
    nel fervore meridiano del tuo amore”
    (Guglielmo di Saint-Thierry)

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  4. Altro giorno sono andata a udienza con Papa Francesco, c’erano tanti pellegrini,allora la udienza hanno fatto sulla piazza. C’era tanta gente,allora io,bassina ho visto Papa Francesco solo per un attimo (non c’era un albero per arrampicarsi),però la gioia di stare là dove sta papa era tantissima e questo era la ricompensa di tutte difficoltà.
    Penso che era uguale con la gente che seguiva Gesù. Come c’erano tante persone,allora tanti non avevano la possibilità di vederla bene, non c’erano microfoni,allora era difficile sentire tutto bene, però la vicinanza di stare nello stesso posto con Gesù dava tanta gioia, era la ricompensa di tutte le difficoltà.

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  5. “Vivono in continua tensione,come bastasse un errore impercettibile per rovinare tutto”
    secondo me è atteggiamento sbagliato; con Gesù bisogna rilassarsi e ascoltare il cuore.Quando qualcuno vuole fare una cariera allora fa attenzione ad ogni movimento che fa.Con Dio è diverso,Dio non punta dito sul ogni uno rimproverando-hai sbagliato! hai sbagliato!
    Dio guarda con amore e spesso ti prende la mano e ti tira fuori dai guai.

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  6. Si è davvero così poco, talvolta, agli occhi del mondo, insignificanti piccoli passeri, ma che magari cercano di dare ogni buona energia per inutile successo, fama, denaro. Proiettando ogni sforzo per quello, per essere “riconosciuti”, in realtà amati, considerati. Che grande buona novella, fiducia, amore, Parola che Gesù ha portato a quelle orecchie timorose di ascoltarlo, insicure, dubbiose…..perchè, si, ogni piccolo passero ha la voce e il cuore del Signore unica per sè, la mano unica che lo raccoglie, che lo conduce, non lo abbandona. Ed ogni passero è conosciuto e riconosciuto da Padre, creatura speciale, piccola nota in quell’armonia di creazione.

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  7. CELEBRA TE STESSO
    Tu meriti di essere celebrato.
    Tu sei unico, irripetibile.
    In tutto il mondo non esiste un altro come te.
    La tua esperienza, i tuoi doni sono unici.
    Nessuno può prendere il tuo posto,
    in ciò che tu sei.
    Dio ha creato solo te così come sei,
    prezioso ai Suoi occhi.
    Tu hai una immensa potenzialità di amore,
    di dedizione, di creatività, di crescita, di sacrificio.
    Se tu credi in te stesso.
    Non ha importanza la tua età, o la tua cultura,
    o se i tuoi genitori ti hanno amato o no
    (può darsi che abbiamo voluto, ma non abbiano potuto).
    Lascia perdere.
    Appartiene al passato.
    Tu appartieni al presente.
    Non ha importanza che cosa sei stato,
    le cose che hai fatto,
    gli errori che hai combinato,
    le persone che hai ferito.
    Tu sei perdonato. Tu sei accettato.
    Tu sei buono. Tu sei amato nonostante tutto.
    E quindi ama te stesso
    e sviluppa i semi che sono dentro di te.
    Celebra te stesso!
    Comincia ora, parti di nuovo.
    Da’ a te stesso una nuova nascita oggi.
    Tu sei tu, e questo è tutto quello che devi essere.
    Tu sei temporaneo. Sei qui oggi
    e domani non ci sei più.
    Ma oggi, oggi può essere un nuovo inizio.
    Una nuova vita.
    Tu non hai il dovere di meritare questa nuova vita.
    Ti viene donata gratuitamente:
    questo è il miracolo chiamato Dio.
    E quindi celebra il miracolo: celebra te stesso!
    Ama adesso!
    Non aspettare la partenza
    per dire: “Ti amo”.
    Non aspettare la lontananza
    per scrivere: “Ti amo”.
    Non aspettare la morte
    per esprimere con le lacrime: “Ti amo”.
    (don Valentino Salvoldi)

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  8. Siamo come” passeri venduti per due soldi”ma non saremo mai soli perché Lui è con noi e se Lui è con noi di chi dovremmo avere paura ? Lui è il nostro scudo, Lui è il bastone che ci sostiene dalle cadute,Lui ci porta “in pascoli erbosi dove ci fa riposare!”

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  9. “Non abbiate paura di accogliere Gesù. Incontrerete difficoltà e sacrifici,ma sarete felici di servire,sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare. Sarete fiamme vive di un amore infinito ed eterno; conoscerete le ricchezze spirituali del sacerdozzio, dono e mistero divino.”
    Giovanni Paolo II

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  10. Mai così chiara sarà la Parola, come quando, snidata da tiepidi recessi, si svelerà, narrando ancora, e ancora interrandosi, cercando i suoi germogli.
    Non ha generato che spine il deserto, nè una goccia di nardo pel vasetto d’alabastro al tuo Corpo.
    Quanto puoi attendere ancora seduto ai margini: Tu, l’Unico, indivisa anima a cui è stata:
    “la terra
    il più dolce guanciale”!
    Sconvolgente desiderio divino, arco di unità, Amore.

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  11. Ascoltare e dare i due verbi del cristiano, ascoltare la Parola per comprendere il grande dono dell’amore che Dio ha riversato su di noi, penetrarla fino in fondo e applicarla alla vita quotidiana.

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  12. Viviamo il grande dono della vita spesso pensosi e insoddisfatti, distratti dalla falsa libertà che cerchiamo negli oggetti inanimati. Non si può sprecarla nell’indifferenza per poi pentirsi di non essere stati presenti, attenti in certe realtà bisognose – se non altro di affetti o di sorrisi – il tempo ce l’abbiamo per non vivere di sensi di colpa.

    A proposito del titolo di questo brano, mi viene in mente una nota poesia leopardiana, in cui il passero e il poeta preferiscono trascorrere il loro tempo da soli, con un differenza, però: mentre l’istinto naturale del piccolo animaletto non lo porterà a pentirsi per non aver goduto della bellezza della natura, la scelta dell’uomo di vivere in solitudine lo porterà ad avere ripensamenti, rammaricandosi per non aver saputo godere appieno della sua giovinezza e di cui si renderà conto solo con l’incombere inesorabile della vecchiaia.

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