Crisi

da qui

Proviamo a giudicarci da lontano,
da un loggione chiassoso, dove i fischi
si abbattono in platea come rimorsi
e gli attori non sanno se restare
o fare le valigie. Perché andarsene
potrebbe rivelarsi lo spettacolo
migliore, il più sensato; o almeno dare
indietro il prezzo del biglietto. Appena
chiudi gli occhi ti viene un’immagine
alla mente: un sogno che finisce
col trillo della sveglia; il palcoscenico
è vuoto; c’è soltanto, lassù,
un mormorio d’attori che il loggione
trasforma in una scena che stupisce,
un’invettiva, che si cambia in canto.

16 pensieri su “Crisi

  1. Si a volte è proprio così, andar via o rimanere è un dubbio amletico. L’attore che rimane al suo posto nonostante i fischi è colui che resiste alla tempesta e ogni tempesta finisce prima o poi soprattutto se c’è un amico che non crediamo a fornirci un riparo o una soluzione. Accettare la mano tesa è un atto di coraggio mai una resa. Dopo la tempesta torna sempre il sereno è una legge della natura anche quando l’uomo la violenta e la nega, le passa sopra pagandone il prezzo prima che lui stesso essa che comunque torna a fiorire e mostrarsi nuova e vicina anche a chi la calpesta. L’amore è andare oltre viceversa è distruzione fine a se stessa.

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  2. Rimborsare il prezzo del biglietto è un atto di coraggio ma è l’ammissione di aver recitato la parte sbagliata e se pensiamo di essere nel giusto non si fugge ma si rimane fino alla chiusura del sipario e oltre.

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  3. Guardarsi da lontano, un passo indietro da tutto e tutti, come Gesù quella volta sul lago, per farsi ascoltare meglio, per capirsi finalmente e cambiare l’invettiva in canto…

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  4. La fuga dopo il saccheggio, l’arte di non farsi trovare sul posto al momento del crollo.
    Si ,questi “attori” lascino una volta per tutte il palco ad uomini di buona volonta’.

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  5. Poi c’è addirittura chi torna, pronto a fare il bis per un pubblico che lo ha applaudito con la spalla che lo ha sostenuto nel suo ruolo di protagonista, allontanando con la sua verità ogni dissenso. Una nota che annuncia ancora una volta la pietra che rotola via, lasciando senza fiato i fischi di inutili giudizi che ora stentano a vibrare davanti a tanto Amore.

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  6. Stabat Mater…. l’amore ti fa restare anche quando è la scelta più difficile e dolorosa, anche quando quello che fai non è compreso. Allontanarsi dal clamore a volte è necessario ma il trillo della sveglia è il segno che dobbiamo e possiamo sempre realizzare la nostra storia perché c’è una platea che si nutre e vive di quell’ascolto.

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  7. il capitano di una nave è come l’albero maestro che si erge dritto e fiero a tenere in rotta la nave, la tempesta lo sbatte di qua e di là, a volte gli fa toccare le onde e sembra volerlo spezzare ma l’albero resiste, Resisti finchè Gesù non si sveglia a placare le acque, resisti sta già aprendo gli occhi.

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  8. Farsi da parte, ritirarsi, per un Bene più grande, come il divino contrarsi dello zim zum: un concetto che non tutti comprendono, prendono in considerazione come atto d’amore, accettano e condividono… non solo in politica.

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  9. ” Il pane di è fatto sasso
    mentre lo portavamo alla bocca
    e le case divenute prigioni
    e la ragione un lucido delirio”
    (D.M.Turoldo)

    Fortunatamente abbiamo Dio che cammina con noi.

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  10. “Cambiare canto” a volte è difficile ,quasi impossibile accettarlo per noi essere umani abituati alla ripetitività degli eventi,senza comprendere che ogni cambiamento,ogni rinuncia difficile è un passaggio verso la risurrezione ,verso una rinascita a vita nuova,poiché è di questo che si tratta di una continua rinascita,di una coninua evoluzione nel cammino di fede che ciascuno di noi può intraprendere solo se lo vuole.

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  11. Ogni rinuncia può apparentemente sembrare una perdita,senza sapere che dopo di essa si rivela il dono infinito di Dio

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  12. Fra spettacoli che commuovono ed altri che, ultimamente, sembrano brutti sogni di cui si è spettatori pietrificati, un trillo di sveglia ad immetterci in una realtà possibile: l’umiltà e il guardare lontano di chi non lavora contro ma lavora per, magari mettendosi anche ai lati, per rendersi artefice di una musica nuova d‘insieme.

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  13. Giusto farci spettatori di noi stessi, con sguardo distaccato, obbiettivo, ma sino al punto, indistinto e sconosciuto, dove e a partire dal quale diventiamo critici impietosi, giudici implacabili di quanto potremmo essere migliori, di quanto sarebbe meglio altrove, qualunque esso sia. Cercare il vero dentro noi stessi, osservandoci un po’ da lontano, dovrebbe essere anche fare memoria di una misericordia magari sepolta nelle nostre profondità, ma che abbiamo sperimentato incontrando Dio, e che rimane in noi, ed è segno indelebile, ci accompagna. Così per farne memoria vivente attraverso i nostri occhi, che, mentre osservano tutte le ragioni di critica dei nostri immancabili fallimenti, dai fischi fanno sgorgare un canto. Di gioia grande, di lode, verso il buono, imperfetto, che siamo

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  14. “Appena chiudi gli occhi ti viene un’immagine alla mente”…che tutto si risolve bene.
    Perché tutti desideriamo vivere come nella favola.

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  15. “Proviamo a giudicarci da lontano:

    ” Ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te : praticare la giustizia!”
    Questo è il fine del tuo “lavoro” per chi ne ha ancora uno, e per chi non ha perso la speranza!

    a Dio piacendo…

    ernestina

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