La musica contemporanea. Riflessioni su un linguaggio dimenticato

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di Guido Michelone

Cosa pensiamo quando viene fuori un’espressione come ‘musica contemporanea’? ai Beatles, ai Radiohead, ai One Direction, a Laura Pausini, a Vasco Rossi? La maggior parte dei giovani d’oggi sono perlopiù disorientati verso questa domanda, essendo bombardati, attraverso i mass media, da un’unica colonna sonora imperante, la popular music, che ha pure grandiose eccellenze, ma che non è la sola a essere praticata sulla faccia della terra. Proviamo a fare lo stesso ragionamento da un’altra prospettiva: tutti conosciamo bene o male la cosiddetta ‘musica classica’, Bach, Mozart, Beethoven, Verdi, Wagner, Stravinskij; sì, ma dopo? Cosa è accaduto negli ultimi cent’anni, quando la grande tradizione sinfonica e operistica è via via scemata? Perché dischi e concerti propongono solo nomi e opere che arrivano a mala pena a inizio Novecento? Dopo Puccini o Ravel esiste solo il pop? A riferirsi ai mezzi di comunicazione più diffusi parrebbe proprio di sì, ma in realtà è vero l’opposto. È prevalsa, in ambito classico (meglio dire colto o dotto) una musica di ricerca che si è allontanata dal pubblico di massa, pur influenzando indirettamente tantissima musica commerciale odierna (ad esempio sul piano timbrico o espressivo) senza che questa magari se ne renda conto. In tal senso sette libri recenti ci vengono incontro per farci capire come il panorama sonoro del XX secolo (soprattutto dal 1945 al 2000 e anche oltre) sia alquanto vario, vivace, eterogeneo, flessibile al punto giusto. Un libro che ad esempio non fa distinzioni tra classico e moderno, colto e popolare, dotto e istintivo, artistico e consumista è 1000 dischi per un secolo. 1900-2000 del musicologo e chitarrista Enrico Merlin, il quale ci spiega quali siano le musiche effettivamente fondamentali soprattutto a livello di fruizione, benché alla fine si possa notare, come almeno nelle scelte personali (al contempo condivise e condivisibili) oggi prevalga l’altra musica.
MERLIN
Ma quale musica? Ecco allora lo stupendo libro-dvd C’è musica e musica del compositore Luciano Berio offrire il quadro completo di una situazione artistica movimentata, senza mai parlare di musiche anche solo minimamente compromesse: si tratta di un documentario in dodici puntate che la Rai mette in onda nel 1972 e che ora, riproposto in doppio dischetto, assume i valori di un’unica opera artistica stupenda in cui vengono intervistati tutti i ‘maestri’ dell’epoca (esclusi Benjamin Britten malato e Dmitri Shostakovic ‘prigioniero’ in Urss). Sull’autore di Oneglia, a integrazione, si può leggere Luciano Berio. Nuove prospettive, a cura di Angela Ida De Benedictis, gli atti del convegno dall’omonimo titolo tenutosi all’Accademia Chigiana di Siena nel 2008, dove insigni personaggi dai musicologi Jean-Jacques Nattiez e Giorgio Pestelli ad amici-intellettuali come Umberto Eco e Edoardo Sanguineti fino a una dozzina di giovani studiosi internazionali disquisiscono sul musicista che meglio incarna dell’idea dell’ ‘opera aperta’ teorizzata dal semiologo alessandrino all’epoca di Laborintus II (non a caso con libretto del poeta genovese). Un libro analogo è John Cage. Una rivoluzione lunga cent’anni curato da Giacomo Fronzi che racconta, attraverso sedici diverse testimonianze di artisti e critici, la geniale ludica figura dell’americano John Cage (celebre in Italia solo per la vittoria a Lascia o raddoppia? di Mike Bongiorno): un volume che costituisce un ottimo pot-pourri di saggi, articoli, interviste (di cui una davvero inedita al compositore medesimo). Dello stesso editore su Cage viene proposto altresì La durata infinita del non suono di Leonardo Vittorio Arena, il quale, in quaranta pagine, analizza il controverso Silenzio (opera di quattro minuti al pianoforte dove l’esecutore non deve fare assolutamente nulla).
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Pensieri verticali è invece un testo autobiografico nel senso che l’autore, un altro statunitense, Morton Feldman (pendant serioso di Cage) parla della propria esperienza con la sonorità aleatoria, pur interagendo, magari indirettamente (o non senza polemiche), con gli altri protagonisti della musica contemporanea a lui coeva: e gli scritti qui raccolti dal 1958 al 1986 mostrano come Feldman riesca a compendiare ricerca, analisi, intuito.
FELDMAN
E il più cagiano-feldmaniano degli italiani risulta senza dubbio Bussotti che viene raccontato in Un male incontenibile. Sylvano Bussotti artista senza confini da Luigi Esposito, un volume esauriente, in cui viene finalmente analizzato l’apporto complessivo (dalla musica a danza, cinema, video, teatro) a un’estetica totale dove trasgressione aleatoria e suggestioni arcane convivono perfettamente, sino a fare del fiorentino (oggi giovanile ottantenne) un maestro delle scuole post-dodecafoniche, rigoroso, colto, raffinato, benché talvolta aperto a ironiche riletture dei materiali più disparati. Speriamo dunque che queste riflessioni e soprattutto i libri indicati servano a far luce sula musica contemporanea, un linguaggio dimenticato dai mass media e da tanti altri.
bussotti

Cfr.:

Arena Leonardo Vittorio, La durata infinita del non suono, Mimesis, Milano-Udine.

Berio Luciano (a cura di), C’è musica e musica, Feltrinelli, Milano.

De Benedictis Angela Ida (a cura di), Luciano Berio. Nuove prospettive, Leo S. Olschki, Firenze.

Esposito Luigi, Un male incontenibile. Sylvano Bussotti artista senza confini, Bietti, Milano.

Feldman Morton, Pensieri verticali, Adelphi, Milano.

Fronzi Giacomo (a cura di), John Cage. Una rivoluzione lunga cent’anni, Mimesis, Milano-Udine.

Merlin Enrico, 1000 Dischi per un secolo, ovvero la storia della musica del ‘900, Il Saggiatore, Milano.

3 pensieri su “La musica contemporanea. Riflessioni su un linguaggio dimenticato

  1. Pur non appartenendo alla categoria dei giovani d’oggi, ho un po’ di anni in più :-), anche io rimango disorientata di fronte a espressioni come “musica contemporanea”. Ma non solo, pure l’arte contemporanea mi disorienta un po’. Aggiungo anche di non essere particolarmente raffinata in fatto di gusti musicali. Però sono curiosa e trovo che ciò che manca oggi sia proprio quel tipo di informazione capace di creare curiosità, voglia di saperne di più. Insomma quell’informazione capace di dare a chi legge la chiave per poter fare ricerche e scoprire mondi che diversamente avrebbe difficoltà a scoprire. Quindi grazie per questi consigli, soprattutto riguardo a John Cage, una figura che mi ha sempre incuriosita ma non ho mai approfondito.

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  2. La musica contemporanea? Quando ci penso, mi viene in mente la telefonata di Carlo Verdone.
    http://youtu.be/K6_YTHrD9FI La musica contemporanea questo è oggi. E non è molto consolante sapere che anche gli altri generi musicali non sono messi meglio. Di roba da ascoltare ce n’è sempre tanta. Oggi la musica è dappertutto, e le nostre orecchie aperte ancora bastano e avanzano. Ci vorrebbe un “rivolgimento natale” alla Holderlin. Ah, dimenticavo: siamo tutti contemporanei. Meglio farsene una ragione.

    Ecco un elenco delle cose da me ascoltate e riascoltate il mese scorso.
    Steve Reich – Music for 18 musicians –
    Dream house – La Monte Young –
    Erik Satie – Musica per piano –
    Agartha – Miles Davis –
    Smile – Brian Wilson –
    Sunshine Daydream – Grateful Dead –
    The grand wazoo – Frank Zappa –
    London Calling – Clash –
    Love – Beatles –
    E poi Riley, Coltrane, Marley, Dixon, Part, Monteverdi, Kinks, Shankar, Debussy, Credence Clearwater Revival, Pachelbel, Dylan, Brassens, eccetera, eccetera.
    I due dischi più belli dell’anno?
    Psychedelic pill di Neil Young e Live in San Francisco di Ry Cooder.

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