Lampedusa

da qui

E’ come un masso che ti tira giù,
quando t’imbarchi dopo aver venduto
quello che avevi, col miraggio bello
di una minestra certa, di una notte
in cui dormire, libero dall’incubo
dell’affondo improvviso del machete.
T’illudi di trovare braccia aperte
sulla riva del mare. Ma soltanto
la morte ti saluta col suo sguardo
di sale, perché l’acqua sa bruciare,
senza l’amore, molto più del pianto.

17 pensieri su “Lampedusa

  1. E’ una tragedia che fa ammutolire. La storia dell’umanità è una storia di migrazioni. Se i nostri antenati migranti si fossero trovati davanti delle porte chiuse forse noi oggi neanche ci saremmo. E’ semplicemente assurdo pensare di poter limitare la libertà dell’uomo di muoversi, è una cosa contro natura.

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  2. ” Perché l’acqua sa bruciare,
    senza l’amore, molto più del pianto.”

    Non si tratta di scegliere “sacrifici per Dio,
    e neppure la mia strada, ma dire “si” a ciò che non avrei
    mai e poi mai scelto.. lasciare la mia terra a causa dell’uomo.
    a causa dell’uomo non per volere di Dio.

    Dal profeta Isaia 53,5: per le loro piaghe noi saremo guariti.

    Abbiamo di nuovo crocifisso Cristo, lo facciamo ogni giorno… ormai.
    Gesù perdonaci per questo: ” io ti prego”.

    ernestina.

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  3. La spiaggia dei conigli, definita una fra delle più belle del mondo, un paradiso naturale per i turisti, sia vero Paradiso dei tanti “turisti per caso” partiti per un viaggio affamato di pane e libertà e finito nei sudari colorati di plastica, allineati in fila, uno accanto all’altro, in attesa di un approdo senza sale. Ogni parola in questi casi trova la sua inutilità, ora serve solo concretezza. Grazie don Fabrizio, per non perdere mai di vista quello che purtroppo spesso e in breve tempo si dimentica.

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  4. E’ un masso che tira giù la mancanza d’amore, che trasforma in una pietra tombale le onde del mare. Per far risorgere quei morti, e noi stessi, non abbiamo che da cercare di farlo rotolare via, questo masso.

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  5. ” Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli “. (Martin Luther King)

    Un masso che è un pugno allo stomaco che lascia senza parole ma che non può lasciare indifferenti e inerti.

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  6. Vennero

    disarmati in cerca di pane e vestiario,
    lavoro, casa e medicine.

    Vennero

    e nella notte che ghiaccia,
    s’udirono voci di viscerale terrore.

    Vennero

    e flebile la morte avvolse
    la carne anche più innocente.

    Vennero

    e la vita inabissò,
    acquattata nelle onde dormienti.

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  7. Dio chiede a ciascuno di noi “Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?”.
    Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso
    della responsabilità fraterna.
    In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione della
    indifferenza.
    (Papa Francesco)

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  8. Cumpagne ‘e sventuta mmiezz’o mare

    ‘O mare ‘e niro niro comm’a pece. Ma
    stanotte so’ schezzechiate trecient’ stelle.

    E nun saccio ‘o pecchè, ma l’avimmo cuntante
    a una a una, senza ce stancà neanche ‘nu minuto.

    Dicevano: Nuje simmo scese pe’ ve fa cumpagnia.
    Zenniannese, redevano e pazziavano, comm’e criature

    Forse è ‘na nuttata affatturata, magica o ‘e tragedia.
    Fa friddo, pirciò stammo cchiù aunite ll’uno cu ll’ate.

    ‘E mamme teneno ‘e ccriature stritte ‘mpietto e pe’
    ll’adduobbeco le danno ‘a zucà ‘e zizze cavere.

    Ce cunuscimmo ‘a piccerille, quanti giochi e quanta
    pazzielle avimmmo costruite cu ‘e mmane noste.

    E mmò? Mò stammo ccà, chin’e paura e lacreme.
    Qualu popolo nun è stato criature e migrante?

    Ogni popolo dint’a propria ignoranza, ha pregato ‘o
    ddio suje. E mmò? Pe’ ce fa vedè appicciammo ‘na

    cuperta. Nun l’avessemo mai fatto, s’è appicciato
    tutt’a varca e ll’unica via è ‘o mare sotto e ‘ncoppo.

    A chi avimmo fatto male? Pecchè avimma murì?
    Stì domande ce fanno ascì pazzi; e pazza, primma

    ‘e murì, è stata ‘a vita nosta e chella ‘nfame ‘e speranza.
    Chi spera, speranno more, mentre ‘e stelle accucceliate

    parlano ‘a lengua d’a terra nosta. E nun ce pare overo.

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  9. La decisione di abbandonare suo paese è una decisione drammatica, è la disperazione-lasciare tutto e andare in un posto sconosciuto, in un posto incerto,però con una speranza di trovare la vita,perchè nel suo paese non c’è più la vita.
    E questa gente vende tutti suoi beni per pagare caro un traghetto sul una barca dubbiosa,rimanere seduti,stretti,immobili per ore,ore…pregando. A volte questa barca non ci arriva alla riva, si affonda dal peso di gente che ha pagato caro la sua salvezza, muoiono tanti…ma altri-ci provano lo stesso fugire dal inferno nel suo paese, cercano la salvezza in tutti costi.
    E’ vietato per loro andare nel altro paese, è vietato per loro cercare la speranza, è vietato per loro cercare la vita.
    E’ vietato?!
    E’ vietato vivere con dignità?!
    E’ vietato aiutare a questa gente disperata?!
    E’ vietato accogliere le persone bisognose?!
    E’ vietato per la legge “umana”. Ma non è vietato per la legge del cuore!

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  10. Noi abbiamo molto, ma diamo tanto poco… Il loro incubo siamo noi, cosiddetti paesi civili, con la nostra indifferenza…
    Grazie a tutte queste voci autorevoli che ci spingono a tornare umani ed a riflettere sulle conseguenze del nostro egoistico agire.

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  11. Omaggio a Lampedusa

    “Considerate se questo è un uomo”
    che viene dal mare,
    che il dio denaro ha già condannato,
    che incendia una coperta per farsi notare,
    che grida in silenzio per farsi aiutare,
    che sfida la sorte per lavorare,
    che è avvolto in una coperta di carta stagnola.
    Il bocciolo che cresce nel grembo di una donna
    non diventerà mai fiore.
    Il ragazzo che giace riverso sulla riva
    non per abbronzarsi né per riposare dopo il beach volley,
    ma perché un negriero ha deciso per lui.
    Il bimbo tende le mani per chiedere protezione
    perché non può contare su chi l’ha messo al mondo.

    “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case”
    immergetevi per un attimo nel mare della morte
    a riposare nella culla della non vita.
    Se l’indifferenza vi farà assopire,
    se nessuna sensibilità vi scuoterà,
    allora avrete decretato la morte dell’umanità.

    Ma se ucciderete l’indifferenza
    allora , forse, sarà un uomo anche chi non ha casa
    perché troverà accoglienza.

    Sarà fiore che diffonderà il suo profumo tra le braccia di chi gli ha dato la vita
    perché altre madri saranno state”complici” .

    Sarà adolescente che condividerà esperienze con i compagni
    perché altri gli saranno vicini.

    Sarà donna
    perché verrà aiutata.

    Sarà uomo perché non verrà lasciato mai più solo.

    E finalmente si dirà: QUESTO E’ UN UOMO!

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  12. https://youtu.be/-xgdGYT3ZZo
    LAMPEDUSA, NON E’ PROFONDO IL MARE
    – Erri De Luca e Ascanio Celestini

    • ERRI DE LUCA: PREGHIERA LAICA

    … All’indomani della tragedia nel canale di sicilia in cui sono morti oltre 700 migranti ERRI DE LUCA recita nella trasmissione ‘’piazzapulita’’ questa straziante poesia – 19/04/2015
    https://youtu.be/6gENAO2J2Ak
    • Erri De Luca • ‘Quando si fa una stima delle migliaia di migranti annegati, si fa una stima insufficiente perché non si contano quelli morti entro le 12 miglia’.

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  13. • Solo andata – Canzoniere Grecanico Salentino

    Lyrics: Erri De Luca
    Music: Daniele and Mauro Durante

    Siamo gli innumerevoli, raddoppia ogni casella di scacchiera
    lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra.

    Non potete contarci, se contati aumentiamo
    figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco.

    Nessuna polizia può farci prepotenza
    più di quanto già siamo stati offesi.

    Faremo i servi, i figli che non fate,
    le nostre vite saranno i vostri libri di avventura.

    Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,
    l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.

    Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi
    noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso.

    Spaliamo neve, pettiniamo prati,
    battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l’insulto,

    Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.
    noi siamo il rosso e il nero della terra,

    Un oltremare di sandali sfondati,
    il polline e la polvere nel vento di stasera.

    Uno di noi, a nome di tutti, ha detto:
    “Non vi sbarazzerete di me.

    Va bene, muoio,
    ma in tre giorni resuscito e ritorno”.

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