74. Il cuore del tuo cuore

da qui

Stai meglio con loro che con i cosiddetti giusti: sono allegri, spontanei, senza filtri. Ti circondano felici, come intuissero che in te, e nelle tue parole, c’è una risposta a qualcosa che cercano da sempre e non riescono a trovare. Rimarrebbero ore ad ascoltarti, rinunciando ai bagordi, ai festini rumorosi i cui canti risuonano anche a grande distanza. Ti abbandoni al sorriso, alle pacche sulle spalle, come se solo in mezzo a loro cadessero tutte le difese ed esprimessi quanto di più bello custodisci nel cuore del tuo cuore. Un po’ più in là ci sono i soliti spioni, che ti accusano di trasgredire le norme elementari di purità cultuale.
Quale uomo tra voi, avendo cento pecore e perdendone una, non abbandona le novantanove nel deserto e non parte alla volta della pecora smarrita, finché non gli riesca di trovarla?
Si capisce che non sono d’accordo, i tuoi nemici: soltanto un folle agirebbe in questo modo.
E, trovatala, se la mette in spalla, ritorna sui suoi passi, e convoca gli amici ed i vicini perché festeggino con lui. Vi dico: c’è più gioia in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non sentono il bisogno di cambiare.
I pubblicani e i peccatori accolgono le tue dichiarazioni con grida di entusiasmo: capiscono che parli di loro; nello stesso tempo, i moralisti, laggiù, ti guardano di sbieco.
E quale donna, se ha dieci dracme e ne smarrisce una, non accende la lucerna e spazza la casa finché l’abbia ritrovata? Dopodiché, convoca le amiche e le vicine e dice loro: rallegratevi con me, perché ho ricuperato la dramma che credevo ormai perduta! Vi dico che, allo stesso modo, c’è gioia nei cieli per un solo peccatore che si pente.
Ormai è un boato quello che si sente, un’esplosione di allegria che si moltiplica, di fronte alle facce accigliate di scribi e farisei.
Ascoltatemi bene. Un uomo aveva due figli. Il più giovane pretese, prima del tempo, il terzo dei beni mobili che gli sarebbe spettato alla morte di suo padre. Ricevutolo senza opposizione, raccolse ogni cosa, partì per un paese lontano e sperperò tutto quello che gli era stato dato. Ci fu una carestia, nella regione, e si trovò in miseria. Si unì a un cittadino di quei posti, che lo mandò nei campi, a pascolare i porci.
Gli scribi e i farisei sussultano visibilmente: fino a che punto li provocherai? Come ti permetti di evocare la peggiore impurità di questo mondo?
Il giovane si sarebbe saziato volentieri delle carrube dei maiali, ma nessuno gliene dava.
Qualcuno freme: sta stringendo i pugni. I pubblicani, invece, ascoltano a occhi spalancati, quasi senza respirare.
Rientrando in se stesso, dichiarò: i salariati, in casa di mio padre, dispongono di pane in abbondanza, e io muoio di fame! Mi alzerò e tornerò da lui, dicendo: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono degno d’essere tuo figlio, trattami come uno dei tuoi garzoni.
Gli occhi dei peccatori da cui sei circondato sono lucidi: spuntano già le prime lacrime.
E venne a casa. Suo padre, mentre ancora era lontano, lo vide e provò un colpo al cuore: anziano com’era, cominciò a correre, e inciampando, gli cadde tra le braccia. IL figlio gli disse: padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non sono più degno d’essere suo figlio. Ma l’altro gli mise una mano sulla bocca, gridò ai servi di portare il vestito più elegante, di mettergli l’anello al dito e i calzari ai piedi, di ammazzare il vitello ingrassato e fare festa, mangiare, divertirsi, perché questo suo figlio era morto, capite? Era perduto, ed è stato ritrovato!
I pubblicani singhiozzano ormai senza ritegno; forse non sentono più nulla.
Ma il figlio maggiore era nei campi. Tornando a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli chiese spiegazioni. Si sentì dire che il fratello minore era tornato e che il padre, pazzo di gioia, organizzava una festa con ogni bendidio. Allora si adirò, e non voleva entrare.
Gli scribi e i farisei sono tesi nell’ascolto: gli si legge in faccia la preoccupazione, l’ansia di sapere come vada a finire questa storia.
Il padre, uscito di casa, pregò il figlio di entrare, ma lui si rifiutava. Cominciò a supplicarlo, ma quegli gli rispose: ecco, sono anni che ti servo fedelmente e non mi hai dato un capretto per far festa con gli amici. Ora che è tornato costui, che ha speso il patrimonio con le prostitute, hai ammazzato per lui il vitello grasso!
Gli spioni sono al colmo dell’agitazione: dai gesti incontrollati, sembrerebbero sul punto di menar le mani.
Ma il padre rispose: figlio, tu sei sempre con me, e tutto ciò che è mio, è tuo; ma bisognava gioire, stare allegri, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto, ed è stato ritrovato.
Un silenzio improvviso scende nella sala: è come se la rabbia e la gioia non trovassero parole; come se il cuore del tuo cuore avesse, d’un tratto, ammutolito tutti, devoti e peccatori.

13 pensieri su “74. Il cuore del tuo cuore

  1. e inciampando, gli cadde tra le braccia.

    Non avevo mai colto questo particolare che invece descrive molto bene la forza dell’Amore, una spinta talmente potente che perfino il Padre perde l’equilibrio e inciampa. Una pagina che ogni volta mi emoziona, la strada è lunga ma bisogna mettersi in cammino per trovare due occhi che scrutano da lontano e un Padre che non ha paura di inciampare al nostro arrivo.

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  2. “La carità deve promuovere tutte le nostre azioni. Non si tratta di voler fare un mondo “su misura”, ma si tratta di amarlo.”
    Benedetto XVI

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  3. “Chiedere e concedere il perdono è qualcosa di profondamente degno dell’umanità. A volte e l’unica via di uscita da situazioni contrassegnate da un odio violento e radicato.”
    Giovanni Paolo II

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  4. – soltanto un folle agirebbe in questo modo.

    Un folle ed un pazzo: Dio Padre è pazzo d’Amore per il Figlio, per tutti i figli, senza distinzioni o preferenze, come fossero ognuno figlio unico.

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  5. Quando sei sul crinale, sospeso tra cielo e terra, basta un alito di vento, per farti cadere nel vuoto o per accompagnarti nella presa di un abbraccio che salva. Tutto si gioca lì, nel discernimento, che da soli non sempre si è in grado di mettere in pratica, nel capire la differenza fra cuore e “cuore del cuore”, il punto più profondo in cui è possibile l’incontro, tutto si gioca nella parola “speranza” che vorresti offerta da una lacrima che invece stavolta non scende, perché ti lascia libera di fare il salto di qualità o di rimanere in bilico fino al prossimo refolo, da cogliere o meno, per provare il volo.

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  6. „E, trovatala, se la mette in spalla“

    Nelle zone pedemontane della provincia in cui vivo sono giorni di transumanza degli armenti, che scendono dalle montagne per passare l’inverno a valle. E‘ sempre uno spettacolo vedere con quanta cura gli animali sono custoditi dai pastori, che restano ad aspettare che anche l’ultima pecora, la capretta rimasta in fondo al gregge attraversi la strada. Un’immagine che rimanda alla tenerezza di un Amore senza misura, che non si dimentica mai di nessuno, e a ciascuno dà una risposta d’oro, liberante.

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  7. ” c’è più gioia in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non sentono il bisogno di cambiare”
    A me succede, specialmente in questo periodo, di non vedere quanto Gesù sia, veramente, nel cuore del mio cuore!
    Che bello questo Amico/ Padre che ci rincorre sempre e ci fa inciampare in Lui!
    Eccomi Signore rimetto la mia vita e quella dei miei cari, tutti, nelle tue mani grandi e sempre aperte.

    grazie.
    al mio padre spirituale che ci fa fare questo cammino senza traumi… così, nel cuore del nostro cuore.

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  8. Il cuore del tuo cuore…

    Il cuore di Gesù nel cuore di Maria non esiste amore più grande di questo,poiché in esso è contenuto l’ amore infinito di Dio.

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  9. Il cuore del Figlio è per nove mesi nel cuore della Madre e da esso scaturisce; il cuore della Madre è per tutta la vita nel cuore del Figlio e da esso è formato spiritualmente: cuori inseparabili, un abisso lucente di amore, stesso battito prolungato d’amore a Dio.

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  10. Nella parabola del figliol prodigo, la Misericordia, trova il suo più esplicito dichiararsi, il suo coinvolgimento più forte, il suo riversarvi senza riserve il cuore del suo cuore. Il perdono, che corre in righe mirabili, scopre una nostalgia inguaribile per i figli lontani, uno struggimento senza rassegnazione,un’ attesa che si riacquieta solo nell’abbraccio.
    Non è nemmeno celato il desiderio del ritorno; troppo gravosa è la solitudine del padre; nel campo di ghiande si affaccia nel figlio la nostalgia della casa, ma non ha a cuore la pena del padre, prima aveva detto con durezza: dammi il mio che voglio andare.
    “Dentro mi sento la stretta della terra
    che ancora mi seduce..”.
    Così per ogni figlio che chiede di andarsene, portandosi dietro i tesori celesti del Padre: il sangue di Cristo: attesa di farsi redenzione.
    Vermiglio il corpo nella sua impresa d’amore,
    favo di miele alla nostra amaritudine.
    Ogni peccato chiama il sangue di Gesù, ogni volta muore nel nostro peccare, eco della solitudine, frontiera dell’anima “dove si consumano scelte costose”, ma dice il Signore: “Io, Io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricorderò più i tuoi peccati”:
    ” Non chiedo che altri ami
    come io amo:
    pena troppo grande
    e non necessaria”,
    basta l’amore di un cuore di carne.
    Nel Padre, il perdono è divina forma d’amore, vertice sacro che dice quanto è più grande del cuore dell’uomo, inarrivabile nelle sfide, eternamente vincente, Amore che non si ripete, sospiro sempre nuovo e immeritato, “onnipotenza d’amare,” impossibile sostenerne il confronto.

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  11. ANTIFONA
    La parabola del figliol prodigo:
    divina antifona all’ora nona
    quando il Crocefisso “sbianca come un giglio.”

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