Dreadlock. Segni particolari: universitario fuori sede a Bologna. Supereroe

di: Guido Tedoldi

Recensione a «Dreadlock», romanzo di Jacopo Nacci, 2011, Editrice Zona, pp. 70, scaricabile gratuitamente in forma digitale dal sito web dell’autore http://www.Yattaran.com

Di questo romanzo scrivo oggi, fine 2013, anche se è stato fissato dall’autore e dall’editore nel 2011. Ma il fatto che sia anche un file scaricabile non lo fa invecchiare. Si può recuperare in ogni momento, senza richiederlo a qualche libraio che lo deve richiedere alla casa editrice che deve vedere se ce l’ha in magazzino oppure decidere che le valga la pena ristamparlo… Bisognerà abituarsi a situazioni di questo genere. Recensioni di libri usciti più di 2 giorni fa, e però ancora perfettamente rintracciabili. È l’editoria ai tempi di internet («bellezza. E tu non puoi farci niente», direbbe Humphrey Bogart).

In effetti più che del romanzo dovrei parlare dell’autore, Jacopo Nacci. Nel suo sito web c’è una pagina ampia dedicata alla sua biografia. Fondamentalmente è un quasi quarantenne che ha già fatto una quantità di cose con la scrittura. In altre epoche quello che lui ha già fatto sarebbe bastato per un paio di carriere complete. Oggi, quasi quasi, c’è chi potrebbe credere che sia un giovane talento ancora nella fase della ricerca di cosa fare da grande.

Il discorso che affronto è però un tutto olistico. Poiché Nacci ha avuto la vita che ha avuto, ovvero ha letto certi fumetti, guardato certi film, letto certi libri – allora ha potuto scrivere una storia il cui protagonista è un supereroe. Stan Lee, il creatore dell’universo narrativo della casa editrice Marvel negli Usa, non avrebbe potuto fare di meglio. Come faccio a sapere quali letture e più in generale quali riferimenti culturali ci sono nel passato di Nacci? Be’, sono poco più vecchio di lui. Ci sono dei riferimenti che abbiamo in comune. In particolare, penso di poter dire con precisione quali telefilm abbia visto alla tv – nei lunghi pomeriggi dopo la scuola in cui di canali televisivi cominciavano a vedersene 3 o 4, ma non molti di più, oltre a quelli della Rai.

D’altra parte tutto questo si vede nella narrazione. Dreadlock è sia il personaggio sia l’universo narrativo che gli gira intorno. Nella trama del romanzo ci sono 3 situazioni, ma se fosse un fumetto seriale sarebbero le prime 3 puntate. Se fosse un telefilm, sarebbe la partenza fulminante della prima stagione – quella che mette i paletti e fissa i riferimenti, così che l’attore protagonista e il cast si facciano conoscere dal pubblico. Dopodiché è quasi un andare in discesa, seguendo l’estro dell’autore e la sollecitazione cordiale dei suoi fan incalliti.

La vicenda si svolge a Bologna ai nostri giorni. Matteo e Lorenzo fanno più o meno gli universitari e vivono la propria giovinezza. Una parte del tempo la passano a fumare marijuana, e un giorno Lorenzo procura dell’erba tibetana che ha su Matteo l’effetto di trasformarlo in un supereroe rasta, Dreadlock.

Nella prima avventura, Dreadlock rivela la sua natura manesca con la banda di Valerio Nurrino, un gruppo di ispirazione fascista che organizza raid contro gli extracomunitari di Bologna. La sorella di Valerio, Vittoria, è casualmente la fidanzata di Matteo.

La seconda avventura gira intorno alla banda dei laureati, che compiono rapine culturali armati di pistola soprattutto nei supermercati. Mentre indaga su di essa, Dreadlock finisce l’erba e quindi forse non verrà a capo della vicenda, anche perché una delle sue fonti informative, un giornalista del Carlino, viene ucciso dai componenti della banda. Ma un po’ di erba tibetana salta fuori ancora, e quindi Dreadlock raggiunge la banda in un supermercato Pam dove i laureati hanno scelto di fare la rapina definitiva, quella dove prenderanno in ostaggio delle persone e quindi costringeranno la polizia a fare irruzione – e sarà una strage. La pulsione di morte dei laureati è generata dalla loro troppa cultura, dal fatto di vedere intorno a sé le cose come sono, schifose, invece di come dovrebbero essere, bellissime – e dal non riuscire a incidere nella realtà con metodi dialettici bensì soltanto con il contrario, cioè con la violenza. Dreadlock tenta di convincerli a non fare sciocchezze, a salvarsi e costruirsi un futuro da componenti della classe dirigente… che lascino a gente come lui, ai supereroi, i metodi maneschi. Ma non ce la fa a salvarli.

La terza avventura gira intorno ai Destatori, che sono dei terroristi bombaroli. Uno di essi è Giampiero, che sta su una sedia a rotelle e frequenta la stessa scuola di musica di Vittoria. Sapendo che è fidanzata con Matteo, organizza un attentato in modo che Vittoria (che non potrà mai amarlo, Giampiero pensa, a causa della menomazione fisica) muoia, e che Matteo possa vedere quella morte in streaming video. Comunque Giampiero è solo la prima fase narrativa di questa avventura. Nella seconda fase compare il capo dei Destatori, che è il comico televisivo del momento. Costui, nella sua follia, ha costruito all’interno della propria villa una specie di teatro dove la platea degli spettatori è composta da cadaveri. Ma, nel mondo dei supereroi, anche i supercriminali hanno fatto certe letture da bambini e visto certi film. Ciò suscita nel comico del momento la spinta a emulare il Joker del primo film di Batman (quello interpretato da Jack Nicholson) e possibilmente superarlo in cattiveria facendo volare sopra Bologna una mongolfiera piena di gas nervino per commettere un genocidio. Stavolta sembra che Matteo non possa fermarlo, perché l’erba tibetana pare proprio finita. Invece il comico commette l’errore di rapire Lorenzo, il quale però con intelligenza e pianificazione aveva previsto il rapimento e ha lasciato un po’ di erba tibetana in un cassetto. Così Dreadlock può ricomparire e andare a… be’, sì, uccidere il comico.

Perché i supereroi inventati da Stan Lee ormai una sessantina d’anni fa, cioè quelli con superpoteri ma anche superproblemi, prima di commettere omicidi ci pensavano su parecchie volte e poi non si decidevano ancora. I supereroi del giorno d’oggi, di fronte a un mondo incattivito, si fanno meno scrupoli. Dreadlock non è Devil, non si fa tutti i problemi morali sull’importanza del non uccidere per la convivenza civile di una comunità, o addirittura per l’esempio che un personaggio pubblico è tenuto a costituire agli occhi di minorenni che potrebbero sentirsi raccontare le sue storie. Lui è piuttosto uno che mena le mani per portare a termine il lavoro. Sporco e definitivo.

Insomma c’è la forza in queste pagine. E comincia subito a manifestarsi, prima ancora che Dreadlock faccia cose eclatanti. Lo si può leggere nelle prossime righe, tratte dalle pagine 15 e 16 del romanzo:

Lorenzo ruota sulla sedia verso Matteo.

«Cioè: ti rendi conto? Seguono il caso, ascoltano i rondisti e quell’altro camerata di Valerio Nurrino che sparava ai rom con la slap-gun. Poi il bengalese fa l’accenno al supereroe, Giardini carica i fuochi d’artificio, intervista lo staff di Alessandro Distribuzioni… intervista lo staff di Alessandro Distribuzioni! E puff, come non fosse successo nulla».

«Come se non fosse successo e non non fosse successo», fa Matteo.

«L’immaginario è svalutato, quando la realtà gli somiglia smette di essere presa sul serio», Lorenzo aspira il fumo e porge il joint, soffia, ride, «ma come si fa a dire una cosa del genere! Ma cosa bisogna sentire!».

Matteo prende il joint. «Smettila», dice, «mi basta la tele. E i blogger del cazzo». «Se non ti piace va’ via!». «“Se non ti piace”…». «Ahahah».

«L’ultimo stadio dell’ism schism». Matteo tira. «Del cosa?», fa Lorenzo. «Dell’ism schism», fa Matteo roco, soffia via il fumo, «l’ho sentito da Dreadlock, è un’espressione rasta. Lo scisma degli ismi. Quando le ideologie ottundono la percezione del reale e le persone si dividono perché non hanno più una base comune».

«Solo che si stanno allontanando tutte nella stessa direzione».

Il libro è solido e conduce all’interno di un immaginario solidissimo: quello della generazione dei quarantenni, poco più o poco meno, attuali. Che alcuni considerano bamboccioni a causa anche dei loro riferimenti culturali «bassi», oltre che per il fatto che spesso stanno in casa stesi sul divano a guardarsi altri telefilm, o magari a leggersi altri fumetti. Ma essi cosa dovrebbero fare: andare a lavorare? Cioè, a fare lavori che non ci sono e che non vengono pagati?

Nel mondo durissimo di oggi, questi quarantenni resistono emotivamente anche grazie alle letture che hanno fatto. Le generazioni precedenti sono cresciute in mezzo alle favole con gli orchi. I quarantenni hanno letto, oltre che di orchi, di supereroi – e hanno imparato che gli orchi sono battibili,

Bello.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.