80. Veronica

da qui

Non sappiamo quasi niente della tua vita privata, dai Vangeli. Sarebbe bello conoscere con che stato d’animo ti alzassi la mattina, se faticassi ad avviare la giornata, se stentassi a trovare energie e motivazioni sufficienti per essere felice; a che punto del giorno cominciassi a sentire la stanchezza, quale fosse il tuo piatto preferito, cosa ti piacesse o dispiacesse negli uomini e le donne che incontravi. Cosa daremmo per leggerti i pensieri, come tu leggevi i nostri: sapere se, incontrando un povero o un malato, provassi prima un senso di fastidio, d’impazienza, e solo dopo ti aprissi alla pietà che informava ogni tua azione. Cosa succede alle tue viscere, ora che i dieci lebbrosi si avvicinano, pur tenendosi a distanza, com’è scritto nelle norme religiose? Hai un istinto di fuga, vorresti essere altrove, hai paura di restare contagiato? Forse non fai in tempo a dare un nome ai sentimenti, perché subito, i malati, gridano all’unisono.
Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!
Non resisti a grida d’aiuto come queste. Come sanno che hai il potere di guarirli? La tua fama è arrivata, dunque, fino a ai confini dell’umano, nel ghetto da cui si esce solo morti? T’identifichi con i corpi piagati, con i visi segnati dal dolore.
Una donna, che passa di là, si accosta al tuo corpo vacillante sotto il peso del patibolo, ti asciuga la faccia dal sangue e dal sudore. La guardi, come da una nebbia. Maestro, perdonali, mostra loro il volto vero di Dio.
Sei commosso, mentre ordini loro:
Andate a presentarvi ai sacerdoti.
Ti credono sulla parola, non hanno alternative. Il sacerdote si stupirà che tanti lebbrosi, tutti insieme, si ritrovino sanati. Ma lo stupore più grande è dei malati, che vedono la pelle ritornata come quella di un bambino. Chi è quest’uomo, che ha il potere di compiere miracoli a distanza? Nel gruppo c’è un samaritano: quando scopre l’accaduto, dimentica l’ordine del Rabbi e corre, corre, quanto non ha mai fatto in vita sua.
Avverti una specie di sollievo quando il velo ti passa sulle guance, sulla fronte imperlata di sudore. La voce si fa largo a stento tra le labbra screpolate, rosse di sangue: sì, donna, li perdono; oggi vedranno l’immagine autentica di Dio.
Il samaritano ti si getta ai piedi, non riesce a trovare le parole per esprimere la gioia. Provi una fitta al cuore.
Non sono stati guariti tutti e dieci? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato chi venisse a ringraziare, eccetto uno straniero?
Non sappiamo nulla delle tue abitudini private: se ti piacesse il caldo o il freddo, i fichi o l’uva; ma sappiamo quanto fosse importante, per te, ricevere l’amore, oltre che darlo: un altro tratto del tuo volto, vera icona di Dio.

13 pensieri su “80. Veronica

  1. “Quello che date a un altro lo date a voi stessi. Preoccupatevi di quello che potete dare. Non potete perdere ciò che donate.» «Agisci come se fossi Uno con tutti. Inizia da domani. Considera gli altri come un “te stesso” che ha un problema. Come un “te stesso” che vuole soltanto una buona opportunità, come un “te stesso” che sta facendo un’esperienza diversa. Guarda tutti con occhi nuovi. Poi inizia ad agire come se ci fosse abbastanza di tutto. Se avessi abbastanza soldi, abbastanza amore, abbastanza tempo, cosa faresti di diverso? Condivideresti ciò che hai più apertamente, più liberamente, più equamente?”
    Neale Donald Walsch

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  2. Non conosciamo le abitudini della Veronica ma sappiamo che possedeva il sentimento più importante l,amore e questo ce la rende più vicina

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  3. “L’unica cosa che non riceviamo mai abbastanza è l’amore; l’unica cosa che non doniamo mai abbastanza è l’amore.”
    — Henry Miller

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  4. La Veronica ci insegna che solo con la compassione e l’amore si riesce a vedere il volto di Dio, un volto martoriato che è la manifestazione dell’amore estremo.

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  5. La Veronica,la Vera icona di Dio ,il Vero volto dell’ Amore,l’ Unico che ti sazia dalla fame e ti disseta dalla sete per sempre.

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  6. L’anima di Gesù, “Amore celato nell’umana carne”, forse nel suo cielo, si svelerà la divina vetta della creazione, sarà l’incarnarsi della eternità per poterne scoprire tutti i più fulgidi segreti e le umane fragilità:
    “..e in quell’attimo vedi
    ciò che nessuno riesce a vedere
    senza che le pupille diventino cenere”.
    Sapremo dei tuoi rammarichi, delusioni, ripugnanze, paure, uomo Gesù, mirabile Amore nelle strettoie dell’umanità, divina beatitudine che hai conosciuto la solitudine, le lacrime, Tu radice di ogni sogno.
    Sapremo anche dei tuoi desideri, gli estremi desideri del tuo cuore, amante infaticabile devastato dalla passione fino all’estrema lacerazione della vita, sangue dolce che sani le piaghe del peccato e “fasci le ferite della terra”.
    Finalmente conoscerti, ma quanto del tuo abisso di pienezza può reggere l’essere mortale! già basta come ti sei mostrato: “simile a me interamente sei”, fratello Gesù.

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  7. Non sarà un caso che, rivoluzionando le lettere della frase “il velo della Veronica”, si ottenga l’anagramma: “Ella, al vederlo (d)a vicino!”.
    Chissà quale grande emozione avrà infatti provato nel trovarsi faccia a faccia con Gesù, quale amore infinito avrà sentito scorrere dentro di sé al guardarlo negli occhi, così da vicino…

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  8. Tutti noi,ogni giorno passiamo accanto a malati, disperati, affaticati.Ogni uno di noi passa accanto, ma non tutti di noi si fermiamo e come Veronica asciuga la faccia dal sangue e dal sudore di Gesù, non tutti facciamo un gesto d’amore verso bisognoso, anche se a volte basta così poco per dare un sollievo l’altro.

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  9. “Non sono stati guariti tutti e dieci? Dove sono gli altri nove?”
    a chiedere sappiamo tutti ma non tutti “ricordiamo” dire grazie. Come ci fosse è un dovere di Dio aiutare a noi,quando noi si ricordiamo di esistenza di Dio.

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  10. “Ogni giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare, un giorno in più per vivere”
    Padre Pio

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  11. No, non è necessario conoscere le abitudini private per sapere che ogni figlio dell’uomo, umanità di carne e sangue, è fragilità di fronte alle ferite, alla sofferenza, propria e dell‘altro, al desiderio di felicità. Ma „C’é un solo modo per essere felici“ (F. Centofanti), anche quando si guarda „come da una nebbia“: dare fiducia a quel Potere che pare trovarti e conoscerti da sempre e svelarti a te stesso, e che spesso si attiva in una voce, una mano, una parola amica.

    Come fai
    A camminare ogni pensiero?

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  12. Annebbia il cuore, nasconde gli occhi, entrambi vorrebbero strapparlo, non sempre riescono, lascia quel sottile, trasparente stato di “protezione” nel quale si specchia l’intimo, quello che nessuno può vedere, al di fuori di Te, quello che qualcun altro, più sensibile, prova a interpretare, mentre gli dici “grazie” come segno di riconoscenza; forse è proprio in quel momento che quel velo si strappa o forse si trasforma in un canovaccio prezioso intriso di amore, di vissuto condiviso, in cui è chiaro lo scambio reciproco di bene, l’intesa perfetta che ci vuole tutti fratelli dentro un unico Progetto.

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  13. Non sappiamo della Sua vita privata, ma sappiamo che ha voluto somigliarci il più possibile.
    Lui a noi, che il Padre ha creato a Sua immagine.
    Se capissimo che somigliandoGli noi , che vivendo noi come Lui ha vissuto, sarebbe subito felicità!
    Saremmo come i lebbrosi cui è tornata la pelle di bambino!

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