82. Una lacrima infinita

da qui

Come spiegare che la preghiera conta più di tutto? La considerano una perdita di tempo, l’abitudine oziosa di gente che non deve dannarsi per guadagnarsi il pane. Fermarsi, per loro, è una bestemmia: il mondo ha bisogno di persone efficienti, che facciano girare l’ingranaggio. Già, il mondo: è quello l’ingranaggio che li rende schiavi, costringendoli a vendersi l’anima per una dracma in più, per un pezzo di campo coltivato, per un pugno di capi di bestiame. Vorresti raccontare delle coppie fallite perché si smette di parlarsi, dei rapporti inesistenti tra genitori e figli, delle amicizie perse a causa del confine impercettibile tra l’assenza e l’oblio. Pregare, insomma, per vivere, perché lo spirito non resti soffocato da ciò che gli è contrario.
In una città c’era un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno; c’era anche una vedova, che gli diceva: fammi giustizia contro il mio avversario.
Subito drizzano le antenne: quando narri le storie, li inchiodi per ore sullo spazio erboso, da cui il lago è un cuore d’acqua che batte lentamente, senza far rumore.
Per un certo tempo, egli non volle, ma poi disse tra sé: anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non mi aggredisca.
Non capiscono dove vuoi arrivare. Ne hanno viste di giustizie ingiuste, di uomini di legge che schiacciano i più deboli. In molti vorrebbero cavarsela da soli, ricorrere all’estremo della violenza fisica.
Avete udito ciò che il giudice iniquo pensa tra sé. E Dio non farà giustizia a coloro che gridano giorno e notte per essere esauditi? Li farà aspettare lungamente?
Sì, pensano, li farà aspettare. Quanti rospi hanno ingoiato fino a oggi, quante volte hanno abbassato il capo per evitare guai peggiori.
Vi dico che farà loro giustizia prontamente.
Ecco, il sognatore illuso. Perché non preghi Dio di cacciare l’oppressore, se tutto è così logico? La preghiera può davvero spezzare le catene degli schiavi, salvare il povero dal ricco o dal potente? Il lago è una lacrima infinita, che nemmeno il sole riuscirà a asciugare.

17 pensieri su “82. Una lacrima infinita

  1. Il lago è una lacrima infinita, che nemmeno il sole riuscirà a asciugare.

    Una metafora di estrema delicatezza per un amore incessante che non chiede altro che amore; niente ci è dovuto e almeno qualche volta dovremmo ricordarci di pronunciare la parola ”grazie”, così semplice, ma spesso dimenticata nel rumore della vita, nel volume alto della TV o fra i “mi piace” di FB, imparare e capire che ogni cosa è un dono, un buon motivo per ‘sprecare’ al meglio un po’ di tempo con chi non si stanca mai di darci il buongiorno e la buonanotte.

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  2. La preghiera è amare, desiderio di entrare in contatto con l’amato, è la dimensione reciproca dell’amore, Dio crea l’uomo e parla con lui, Adamo parla con Dio, in quell’istante nasce, nel giardino, la preghiera: scambio, avvento di una esperienza sconosciuta, una sorpresa divina, d’indicibile intimità.
    Dialogo mai più interrotto tra Dio e l’umanità, nel deserto parla al suo cuore, e fraseggia l’Innamorato con l’amata, nelle vigne odorose e nel segreto della cella vinaria.
    La preghiera, Padre nostro, è anche “dove la vita condensa” il dolore sulla carne e nell’anima e:
    “il cuore mi urla dentro
    come una selva sotto la bufera,
    e il sangue come mare irato”,
    allora diviene supplica, ma anche “certezza che è presente nella nostra storia” attento “prontamente ad esaudire che non vuol dire subito, ma sicuramente”.
    Dio- Amore, l’uomo questo suo amore:
    “il corpo la casa ove..
    siedono a mensa”.
    Te prego, Amore, che divinamente ami, che il desiderio bruci nel tuo desiderio.

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  3. Noi ti invochiamo
    ma non sappiamo pregare

    Io ti chiamo
    ma non so pregarti

    Tu stai lontano
    al di là della luce

    mentre ho bisogno
    di toccarti e baciarti

    sulle labbra in eguale
    amore e sconforto

    Soli ci lasci
    sulle sponde incantate

    Vieni tu, presto, a suonare
    i divini sensi.

    (D.M.Turoldo)

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  4. La preghiera è incontro essenziale, è mettere “il cuore nel cuore”, è dialogo sincero e profondo, vitale per nutrire l’amore, è filo che unisce e mai si spezza e che permette di non superare mai “il confine impercettibile tra l’assenza e l’oblio”: pregare è rimanere vicini, tenersi stretti, con gli altri, con Dio, permetterGli di srotolare la pietra che ci opprime e ci soffoca.

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  5. “La preghiera è un anelito, un sussulto del cuore, è un soffio che non sai di dove viene
    e non sai dove va.
    La preghiera è un incontro, a volte uno scontro, spesso un’attesa.
    E’ il pianto di Pietro al canto del gallo,
    è lo stabat di Maria ai piedi della croce.
    La preghiera è un attimo di eterno,
    è una scelta d’amore,
    è un bacio che accarezza un viso.
    La preghiera è un ricordo e un progetto,
    è un grido ed è silenzio.
    Sono le lacrime di chi piange per chi non piange,
    sono le suppliche della terra, le lodi della Chiesa.
    La preghiera è il nostro respiro, la nostra vita, il nostro tutto.
    Non c’è uomo che non prega,
    c’è solo un uomo che non sa di pregare”.

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  6. La preghiera non è solo ripetute preghiere quotidiane,la preghiera non è solo chiedere un favore,la preghiera è anche un dialogo con Dio,la preghiera è anche un sorriso.
    La preghiera non dovrebbe venire dal obligo, la preghiera non dovrebbe venire solo quando abbiamo bisogno di qualcosa.
    La preghiera dovrebbe venire dal cuore,come la voglia di parlare con un caro amico. E come si parla con un amico? Si racconta di tutto,ti viene spesso la voglia di telefonare per dire buongiorno o buonanotte,chiedere come stai, o semplicamente- che fai, oppure per dire-guarda come bel cielo. Con amico si parla, si ride, si piange. Con Dio è uguale.Per me questo è la preghiera, sentire sempre accanto a me la presenza di Dio.

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  7. “Per conoscere il Signore è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo,ascoltarsi ai Sacramenti”
    Papa Francesco

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  8. Talvolta le parole non sono che un pallido tentativo di dire, di comunicare qualcosa di troppo grande. E la preghiera diventa silenziosa intesa, comunanza, lacrima di gioia.

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  9. La comunita’ che prega e piange, oggi in questo pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, abbiamo scoperto e compreso il dono delle lacrime, la presa di coscienza della nostra condizione e la consapevolezza di uno sguardo d’amore nonostante tutto.

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