85. Un piede nella fossa

da qui

Gerico si riconosce in lontananza, dalle palme che svettano in mezzo al deserto come miraggi di abbondanza e di felicità. La gente pensa, spesso, che i beni materiali siano tutto, e si affanna a metterne da parte sempre più: è da lì che provengono il prestigio, il potere, la soddisfazione di appagare qualsiasi desiderio. Chi ha i soldi può guardare lontano, immaginare progetti stimolanti, scoprire orizzonti inaspettati. E’ come avere il mondo ai propri piedi, osservare dall’alto in basso questo mondo, con un senso compiaciuto di superiorità. Gerico è la città dagli occhi aperti, dallo sguardo rapace sempre pronto a scovare un nuovo affare, un’opportunità invidiabile, l’occasione della vita. Qui si vede l’esistenza da un’altra prospettiva, ignara dei dolori e delle privazioni, dei pesi che gravano sui meno fortunati. Sei quasi giunto alla porta, quando senti gridare, a pochi passi da te.
Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!
Le urla sono così forti che sembrano quelle di tutta la città; è come se, d’un tratto, si sentisse avvolta nelle tenebre e avvertisse la stessa paura che assale i bambini, nella notte. Gli uomini alla testa del corteo cercano di metterlo a tacere, ma lui non si lascia intimidire. Grida più forte, come lo facesse per tutti gli abitanti della città felice, come capisse che lo sguardo da falco predatore dei suoi ricchi abitanti fosse viziato da un difetto incorreggibile.
Figlio di Davide, abbi pietà di me!
Ti fermi e chiedi di condurlo da te proprio a quelli che lo aveva sgridato.
Coraggio, alzati, il Maestro ti chiama!
Lui riconosce le voci che lo avevano sgridato, e non può fare a meno di sorridere. Gettato via il mantello, in cui raccoglie l’elemosina, balza piedi e si lascia accompagnare. Sentendo di averti lì vicino, ti accarezza un braccio. In quel gesto, hai come l’impressione che tutta la città ti cerchi disperatamente, senza riuscire a incrociare la luce del tuo sguardo.
Cosa vuoi che ti faccia?
Desideri che tutto il paese sia cosciente del buio in cui sta vivendo, dell’illusione di felicità in cui si è crogiolato fino a ora.
Maestro, che io riabbia la vista!
Le palme, adesso, sono come quel miraggio che si scopre vero quando meno te lo aspetti, quand’eri già con un piede nella fossa.

13 pensieri su “85. Un piede nella fossa

  1. Spesso si desidera questo che non abbiamo. E come non abbiamo si immaginiamo che questa cosa può dare a noi la felicità.Poi, quando la ottieniamo siamo contenti, ma subito dopo si inventiamo qualcosa altro che desideriamo,che pensiamo che può dare la nostra felicità.Uguale con i soldi, ogni volta vogliamo avere di più, perché pensiamo che i soldi risolvono tutti nostri problemi e saremo felici,e ogni volta desideriamo di più e di più abbiamo bisogno di soldi.
    Mi sa che siamo un po’ masochisti (non so come si scrive in italiano), perché non riusciamo guardare dentro nostro cuore, e intorno a noi per capire che possiamo essere felici così come siamo,ma sempre cerchiamo un motivo di nostra insoddisfazione della vita.

    Mi piace

  2. “Cosa vuoi che ti faccia?”
    un po’ come nella favola con pesciolino d’oro, esprimere desideri.
    Ogni uno di noi in ogni momento desidera qualcosa- la fortuna, salute, la vista,….
    E come ha risposto Salomone? -voglio il cuore che sa ascoltare.
    E per noi, cosa è il più importante?

    Mi piace

  3. “Che io riabbia la vista”….che il cuore veda di nuovo, che le tenebre di paura svaniscano. Parole possibili solo nell’uomo che mendica, che si riconosce tanto bisognoso da chiedere, e cercare, con ogni sua forza. Non è la cecità il malanno, è nella mancanza di coraggio, il tacere, il soffocare ciò che si vuole, che si vorrebbe chiedere ad una mano provvidente che ama. “Cosa vuoi che io faccia”? quante volte non sapremmo cosa rispondere, oppure lasceremmo la risposta alla superficie, a ombre di illusione, a idoli…. Altro è il bisogno, quel chiedere profondo,per la vita, per quella luce che ricolma di gioia.

    Mi piace

  4. Cosa vuoi che ti faccia?
    Signore,vorrei un paio di occhiali nuovi, che mi permettano di leggere nel cuore delle persone, per non fermarmi solo alle apparenze .Non so se questo sarà mai possibile, ma se ciò non fosse possibile insegnano ad amare,anche coloro che non riesco a capire.

    Mi piace

  5. Pietà

    “Sono un uomo ferito.
    E me ne vorrei andare
    E finalmente giungere,
    Pietà, dove si ascolta
    L’uomo che è dolo con sé.

    Non ho che superbia e bontà.
    E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
    Ma per essi sto in pena.
    Non sarei degno di tornare in me?

    Ho popolato di nomi il silenzio.
    Ho fatto a pezzi cuore e mente
    Per cadere in servitù di parole?
    Regno sopra fantasmi.

    O foglie secche,
    Anima portata qua e là…
    No, odio il vento e la sua voce
    Di bestia immemorabile.

    Dio, coloro che t’implorano
    Non ti conoscono più che di nome?
    M’hai discacciato dalla vita.
    Mi discaccerai dalla morte?
    Forse l’uomo è anche indegno di sperare.

    Anche la fonte del rimorso è secca?
    Il peccato che importa,
    Se alla purezza non conduce più.

    La carne si ricorda appena
    che una volta fu forte.

    E’ folle e usata, l’anima.
    Dio, guarda la nostra debolezza.
    Vorremmo una certezza.
    Di noi nemmeno più ridi?

    E compiangici dunque, crudeltà.
    Non ne posso più di stare murato
    Nel desiderio senza amore.
    Una traccia mostraci di giustizia.

    La tua legge qual è?
    Fulmina le mie povere emozioni,
    Liberami dall’inquietudine.
    Sono stanco di urlare senza voce.”

    G. Ungaretti

    Mi piace

  6. In questo si distingue il popolo di Dio, dalla folla cieca: dal coraggio di andare controcorrente, dalla voglia di gridare forte le sue preghiere, dal bisogno reale di seguire ed avvicinarsi a Gesù e dalla fiducia profonda che solo Lui può guarirlo, dargli la luce vera, una vita nuova e salvarlo dalla fossa.
    Il popolo segue Gesù, la folla invece segue i suoi idoli.

    Mi piace

  7. Gerico, la città delle palme, che il cieco seduto alle sue porte non vede; la riconosce nei suoi odori, suoni. Sensazioni tattili i palmizi, le dune di sabbia, le fonti, il volto dell’uomo; il buio è il suo mondo: una lama netta tra l’oscurità e il visibile, non vede Gesù, che “sandali porta di pellegrino”, sentirà la sua Voce, la stessa che evoca la vita dal nulla, la sentirà: soave, un alito sul suo viso, premurosa -che vuoi che ti faccia?-
    E’ presenza alla sua vita dagli occhi chiusi, il figlio dell’uomo, con la sua nube di profumata vendemmia e di grano in mietitura, che il cieco chiama: Figlio di Davide, e implora: che io veda.
    L’uomo non è fatto per facili imprese:
    “A me il desidero è subito cenere,
    a me il disegno sempre infranto
    e la interiore tenebra che nessuno dirada”.
    Da quanto si attende un miracolo al proprio smarrimento! mentre l’Amore arde nel suo desiderio di donare beatitudine al cuore: terra “ove calde sono ancora le divine orme”, e consuma nell’attesa di una fede dall’alto grido capace di smuovere le montagne, di trapiantare un gelso in mare e di aprire gli occhi sul volto di Dio.

    Mi piace

  8. “La base di ogni trasfigurazione: chiedere a Dio cose grandi per ricevere cose grandi” (Guglielmo di Saint-Thierry)

    Mi piace

  9. Cosa vuoi che faccia?

    Incontrare ogni giorno la bellezza e non dimenticarla nella fretta della vita

    La bellezza cammina fra di noi
    come una giovane madre
    quasi intimidita dalla propria gloria.
    La bellezza è una forza che incute paura
    come la tempesta scuote
    al di sotto e al di sopra di noi
    la terra e il cielo.
    La bellezza è fatta di delicati sussurri
    parla dentro al nostro spirito
    la sua voce cede ai nostri silenzi
    come una fievole luce che trema
    per paura dell’ombra.
    La bellezza grida tra le montagne
    tra un battito d’ali e un ruggito di leoni.
    La bellezza sorge da oriente con l’alba
    si sporge sulla terra dalle finestre del tramonto
    arriva sulle colline con la primavera
    danza con le foglie d’autunno
    e con un soffio di neve tra i capelli.
    La bellezza non è un bisogno
    ma un’estasi,
    non è una bocca assetata
    né una mano vuota protesa in avanti
    ma piuttosto ha un cuore infuocato
    e un’anima incantata.
    Non è la linfa della corteccia rugosa
    né un’ala attaccata a un artiglio.
    La bellezza è un giardino sempre in fiore
    e una schiera d’angeli sempre in volo.
    La bellezza è la vita quando la vita si rivela.
    La bellezza è l’eternità che si contempla allo specchio
    e noi siamo l’eternità e lo specchio.

    La bellezza – K. Gibran

    Mi piace

  10. Cosa vuoi che ti faccia?

    Ascoltami:
    quando mi regali una forza che non so neanche io da dove arrivi, e quando lo sfinimento taglia le gambe,
    nella speranza che non muore, ma anche nelle notti senza sonno,
    nelle radici che non si strappano, e nei rami che si sentono sbattuti dal vento,
    quando le cose sembrano ordinate così spontaneamente dal cuore, e nei limiti istintivi.
    E abbi pietà, ti prego, della mia rabbia civile, di chi crede ancora in un’ utopia umana possibile, e non nell’ intimismo come ripiego,
    di chi crede nel dialogo, ma scegliendo da che parte stare,
    di chi non crede nell’ idolo denaro ma chiama ingiustizia milioni di persone senza diritti.

    Mi piace

  11. Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!

    Il grido di chi ha fede e si affida ciecamente non resta inascoltato.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.