Vivalascuola. Una scuola dell’altro mondo

Vivalascuola propone un reportage di Matteo Telara sulla scuola in Nuova Zelanda, Paese che ha uno dei sistemi scolastici migliori al mondo. Un sistema capace di stupirci e un esempio di cosa può essere la scuola in un Paese da anni al primo posto nelle classifiche internazionali per assenza di corruzione, ai primi posti anche come nazione più pacifica del mondo (Global Peace Index) e per la qualità della vita. L’Italia invece continua a collocarsi tra i paesi più corrotti, mentre peggiora la qualità della vita. E nell’ultimo mese si registra ancora un record di scandali e inchieste. Date queste premesse, non stupisce che l’Italia sia agli ultimi posti anche per le spese per l’istruzione, per la qualità del suo sistema scolastico, per le competenze degli adulti. E’ proprio necessario avere “in cima alla propria agenda la trasformazione dello stato di cose esistente: senza questa trasformazione è illusorio sperare di cambiare la scuola”. (Girolamo De Michele)

La scuola in Nuova Zelanda
di Matteo Telara

Shirley è la preside della scuola elementare di Devonport, uno dei quartieri a nord della città di Auckland, in Nuova Zelanda. È lei che mi accoglie all’entrata, insieme a Rachel, la receptionist, per assicurarsi che mi venga dato il cartellino con su scritto “visitatore” e che abbia tutte le informazioni necessarie per la mia piccola inchiesta sul sistema scolastico neozelandese, in particolare sulle elementari.

È importante tenerlo attaccato per tutto il tempo che resterai all’interno della nostra struttura” mi dice salutandomi e augurandomi una buona mattinata, “in modo che ovunque tu sia, lo staff sappia sempre chi sei”.

La scuola elementare di Devonport è formata da una serie di edifici immersi nel verde, sul dorso di una collinetta con vista sul golfo di Hauraki. Ovunque mi volti, attraverso le ampie vetrate che danno all’esterno, vedo il blu dell’oceano solcato dalle scie solitarie delle barche a vela, le sagome dei grattacieli in lontananza e il lungo ponte a otto corsie che collega questi quartieri al resto della città.

La nostra è una delle scuole elementari più vecchie del paese” mi spiega Rachel, facendomi strada. “Aprì nel 1870, e da allora ha sempre mantenuto il suo obiettivo di offrire un livello di educazione al passo coi tempi”.

Nel cortile mi viene mostrato il campo da basket, l’area per sviluppare i progetti legati all’ambiente, il prato per le attività sportive e la piscina, “che essendo all’aperto”, mi dice quasi a volersene scusare, “usiamo solo quando la stagione e le condizioni climatiche lo permettono”.

A partire dal 2007 la città di Auckland ha siglato un accordo di alleanza strategica con Amburgo, per favorire la crescita di settori chiave come quello dell’industria creativa, delle biotecnologie e dell’istruzione. Ma è tutta la Nuova Zelanda ad essere da anni ai vertici delle classifiche mondiali per la qualità della vita, la libertà economica e la mancanza di corruzione.

E malgrado l’alto standard del suo sistema educativo già attiri ogni anno più di 95.000 studenti provenienti da tutto il mondo, il governo ha negli ultimi tempi deciso di consolidarsi ulteriormente a livello internazionale come meta universitaria e di studio, favorendo progetti di dottorato e di specializzazione, e aumentando considerevolmente i fondi dedicati alla ricerca.

È anche per capire come tutto questo sia possibile che mi trovo oggi qui a Devonport, in un istituto elementare, dove ogni percorso formativo ha inizio e dove ogni scelta educativa affonda le proprie radici.

Ci sono tre tipologie di scuola” mi dice Rachel: “quella pubblica, quella privata e quella integrata. Le scuole pubbliche e quelle integrate sono finanziate dallo Stato. Quelle private ricevono il 25% dei loro fondi dal governo e si procurano il resto attraverso le rette pagate dalle famiglie. Le scuole integrate sono invece ex scuole private divenute parte del sistema pubblico”.

La scuola elementare di Devonport è una delle numerosissime (sono la maggior parte) scuole pubbliche del Paese. Ha quasi 400 alunni, tutti tra i 5 e gli 11 anni, suddivisi in 15 classi, di cui si prende cura uno staff di 28 elementi (insegnanti e staff di supporto, tra cui la bibliotecaria, la receptionist, la segretaria, l’amministratrice delle finanze e il bidello).

Il sistema scolastico prevede l’istruzione obbligatoria fino a sedici anni (anche se una recente proposta di legge vorrebbe elevarla a diciotto, perlomeno per alcuni corsi di studio) suddivise in Primary and Intermediate School (le nostre Elementari e Medie) l’High School (Scuola Secondaria Superiore), e infine le Università (che, come detto, godono tutte di ottima reputazione internazionale) e/o i Politecnici. È considerato un diritto di ogni cittadino avere un’educazione che parta al compimento del quinto anno d’età e arrivi al diciannovesimo, quando, per chi lo voglia, è possibile entrare nelle Università.

Oggi a Devonport seguiremo le lezioni in una classe di alunni tra gli 8 e i 9 anni.

Normalmente in ogni scuola elementare accanto al programma di base, che comprende lo studio della matematica, della storia, della geografia e dell’inglese, sono presenti altri quattro concetti (altrimenti detti ‘grandi aree di curriculum’) intorno ai quali durante l’anno scolastico si svolgeranno le varie attività, e che hanno la funzione di aiutare gli alunni ad ampliare la loro conoscenza e sviluppare le loro abilità, incoraggiandoli a richiedere informazioni che poi saranno utili nel prosieguo dei loro studi come della loro vita.

Quest’anno questi quattro concetti sono: ‘connessioni’ (arti visive e inglese), ‘realizzare qualcosa’ (musica, danza, dramma), ‘ingegno’ (scienza e tecnologia) ed ‘equilibrio’ (società, salute, ambiente). Questi concetti, che integrano il programma di base, vengono sviluppati uno dopo l’altro durante l’anno e cambiano di anno in anno. “L’anno scorso” mi dice Rachel continuando a farmi strada lungo un corridoio “erano: identità, trasformazione, ricerca e rispetto”.

Vedo appese alle pareti varie fotografie di ex alunni che hanno poi raggiunto importanti risultati nella vita: non solo nomi e volti su cui si costruisce la reputazione della scuola, ma anche l’orgoglio della comunità di cui l’istituto fa parte oltre che un esempio e una motivazione per chi ci studia e ci lavora. “Il rapporto tra la comunità e la scuola è molto stretto” mi viene spiegato, “e va ben al di là della semplice condivisione di uno spazio nel territorio. Anzi, spesso la scuola si apre al quartiere e viceversa”.

Secondo la legge neozelandese, infatti, oltre ai fondi stanziati regolarmente dallo Stato (e che variano da istituto a istituto) ogni scuola provvede per proprio conto a coprire spese extra legate al materiale didattico e ad eventuali costi aggiuntivi. Tali fondi sono spesso conseguenza di ‘donazioni’ fatte dalle famiglie – e deducibili dalle tasse – ma sono anche raccolti grazie a varie iniziative che le scuole stesse annualmente organizzano.

Una su tutte è la school fair, una vera e propria ‘fiera’, alla quale prendono parte con attività di volontariato non solo gli insegnanti e gli alunni ma anche i genitori e i membri della comunità di quartiere. La school fair può in alcuni casi diventare un evento di una certa importanza, che richiama visitatori da tutto il resto della città.

Quest’anno, la fiera della scuola di Devonport, che si è svolta in una gradevole domenica autunnale, ha raccolto la bellezza di 40.000 dollari, che sono stati poi utilizzati per l’acquisto di tablets e per l’aggiornamento del reparto tecnologico della scuola stessa.

La maniera in cui una ‘fiera’ si costruisce e si finanzia è un esempio perfetto dell’organizzazione e del life-style neozelandese. Della fiera fanno parte banchetti gastronomici, piccoli mercatini dell’usato (chiamati garage sale, dove si vende tutto ciò che si è accumulato nel garage, o in casa, durante l’anno), giostre per bambini, attività varie, piccole competizioni, lotterie (i cui premi sono spesso donati dagli esercizi commerciali del quartiere) e simpatici spettacoli d’intrattenimento, spesso organizzati dagli insegnanti e dagli alunni.

La ‘fiera della scuola, al di là di raccogliere fondi extra a quelle stanziati dal governo, è un momento di forte osmosi tra struttura scolastica e quartiere, un evento sul quale si costruisce l’identità di un luogo e il senso d’appartenenza a un’istituzione e alla comunità di cui fa parte.

L’idea di ‘partecipazione’ è, insieme a quella di ‘responsabilità’, la linea guida a cui far riferimento in questi casi, ed una delle caratteristiche più peculiari del sistema educativo di matrice anglosassone. Un esempio su tutti è costituito dal servizio di controllo del traffico all’uscita da scuola, che non viene gestito da nonni volenterosi o da vigili, ma dagli alunni stessi, sotto la supervisione di un adulto, in maniera che siano i bambini a prendere coscienza in prima persona dell’importanza della sicurezza nelle strade.

La presenza dei bambini nella gestione dell’attraversamento pedonale all’entrata e all’uscita da scuola tra l’altro”, mi viene detto con un pizzico d’orgoglio, “ha una forte impatto nel responsabilizzare anche gli adulti al rispetto del codice stradale”.

Raggiunta la classe in cui stamani seguiremo le lezioni siamo accolti dall’insegnante e riceviamo ulteriori chiarimenti sulla metodologia d’insegnamento adottata.

Si chiama inquiry-based learning, ed è un approccio secondo il quale sono gli alunni stessi a diventare gradualmente responsabili del proprio apprendimento: invece di comunicare verità che poi il bambino dovrà immagazzinare passivamente, ci si preoccupa d’insegnare a imparare, attraverso la curiosità, il rispetto della differenza e l’apertura mentale. Non si tratta di dare risposte, quanto di sollecitare la capacità di trovarne per proprio conto, soprattutto per mezzo del lavoro di gruppo”.

Per avere un esempio concreto di come tale metodo si sposi con le materie di studio e coi quattro grandi concetti di cui mi è stato parlato in precedenza, chiedo a cosa stanno lavorando in questo momento.

Ecco”, mi risponde l’insegnante, “per ricollegare matematica, scrittura e creatività al concetto di ‘equilibrio’ – che era una delle grandi aree su cui abbiamo lavorato quest’anno – ho dato loro il compito di progettare un gioco da tavolo ispirato all’idea di ‘non manomettere la natura’. Il gioco deve essere pensato in modo che sia effettivamente funzionante, e quindi necessita di regole, obiettivi e significati; ma soprattutto deve contenere quello che si è imparato e riuscire a farlo in maniera tale che chiunque ci giochi impari a sua volta giocando”.

Mi avvicino ad uno dei gruppi di lavoro.

Questo è stato chiamato ‘aiuta l’orango-tango’” riprende l’insegnante. “È stato tutto pensato e realizzato dagli alunni, con un semplice ruolo di supporto da parte mia. Bisogna muovere l’orango-tango attraverso la foresta, usando un dado e delle caselle. Nel farlo, però, occorre evitare i bracconieri, le aree urbane che stanno crescendo, e in genere ogni cosa che alteri l’ambiente e che metta in pericolo la sopravvivenza degli orango. Si tratta di una sola delle tante maniere con cui dare attuazione pratica a quanto abbiamo studiato durante l’anno” continua,scrivere le regole del gioco implica l’utilizzo della lingua inglese, pensare il sistema implica la matematica, immaginarne gli elementi coinvolge la creatività”.

Il cuore dell’inquiry-based learning, comincio gradualmente a capire, non sono tanto le risposte, quanto la nostra capacità di trovare le domande. “La domanda giusta”, mi viene detto, “di solito ha un finale aperto. Più che dare risposte vere o false, apre le porte al regno delle possibilità. Insomma, si tratta di sviluppare abilità che poi torneranno utili anche nel prosieguo della vita”.

Resto in classe anche durante la lezione d’inglese e di storia. Le lavagne, nella Devonport Primary (come nella maggior parte delle scuole neozelandesi) sono tutte elettroniche, collegate a internet e in grado di fornire un supporto multimediale all’apprendimento. Al momento dell’assunzione, ogni insegnante riceve un computer portatile già dotato dei programmi necessari al suo utilizzo.

Chiedo a quanto ammonta lo stipendio massimo di un insegnante di scuola elementare. “3600 dollari mi viene detto (2300 euro circa).

Orari, caratteristiche d’ogni scuola e donazioni delle famiglie variano da scuola a scuola. “Alcuni istituti ad esempio hanno le uniformi” mi spiega l’insegnate, “che devono essere pagate dai genitori degli alunni. Altri invece, come il nostro, non le adottano. In alcuni casi, poi, soprattutto nelle scuole superiori d’ispirazione religiosa, ci può essere la separazione dei sessi. Ma la maggior parte degli istituti ha classi miste e non adotta uniformi. Diciamo che ha tutto a che vedere col tipo di formazione che si vuole dare ai propri figli. Le elementari e le medie, ad ogni modo, funzionano in genere quasi tutte nella medesima maniera”.

Al di là del programma di base e delle regole generali, che valgono per ogni istituto, viene data ad ogni scuola una certa libertà di seguire propri principi d’ispirazione. Dalle medie in poi, e soprattutto a partire dagli istituti superiori, similmente a quanto avviene in Italia, si possono scegliere indirizzi differenti, più o meno umanistici, scientifici o professionali.

Decisamente differente da quello italiano è invece il sistema delle assunzioni, che non vengono fatte per mezzo dei concorsi, ma lasciando ad ogni istituto piena libertà di scegliere i propri insegnanti.

In genere la scuola riceve i curricula degli insegnanti e opera una prima selezione. Poi si passa ai colloqui coi prescelti. Infine si decide chi assumere. Il colloquio di lavoro è in genere fatto dal preside della scuola insieme a due rappresentanti degli insegnati e a uno o due rappresentanti dei genitori. In questa maniera si assicura che il sistema sia democratico e che venga assunto l’insegnante che tutti ritengano sia il migliore”.

So di cosa sta parlando. Alcuni anni fa, mentre ci trovavamo in Italia, la mia compagna (che è a sua volta insegnante) ricevette un’email di richiesta di colloquio da una delle scuole in cui aveva lasciato il proprio curriculum prima di partire. Con mia sorpresa, il colloquio stesso fu fatto via skype, in collegamento tra Italia e Nuova Zelanda.

Abituato com’ero all’asettico anonimato dei nostri mega-concorsi statali, rimasi stupito dalla dinamica in cui il tutto si svolse. Ognuno dei quattro intervistatori aveva le proprie domande da porre, che si focalizzarono soprattutto sulle ragioni che avevano spinto la mia compagna a scegliere quella scuola e sulla maniera in cui pensasse di contribuire al suo funzionamento/miglioramento. Le venne anche chiesto quali riteneva fossero le sue qualità e i suoi punti deboli d’insegnante Sul finire del colloquio fu a sua volta invitata a porre domande ai suoi potenziali datori di lavoro, cosa che fece. Non si parlò di soldi. Solo di obiettivi, metodologie, capacità di rapportarsi agli altri.

Chiedo alla maestra se questo sistema d’assunzione non crei scompenso tra scuole più blasonate ed altre che si trovano in quartieri ‘difficili’, e che quindi immagino ricevano meno curricula da parte degli insegnanti.

Al contrario” mi sento rispondere. “C’è un sistema di classificazione che suddivide le scuole su vari livelli a seconda del quartiere in cui sorgono. Più il quartiere è povero e maggiori sono i fondi statali. Spesso avviene così che le scuole nei quartieri ‘difficili’ o poveri dispongano d’ottime risorse, e che anzi divengano una sorta di centro di sperimentazione in cui poter realizzare programmi innovativi. Ne consegue che molti insegnanti preferiscano scuole in quartieri ‘difficili rispetto ad altre in zone più benestanti”.

Ringrazio l’insegnante e lascio la classe, e mi aggiro per il resto della struttura: la sala insegnanti – molto ampia, dotata di angolo cottura, frigorifero, grande tavolo centrale e numerose poltrone – la sala riunioni, l’aula magna, la biblioteca, la mediateca, la stanza delle fotocopiatrici e delle macchine per laminare i documenti.

Esiste anche un giornalino della scuola. È normale, in ogni istituto, dalle elementari fino all’Università, la presenza di un giornale redatto dagli alunni, e, man mano che si cresce, anche l’utilizzo e lo sviluppo d’altre tipologie di Media, quali ad esempio la radio della scuola.

Dare attuazione pratica a quanto si apprende è in questo senso un’altra delle caratteristiche fondamentali del sistema neozelandese. Un altro, forse meno evidente ma altrettanto decisivo per la formazione della società, è il senso civico, oltre che il rispetto dell’altro e l’attitudine al volontariato: il valore dell’onestà, considerato l’unico principio sul quale un Paese, come una società e una cultura, possono avere un futuro, è profondamente radicato sia nella famiglia (qualunque essa sia: omo, etero o single – i matrimoni omosessuali sono infatti legalizzati) che nella scuola.

Raggiungo di nuovo la reception, dove restituisco a Rachel il cartellino ‘visitatore’ e la saluto, augurandole buona giornata e ringraziandola nuovamente per l’ospitalità.

Domani comincia l’ultimo fine settimana prima della conclusione dell’anno scolastico (che su questo lato del mondo parte a Febbraio e finisce a Dicembre). Tempo di riflessioni, voti finali e bilanci, non solo per gli alunni.

Ad ogni insegnante è infatti dato un documento di autovalutazione in cui si considera il lavoro svolto e i risultati ottenuti, e che verrà poi confrontato con le valutazioni fatte a sua volta dall’istituto, in modo da costituire una base da cui ripartire l’anno successivo.

Partecipazione e responsabilità’, penso ridiscendendo la collinetta e immergendomi nella vivace laboriosità del quartiere: qualcosa di cui si viene fatti partecipi fin da bambini e che non si ha timore di continuare a perseguire anche da adulti.
Non vi disturba l’idea d’essere a vostra volta giudicati?” ho chiesto alla maestra prima di salutarla.
E perché mai dovrebbe?” mi ha risposto come stupita dalla domanda.

(Questo articolo è stato pubblicato in forma meno estesa sulla rivista “Il Reportage“, numero 14, anno IV).

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MATERIALI

I primati della Nuova Zelanda

Tra i meno corrotti: Nuova Zelanda al 1° posto

La Nuova Zelanda è da anni in cima alle classifiche come il Paese meno corrotto al mondo; ha un tasso di alfabetizzazione del 99%; la disoccupazione è al 6,6%.

Nuova Zelanda: nel G8 dei migliori sistemi scolastici

A dirlo è “The Learning Curve”, il nuovo rapporto sull’educazione a livello globale, realizzato da The Economist Intellingence Unit insieme alla casa editrice Pearson.

Le due nazioni dove i sistemi scolastici sono all’avanguardia e che danno i risultati migliori sono dunque Finlandia e la Corea del Sud.

In un ipotetico G8 dei migliori sistemi educativi, troveremmo molti paesi asiatici (Hong Kong, Giappone, Singapore), pochi europei (Gran Bretagna, Olanda) e la Nuova Zelanda. Per imbatterci nell’Italia, dovremmo invece scendere giù, fino alla 24esima posizione (su un totale di 40), dopo la Germania (15esima) e gli Stati Uniti (17esimi).

Per la prima volta si è provato a costruire un indice globale dei sistemi di istruzione nazionali, mettendo a confronto 40 paesi in base a 60 diversi parametri: dai risultati dei test OCSE-Pisa e TIMSS agli investimenti governativi, passando per gli stipendi del personale docente e il rapporto alunni-professori, senza tralasciare indicatori economici come il tasso di occupazione dei diplomati/laureati, il reddito percepito e il benessere generale di ogni paese.

Il tutto a partire dalla convinzione che la scuola rappresenta un sistema complesso, ma conoscerlo meglio, soprattutto in chiave comparativa, può aiutare a delineare politiche più efficaci.

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MATERIALI

I primati dell’Italia: nell’istruzione

Tagli all’istruzione

Le nazioni in blu scuro sono quelle che hanno tagliato maggiormente la spesa per l’istruzione. Come si può vedere, nel 2011 l’Italia è tra gli stati che hanno tagliato tra l’1% e il 5% della spesa, mentre l’anno successivo scivola nel poco invidiabile drappello di quelli che hanno tagliato più del 5%.

Come è possibile vedere dai grafici seguenti, la grande maggioranza delle nazioni presenta incrementi anche marcati nelle spese per l’istruzione dal 2000 al 2010. L’Italia è l’unica nazione che nel 2010 si ritrova essenzialmente allo stesso valore di spesa per l’istruzione del 2000.

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Abbandoni scolastici

L’istituto statistico dell’Ue ha messo in evidenza un dato di cui il nostro Paese dovrebbe vergognarsi: siamo l’unico nell’Europa a 27 dove gli abbandoni scolastici non si riducono. Mentre l’Ue ci chiede di far anticipare l’uscita dal sistema scolastico a meno del 10% di giovani, noi ne continuiamo a perdere prima del termine dell’obbligo formativo quasi il doppio. Con punte del 25% in Sicilia, Sardegna e Campania. E facciamo rilevare una situazione da allarme rosso nel biennio delle superiori. (vedi qui)

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Numero di Neet (Not in Education, Employment or Training)

Si chiamano Neet (Not in Education, Employment or Training): giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo, ma neppure impegnati in un’attività lavorativa. Non studiano e non lavorano. Hanno dai 15 ai 29 anni e nel 2012 sono arrivati a 2 milioni 250.000, pari al 23.9%. Vuol dire che in Italia un giovane di quella fascia di età su 4 si trova in quella terribile condizione. Si tratta della quota più alta in Europa. (vedi qui)

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Analfabetismo

Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20% della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.

Questi dati risultano da due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Si sono così potute osservare le effettive capacità di lettura, comprensione e calcolo degli intervistati, e nella seconda indagine anche le capacità di problem solving.

I risultati sono interessanti per molti aspetti. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane (circa l’80% in entrambe le prove).

Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. (vedi qui)

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Più basso numero di laureati

L’Italia si colloca all’ultimo posto della classifica tra i 27 Paesi dell’Ue: nel 2012 appena il 21,7% di chi ha cominciato l’università ha completato gli studi e si è laureato entro i 34 anni: in particolare il 26,3% delle femmine e solo il 17,2% dei maschi. La Romania, all’ultimo posto nella graduatoria dell’Ue nel 2010 col 18,1%, nel 2012 ha superato l’Italia col 21,8%. (vedi qui)

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Gli stipendi dei docenti più bassi

L’Europa presenta al suo interno differenze incredibili di stipendi per il corpo docente che vanno decisamente al di là dei divari del livello economico e dello stesso Pil pro capite. E rispecchiano la differente considerazione in cui è tenuta la professione – e più in generale il mondo della scuola – in ogni Stato. Si passa da una media per il secondario di 4.780 euro annui in Bulgaria, da sottolineare lordi, che sono una miseria pure in quel Paese, per arrivare ai massimi del Lussemburgo, dove un prof del liceo viaggia su una media di 104.049 euro, che sono tanti anche per il ricco Granducato. L’Italia si posiziona nella fascia bassa, caratterizzata tra l’altro, rispetto alla stragrande maggioranza degli altri Paesi europei, da un aumento molto ridotto e lentissimo dello stipendio durante la carriera. (vedi qui)

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Ministri che si sorprendono di ciò che tutti sanno

Una esternazione del ministro Carrozza sorprende per il candore con cui esprime la propria sorpresa.

L’Italia è menzionata più volte e mai positivamente. Rispetto ai nostri omologhi giapponesi o finlandesi abbiamo risultati negativi. Occorre una reazione da parte del mondo della politica e non solo.

E dov’è la novità? Soprattutto, dov’è la sorpresa? Il rapporto (Piaac, Programme for the International Assessment of Adult Competencies) cui il ministro fa riferimento, analizza la condizione del nostro Paese dal punto di vista delle competenze linguistiche e matematiche della popolazione adulta (16-65 anni): competenze per vivere e per lavorare. In entrambi i casi, l’Italia totalizza risultati scarsissimi, che la collocano rispettivamente in ultima e penultima posizione nella classifica internazionale.

Lo sconvolgimento di Carrozza è sconvolgente. (vedi qui)

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I primati dell’Italia: in corruzione

Indice corruzione mondiale, Italia al 72° posto. Le più virtuose Danimarca, Finlandia, Nuova Zelanda

Il CPI 2012, l’indice dell’associazione non governativa Transparency International, che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale – da quest’anno rinnovato nella metodologia, più solida e certa – posiziona l’Italia al 72° posto su 174 nel mondo, con un punteggio di 42 su 100. Lo riporta la stessa associazione in un comunicato pubblicato sul suo sito web.

Anche quest’anno dunque l’Italia rimane in fondo alla classifica europea della trasparenza, accompagnata da Bulgaria e Grecia, con un voto ben lontano dalla sufficienza e soprattutto dai Paesi ritenuti più etici: Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda (tutti e tre con un voto di 90/100).

Corruzione, opacità, scarsi livelli di integrità, uniti a deboli sistemi di controllo e valutazione non comportano solamente una mancanza di moralità ed eticità nella governance del Paese, ma hanno un impatto negativo devastante sull’economica e la credibilità dell’intero sistema Paese: la Corte dei Conti ha stimato che ogni punto in meno nel CPI pesa in maniera grave sugli investimenti esteri, che fuggono anche a causa dell’indeterminatezza e opacità delle regole.

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In Italia un record in corruzione: 60 miliardi
È la metà del totale europeo

Siamo un paese a rischio – lasciano intendere i dati messi insieme da Price&Waterhouse per l’Olaf, l’agenzia antifrode europea -, poco trasparente e gradito ai malfattori, del resto i volumi non richiedono commenti. Dei 120 miliardi che la Commissione Ue stima siano sottratti ogni anno all’economia continentale dalle tangenti, metà è di nostra competenza. E’ un record imbattibile che nessuno potrebbe mai invidiarci.

Di chi è la colpa? Della qualità dei truffatori, anzitutto. Però il rapporto P&W stigmatizza che «in molti stati i funzionari pubblici non sono specificamente addestrati per assicurare la trasparenza».

In Italia, si insiste, «la mancanza di capacità nella pubblica amministrazione nella gestione di strutture altamente complesse crea spazio per frodi e corruzione».

Questo, «soprattutto dove potenti cartelli privati e organizzazioni criminali possono influenzare il processo di decisione politica».

La frequente presenza di consulenti esterni in un quadro di ridotta managerialità è facile scintilla di possibile corruzione. Infine scarseggiano i fondi e gli uomini per indagare. Cosa che, ovviamente, a corruttori non manca proprio mai. (vedi qui)

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Corruzione nei Consigli regionali

In Lombardia, le indagini sono partite a dicembre del 2012. Nel mirino sono finiti subito i pranzi, i libri e i viaggi dei consiglieri della Lega e del Pdl, compresi Renzo Bossi (‘il Trota‘) e Nicole Minetti. A ruota, anche quelli del Pd.

A maggio di quest’anno è divenuta nota l’analisi della sezione di controllo della Corte dei conti sulle spese dello scorso anno: minuziosa, ha messo in fila ogni scontrino e ricevuta presentati dai singoli consiglieri e dai gruppi di riferimento, arrivando a stabilire chi, e quanto ha speso soldi pubblici senza averne diritto.

Guida la classifica dei rimborsi non dovuti la Lega Nord, a cui vengono contestate spese per 597.525 euro in un solo anno; seguono il Pdl, con 297.721 euro, l’Udc con 48.886 euro, il Pd con 46.256 euro, l’Idv con 12.365 euro, Sel con 10.308 euro e, infine, il Partito pensionati (che conta un solo consigliere) con 827 euro.

Ma su queste cifre va avanti l’indagine penale parallela, che si allarga ai rimborsi allegri degli anni precedenti. (qui una mappa delle inchieste sui Consigli regionali)

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Corruzione negli appalti: in Italia un appalto su dieci è corrotto

Le probabilità che un appalto pubblico in Italia sia corrotto sono del 10%, cioè tre volte superiori rispetto alla Francia e 10 volte superiori rispetto all’Olanda.

I dati sono stati raccolti in un rapporto affidato dalla Commissione europea antifrode (Olaf) all’azienda PricewaterhouseCoopers (Pwc). L’indagine ha riguardato i costi della corruzione in otto diversi Paesi dell’Unione Europea (Italia, Francia, Paesi bassi, Lituania, Ungheria, Spagna, Polonia, Romania) e in cinque settori chiave dei contratti pubblici, come la costruzione di strade e autostrade e le risorse idriche.

Non c’è dubbio che stiamo parlando di un problema serio“, ha commentato Algirdas Šemeta, commissario per la fiscalità nell’Ue, aggiungendo: “Ogni progetto pubblico colpito dalla corruzione è un progetto che non raggiunge i suoi obiettivi per intero. Si tratta di un affronto per i soldi dei contribuenti – sia esso finanziato dai bilanci nazionali o dai fondi europei.” (vedi qui)

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Corruzione nei terremoti

Gli uffici della Commissione Ue avevano scovato irregolarità in una serie di opere pubbliche nell’ambito della ricostruzione dell’Aquila e degli altri centri colpiti dal terremoto del 2009. Opere dal valore di ben 306 milioni di euro. Che l’Italia, nonostante la segnalazione dell’Ue, “avrebbe pagato regolarmente”, secondo quanto denuncia Roberto Galtieri, consulente dell’eurodeputato danese Soren Sondergaard.

E’ questo il dato più scottante che emergerebbe dalla relazione della Commissione europea. Una relazione ancora secretata, ma che dovrebbe essere finalmente resa pubblica nelle prossime ore. (vedi qui)

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E l’elenco potrebbe continuare: corruzione alla RAI, all’ATAC, all’Agenzia delle entrate, alla TAV Toscana, tra i politici, nella sanità, ecc.

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Corruzione nell’istruzione

Corruzione al Ministero dell’Istruzione

Mentre il Ministero portava la propria insolvenza nei confronti degli istituti scolastici ad 1.5 mld, residui attivi che non verranno mai rifusi; mentre tutto ciò accadeva, Ilaria Sbressa (moglie di Ambrogetti, Direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset e Presidente dell’Associazione per il Digitale Terrestre), riceveva dal Miur 730.000 euro per realizzare le “Pillole del Sapere” (19 imbarazzanti minifilmati “educativi” di 3 minuti – costo di realizzazione 1000 euro cadauno – prodotti con materiale scaricato da Internet); e 5 milioni tra agevolazioni e contributi di fondi misti europei ed italiani per formare nuovi manager in Italia. Complice anche Massimo Zennaro, l’indimenticabile teorico del neutrino Gran Sasso-Ginevra.

In epoca di spending review, ci volevano Report e un corvo al ministero (autore di un dossier inviato al Fatto Quotidiano, ora in possesso della magistratura, che getta nuove ombre su “crimini e misfatti” del Miur) per fare luce su caste, sistemi di protezione, privilegi, manovre, e soprattutto sullo spreco intollerabile e colpevole di fondi sottratti alla scuola e alla ricerca? Chi ha avuto, dal dicembre 2011, la responsabilità di valutare capitoli di spesa ed appalti concessi, di verificare che tutto fosse coerente con criteri di efficacia ed economicità? (vedi qui)

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Corruzione nelle università: il commissario Ocse: “Concorsi in mano a un comitato occulto

Caro professore…”. E’ luglio quando Francisco Balaguer Callejon, professore di Diritto costituzionale all’Università di Granada, scrive la sua “lettera aperta all’intera comunità dei costituzionalisti italiani”.

La lettera – che il Fatto è in grado di rivelare – è di grande interesse investigativo, per l’indagine Do ut des, che sta scoperchiando la rete di favori che dal 2008 a oggi ha condizionato – secondo l’accusa – le nomine di molti professori universitari italiani.

Il professor Balaguer annuncia le dimissioni e denuncia al ministero l’esistenza di una commissione fantasma, che opera al fianco della Commissione nazionale, e influenza le sorti del concorso nazionale per professore di Diritto costituzionale. Un concorso finito nel mirino della Procura di Bari e della Guardia di Finanza, che ha denunciato agli inquirenti – con l’accusa di associazione per delinquere, corruzione, falso e truffa – ben 38 docenti universitari, tra i quali due rettori, e 5 saggi nominati dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, per riformare la Costituzione. (vedi qui)

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Corruzione nelle scuole. Supplenze ad amici e parenti. Preside licenziato dal ministero

Assegnava supplenze e altri incarichi a parenti e amici senza rispettare le graduatorie. Per questo motivo – e in virtù del decreto Brunetta – il preside dell’ istituto superiore Peano di Cinisello Balsamo è stato licenziato (dopo un’ ispezione durata un mese). Parentopoli in chiave scolastica nell’ istituto al Parco Nord. Il provvedimento è stato deciso dalla direzione scolastica regionale. (vedi qui)

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Corruzione nelle scuole. Diplomi facili all’Itis di Castellammare, ex preside condannata

Stangata per l’ex preside dell’Itis “Renato Elia”, Elisa Savarese, nonché per i professori e gli studenti privatisti che sono stati ritenuti suoi complici nell’organizzare gli esami-farsa che tra il 2004 e il 2006 portarono a una raffica di diplomi più che sospetti. Sette anni e mezzo di reclusione alla donna che all’epoca guidava l’istituto tecnico alla periferia di Castellammare, cui si aggiunge la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. (vedi qui)

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Prevenzione della corruzione nelle PA, diventa argomento scolastico

A seguito di un potocollo di intesa tra Ministero dell’istruzione e Ministero della funzione pubblica, le scuole dovranno organizzare iniziative legate alla prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione.

Non poteva non mancare la formazione del personale, “leva strategica per promuovere la qualificazione del servizio scolastico“, nel’ottica sempre più “tuttologica” della figura dell’insegnante.

Il MIUR si impegna, inoltre, alla promozione, nelle scuole, di interventi di supporto alla convivenza civile e all’impegno giovanile. (vedi qui)

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Tema: perché la corruzione in Italia?

Molti hanno convenuto che l’Italia non sia ancora una democrazia forte e compiuta, con un mercato concorrenziale ben funzionante. Le procedure della pubblica amministrazione sono farraginose. Il modo di organizzare gli uffici eccessivamente burocratico e superato. Si lavora ancora sulla correttezza formale degli adempimenti e non sui risultati.

L’interpretazione di norme, leggi e regolamenti intricatissimi lascia ampia discrezionalità al singolo funzionario e crea gli spiragli favorevoli per l’infiltrarsi della corruzione.

Ci sono tuttavia anche dei motivi culturali. Lo Stato è spesso percepito, in vaste aree del paese, forse a causa dello storico susseguirsi di dominazioni straniere, come qualcosa di estraneo, di antagonista.

L’arricchimento è considerato dagli italiani come il principale segno di distinzione e di superiorità sociale. L’aristocrazia del denaro è l’unica gerarchia riconosciuta. I soldi facili costituiscono una tentazione cui, ai più, è difficile resistere. Anche il potere lo si acquisisce col denaro, più che con la competenza.

Il tornaconto personale, l’appartenenza a una famiglia, un clan, una corporazione professionale hanno sempre la meglio, nel Belpaese, sul rispetto per il bene comune e l’interesse collettivo. Uno studioso anglosassone ha stigmatizzato questa insufficienza etica degli italiani, definendola “familismo amorale” (Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, ed Il Mulino)

Forse persino la nostra appartenenza alla religione cattolica, al contrario di quanto avviene nell’ambito della religione protestante o addirittura calvinista, ci abitua ad essere indulgenti verso le nostre debolezze e i nostri peccati, ci invita all’assoluzione invece che alla condanna e all’espiazione.

Valori di civismo molto diffusi in democrazie molto più mature della nostra, trovano da noi un’adesione soltanto formale, di facciata. La vita pubblica italiana scorre da sempre sul doppio binario morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, del predicare bene e razzolare male.

La corruzione, intanto, non soltanto crea ingiustizia, ma danneggia pesantemente anche la vita economica del paese. (vedi qui)

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SETTIMANA SCOLASTICA

L’istruzione riparte?

Approvato il decreto. E’ stato approvato il decreto scuola “L’istruzione riparte“, pochi giorni prima della scadenza e senza nessuna modifica rispetto al testo della Camera.

OrizzonteScuola presenta una scheda con i più importanti provvedimenti, dalle immissioni in ruolo all’alternanza scuola-lavoro, dai provvedimenti per i precari al nuovo concorso per Dirigenti, dall’area unica sostegno alla mobilità, dalla formazione per i docenti all’assunzione dei dirigenti tecnici, dal dimensionamento all’edilizia, dalla salute ai libri di testo.

Bene per la ministra Carrozza, per Rossi Doria e il Pd. Per il sottosegretario Marco Rossi Doria il decreto inverte una ventennale tendenza a non investire nella scuola. Per il sottosegretario sono due gli articoli fondamentali del dl: il 7 che prevede azioni concrete contro il dramma sociale della dispersione scolastica, che in Italia ha raggiunto il 18,2%, con punte del 25%: l’art. 10 che consente, per il 2014, a Comuni e Province di fare investimenti di edilizia scolastica per 850 milioni di euro che verranno coperti dallo Stato con un mutuo. Soddisfatti il Pd e la ministra.

I pareri dei sindacati. Per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, l’approvazione del decreto 104 recante “misure in materia di istruzione, università e ricerca” è positiva perché tenta di invertire la tendenza degli ultimi anni al disinvestimento nei comparti della conoscenza in particolare nella scuola, ma è del tutto insufficiente in termini di risorse impegnate.

E’ negativo il giudizio espresso dalla Gilda degli Insegnanti che “salva”, ma solo parzialmente, il piano triennale di assunzioni “con cui si copre soltanto il turn over e parte dell’organico di diritto… E poi il testo lascia fuori alcune questioni molto importanti come ‘quota 96’ e la monetizzazione delle ferie dei precari. Silenzio totale anche su scatti di anzianità e contratto”.

Per Piero Bernocchi dei Cobas non si può parlare di massicci investimenti per un sistema di istruzione a cui lo Stato dedica solo l’8,4% della propria spesa contro una media nell’UE dell’11%. Critiche anche per l’“addestramento coatto” previsto per i docenti che operano nelle zone in cui i risultati dei test Invalsi siano inferiori alla media nazionale.

A proposito della “formazione coattabisogna dire che il testo è generico. Non si comprende quali saranno i docenti individuati perché c’è un “minestrone” di ambiti: esiti Invalsi, disabilità, immigrazione, omofobia, innovazione tecnologica, alternanza scuola lavoro e tanto altro. Proprio per questo, secondo la Gilda,

Si può obbligare il personale della scuola a frequentare corsi di aggiornamento su qualsiasi materia… corsi che servono troppo spesso solo a chi li fa e senza il necessario riconoscimento economico aggiuntivo“.

La qual cosa, secondo il sindacato, rappresenta una “incursione del legislatore negli ambiti sindacali“.

La Uil evidenzia che serviranno 32 provvedimenti attuativi, tra questi 16 decreti. Solo 9 di questi provvedimenti hanno già copertura finanziaria, 6 con un finanziamento strutturale, 3 con una copertura finanziaria di solo un anno.

Sul reclutamento. L’Anief fa osservazioni sulle immissioni in ruolo: da una parte esse sono poche, dall’altra i 69.000 docenti da assumere saranno assunti a costo zero: percepiranno cioè lo stipendio base da supplente per 8 anni; non c’è nessuna tutela per i docenti vincitori del concorso rimasti senza posto.

Per i docenti abilitati con TFA e in genere sulle questioni aperte riguardo il reclutamento degli insegnanti, nessuna soluzione definitiva, solo ordini del giorno e raccomandazioni.

Su questo tema, e sulle disavventure dell’ultima tornata di concorsi, è stato reso noto in settimana il caso di una candidata bocciata al concorsone, ma perché i commissari avevano sbagliato la somma dei suoi voti. Per fortuna il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria annuncia novità per il reclutamento.

Per i docenti inidonei viene abrogato il passaggio obbligatorio nel ruolo Ata, ma il bilancio globale non è positivo. Resta la mobilità intercompartimentale e, soprattutto, la presenza di un rappresentante del Miur nella commissione medica viola la privacy: il datore di lavoro non dovrebbe conoscere la diagnosi. Insomma, al personale malato della scuola continua ad essere riservato un trattamento diverso rispetto a quanto avviene negli altri comparti del pubblico impiego. Questi e altri punti critici sono esposti da Maria Teresa De Nardis.

Sul tema del merito, si fa osservare che il dl si “dimentica” proprio dei fondi per il merito, destinati alle Università virtuose, non assegnando nemmeno un euro, mantre ne erano stati previsti 41 milioni. Questo dopo aver messo tutti contro tutti in nome del merito, da anni cavallo di battaglia di tutti i governi.

Fuga dei cervelli e desertificazione. Per restare nell’università, segnaliamo in settimana qualche riflessione sulla “fuga dei cervelli“, come quelle di Ilvo Diamanti, che conclude:

Questo è il problema, per l’Italia. Non che i nostri “cervelli” se ne vadano. Ma che non ritornino. E poco si faccia per farli rientrare. O per attirarne altri, di eguale qualità.

Per risolverlo, la ministra esorta i docenti ad andare in pensione a 70 anni, usando parole dure:

Chi vuole rimanere in ruolo oltre i 70 anni offende la propria università e offende i giovani.

Il problema in realtà è che su 2.300 docenti in totale hanno lasciato l’università per andare in pensione il turn over previsto dalla spending review di Tremonti ha permesso solo 400 assunzioni. Se andassero in pensione anche i settantenni e gli ultrasettantenni ci sarebbero solo 80 posti in più da assegnare.

Per gli studenti del coordinamento Link il problema del baronato non è costituito tanto dall’età ma dalla gestione del potere e dal reclutamento, mentre un pensionato illustre come Giulio Ferroni commenta che

Nella situazione attuale, la partenza dei «vecchi» raramente viene ad avere come corrispettivo la trionfale avanzata dei «giovani»: dati i vincoli finanziari, all’università la «rottamazione» ha come esito la desertificazione, il progressivo svuotamento.

Nel dl “L’istruzione riparte” qualche nuovo problema per i docenti. Su designazione del Dirigente scolastico, un docente sarà incaricato di fare rispettare il divieto di fumo anche nei cortili scolastici. Le multe vanno dai 25 ai 250.000 euro e potranno raddoppiare nel caso di fumo davanti a minori di 11 anni o donne in stato di gravidanza. Rischia un’ammenda che va dai 200 ai 2.000 euro chi, incaricato di assicurare il rispetto del divieto, non ottemperi a tale compito.

Legge di Stabilità

Giorno 30 ottobre, la VII commissione cultura al Senato ha espresso parere favorevole sulla parte relativa alla scuola nella legge di stabilità.

Blocco di scatti e contratti. La commissione chiede però di porre rimedio alla doppia penalizzazione gravante sul personale della scuola, considerato che il decreto del Presidente della Repubblica 4 settembre 2013, n. 122, per tutto il personale del pubblico impiego autorizza le procedure contrattuali per il biennio 2013-2014 per la sola parte normativa, senza possibilità di recupero per la parte economica, ma che per il solo personale della scuola proroga fino al 31 dicembre 2013 il blocco degli scatti già stabilito per gli anni 2010, 2011 e 2012. Bloccando la progressione per anzianità anche per il 2013 si interviene infatti sul contratto vigente, con un prelievo di 300 milioni di euro, che si spostano dalle retribuzioni del personale, già molto basse, verso il contenimento della spesa pubblica.

Dalla Flc Cgil una proposta di emendamenti alla legge di stabilità, che prevede: elevazione dell’obbligo scolastico a 18 anni, l’apertura di 500 sezioni l’anno di scuole dell’infanzia, stabilizzazione di personale docente e ATA, aumento delle ore di laboratorio nelle secondarie di secondo grado e salvaguardia dei posti agli ITP, salvaguardia delle posizioni economiche degli ATA, assunzione del personale Assistente Tecnico in esubero nelle scuole del primo ciclo nella stessa provincia di lavoro.

Fondi per scuole non statali. Sempre nella legge di stabilità il comma 5 dell’articolo 9 autorizza per il 2014 la spesa di 220 milioni di euro da destinare alle scuole non statali (paritarie pubbliche e private), “compensando – scrivono nel rapporto – la pregressa riduzione del rispettivo finanziamento registrata nella legge di bilancio.

Bisogna dire che, contravvenendo al dettato costituzionale, fondi arrivano alle scuole paritarie anche da comuni e regioni. Così si arriva a circa un miliardo e mezzo di euro l’anno, come denuncia Bruno Moretto.

Povertà della scuola pubblica. E questo mentre da tutte le parti vengono denunciate condizioni insostenibili della scuola pubblica, dallo stato degli edifici all’essenziale per attivare i programmi di digitalizzazione, con una grave discrepanza tra realtà e proclami che porta Giuseppe Caliceti a concludere così:

I docenti italiani capiscono solo una cosa: che chi governa la scuola pubblica non è proprio «connesso» con la realtà scolastica e i suoi problemi di oggi.

Per l’edilizia una goccia nel mare. La ministra Carrozza ha firmato il decreto che assegna alle Regioni 150 milioni previsti dal dl del Fare per interventi urgenti per la riqualificazione e la messa in sicurezza delle scuole statali, che darà il via a 692 interventi, di cui 202 (il 29%) esclusivamente per la bonifica delle strutture dall’amianto.

Soddisfatta la ministra, mentre Acai-UNICMI e Uncsaal-UNICMI sottolineano che la cifra rappresenta una goccia nel mare delle necessità di riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio immobiliare scolastico del nostro paese.

E al danno si aggiunge la beffa, quando i docenti responsabili della sicurezza nelle scuole vengono condannati per crolli provocati dalle carenze del Ministero, come è successo a Rivoli.

Ombre sul futuro

Da Province a Comuni: aumento della spesa. Quando si parla di novità per il futuro, succede in Italia che si tema un peggioramento della situazione esistente. Così, a proposito della imminente abolizione delle Province, secondo una ricerca del Censis trasferendo le competenze scolastiche dalle Province ai Comuni si determinerebbe una moltiplicazione dei soggetti di gestione:

da 107 Province che si occupano degli edifici (in media, 65 scuole per Ente) si passerebbe a 1.484 Comuni che intervengono nella gestione di 4,7 scuole in media ciascuno, dovendo trovare l’accordo e ripartire gli oneri con una media di 9,8 comuni“.

Con conseguente aumento della spesa.

Un nuovo corso-concorso!
Un’anticipazione di OrizzonteScuola informa che la Legge di stabilità 2014 sarà accompagnata da una legge delega con cui fra l’altro la maggioranza parlamentare richiederà al Governo di avanzare una proposta di riforma del reclutamento che contempli la formula del corso-concorso – un ennesimo – che già vede la protesta da parte dei docenti abilitati con il TFA.

Ancora le 24 ore? E tra i progetti che il Miur riserva per la scuola ci sarebbe la riproposizione delle 24 ore settimanali di lezione frontale: proprio per confermare che per la scuola i tagli sono finiti.

Dalla scuola per pochi alla scuola per tutti, alla scuola che recupera tutti. Sul tema della divaricazione tra bisogni e proclami, tra progetti ministeriali e realtà, segnaliamo anche un lungo articolo di Mila Spicola, che così sintetizza una funzione possibile per la scuola italiana oggi:

Abbiamo vinto una sfida: di avere tutti i bambini, adesso dobbiamo vincere l’altra sfida profonda di portarli tutti, a prescindere dai loro vissuti e dal fato che li ha fatti nascere in un posto piuttosto che in un altro, a raggiungere tutti almeno il livello della sufficienza, a condurli tutti al diploma, come mezzo di crescita individuale del singolo e collettiva del sistema Italia. Lasciando per una buona volte alle ortiche la convinzione che “chi non ha testa di studiare se ne vada a lavorare anche senza pezzo di carta”. Perché chi rimane fuori dai saperi oggi rimane fuori dal mondo. Io sono cosciente che questa sarebbe la vera rivoluzione politica e storica mai compiuta nel nostro Paese. Altro che Rivoluzione Francese. Non so se ne son coscienti tutti. Alcuni di quelli che remano contro forse sì.

* * *

SEGNALAZIONE

Milanosifastoria è un Progetto pluriennale per il rilancio della cultura e della formazione storico-interdisciplinare nell’area milanese, gemellato con la Festa internazionale della Storia di Bologna e aperto alla collaborazione con altre Feste (o Festival) nazionali e internazionali della Storia.

Primi appuntamenti

14 novembre 2013, Civico Liceo Linguistico Manzoni, Milano: La progettualità di Milanosifastoria e della sua prima edizione (Storia dell’istruzione/educazione/formazione nell’area milanese), primo Seminario di formazione, interno al Comitato promotore di Milanosifastoria, per inviti.

21 novembre 2013, Museo del Risorgimento, Milano: Presentazione pubblica del Progetto e della sua prima edizione, nell’ambito di BookCity Milano 2013.

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RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ReteScuole gli effetti della spending review sulla scuola.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su ReteScuole le iniziative legislative dell’estate 2012 del governo che riguardano la scuola. Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

8 pensieri su “Vivalascuola. Una scuola dell’altro mondo

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