86. Anche le orecchie

da qui

La guarigione del cieco ti ha trasmesso un’euforia che non riesci a spiegarti, come avessi convertito, in una volta, tutta la città. Entri trionfante, col seguito dei tuoi discepoli, accolto col clima d’entusiasmo e di curiosità di un evento irripetibile. Per la prima volta, forse, ti lasci cullare da questo sentimento, come avessi bisogno di una lunga carezza di tuo Padre. Due ali di folla alzano grida e esclamazioni di allegria, come al passaggio di un re e della sua corte. Posi lo sguardo ora a destra ora a sinistra, come per rendere partecipi i presenti del momento di pienezza. A un certo punto, ti senti attratto verso un albero che svetta sul ciglio della strada, un sicomoro. Osservi bene l’intrico dei rami e delle foglie, fino a intravedere una figura umana. Ti fermi, causando un contraccolpo comico nella corrente umana che ti segue: ciascuno va a urtare contro colui o colei che lo precede.
Maestro, che ti prende?
Non senti più nulla di quello che accade intorno a te.
Zaccheo, scendi subito! Oggi devo fermarmi a casa tua.
La gente non capisce: solo i più prossimi al bordo della strada si avvedono, seguendo la direzione del tuo sguardo, del fogliame di un albero tutto scompigliato. C’è un uomo che scende lungo il tronco e con un salto deciso tocca terra: un gesto rischioso, perché è basso di statura. La folla non crede ai suoi occhi: è il pubblicano! Si diffonde un mormorio, un darsi di gomito l’un l’altro, un sussurrarsi frasi accompagnate da smorfie di disgusto. Sì, è proprio lui, l’odiato capo degli esattori delle tasse. E’ venuto a rovinare la festa alla città? Sembra tutto predisposto: lui ti conduce a casa sua, tra i commenti piccati della gente: è entrato nella casa di un pagano, ne uscirà contaminato! Ma la voce squillante di Zaccheo si percepisce nitida, dalle prime file di persone accalcate lì davanti.
Ecco, Signore: do metà dei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco il quadruplo.
La tua risposta è quasi gridata, perché possano sentire i più lontani.
Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo.
Il mormorio di prima si trasforma in un frastuono insopportabile: qualcuno freme, vuole entrare nella casa.
Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Cade il silenzio; un silenzio impressionate, dopo tanto trambusto. La città dagli occhi aperti è costretta ad aprire anche le orecchie.

14 pensieri su “86. Anche le orecchie

  1. L’oggi di Dio, il tempo in cui Egli si rivolge a noi e ci parla, incrocia incessantemente l’oggi dell’uomo.
    Sta a noi tenere aperti occhi e orecchi.

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  2. “Cercare,amare,testimoniare Gesù! Ecco il nostro impegno; ecco la consegna che vi lascio!”
    Giovanni Paolo II

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  3. “Cominciate col fare ciò che è necessario,poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprende a fare l’impossibile.”
    Sam Francesco d’Assisi

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  4. “Seguire Gesù vuol dire metterlo al primo posto, spogliarci delle tante cose che soffocano il nostro cuore.”
    Papa Francesco

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  5. Ascoltare il silenzio e spingersi oltre, lasciandosi sfiorare dalle sue note, sorgente di vita in cui è possibile sentire il primo battito, carezza eterna che si dona dal primo gemito finché ci sarà desiderio di riceverla, altrimenti, con estrema delicatezza, si farà da parte lasciando spazio al rumore. Il silenzio, la sua voce sottile.

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  6. “Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.”. E’ lo stesso principio che informa di sé la parabola del figliuol prodigo e della pecorella smarrita. Chi è già salvo o almeno vicino alla salvezza non ha tanto bisogno della carezza divina come chi è sulla strada della perdizione. Tutti allora videro e per di più udirono: occhi ed orecchi aperti grazie a Zaccheo, figura emblematica di chi è lontano ma sente quasi una voce che lo chiama. Benedetto albero di sicomoro che permise tutto ciò!

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  7. Gli alberi, vigili alleati dell’uomo: braccia puntate al cielo, “forza gravitazionale verso l’alto” ad indicare le celesti altezze e il sicomoro, per Zaccheo, luogo eletto all’incontro. Nel pubblicano, dalle ricche vesti e dal cuore: scrigno “dal profondo disordine”, un desiderio lo fa cercatore di Dio; più che un pensiero, uno slancio inconsapevole che matura nell’ora delle cose nuove, suscitando in lui l’uomo dell’avventura in una indefinibile aspettativa, una ricerca, germe bastante per avvincere l’attenzione divina
    Gesù, ” profeta di celesti messaggi” alza lo sguardo, si sente atteso , si avvede di quel desiderio inespresso e converge lo sguardo su quel richiamo. Il respiro divino è sulle cose, sugli uomini, tutto tocca, tutto conosce, oggi è ai piedi di quel sicomoro dove Zaccheo ha fatto la sua arrampicata verso il cuore di Dio, Zaccheo è travolto da un desiderio che è lo stesso di quello del Maestro divino e, lo Spirito Santo Amore, unisce nello stesso anelito: il figlio di Abramo e il Figlio dell’uomo. l’Amore si muove “in desideri acuti”, -oggi voglio stare a casa tua-, è la nostalgia per un incontro “nel dolce sapore” della mensa apparecchiata:
    “Anch’Egli
    Verbo fatto carne, anch’Egli
    percorso da vene
    azzurre”.
    E’ l’Amore portato da ricordi e desideri, dal suo appassionato bisogno di abitare le dimore della terra, mentre:
    “le stelle
    gli camminano sul capo”,
    non ha guardato al peccato di Zaccheo, tutto è unità nel gaudio della salvezza, per questo è venuto, per vivere questi dolcissimi avvenimenti.

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  8. Beato te, Zaccheo, che hai dato la metà delle tue fortune ai poveri, ora la salvezza abita in te, Cristo abita in te.

    L’estremo dono: vendere tutto, darlo ai poveri e seguire il Signore Gesù.
    Così è stato per il serafico, poverello Francesco, spogliato di tutto e rivestito di Gesù
    crocefisso.

    Signore non ti chiedo di avere
    quello che gli altri hanno;
    essi non sanno
    il caldo
    lume di questa povertà.

    Nulla è il loro possesso
    di fronte alla nostra
    pena d’essere spogli.

    (D.M.Turoldo)

    .

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  9. Oggi, non domani, non ieri, ma oggi è entrata la salvezza in casa di Zaccheo ,poiché. Gesù è figlio di Dio ” generato non creato della stessa sostanza del padre…” e il nome di Dio è Io sono, non io sarò. e nemmeno Io ero ,Dio è il Dio che vive nel presente è il Dio dei viventi ,è il Dio che vive in mezzo a noi .Perciò. non lo troveremo mai se lo andiamo a cercare nel passato o nel futuro ,poichè non è in nessuno di questi luoghi, Lui è qui ,oggi, e la salvezza giunge a noi oggi, se oggi lo accogliamo a braccia aperte,come ci accoglie Lui nell’infinito abbraccio della croce.

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  10. Aiutare prossimo dà tanta gioia, non solo per chi è stato aiutato, ma è la gioia anche chi aveva aiutato,è la gioia entrambi.

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  11. Siamo così abituati al trambusto, interiore ed esteriore, che il silenzio ci fa impressione.
    Il silenzio ci costringe ad ascoltare la voce di Gesù che ci mostra la Verità.
    Il silenzio mi ricorda il deserto, l’unico posto dove, per grazia e non per punizione, il Signore ci conduce per restituirci la capacità ed il desiderio di cercarlo e di ascoltarlo.
    E ascoltare la Sua voce è il primo importante passo per rispondere SI alla Sua chiamata ed iniziare il cammino…

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  12. “Oggi devo fermarmi a casa tua”

    La vita è un’opportunità, coglila.
    La vita è bellezza, ammirala.
    La vita è beatitudine, assaporala.
    La vita è un sogno, fanne realtà.
    La vita è una sfida, affrontala.
    La vita è un dovere, compilo.
    La vita è un gioco, giocalo.
    La vita è preziosa, abbine cura.
    La vita è ricchezza, valorizzala.
    La vita è amore, vivilo.
    La vita è un mistero, scoprilo.
    La vita è promessa, adempila.
    La vita è tristezza, superala.
    La via è un inno, cantalo.
    La vita è una lotta, accettala.
    La vita è un’avventura, rischiala.
    La vita è la vita, difendila.

    (Madre Teresa di Calcutta)

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  13. Il desiderio di superare i nostri limiti, il capire che la vera felicità va cercata altrove e fuori dai nostri schemi, sono sufficienti a Dio per far entrare la gioia nella nostra vita e quel desiderio non è lasciato in attesa ma è subito esaudito: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa”.

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