87. Smaltire

da qui

Sono impazienti, pensano che tutto si possa risolvere nel giro breve di mesi, giorni, ore. Non hanno mai smesso di essere bambini che pretendono tutto, senza dare nulla. Per loro, il messia è un mago, un incantatore di serpenti, uno che ha le formule giuste per rovesciare il mondo. E’ il metodo suggerito dal demonio: tutto e subito, vedere per credere, pagare e godersi lo spettacolo. L’hai sperimentato molte volte: dai pani e i pesci per i cinquemila, alla risurrezione degli adolescenti, alle tante guarigioni in cui mostri un potere senza limiti, che vorrebbero mettessi al servizio delle loro cause. Il tempo è breve, hai detto sempre: e perché non passare subito all’azione, dimostrando a tutti, e tutto in una volta, che hai la chiave per cambiare ogni scenario? Loro sapranno sostenerti, fornirti braccia e mezzi materiali, purché finisca quest’attesa snervante, questo sogno che non riesce a tradursi mai in realtà.
Un uomo, partendo per un viaggio, consegnò i suoi averi ai servi.
Provi ancora a raccontare storie, come si fa con i bambini per farli addormentare. Lo scopo, però, è svegliarli dal sonno dello spirito, attirarli a un Progetto impegnativo.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno: a ciascuno secondo le sua capacità.
Li senti mormorare: perché una distribuzione così ingiusta? Come dovrà sentirsi il servo cui è affidato un unico talento? Affiora la rabbia accumulata in anni d’invidie, gelosie, rivalità.
Subito, colui che aveva ricevuto cinque talenti ne guadagnò altri cinque. Anche colui che aveva ricevuto due talenti, ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva avuto uno, scavò una buca in terra e vi nascose il denaro del padrone.
Ha ragione, pensano: così impara a trattarlo ingiustamente.
Molto tempo dopo, l’uomo tornò, per regolare i conti. A chi aveva guadagnato altri cinque talenti promise che avrebbe preso parte alla sua gioia, e così a quello dei due. Il servo dell’unico talento dichiarò: Signore, so che sei un duro che miete e semina dove non ha sparso. Per questo motivo, ho nascosto il talento sottoterra: eccotelo indietro.
Bravo, sussurrano molti fra gli ascoltatori: gliene ha cantate quattro.
Ma rispondendo, il suo padrone disse: servo malvagio, sapevi che mieto e raccolgo dove non ho sparso: perché non hai messo il mio denaro in banca, per ricavarne almeno gli interessi? Toglieteli il talento: perché a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che crede di avere.
La folla è inferocita: rivive tutte le ingiustizie subite fino a ora. Se questo è il Messia, se ne può fare a meno: hanno già abbastanza rancori da smaltire.

10 pensieri su “87. Smaltire

  1. Scoprire i “nostri” talenti e investirli nella vita, o quantomeno affidarli a chi ci aiuta a valorizzarli.
    E, magari, il “capitale di Dio” inizia a circolare nel mondo.

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  2. “E’ il metodo suggerito dal demonio: tutto e subito…”

    E’ vero! Il demonio si maschera da angelo della giustizia, si cela dietro a “buoni propositi” e ti fa scegliere la strada sbagliata, quella della violenza, della sopraffazione, dell’egoismo e del male: è così che nascono tante guerre, con la superbia e la pretesa assurda e contraddittoria di portare pace, giustizia ed uguaglianza!
    Invece il Signore ti insegna la pazienza e la perseveranza, ti aiuta a trovare la pace e la calma per ascoltare e seguire il cuore, e non agire di istinto o di impulso; ti insegna la purezza e la sincerità, ma senza essere invadente o sfacciato, senza pretendere riconoscimenti o gratitudine; ti insegna a cercare il Bene, a “lavorare” per questo ed operare solo in questo.

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  3. La violenza, fisica o morale, non è la strada che ci ha insegnato Gesù: Lui ci ha insegnato la strada della croce, la delicatezza e l’amore senza riserve.

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  4. La liberalità e l’amabilità del Signore verso le sue creature, è irradiazione del suo amore di Padre; perduti nella nostra miseria a malapena si sostiene il pensiero della sua santità di fronte al disonore del nostro peccato, in Colui, che è -libero Dono- a noi ogni cosa è d’avanzo, nella gioia, perchè l’invidia: “è propria dello spirito apostata” e -il più e il meno- è opera di sapienza in un progetto che dà vita a creature senza pari, bellezze irripetibile in una “esistenza sempre giocata nell’incertezza del tempo defettibile”, “Dio, giusto, dà a ciascuno secondo le proprie capacità”, affinchè i suoi mirabili tesori non vadano dispersi e, ciascuno, nella sua prodigalità, venga portato a perfezione:
    ” noi il bisogno fa mendicanti,
    pur quando diciamo grazie”.
    Si è già debitori di una salvezza che di per sè sconfina divinamente, e di una figliolanza nella quale “rivendichiamo per noi un’affinità profonda con Te”, Amore, per domandare altri talenti a misura degli altri; nel regno della tua beatitudine, tutti amano liberamente, e il minore “ama il bene che desidera per sè ovunque lo veda e in tal modo possiede l’amore, pur grande che sia, perchè lo ama in colui che ama”. (Guglielmo di Saint-Thierry).

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  5. A me, sinceramente, questo brano di Vangelo metteva sempre in crisi. Mi metteva davanti tutte le mie azioni,possibilità nella vita quale cominciavo fare, ma per varie motivi non finivo, e per questo mi vedevo come questo ultimo servo che prende il talento e lo nasconde sotto la terra. Avevo sempre paura che forse anche io mi sono persa qualche occasione nella vita che mi poteva permettere raddoppire “talento” offerto da Dio.

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  6. Tutto e subito.
    Confesso che anche io ho poca pazienza, non che voglio avere tutto, ma non ho pazienza di aspettare.
    E penso che ci stiamo tanti. Anche nel un esempio quotidiano- al supermercato: per pagare si sceglie la cassa dove c’è più piccola fila e la gente ha poca spesa nel carello, e poi si guarda a cassiera che si deve sbrigare con suo lavoro, a volte si lamentiamo pure perché non aprono un altra cassa, perché NOI stiamo in fila ad aspettare.
    Tutto e subito
    Uguale faciamo con Dio- chiediamo una cosa e si aspettiamo che Lui con la bacchetta magica esprime nostri desideri, se no, diciamo che non è buono e a volte (addirittura!) diciamo che veramente non esiste. Non riusciamo pensare che Dio forse sa meglio di noi di cosa abbiamo bisogno,adesso e subito.

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  7. “perché una distribuzione così ingiusta?”
    perché qualsiasi cosa si fa o si riceve noi comunque troviamo motivo per lamentarsi, siamo così. Anche se avremo tutti uguale tanti comincieranno lamentarsi che non è giusto perché ogni uno si sente migliore, e questo che ha di più risponde che va bene così.A noi umani è difficile accontentare.

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  8. E’ necessario cambiare il nostro modo di vivere il rapporto con Dio, non stretta e sterile osservanza delle regole, non paura del giudizio ma coraggio e iniziativa perché il dono dell’amore che abbiamo ricevuto deve essere impiegato per produrre frutto. Amare è un rischio, chi non rischia non perde nulla ma nemmeno guadagna nulla.

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  9. Se quello che hai lo doni a chi non ha ciò che hai verrà moltiplicato .Condividere il proprio talento con gli altri è un gesto d’amore , è un donare ed un donarsi all’altro, sotterrare il proprio talento invece indica una chiusura della persona un intrappolarsi nel proprio Io a causa della pigrizia o del rancore

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