88. Un vuoto

da qui

Senti che qualcosa sta per accadere: le immagini, che per tante volte si sono affacciate alla tua mente, ora s’infittiscono, quasi a creare una musica di sottofondo; una musica cupa, che t’inquieta. Guardi i tuoi discepoli: come faranno quando non potrai rimanere più con loro? Hai una stretta al cuore; ti senti responsabile delle loro paure, dell’impressione di non farcela, del fatto che questo Progetto sia grande, troppo grande, per persone come loro.
Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui.
Ormai non ti chiedono più: Maestro, come fai a saperlo? Sono abituati a questo sguardo capace di vedere oltre la cortina del tempo e dello spazio.
Se qualcuno domandasse: perché lo sciogliete? direte così: il Signore ne ha bisogno.
Sono fieri di te, quando parli con autorità: si sentono discepoli del rabbi più famoso del momento. Rispolverano i sogni di gloria, si vedono ammirati e corteggiati, invidiati da tutti. Ancora travisano il messaggio, ed è questo che ti allarma. Mentre sciolgono il puledro, il proprietario li apostrofa con voce già alterata: perché fate questo? Essi rispondono sicuri: il Signore ne ha bisogno, sfidandolo con l’aria sorniona di quelli che la sanno lunga. Lui abbassa gli occhi, e loro se ne vanno. Li vedi arrivare quasi euforici.
Era tutto come avevi preannunciato!
Gettano i mantelli sulla cavalcatura e ti ci fanno salire, come un re. Man mano che avanzi, la folla taglia i rami dagli alberi e li getta sulla strada. E’ come un nuvolone che cresce a poco a poco, trasformandosi in burrasca: una selva di grida, di canti, un frastuono in cui si distinguono alcuni ritornelli.
Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Sorridi, di fronte al baccano incontenibile. Ma ti accorgi di presenze torve, che avanzano a fatica tra la gente.
Mestro, riprendi i tuoi discepoli!
Sono incorreggibili: temono sempre che qualcuno gli strappi il potere dalle mani.
Vi dico che se questi taceranno, grideranno le pietre.
Ormai sei vicino alla città. Ti commuovi: un’onda lunga di malinconia ti attraversa gli intestini e si ferma nella gola. Hai gli occhi lucidi; la folla se ne accorge, mentre cade un silenzio in cui risuonano nitide le tue parole.
Gerusalemme, Gerusalemme! Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.
Gli sguardi sono persi nel vuoto, i rami cominciano a cadere dalle mani.
Giorni verrano in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee; abbatteranno te e i tuoi figli; non lasceranno pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata.
La scena è irreale: due ali di gente immobile, i discepoli fermi come statue intorno a te, che piangi in silenzio sul puledro, il quale non sa se rimettersi in cammino o stare fermo, per sempre, a contemplare un vuoto che nessuno potrà mai riempire.

9 pensieri su “88. Un vuoto

  1. Gli apostoli amavano Gesù profondamente, anche se non comprendevano pienamente il suo messaggio; quando li ha lasciati, hanno sicuramente sofferto moltissimo, si saranno sentiti soli e disorientati, perché per loro Gesù era il punto di riferimento più importante della vita. Ma non sono rimasti soli: quando erano riuniti in preghiera con Maria nel cenacolo, il Signore ha mandato loro lo Spirito Santo che ha riempito il loro cuore, colmando quel vuoto enorme che l’assenza della loro guida e Maestro Gesù aveva procurato.
    Allora penso che Dio permette certi vuoti nella nostra vita perché vuole portarci ad un livello superiore, vuole riempirci del Suo Amore, dello Spirito Santo che non troverebbe spazio se avessimo il cuore già ricolmo di altro: però è fondamentale fare come i discepoli che erano uniti in preghiera con Maria, la Madre nostra che si prende cura di noi, silenziosamente, e ci conduce verso il Padre attraverso il Figlio.
    Pregando Maria, sentiremo tutto l’Amore di Dio che non ci delude mai e capiremo che ogni fine, in realtà, è un nuovo inizio più bello di quel Progetto che il Signore ha preparato per noi e per la nostra piena felicità.

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  2. Il puledro d’asina, il pianto su Gerusalemme: “casa nuziale del Signore”, l’immagine della chioccia che raduna i pulcini: pagina evangelica di mansuetudine, profondo intimo del cuore di Dio, soavità e forza divina dura come l’inferno da poter desiderare un battesimo di sangue.
    Ecco il re della figlia di Sion, acclamato -Figlio di Davide-, quando Egli ama chiamarsi -Figlio dell’uomo-, ecco che passa su un puledro d’asina, ultimo disprezzo al potere di chi è l’eterna maestà: “generato dal Padre tra santi splendori dal seno dell’aurora”, mentre piange su Gerusalemme, l’amata, che griderà tra poco: crucifige.
    Che il volto dell’universo e degli uomini, a sua immagine creati, siano oscurati dalle tenebre, che il dolore tutto trasfiguri per il suo Dio che si lascia portare da un mite animale da soma, quando suo è il Paradiso, quando, Tu, sei il Paradiso, che in nessun luogo posi o sei contenuto, se non dal tuo stesso splendore.
    Amore celato dall’umanità, divino Verbo, gloria di Colui che lo ha generato in principio e che l’Amore lega col sospiro del suo Spirito:
    “fammi piena la bocca di profumo
    che io possa intrecciare
    parole soavi”,
    perchè Egli sia implorato anche dalle tenebre, Bellezza che folgora quanto esiste, Amore, carico divino, portato da un puledro d’asina, le pietre grideranno se non gridano gli uomini e la natura si spoglierà delle sue fronde se le creature non raccolgono rami per il suo passaggio dicendo: benedetto Colui che viene nel nome del Signore.
    “Tutto sia gettato ai tuoi piedi in omaggio”, celeste Amore, Gesù:
    “Paradiso della nostra origine”.

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  3. ..il puledro ha resistito alla tentazione di fermarsi..ha ripreso il cammino..e’ andato oltre il vuoto incolmabile..

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  4. Se vedessimo il vuoto come “senza tempo” potremmo provare e vivere la felicità, sarebbe come dire Tu ci sei e ci sarai, sempre e comunque; spesso, tuttavia, il tempo lo scandiamo per bene con le lancette della terra che in-seguono giorno e notte, il salto nel vuoto ci spaventa, lasciandoci impreparati, inadeguati per continuare il cammino arduo in cui la presenza, al contrario, è e resta stato di fatto.

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  5. “Hai una stretta al cuore”
    ..cuore „vicino a me, come un fratello, nati dalla medesima carne, vissuti del medesimo pane“ (E. Olmi)
    „un Dio che pena nel cuore dell’uomo“ (D.M. Turoldo).
    E forse, proprio in questo, ancora di più misuriamo la Sua grandezza, quella del suo insegnamento, del suo esempio, del suo sacrificio, a tratti così difficile da seguire, ma così indimenticabile.

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  6. CHIEDO SILENZIO

    Ora, lasciatemi tranquillo.
    Ora, abituatevi senza di me.

    Io chiuderò gli occhi

    E voglio solo cinque cose,
    cinque radici preferite.

    Una è l’amore senza fine.

    La seconda è vedere l’autunno.
    Non posso vivere senza che le foglie
    volino e tornino alla terra.

    La terza è il grave inverno,
    la pioggia che ho amato, la carezza
    del fuoco nel freddo silvestre.

    La quarta cosa è l’estate
    rotonda come un’anguria.

    La quinta cosa sono i tuoi occhi.

    Matilde mia, beneamata,
    non voglio dormire senza i tuoi occhi,
    non voglio esistere senza che tu mi guardi:
    io muto la primavera
    perché tu continui a guardarmi.

    Amici, questo è ciò che voglio.
    E’ quasi nulla e quasi tutto.

    Ora se volete andatevene.

    Ho vissuto tanto che un giorno
    dovrete per forza dimenticarmi,
    cancellandomi dalla lavagna:
    il mio cuore è stato interminabile.

    Ma perché chiedo silenzio
    non crediate che io muoia:
    mi accade tutto il contrario:
    accade che sto per vivere.

    Accade che sono e che continuo.

    Non sarà dunque che dentro
    di me cresceran cereali,
    prima i garni che rompono
    la terra per vedere la luce,
    ma la madre terra è oscura:
    e dentro di me sono oscuro:
    sono come un pozzo nelle cui acque
    la notte lascia le sue stelle
    e sola prosegue per i campi.

    E’ che son vissuto tanto
    e che altrettanto voglio vivere.

    Mai mi son sentito sé sonoro,
    mai ho avuto tanti baci.

    Ora, come sempre, è presto.
    La luce vola con le sue api.

    Lasciatemi solo con il giorno.
    Chiedo il permesso di nascere.

    Pablo Neruda

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  7. A me colpita la frase:”ormai non ti chiedono più:Maestro,come fai a saperlo?”
    Questo è fidarsi a Dio,senza chiedere:perchè,come e per quale motivo. Fidarsi e farsi portare da Dio per il nostro bene,senza spaventarsi al primi ostacoli (come qua è venuto proprietario di puledro per rimproverarli), ma andare avanti come ha detto Gesù (“essi rispondono sicuri”),perché questa è la nostra strada, perché questo è il Progetto da seguire.

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  8. “perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata”
    sono spaventose queste parole, ma vere.
    A volte aspettiamo grandi occasioni nella vita ma tra fra tempo ci sfugge la vita vera intorno noi, ci aspettiamo qualcosa e non riusciamo accogliere amore e dare amore adesso e godersi proprio di quel momento.

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