89. Quanto resta

da qui

Hai amato molto questo tempio. Pensi a tutti quelli che si sono spinti fino a qui a pregare il Padre, ai dolori immensi e alle gioie altrettanto grandi, alle suppliche, alle lodi, alle bestemmie, al rapporto vivo e profondo che l’uomo può intrecciare col suo Dio. Chiedi al Padre di esaudire i desideri giusti, le belle aspirazioni, il bisogno di pace e di felicità che si deposita nell’animo umano e lo collega al cielo. Ti commuovi. L’hai notato: ultimamente ti commuovi troppo, come se il groppo alla gola fosse sempre lì, pronto a salire, a tradimento. Senti che manca poco, molto poco, che questa luce azzurra intorno alle colonne non la vedrai più; non contemplerai mai più la valle che si stende come una tovaglia colorata al di là delle mura né la distesa di tombe che viste da qui sembrano grani di formaggio o agnelli di un gregge. Sarà per questo che vedere i commercianti tutti presi negli affari ti riempie di una rabbia incontenibile, al punto da intrecciare in fretta una sferza di corde e, fremendo e urlando, scacciare tutti fuori con le pecore e coi buoi, gettare a terra il denaro dei cambiavalute e rovesciare i loro banchi, gridando ai venditori di colombe di portarsi tutto via e di non fare della casa del Padre un luogo di mercato. E’ come se il tempo si fermasse, come se in un unico, grande polverone ruotassero i pensieri e le preghiere, i desideri e le paure; come se appiccassi un rogo immenso in cui bruciare tutto per capire che cosa mai potrebbe uscire intatto dal crogiolo. Sì, vuoi fare proprio questo: passare al vaglio gli atti e le intenzioni, perché nulla d’impuro può varcare la soglia del tuo regno, o Padre.
Quale segno ci mostri per fare queste cose?
I giudei sono arrivati a frotte, coi pugni chiusi e i denti digrignati.
Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.
L’abbiamo costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?
Ecco: ancora l’uomo che si alza dal sepolcro, avvolto in una luce così strana, a quest’ora prima dell’alba. Sentinella, quanto resta della notte?

9 pensieri su “89. Quanto resta

  1. Sentinella, quanto resta della notte?

    Il buio della notte può sembrare un eternità,ma per quanto lungo possa essere c’è sempre la speranza dell’ arrivo del’aurora che preannuncia l’ inizio di un nuovo giorno.

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  2. Quanto resta, da qui alla verità? Cosa ci si aspetta dall’altro? Ma riusciamo davvero a vederlo ed accettarlo per quello che è oppure siamo pronti a farci deludere dalle aspettative che talvolta non soddisfano i nostri desideri? Domande che si ripetono tante volte, per cui le risposte vanno ricercate nel profondo, dove spesso non si arriva se non con l’aiuto di una guida spirituale. Amare l’altro è renderlo libero, accettando il suo essere, amare è commuoversi davanti a un gesto di umiltà per imitarlo e farlo proprio, appagare la propria gioia specchiandola in quella altrui. Forse così manca poco: alla felicità.

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  3. Come secoli fa,anche oggi nel Tempio di Dio entra la gente per varie motivi:per pregare certo,ma anche per abitudine,per farsi vedere tra la gente,per incontrarsi con amici,per conoscere le persone,per caso, per passare tempo, per criticare altri,…
    Non sempre il Tempio di Dio viene rispettato come posto per pregare,come la cena con Signore,come incontro intimo con Dio.

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  4. Mi si è ricordato un villaggio tanti anni fa. Loro non avevano la propria chiesa, e ogni domenica tutti andavano in chiesa più vicina al distanza 5-6 km,spesso a piedi perché non c’erano mezzi. Volevano costruire la chiesa nel loro villaggio,e quando hanno ricevuto permesso, tutti si sono messi lavorare,grandi e piccoli,uomini e donne,e con le sue forze,con propri materiali (quasi tutta è di legno) hanno costruito la loro chiesa durante qualche mesi.
    E penso che questo è l’amore,desiderio di stare vicino a Dio. Perché chi ama e vuole stare con Dio non cerca le scuse,non si arrende alle difficoltà,e va avanti per trovare Dio

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  5. – ultimamente ti commuovi troppo

    Come se ogni ingiustizia, ogni sofferenza, ogni dolore, ogni incomprensione, ogni male, di chiunque, si depositasse sul proprio cuore, strato su strato, paralizzandolo, fino a superare la soglia di sopportazione ed arrivare ad aver bisogno di esplodere per ricominciare a battere.
    Capita quando incominci a guardarti seriamente dentro, nella profondità dell’anima, e guardando l’altro scopri che è lo specchio di te stesso.
    Gesù ti prego di entrare nel tempio del mio cuore e di appiccare il rogo dell’Amore di Dio per passare al vaglio ogni atto ed ogni intenzione e far uscire intatto dal Tuo crogiolo solo ciò che è puro e Bene.

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  6. IL TEMPIO
    Il tempio, casa di preghiera è dove cercare la Presenza, e offrire fiori “ancora una volta appassiti” e accendere ceri che consumano, dove sfolgora l’Invisibile: “Perchè Tu mi spingi nelle tue vie, che menano solo nell’oscurità della tua notte, che a Te solo è luce”.
    Vero Tempio, sacrario della divinità, è Cristo: l’Uomo vivente gloria di Dio: “paurosa vertigine”, abisso ove si frange il tempo, tre giorni soli, per il velo squarciato del suo Tempio, Corpo di Dio, ed è Aurora sparpagliata nell’universo che ride la sua beatitudine di abitarci:
    “Cristo sei nell’ultimo di tutti:
    “Cristo dei pubblicani dei postriboli,
    Cristo degli uomini liberi:
    il tuo nome è “Colui:
    che -fiorisce-sotto-il-sole”. (Turoldo)
    A noi, preme il peccato, e tormenta il desiderio di essere: rami d’ulivo le mani, il cuore un braciere d’amore, e la carne: “riassunto della vita”, luogo d’incontro, tuo tempio vivo che archi e volte, lo Spirito abiti, più verticale al tuo cielo di una cattedrale.
    Amore, brivido d’eterno altissimo,
    insostenibile anche una goccia,
    mia infinità.

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  7. quanto resta della notte?

    IL BUIO E LA LUCE
    È buio dentro di me,
    ma presso di te c’è la luce;
    sono solo, ma tu non mi abbandoni;
    sono impaurito, ma presso di te c’è l’aiuto;
    sono inquieto, ma presso di te c’è la pace;
    in me c’è amarezza, ma presso di te c’è la pazienza;
    io non comprendo le tue vie, ma la mia via tu la conosci.

    (Dietrich Bonhoeffer)

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