90. Mille volte

da qui

Hai deciso di rischiare, d’insegnare nel tempio: sai che ti danno la caccia, che ordiscono trame per farti cadere in passi falsi, per poterti denunciare e finalmente condannarti a morte. Ormai sai tutto: non sono più le immagini che appaiono e scompaiono come cupi presagi del futuro, ma il destino del profeta che paga a caro prezzo l’onore di trasmettere la voce del Signore. Infiltrano spie per conoscere il tenore dei discorsi, verificare fino a dove puoi spingere le tue provocazioni; negli ultimi giorni i controlli sono sistematici, ti senti braccato, pedinato, studiato nei minimi dettagli dei tuoi gesti e della tua predicazione. A volte senti un vento gelido penetrarti il cuore: l’eco sinistra di una sentenza iniqua, l’umiliante processione verso il luogo dell’esecuzione, il corteo dei dileggi e degli insulti, le lacrime delle donne pie, lo sguardo doloroso di tua madre. Già, tua madre: riuscirà a sopportare tutto questo?

Dicci con quale autorità fai queste cose o chi ti ha dato questa autorità.

Hanno facce irrigidite, come alberi secchi in pieno inverno. Ti chiedi come possa, l’uomo, ridursi in questo stato, quale tributo di slanci, sentimenti, debba pagare sull’altare freddo dell’odio.

Vi farò anch’io una domanda: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?

Geniale. Se dicono: dal cielo, gli risponderai: e perché non gli avete creduto? Se dicono: dagli uomini, il popolo si rivolterà contro di loro, perché è convinto che Giovanni sia un profeta.

Non lo sappiamo.

Nemmeno io vi dico, allora, da dove venga questa autorità.

Hai vinto un’altra volta, ma non ne sei felice: vorresti perdere mille e mille volte, pur di vederli convertiti.

11 pensieri su “90. Mille volte

  1. L’arte di perdere non è una disciplina dura
    tante cose sembrano volersi perdere
    che la loro perdita non è una sciagura.

    Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura
    delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.
    L’arte di perdere non è una disciplina dura.

    Esercitati a perdere di più, senza paura:
    luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.
    Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.

    Ho perso l’orologio di mia madre. Era
    mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate.
    L’arte di perdere non è una disciplina dura.

    Ho perso due vasti regni, due città amate,
    due fiumi, un continente. Mi mancano,
    ma non è mica un disastro averle perdute.

    Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra
    il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:
    l’arte di perdere non è una disciplina dura,
    benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

    Elisabeth Bishop

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  2. – vorresti perdere mille e mille volte, pur di vederli convertiti.

    Capita anche a noi: a volte faremmo di tutto per far capire a chi amiamo quale grande opportunità e quale immenso tesoro si sta perdendo.
    Ma i tempi di Dio non sono i nostri tempi, e solo Lui saprà quando arriverà il momento giusto, per tutti e per ognuno diverso, di accogliere la Sua grande musericordia, liberarsi da tutte le catene e salvarsi.

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  3. “Un cristiano sa affrontare le difficoltà,le prove- anche le sconfitte- con serenità e speranza nel Signore”
    Papa Francesco

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  4. “La nostra vita dev’essere incentrata sull’essenziale: su Gesù Cristo. Tutto il resto è secondario”
    Papa Francesco

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  5. Il dolore stende, lascia con il fiato corto e gli occhi pieni di lacrime: la partita della vita è persa. Fino a che la mano dell’Amore non si posa su di noi per alleggerire il peso della sofferenza; nel momento in cui gliela consegniamo e viene accolta le parti hanno vinto, entrambe. Quando si ama davvero il dolore si condivide e le lacrime, fosse anche per un solo momento, diventano di gioia, forza per guardare avanti, testimonianza concreta che muore dalla voglia di raccontare il Bene ricevuto.

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  6. Ormai si capisce bene, che non sono più solo segni, quelli che s’intravedono minacciosi vicino al Signore, ma “il destino di profeta” che batte il suo tempo. Pericope evangelica: spirale di presentimenti, cerchio che stringe come mare la sua isola. Vince su ogni fronte, la Parola, ma proprio a causa di questa, sarà condannato, il Verbo divino, Gesù che conobbe la carne quando il tempo uscì dall’eternità a seguire i suoi passi sulla terra, la radiosa notte e il giorno eterno, la vigna odorosa e il frumento nel fragrante pane, disperato Amore libero e desiderio dell’albero, rosso corallo di mare, “Agnello di Dio che porta il peccato del mondo”.
    Si chiede con che autorità faccia le cose, Colui che “scruta gli abissi e siede sui Cherubini”, che può “segnare il cedimento di mondi e stelle a frana” e annientare ogni sofisma umano, perchè “i ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni”, ma si chiede con malizia, senza creare intesa, quando l’esperienza del Signore, Sapienza “radiosa e indefettibile”, è l’evento di:
    “Emigrare al di là del visibile
    e raggiungere lo stato di verità
    e fare del mistero la propria casa”.
    (Turoldo)

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  7. Mille e mille volte. Come a indicare la sproporzione fra quanto, alla fine, si può perdere e le infinite possibilità di rinascita dell’Amore, che resta ad attendere il cuore dell’uomo anche nei momenti in cui non lo riconosce.
    A volte basta una minima scintilla a rievocare quanto grande sia il dono di un ombrello di luce “più forte della morte” .

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  8. Hai vinto un’altra volta, ma non ne sei felice: vorresti perdere mille e mille volte, pur di vederli convertiti.

    Perdere tutto anche la vita perché la vera conversione scaturisce solo dall’Amore.

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