91. Nella notte

da qui

Sei innamorato della Bibbia, soprattutto del profeta Isaia. E di tutti i suoi brani, quello che più ami è il canto della vigna, coltivata con amore, vangata e sgombrata dai sassi. Il Signore aspettò che producesse frutti, ma essa fece uva selvatica. Si aspettava giustizia, da Israele, ed ecco spargimento di sangue, rettitudine, ma ecco grida di oppressi. Stai meditando quest’immagine quando gli scribi e i sacerdoti si fanno più vicini.

Un uomo piantò una vigna, l’affidò ai coltivatori e se ne andò per molto tempo.

Fanno un passo indietro, come se questo inizio del racconto fosse per loro una minaccia.

A suo tempo mandò un servo da quei coltivatori, perché gli dessero una parte del raccolto; ma i coltivatori lo percossero, rimandandolo indietro a mani vuote.

Sì, è una minaccia, un altro modo per metterli con le spalle al muro.

Mandò un altro servo, ma essi percossero anche questo e lo insultarono.

Sono sempre più agitati. E’ come se intuissi la rabbia che gli cresce dentro, non appena ti presenti.

Ne mandò un terzo, ma ferirono e cacciarono anche questo.

Ormai è un tutto un gioco di sguardi, un misurare il ritmo lento e cadenzato delle tue parole, pietre il cui peso va aumentando ad ogni giro di frase.

Disse allora il padrone della vigna: che devo fare? Manderò il mio figlio: lui, dovranno rispettarlo.

La tensione è al limite. L’uomo dalla faccia glabra si asciuga le mani, mentre le urla della folla sono un temporale estivo, che esplode senza preavviso.

Quando lo videro, i coltivatori presero a discutere tra loro: costui è l’erede; uccidiamolo e l’eredità sarà per noi. Lo cacciarono fuori della vigna e là lo uccisero. Che cosa farà, a costoro, il padrone della vigna?

Fanno, senz’accorgersene, un altro passo indietro: non vogliono conoscere la fine del racconto. Non vogliono sapere che la vigna sarà loro tolta, e la pietra che i costruttori hanno scartato diverrà la pietra d’angolo. Hanno solo il desiderio di vederti appeso là, fuori le mura, mentre la sera scende e il buio è così fitto che i tuoi occhi sono stelle accese, nella notte.

15 pensieri su “91. Nella notte

  1. Tanto lo sapiamo tutti. Gli animali sono esseri bellissimi, affettuosi, intelligenti,bravi,buoni, ma quando si sentono in pericolo o quando vogliono conquistare un nuovo territorio, diventano aggressivi e violenti, pronti a uccidere per sopravvivere.
    Questo sono gli animali con suoi istinti primitivi.
    Ma noi umani abbiamo superato questi istinti primitivi? o ancora anche noi tiriamo fuori aggressività e violenza?

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  2. “Nella preghiera siamo noi che parliamo a Dio,ma nella lettura della Bibbia è Dio che parla a noi”
    Sant’ Isidoro di Siviglia

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  3. Accende una notte, a tratti troppo buia, la luce dei profeti e dell’umanità che nelle piccole o grandi cose sceglie di stringersi l’uno all’altro intorno alla stella della condivisione, e rende il Regno non un „aspettando Godot“ ma un ora, un presente che poggia sulla pietra d’angolo dell‘amore.

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  4. SOLENNITA’ DI CRISTO RE
    Quel che è scritto è scritto, aveva detto Pilato, per il cartiglio pronto alla croce di Gesù, e dalla bocca di un pagano è scaturita la conferma alla sua regalità, poichè di Cristo è scritto: che ha “il primato assoluto nell’ordine della creazione e in quello della redenzione”. Sarà ancora, un pagano e malfattore, a pregare Gesu come Re “ricordati di me quando sarai nel tuo regno” e lo chiede non davanti a Cristo glorioso sul Tabor, ma a Gesù sul Golgota nell’obbrobrio della croce.
    Gesù che aveva rifiutato dal suo popolo l’acclamazione a re, perchè il suo regno non è di questo mondo, si dichiara Re nella passione e nell’ignominia della crocefissione affermando la ricapitolazione di ogni cosa a Sè: “Quando sarò innalzato attirerò tutti a me”.
    Il Padre gli darà il Nome di Signore, ponendo sotto la sua signoria, ogni cosa nei cieli, sulla terra e sotto terra.

    Che cosa si può dare a questo Re che governa come un pastore il suo gregge?
    “L’anima e il corpo ti dò, di più non ho” (S.Francesco d’Assisi)

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  5. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!»

    Ma perché bisogna arrivare all’estremo per comprendere la nobiltà del giorno?

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  6. Il tempo sta precipitando, “Tu, ucciso giovane. Un doppio giro di stagione, un messaggio breve: beati…”
    Ma lo Spirito del Signore è su di Lui, non può che diffondersi e toccare d’amore ogni cosa e, inaccessibile Verità, ridurre al silenzio scribi, farisei e capi della sinagoga; è Padrone assoluto della mente del cuore degli uomini e di ogni cosa, padrone di una vigna per la quale verrà ucciso dai suoi servitori.
    Intanto passano presagi come lampi, “nei recessi impervi” della sua anima: “l’uomo dalla faccia glabra”, “l’ora nona” sul Golgota, “un volto che sbianca come un giglio”, “occhi stelle accese, nella notte” e “un uomo avvolto da una strana luce” nel giardino, in un’alba tutta nuova.
    Appena pochi giorni, per Chi ha conosciuto l’eternità, e sarà “travolto dal nostro peccato”, ai figli dell’uomo, non rimane che un tempo breve per sfamarsi di Lui, poi, “l’abbraccio impossibile”.
    “L’uomo non vide mai un giorno così celeste”, nè mai sarà più toccato da un sospiro così ardente, come in quei giorni.

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  7. La pietra angolare è la pietra posta più in alto, Gesù è la pietra angolare che dall’alto della croce diviene il punto di riferimento di ognuno di noi, uno sguardo di amore che illumina ogni notte.

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  8. Scusate l’errore grossolano di aver definito “pagano” il malfattore
    crocefisso con Gesù.
    Grazie a d.Fabrizio per “il mio Vangelo”: una memoria di Gesù custodita nella sua
    anima, ma in poesia.

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  9. Bello pensare alla linea ininterrotta tra prima e dopo, antico e nuovo, l’ eternità. La profezia diventa Parola in Cristo nell’oggi di allora, ancora vivente in noi. Quei piccoli, poveri del Signore che attendevano luce, gioia, speranza oltre ogni speranza, vivono eternamente in chi cerca, interroga i cielo, ascolta i segni, prega, anche senza trovare parole, semplicemente riponendo la propria speranza e la fiducia nell’amore e nel buon provvedere del Signore. “Madre del Vangelo vivente,/sorgente di gioia per i piccoli,/prega per noi”, conclude l’Evangelii Gaudium presentata oggi, e pare regalare un senso di mano delicata che accompagna quella “fatica del cuore” che cerca, che attende, e spera, pur vedendo crescere uva selvatica.

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  10. non vogliono sapere che la vigna sarà loro tolta e la pietra……hanno solo il desiderio di vederti là appeso fuori le mura…mentre i tuoi occhi brillano come le stelle

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