93. Dietro l’angolo

da qui

Sapevi che l’avrebbero chiesto, prima o poi. Lo scontro tra farisei e sadducei è feroce, su punti come questo. Del resto, non è cosa da poco: restare, durare, permanere; oppure finire nel nulla, con l’unica consolazione della discendenza, che prolunga una storia di famiglia, di sogni, di ambizioni, tramandati all’infinito. In realtà non ti capaciti di come si possa andare avanti con l’idea di scomparire: sarebbe uno scherzo di cattivo gusto regalare la coscienza, i sentimenti più profondi, i legami indistruttibili, per poi lasciare che tutto marcisca nella terra. E la scintilla del divino? La partecipazione a una vita superiore, testimoniata dalle grandi civiltà? In effetti, non c’è nemmeno bisogno di una fede: è sufficiente riconoscere quello che c’è scritto dentro, accogliere la voce che proviene dai secoli dei secoli, a dire che il morire è una specie di parto, di travaglio, e che si nasce veramente solo nel momento della morte.

Maestro, Mosè ci ha prescritto: se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli, che morirono senza aver dato un figlio a quella donna: di chi sarà moglie, costei, nel giorno della risurrezione?

Una domanda ben architettata. Vorresti suggerirgli di non sforzarsi troppo nel congetturare: meglio non sprecare energie per qualcosa di cui si nega l’esistenza. Avresti voglia di domandare loro cosa si provi sapendo che oggi sei qui e domani non esisti. Ma decidi di lanciare comunque il tuo messaggio.

I figli di questo mondo si sposano, ma chi è degno della vita eterna non prende moglie né marito, e nemmeno può morire, perché è come un angelo del cielo, ed essendo figlio della risurrezione, è figlio di Dio.

Si guardano l’un l’altro, sorridendo sotto i baffi. Per loro sei un povero demente, irretito da leggende per bambini. Non capiscono come la gente possa pendere dalle tue labbra: sei solo un venditore di fumo.

Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto ardente, quando chiama il Signore Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. Non è un Dio dei morti, ma dei vivi.

Ora ridono rumorosamente: qualcuno ti dà una pacca sulla spalla, e se ne va. Li guardi allontanarsi, sparire dietro l’angolo in fondo, come non fossero mai apparsi sulla scena.

7 pensieri su “93. Dietro l’angolo

  1. Accendere una lampada e sparire

    Accendere una lampada e sparire –
    questo fanno i poeti –
    ma le scintille che hanno ravvivato –
    se vivida e’ la luce

    durano come soli –
    ogni eta’ una lente
    che dissemina
    la loro circonferenza

    E. Dickinson

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  2. “sarebbe uno scherzo di cattivo gusto regalare la coscienza, i sentimenti più profondi, i legami indistruttibili, per poi lasciare che tutto marcisca nella terra”.

    Non ho avuto l’occasione di incontrare, qui, Don Mario Torregrossa, ma lo vivo e lo sento nell’ energia, nei racconti, nella gioia e nelle lacrime, nel suo amore per osmosi diventato tuo, Don, e della comunità che lo ha amato e che ora ne tramanda la testimonianza. Lo vivo nell’energia che mi lascia le sua opera scritta, i cui volumi, tuttavia, potrei perdere.
    Amare è trasmettere l’energia ricevuta, e vorrei riuscire ad essere capace di questo: trasmettere con la mia vita l’energia del messaggio. Di Gesù, di Don Fabrizio, di Don Mario, di qualsiasi persona lasci un’impronta, una traccia da consegnare via via, un tramandare l’amore al di là dei legami di sangue e di qualsiasi supporto materiale.

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  3. “LA SCINTILLA DEL DIVINO”
    L’uomo “ha sposata una pena”: l’amara radice del credere, e ora suo è un roveto che più non arde sul monte e il cuore si spreca in desideri. Chi non conosce “le asperrime gioie del tuo silenzio”, Signore celato così addentro nell’anima e nella bellezza e nella povertà, così arduo da riconoscere! E cos’è questa infinita impazienza di esistere che anela all’eterno, mentre lacera la morte, e Tu, l’infinita gioia, specchiata nel Figlio e nello Spirito, radente gli abissi delle origini, vita al così breve vivere! E’ nel gorgo del nulla, la vita che tocca struggente l’essere, o nel tuo respiro? Amore che insanguinasti la terra e che ogni giorno perpetui il tuo morire nel cuore della miseria, e pane ti fai così profumato, così poco durò il tuo innamoramento da abbandonare l’amata, dopo averla inebriata di Te, e i figli dell’uomo dopo averti visto e toccato?
    Tu Amore, e l’uomo l’altro amore.
    Amore chiama nel suo rogo l’altro amore
    in Cristo.
    Amore sei “che premi il cuore/ con gioia maggiore/ che torchi fluenti olio e vino”/, l’uomo vivente sarà la tua gloria.

    .

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  4. Saperne e sentirne la presenza vicina è un gran bene, anche se il distacco è sempre un dolore profondo. Il ricordo spesso è forza per andare avanti, la voce che fa da spinta a risalire; ma tutto questo non potrebbe bastare se non vivessimo l’incontro oggi stesso, prima di sparire dietro l’angolo.

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  5. Com’è la vita di là? Tanti spesso si domandano, ci stanno tanti ipotesi,sono stati scritti tanti libri, tanti alla base di esperimenti “parlando” con le anime,a volte dalla voce di profeti. Com’è la vita di là?
    Sicuramente non c’è la gelosia,invidia, odio, materialismo, là non si riporta nostri peccati umani, là ci sta amore e amore ha diversi parimetri.

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  6. Mi resta l’immagine di quante comparse lungo i nostri cammini, quante meteore che per un attimo parlano, chiedono, esistono, poi svaniscono alla prova della perseveranza, della sincerità, del coraggio. Ciò che rimane è il messaggio che portiamo, la forma che diamo a quel Progetto scritto per noi e che trasmettiamo nonostante tutto, nonostante le comparse, attraverso tutti i segni che lasciamo di noi.E rimane la nostra essenza più pura e profonda.

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