Tutti pazzi per il poetry slam. A Trieste il lancio della L.I.P.S.

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di Max Ponte

Il poetry slam italiano è finalmente unito. Quell’insieme di gare poetiche sparse sul territorio apparterranno finalmente ad un campionato nazionale. Un risultato importante non solo per questa pratica poetica ma un segno, un segno di unità nella frammentazione culturale italiana. Fino ad un anno fa quando una timida proposta o ri/proposta di federazione è partita da questo blog la cosa pareva quasi impossibile. Invece è stato un crescendo inarrestabile. Il lavoro di coordinamento e mappatura che ho iniziato con Christian Sinicco e Dome Bulfaro  si è allargato ad un’ampia platea di poeti e slammers italiani sotto la supervisione di Lello Voce (il padre dello slam italiano), con il contributo di Sergio Garau e coinvolgendo tutti i protagonisti dello slam italiano, come lo studioso Marco Borroni che coordina la scena lombarda. Saranno una sessantina da tutta Italia i poeti coinvolti nella fondazione della L.I.P.S., la Lega Italiana di Poetry Slam. Il merito quindi è tutto della comunità, del movimento del poetry slam italiano. L’appuntamento, aperto a tutti i soggetti interessati, è sabato 30 novembre alle ore 15 e domenica 1 dicembre alle 10 a Trieste al Caffè San Marco. Dopo il lancio della L.I.P.S. assisteremo nei mesi che verranno a numerose gare poetiche in tutto il paese (alcune già alle prime battute) che termineranno con la finale nazionale prevista a Monza il 3 e 4 maggio 2014. Prima curiosità: da dove proviene la scelta del nome? Il dibattito è nato all’interno di una fittissima mailing list in cui sono state votate due proposte: quella di Sergio Garau che proponeva “FE.P.S.I” Federazione Poetry Slam Italiana e quella di Nicolas Alejandro Cunial che propone “L.I.P.S.” appunto Lega Italiana di Poetry Slam. A maggioranza è stata votata la proposta di Cunial al quale dobbiamo la coniazione dell’acrostico che rimanda alla poesia orale. Tutti pazzi per il poetry slam, in questi mesi contatti febbrili, entusiasmo, confronti e scontri, ricostruzioni certosine della storia dello slam, rivendicazioni di piccoli e grandi risultati, gioie e scleri, dibattiti chilometrici su Facebook, simpatie e antipatie, loghi e grafica (il logo attuale è di Scarty Doc), riunioni di comitati cittadini, apertura (e congelamento) di pagine web, contestazioni, scene di poetry slam che nascono, disquisizioni sulle regole di gara e l’attesa di Trieste come un appuntamento fondamentale e unitario. E poi in questi giorni un susseguirsi di articoli su varie testate, blog, siti e probabilmente anche fax e e segnali di fumo. Da esaltare lo slancio vitale che caratterizza questo fenomeno unico nel suo genere. La poesia finalmente restituita alla vita, al confronto, al pubblico, il sogno di avanguardie e neo-avanguardie. Quando un reading poetico finisce deserto un poetry slam riesce ad attirare come minimo qualche decina di persone, per un evento letterario si tratta di un lusso senza precedenti. Quando mi hanno chiesto in modo malizioso “perché fai poetry slam?” la prima cosa che ho detto è stata: perché funziona! Il format lanciato da Marc Smith alla fine degli anni ’80 si è rivelato vincente perché fondato su una dimensione collettiva e perché in grado di creare un’atmosfera armoniosa che pare risentire ancora della musica jazz di Chicago. A chi critica invece la qualità poetica e interpretativa rispondo dicendo che va considerato l’aspetto laboratoriale degli slam locali e la dimensione non strettamente letteraria del poetry slam. Il fenomeno può essere studiato anche dal punto di vista dei cultural studies, e in ogni caso negli slam legati ad una finale locale o nazionale il livello (formale/vocale e contenutistico) è sempre molto alto, superando di gran lunga tonnellate di noiosissimi libri di poesia contemporanea. Ci troviamo davanti ad un processo inarrestabile, lo slam sta scoppiando, faville di parole cadranno su tutti noi.

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