Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato

canti azzurra

Nadia Agustoni

Un canto, in cinquanta poesie, che restituisce i luoghi, con le crepe dentro e la biacca di muri rimasti su nonostante l’abbandono. E’ così che ascoltiamo semplicemente delle storie che nascono in frammenti, versi portati a chi sa o crede di sapere, mentre la verità è forse ferma a metà crinale perché certi posti sono sempre fuori mano e in una loro vita segreta.

Azzurra D’Agostino con Canti di un luogo abbandonato ci narra un Appennino austero, con l’odore e i colori dei luoghi in cui una sparuta umanità si aggira, magari solo per perdersi in una solitudine di sassi, ciottoli, erbe, via crucis di vivi e morti, di voce e ricordo che si incontrano, si perdono e lasciano un minimo segno di materia che la natura circonda e trasforma.

Il libro, vero e proprio oggetto d’arte, è stato pubblicato in 300 copie numerate, che includono una cartolina d’arte con un estratto stampato a caratteri mobili, una cartolina diversa per ciascuna copia. Il progetto è una autoproduzione dell’autrice ed è leggibile in PDF anche a questo indirizzo:

 http://azzurradagostino.wix.com/abitare

Sempre su questo sito vi sono altre informazioni riguardanti D’Agostino e i suoi libri.

 *

Come si è affaticato, che pena che fa
pensare a tutto quel niente, dillo piano
magari ci sente.

Vedere le cose disfarsi è questo
salto, le poche lettere che separano
culla e nulla, cura e bara, e noi qui
sempre a prendere misure,
dentro un corpo che è la più assoluta
solitudine, e averci fatto l’abitudine
non basta – non basta questa campagna
né la legna a marcire non basta seguire
cogli occhi come il bosco si riprende
tutto e come tutto si arrende. Cos’altro fare?
Piangere?

Si credeva si sapeva si credeva di sapere o si sapeva
forse si sapeva e basta del confine del ciglio della soglia
della voglia che prende i vivi e di quella che prende i morti
per un soffio per un capello per i torti subiti e inferti
per un parto un tetto storto si sapeva si credeva si metteva
chiaro il punto: noi di qua che ci siamo e di là quegli altri
da ricordare da piangere da dire noialtri li compatiamo
il capiamo non li capiamo ma intanto noi, e solo noi, campiamo

Come occhi questi spenti buchi di finestra
sulla destra l’edera ha scorticato tutto e sembra
bello si direbbe un trionfo questo verdeggiare
mentre gracchia in alto un uccello si vede volare
a cerchio come uno che parla coi fantasmi
che meccanismi strani la testa, i morti li assordiamo
coi pensieri, gracchia, gracchia, è solo una cornacchia.

Non staremo buoni ci sarebbe piaciuto anche a noi
morti i buoi gli agnelli i bambini belli che abbiamo
partorito e vestito e poi i figli dei figli le cose utili
e quelle inutili i gigli e il ginepro l’ombra sul retro
il tiglio nell’aia la baia di silenzio che abbiamo custodito
sì anche questo prato tutto tutto svanito più remoto
delle battaglie che abbiamo combattuto e così
siamo rimasti impigliati come impigliati in questo
resto che sembra reclamare qualcosa, qualcuno
la rosa fa l’arco sopra la porta un varco fiorito
credevamo fosse questo l’infinito ma è finito
tutto ci hanno messi là sotto non è tornato nessuno.

*

Azzurra D’Agostino, Canti di un luogo abbandonato, SassiScritti, 2013.

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