5. Un potere

da qui

Coincidenze curiose: dovrei scrivere dell’attentato al mio amico sacerdote, che mi cambiò la vita, e oggi è il ventiquattro novembre, solennitá di Cristo Re; lo stesso giorno, la stessa ricorrenza di diciassette anni fa, quando don Mario suonò dalla porta dell’ufficio, mentre pregavo col breviario, e mi chiese di portarlo in ospedale. La sua faccia era grigia: pensai fosse caduto nell’aiuola, che fosse svenuto nuovamente a causa della tiroide o del diabete. Scesi: la camicia era strappata, la sua pelle, rigata di sangue, sembrava che friggesse. Che è successo, per amor di Dio! Mi hanno bruciato. Mentre correvo in auto sulla Cristoforo Colombo, trasgredendo ogni regola del codice stradale, mi chiedevo se esistesse un Dio. Il suo tremito aumentava, a mano a mano che il dolore si faceva strada, e le ustioni cominciavano a produrre il loro effetto. Il mio punto di riferimento svaniva all’improvviso, come un miraggio nel deserto; cercavo una ragione, un motivo qualunque per spiegarmi una tragedia imprevedibile e insensata. Al Sant’Eugenio lo misero su un tavolo; passò uno che disse: ne è arrivato un altro? Sento puzza di bruciato.
Mi aggrappai a speranze inconsistenti: non avevo il coraggio di chiedere notizie o percentuali di salvezza. Il buco nero m’ingoiò, sputando in terra le mie ossa rotte per lo strazio. Non avevo la forza di pregare: qualcun altro lo faceva per me, uno che vedeva anche di notte, scortandomi nei giorni tenebrosi in cui facevo la spola tra parrocchia ed ospedale, piangendo e disperandomi, in compagnia d’esseri viscidi che non capivano nulla di quello che vivevo, sommerso com’ero di dubbi e di domande, comprese quelle assurde di un’indagine balorda che cercava ovunque, tranne che nella giusta direzione.
Un pomeriggio venne da me uno sconosciuto col mio stesso nome, nato nel mio stesso giorno, che mi disse con aria ispirata: tranquillo, don Mario si salva. Gli credetti; m’infilai nell’unico spiraglio apparso per miracolo nella prigione dell’angoscia, e mi convinsi che anche se tutto può crollare, l’universo ha un re; e questo re, da qualche parte, un potere ce lo deve avere.

13 pensieri su “5. Un potere

  1. Non posso essere sola,
    mi viene a visitare
    una schiera di ospiti,
    non sono registrati,
    non usano la chiave,
    non han né vesti, né nomi,
    né climi, né almanacchi,
    ma dimore comuni,
    proprio come gli gnomi,
    messaggeri interiori
    ne annunciano l’arrivo,
    invece la partenza
    non è annunciata, infatti
    non sono mai partiti.
    Emily Dickinson

    Mi piace

  2. “l’universo ha un re, e questo re, da qualche parte, un potere ce lo deve avere”.
    Unico indizio, ora fragile, ora forte, per trovare o ritrovare quel Re. Anche se l’indagine magari è balorda, la pista porta sempre dentro al cuore del cuore.

    Mi piace

  3. “Non avevo la forza di pregare: qualcun altro lo faceva per me”

    Egli per te darà ordine ai suoi angeli
    di custodirti in tutte le sue vie.
    (Salmo 91,11)

    Mi piace

  4. anche se tutto può crollare, l’universo ha un re; e questo re, da qualche parte, un potere ce lo deve avere.

    «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,35).

    Mi piace

  5. Il momento della prova: chi non ha toccato questo momento se lo ha potuto vivere anche Gesù, senza conforto, mentre il sangue era rivoli in quel giardino. L’ora in cui cade la forza della preghiera è il momento in cui tutto l’essere grida, non parole, ma un battito del cuore forte più che tonfo di cascata, e sospiri più possenti dell’estensione dei cieli, tutto l’essere supplica con la forza del suo esistere a quel Dio dal cui respiro non si esce: ” allora saprò quanto/ mi preparavi, con amore, alle nozze” ma sembrava che mentre io “piangevo/ ti pascevi della mia solitudine” E’ una confessione antica come il mondo una voce misteriosa come quella che parlò impetuosa “ad Abramo/voce che donava e rapiva/ e ti beveva dentro il cuore” mentre andavi nella valle dell’Innon vicino ad Isacco.
    Altre volte è altissimo silenzio mentre “il buco nero t’ingoia, sputando in terra le ossa rotte per lo strazio”, anche se conosco “che sei la verità che non ragiona/ un Dio che pena nel cuore dell’uomo”.
    Più tardi l’eterna voce, parola divina, dirà “beato colui che non troverà motivo di scandalo per me”, perchè le sue vie e i suoi sentieri non sono i nostri, e noi diciamo “Signore mio, amato e crudele” a Colui che è eccelso e imperscrutabile, così divino da smarrire, celeste Amore.

    Mi piace

  6. Nel momento di disperazione siamo deboli e diavolo ha aperta la strada per sussurrare le cattiverie e spesso cadiamo nelle sue mani.
    A volte basta una parola buona per vedere la luce di speranza nel buio che ti circonda. E basta guardare fisi a questa luce per uscire dal buio,perchè la fede e speranza che ci dà la forza e che fa miracoli.
    Come adesso io,qualche giorni fa ho ricevuto la notizia che mia mamma ha tumore, ma mentre sto pregando, dentro di me ho una sensazione che tutto andrà bene, e questo mi fa stare abastanza tranquilla.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...