9. Questa volta

da qui

Fu un giorno triste quello che oggi mi ritorna in mente, costringendomi a sospendere momentaneamente la successione dei ricordi. Se guardo al passato, non trovo nulla di così traumatico, se non la fuga da casa, i malesseri che senza preavviso mi aggredivano, spingendomi a tirare sassolini alla finestra di don Mario, a notte fonda. Un anno e tre mesi di lotte e sacrifici senza frutto, con la certezza che niente e nessuno fosse in grado di scalfire il cuore. Stavolta ci credevo davvero: l’avevo preso sul serio il suo Progetto, ero sicuro di trovarmi in completa sintonia con la lunghezza d’onda del suo piano. Pensavo d’avere riscoperto l’amore perduto per invidie e gelosie, quando il tocco leggero della provvidenza si presentava alla mia vita, dopo tanta attesa. Non avevo più voglia di fare o di pensare: sarei finito sotto i ponti come Andreas, il santo bevitore, aspettando che qualcuno mi venisse a svegliare da un sonno tormentato. La delusione troncava di netto un filo che pareva, invece, irrobustirsi: il filo d’oro che immaginavo mi legasse al Cielo, ma era ancora un’illusione, uno scherzo sinistro del destino. Mi veniva spesso sulle labbra la parola amore, ultimamente, ma non era che il miraggio crudele di chi muore di sete nel deserto. Davanti al poster di Taormina, alla piazza di Pisa, ai girasoli di Van Gogh, mi chiedevo se perfino il mio amico sacerdote m’avesse abbandonato. Mi diceva, come prima, buttati!, ma l’acqua era sempre troppo fredda, anzi, ghiacciata, e non c’era un mandorlo capace di fiorire, in quell’inverno. Avrei avuto la forza di riprendermi? Qualcuno m’avrebbe consegnato, come allora, un biglietto rosa per dare notizia di una gioia che per ora era solo un fico sterile, maledetto da Dio? E’ strano ritrovarsi nello stesso punto dopo avere creduto alle promesse di un tempo rinnovato. Il profeta Elia era ancora là, con le braccine rivolte verso l’alto, in un gesto divenuto indecifrabile. L’unica certezza era l’ennesimo tracollo: m’ero perso di nuovo, e chissà se qualcuno mi sarebbe venuto a cercare, questa volta.

8 pensieri su “9. Questa volta

  1. ema

    Perdonami se ti cerco così

    Perdonami se ti cerco così
    goffamente, dentro
    di te.
    Perdonami il dolore, qualche volta.
    E’ che da te voglio estrarre
    il tuo migliore tu.
    Quello che non vedesti e che io vedo,
    immerso nel tuo fondo, preziosissimo.
    E afferrarlo
    e tenerlo in alto come trattiene
    l’albero l’ultima luce
    che gli viene dal sole.
    E allora tu
    verresti a cercarlo, in alto.
    Per raggiungerlo
    alzata su di te, come ti voglio,
    sfiorando appena il tuo passato
    con le punte rosate dei tuoi piedi,
    tutto il corpo in tensione d’ascesa
    da te a te.
    E allora al mio amore risponda
    la creatura nuova che tu eri.

    Pedro Salinas

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  2. RossellaT

    – Credo a un Dio giusto, incapace di lasciarci soli.
    Questo ti piace, un Dio che non ti lascia. Esiste? Quante volte hai pianto perché nessuno ti chiedeva come stai? Sarà il Dio che ti ha fatto atterrare sul telo dei vigili del fuoco? Conosce, quel Dio, la rotta patetica del volo cieco, è lui che allunga una mano che non manca mai la presa? (da Stelle di F. Centofanti)

    Leggendo questo post mi sono tornate alle mente queste righe cui sono molto legata e riconoscente. Qualcuno ci viene sempre a cercare.

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  3. F

    Una vocazione maturata in una continua acerrima lotta è una vocazione che cerca la sua configurazione nell’intento divino mentre il cuore ancora si dibatte e “paga ogni giorno adorando cose da nulla” e si attarda a cogliere: “i frutti di questo giardino terrestre,/ musiche e mani/candide come lini/dei tuoi altari; e occhi/ più splendenti degli astri”.
    Una vocazione macerata e fughe, è la storia di ogni uomo in ogni condizione e stato, come per Geremia sedotto da Dio con inganno, irretito e atterrito da tanta chiamata: “mi hai fatto forza e hai prevalso”: “arrischiata avventura/.. vocazione inevitabile”.
    Dov’è “il filo d’oro che credevo mi legasse al cielo”! Ma l’Amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori,: “nel mio cuore c’era un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa”, e va tessendo una dolce, inesorabile appartenenza legando a sè l’anima anche se ancora: ” mi trascino dentro il ricordo di me stesso”.
    Se il mio amore è incostante io poso su Te, eterno Amore, il mio vivere e il peso di questa vocazione così celeste. “Il nostro amore è affettività, il tuo è efficacia” e sei Tu che amandoci “ci rendi uno in Te”.

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  4. Clown: opinioni

    … come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo.
    I tuoi occhi saranno una vana parola,
    un grido taciuto, un silenzio.

    Come alla fine di ogni guerra, viene il giorno in cui comprendi l’inutilità di una lotta inconcludente.
    Il giorno in cui, di colpo, ritrovi con gli interessi tutti i chili che credevi di aver perso e, improvvisamente, i polmoni si riempiono di tutte le sigarette che avevi smesso di fumare.
    Varrebbe la pena far si che quel giorno fosse finalmente, definitivamente, un giorno diverso, utile.
    Il momento in cui, dentro di te, palestinesi e israeliani non ricordano più il perché e una coltre di neve pura trasforma laceranti inquietudini in ansie ormai trascurabili.
    Pace.

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  5. ema

    La vostra gioia è il vostro dispiacere smascherato.
    E lo stesso pozzo dal quale si leva il vostro riso,
    è stato sovente colmato dalle vostre lacrime.
    E come potrebbe essere altrimenti?
    Quanto più il dolore incide in profondità nel vostro essere,
    tanta più gioia potrete contenere.
    La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa coppa
    che è stata scottata nel forno del vasaio?
    E il liuto che calma il vostro spirito non è forse
    il legno stesso scavato dai coltelli?
    Quando siete felici guardate nelle profondità del vostro cuore
    e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto
    ciò che prima vi ha dato dispiacere.
    Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore
    e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò
    che prima era la vostra delizia.
    Alcuni di voi dicono: “La gioia è superiore al dolore,”
    e altri dicono: “No, il dolore è superiore.”
    Ma io vi dico che essi sono inseparabili.
    Giungono insieme e quando uno siede con voi alla vostra mensa,
    ricordatevi che l’altro giace addormentato sul vostro letto.
    In verità siete sospesi tra dolore e gioia come bilance.
    Solo quando siete vuoti siete immobili ed equilibrati.
    Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento,
    la vostra gioia o il vostro dolore devono necessariamente alzarsi o cadere.

    Kahlil Gibran

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  6. pam

    “Mi veniva spesso sulle labbra la parola amore, ultimamente, ma non era che il miraggio crudele di chi muore di sete nel deserto.”

    “Non esistono terreni aridi” (F. Centofanti, Le parole della felicità)

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  7. robysda

    Stamattina Roma era avvolta da un velo di nebbia, il presepe di S. Pietro, offerto quest’anno da artigiani di tradizione napoletana, è ancora coperto. Il sole era irrequieto sotto quel mantello impalpabile di fili intrecciati in maniera disordinata, di pensieri malati, di nodi messi lì a destabilizzare gli equilibri e le trame di un ricamo attento che non può e non deve essere rovinato; tutto è pronto e anche il sole si è affacciato con gioia, nell’attesa del domani , quando il Santo Padre sarà a scoprire quella meraviglia, pronta ad accogliere, ancora una volta, la luce del Bambino; sì, un Bambino speciale, pronto a cancellare ogni nostro dubbio o paura, a sostenere i pesi di vite spezzate o ferite, le sofferenze di un mondo che spera ancora di sognare e che aspetta bisognoso di poter spezzare il pane. Anche se a volte non lo sa.

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  8. gum

    Un giorno così buio, così deludente si può illuminare solo di speranza. Nel deserto arido delle illusioni prima o poi incontrerai un’oasi dove abbeverarti e soddisfare la tua indomabile sete d’amore.
    Grazie e buon Natale

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