Laura Di Corcia. Tre poesie

laura

1.

Non possiamo permetterci
i ritorni: la teleologia ce lo vieta.

Viviamo appesi a un dramma,
un’idea fissa ci perseguita:
a stento ci liberiamo
degli incubi di vetro.

Uno degli errori più grandi
è perdere la logica,
diventare bolle di sapone.

Ma io ti dico: in questo c’è verità.

Ho conosciuto poeti
che cantavano di stelle
e nella vita erano troie gemelle.

E’ nell’infinito delle viole
che arriva, puntuale
la pugnalata del cielo.

2.

Ti guardo e sei distante,
petalo smarrito e solo un po’ più tremulo,
riassunto di inverni lunghi, ed estati
che come niente in un’aria infinita
si trasformano in ciliege pallide
in ansie di tramonto cittadino.

Sei solo un ragazzo di Modigliani,
una lunga i elegante, il vezzo di una sera:
il capriccio mio ribelle di giovane lupa.

È che se penso alla scena dall’alto
di noi due che ci attorcigliamo in una spirale
io mi inebrio di bellezza, riscopro
il mistero del moto a luogo.

Ma ragazzo mio, mia terribile ombra di fumo,
ci sono assiomi che stanno come vedette
respingendo ogni avvicinamento
(a loro affido il mio vestito di rose rosse,
il sangue di sangue delle mie vene
l’ingordigia di una sera).

La legge del no non è la cosa più crudele:
è il suo schiudersi in minima probabilità
il piccolo musino di senso che sbuca dalla rete
ad attrarre le nostre mani di pane
per umiliarle, fustigarle sulla schiena di schiave nere.
Contro questo dobbiamo rivoltarci
con occhi di bile,
contro quanto ci trafigge con la nenia:
resisti, vai avanti, spera.
Molto meglio fermarsi su una, seppur falsa,
verità:
il muro è muro
e non può non essere muro.

3.

Eppure l’unica via di scampo ce la dà la gelatina
un po’ meno del ghiaccio, un po’ più dell’acqua:
ma questo è il difficile, il rimanere
in una forma che il mondo rifiuta, sclerotizzato
fra evaporazioni e sublimazioni, su pause di ritmo (respiri) che sono questo e tendono a quello:
la materia, se la ascolti,
te lo dice, che la gelatina esiste solo in cucina:
che l’io tende a fermarsi su una rigidità,
perché l’acqua corre verso il basso, e lui ha paura
del risucchio (lo teme, l’inferno: lo brama – sono le sirene dell’abisso, il pianto antico che da sempre ci appartiene come un noi ma riflesso – una fumata bianca – come un noi ma vagante).

Il divenire è una legge crudele:
quanto sarebbe meglio potersi fermare su uno stato!
crocifiggerlo a dovere, proteggerlo nella propria bocca calda di bosco.

E invece tutto diventa cancrena, se si fissa:
allora va via, scappa, corre
smania di voglia di vita – diventa il mostro energetico, l’atleta che non prende fiato: li vedi i pollini come impazziscono nel vento, li vedi come scalpitano e esaltano l’aria di azzurra fanciullezza?

Ma tra forma e forma, non sarebbe meglio
cercarne una non dico perenne, ma minimamente stabile?
La gelatina è la risposta. Ma non è facile
trasformare ciò che è osso in mollezza,
redimerne la pretesa di esistenza:
trasformare il suo narcisismo in moto continuo.

Ah, quanto sono brevi i moti dei fiori,
come subito ti schianti, gloria del mondo! Come scende
la montagna, di botto, dal picco
del proprio sé puntuto.
E quanto sei difficile, porta
che stai tra essere e non essere,
vita minimale ma forte, forte di nulla,
imbevuta di morte e per questo duratura,
attenta a non essere attenta.

Bio
Laura Di Corcia lavora come giornalista free lance per i giornali “La Provincia di Como”, il “Corriere del Ticino” e altre testate, occupandosi di letteratura, teatro e approfondimenti. E’ autrice di poesie e racconti. Ha partecipato nell’estate del 2013 al Festival itinerante internazionale di poesia a Topolò (Friuli) e a Parolario (Como) come autrice e giornalista. Scrive per il blog internodue.

9 pensieri su “Laura Di Corcia. Tre poesie

  1. “Contro questo dobbiamo rivoltarci/ Contro quanto ci trafigge…”
    Ritmo deciso/verso veloce/visione/chiara, del mondo. e del proprio mondo interiore.
    Brava, bella, presente, lucida.
    “Penna”, contenuto…
    Complimenti sinceri !

    Ma, cara Paola..I muri non esistono…
    E i Poeti – che lo sanno- devono insegnarlo…

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  2. C’è una c minuscola come il suo commento (Divertimento K.). “Attenta a non essere attenta”, è un verso stupendo e “puntuto”. Molto belle davvero, queste poesie.

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  3. Grazie Vincenzo, Natalia e Liliana.
    @Liliana: non so se i poeti possano davvero insegnare qualcosa, in ogni caso scrissi “seppur falsa” proprio per specificare che le probabilità che un evento si realizzi sussistono sempre, ma a volte non fa bene ricordarlo – ed è saggio e maturo andare oltre, spostarsi.

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