Lamento sul giornalista opportunista

da qui

Povero giornalista opportunista, costretto a trasmettere idee chiare e distinte anche se ne ha solo di confuse. In bilico tra coscienza e dirigenza, verità e necessità, camaleonte sornione sempre in vena di spacconate calcolate per evitare ritorsioni, sapiente dosatore di accuse e scuse, di detto e non detto, di azzardo e di rinculo, per poter smentire in un occulto trafiletto la denuncia del mostro sbattuto in prima pagina. Povero giornalista opportunista, sospeso tra la prosa e la poesia, fra eterna bellezza e volgarità immanente, tra saga e paga, rito e dito, da mettere sempre fra moglie e marito, soprattutto fra marito e amante, fra cariatide e toy boy. Povero giornalista opportunista, vittima e carnefice del quotidiano, sempre sul pennone ambiguo della fama, che lo innalza e impala nello stesso tempo, perché a seguire la corrente c’è il rischio di contrarre un’influenza refrattaria a ogni vaccino.

7 pensieri su “Lamento sul giornalista opportunista

  1. Giornalisti, ovvero uomini che vivono delle disgrazie altrui, oppure raccontano balle al soldo del potere,specchio di una ssocietà che si vende per il dio denaro più che per la fame. E le poche mosche bianche? Condnnate all’invisibilita’ da coscienze addormentata.
    un’altra pasquinata, ci stai prendendo gusto?

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  2. “Una volta si diceva: libera mente in libero stato, ma nell’era del Dio denaro, esistono ancora liberi stati, ma soprattutto esistono libere menti?”.

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  3. Forse un giorno giornalisti e scrittori torneranno ad essere il motore delle rivoluzioni sociali ma la speranza maggiore è che ci sia un risveglio popolare che sappia andare oltre a tutto quello che tv e giornali ci rifilano.

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  4. Ammappete, per dirla alla romana 🙂
    Ma, al di là della battuta, resta da chiedersi se quel ritratto sia solo del giornalista, o piuttosto, anche specchio e metafora di limiti e magagne di tante nostre realtà collettive: dall’ azienda, all’ amministrazione cittadina, alle associazioni, ai gruppi, dove, per interesse o paura, non si riesce a rompere certe catene che impediscono di essere davvero liberi, e di affrontare ciò che realmente sono le priorità per migliorare la nostra vita.
    Ci vogliono buone notizie, buone novelle, anche da tutti noi, per continuare o riprendere a sperare.

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  5. …L’ultimo post di Pam è quello che ha fatto centro, è andato diritto al bersaglio. Anch’io ho fatto il giornalista, per un periodo di tempo, quei giornalisti che non hanno tessera, non sono iscritti a nessun albo e che sono – ahimè – una moltitudine incontrollata – e posso testimoniare come sia difficile non scendere a compromessi, e non solo quando c’è in ballo il posto di lavoro e quindi il nostro futuro e quello della nostra famiglia ( in quel caso la “prostituzione” è quasi certa), ma anche – come nel mio caso – per pura “vanità”, per essere – come direbbe Orwell – “più uguali agli altri” . Bisogna organizzare, formattare, presentare la notizia che faccia comunque scalpore, che richiami l’attenzione, altrimenti non c’è audience, cioè non ti vede, o non ti legge nessuno, e questo vale per le grandi televisioni e le grandi testate giornalistiche e quelle misconosciute , in cui ho operato io. Una cosa vergognosa è soprattutto la strumentalizzazione quotidiana che si fa , consenzienti , purtroppo, i protagonisti ,avidi di apparire ( se non appari almeno una volta in Tv, disse una volta Fabrizio, è come se non fossi mai nato,, mai esistito) delle miserie umane: drammi e tragedie famigliari o cose molto intime e gelose , – di cui son pieni i talk shaw – , che vengono sciorinate senza pudore , come poveri stracci, panni sporchi, che vengono fatti oggetto di lenocinio….
    Per lo scrittore ( anche in questo caso mi riferisco alla mia esperienza) è diverso, ha maggiori possibilità , anzi, è ” obbligato”, se vuole definirsi tale, a dire la “verità”, manifestare la propria autonomia e la propria libertà.
    “Oggi è sull’anima mia/come un velo di polvere/ e di vergogna/ posto su un mobile di cristallo/…Quanto m’è dolce e triste/passar solo /in un luogo / dove altre volte ho visto,/pensoso , a capo chino,/ la mia ombra confondersi ad un’altra ombra…Ora vedo solo lingue / contorcersi, /gole rosse / fiamme urlanti/ , grida in un’aria di piaghe / sotto un sole nero”,
    Finisco con il dire che è magistrale, come sempre , il “pezzo” di Fabrizio, sospeso tra ironia , un pizzico di umorismo e sentimento di pietà. In lui non si arriva mai al sarcasmo. Non è nel suo stile, nel suo animo.

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