26. Volare alto

da qui

Il Progetto di Dio non può essere che bello: Tu sei Bellezza, diceva San Francesco. Certo, i suoi criteri divergono dai nostri, basti pensare alle beatitudini evangeliche ma, una volta entrati nella logica, l’incanto prima o poi si manifesta. Ecco perché il cammino è combattuto: c’è qualcuno che tenta d’impedire il cambio di scenario, la rivoluzione mite della Pasqua. Sto parlando del demonio, nemico giurato dell’amore e della verità. Per anni ho pensato si trattasse di un retaggio di forme ingenue di religiosità, ma l’esperienza mi ha convinto del contrario.
Bisognerebbe lasciarsi conquistare del fascino esclusivo del Progetto, averlo a cuore come la cosa più importante. Mi viene in mente don Mario, tanto per cambiare: mi commuoveva lo sciogliersi in lacrime della sua emozione, quando parlava dei poveri e dei giovani, le persone per cui ha speso la sua vita. Lui era davvero innamorato. La carità rende i pesi più leggeri, e dona la forza necessaria per affrontare gli ostacoli più grandi: la sofferenza si guarda da un’altra prospettiva. Ma quanto è lunga la strada per raggiungere il traguardo!
Capii che dovevo abbandonare il cammino intrapreso e il religioso che mi ci guidava. Un altro lutto, dopo la perdita di mio marito. La verità, il suo vero bene – ed anche il mio – era in questa decisione. Ogni disegno sembrava destinato al fallimento, per cause del tutto indipendenti dalla mia volontà. Cercavo l’amore: prima umano, nel matrimonio spezzato dalla morte, poi divino; ma qualcosa mi privava sempre di ciò in cui credevo ciecamente.
Signore, cosa vuoi da me? gli chiedevo con angoscia. Affiancare senza possedere: credo fosse questa la lezione sottesa ad ogni mia esperienza. Condividere le difficoltà, sostenere i passaggi delicati per il tempo previsto, e poi lasciare andare: l’amore gratuito, liberante di cui parlava don Mario nelle sue preghiere. Un duro addestramento – lo comprendo solo oggi – in vista di una fase successiva: accompagnare il sacerdote nel cammino di rinuncia a quegli amori umani, troppo umani, che imprigionavano il suo cuore, impedendogli di volare alto come invece – adesso finalmente si capiva – Dio desiderava con tutte le sue forze.

10 pensieri su “26. Volare alto

  1. “Capii che dovevo abbandonare il cammino intrapreso e il religioso che mi ci guidava”

    La felicita’ di qualcuno e’ sempre nelle mani di qualcun altro.

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  2. L’inizio di questo nuovo romanzo ha coinciso con il sopraggiungere di una mia propensione, un desiderio di interessarmi alla scrittura di Fabrizio, provando ad approfondirla e a parlarne con maggiore assiduità e cognizione di causa rispetto a quanto fatto in questi anni con i miei sporadici commenti.
    Non farò troppi giri di parole nel dire che la volontà è messa a dura prova. So di non avere dimestichezza con concetti come il demonio o il maligno; di non riuscire nemmeno lontanamente a considerare l’amore umano – anche quello troppo umano – qualcosa che non consenta di sollevarsi, e molto, da terra. Ma non sono queste cose a scoraggiarmi nella navigazione; potrei dire, anzi, che fossi preparato a dover superare questi scogli ben visibili e segnalati. A colpirmi, spero non ad affondarmi, è la distanza tra le parole, la bellezza, l’altezza dei concetti di cui sono ricchi gli appuntamenti della domenica o del martedì sera – che cerco di ascoltare sempre più frequentemente – e lo stato di un animo che si rivela in queste pagine così ripiegato su se stesso. Non a caso, si è letto in un recente e arguto commento, che qui il diavolo sembra tentare soprattutto nell’egocentrismo; qualcuno, giorni addietro, ebbe a scrivere con ancor più sintesi: “che palle” (si riferiva alla considerazione per le donne, ma ha fatto rumore lo stesso).
    Dell’autore non sono certo in discussione le capacità letterarie e tanto meno le potenzialità, tante volte già dimostrate, di saper far allargare a tutti noi i cuori quanto gli orizzonti.
    Questo è un appello, perché quel “volare alto” del titolo non resti solo una dichiarazione d’intenti.

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  3. Spesso le persone diventano migliori grazie all’altruismo di qualcuno che disinteressatamente ha creduto in loro.

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  4. Egli imparò a volare e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia, la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano. “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach

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  5. VOLARE ALTO
    Volare alto, volare in Te, ristorare il dolore ramificato, l’impietosa nudità. E’ stanco il cuore “del grande piangere”.
    Volare alto, volare in Te che mi abiti.. così breve il volo..
    Tu l’Amore
    e io al vento
    della tua “ardente pazienza”
    e poi
    posare in Te
    Clemenza dolce.

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  6. Affiancare senza possedere….. un amore che passa attraverso una porta stretta, strettissima, che pare togliere il fiato. E cede e lascia andare, accettando che un fuoco di gratuità totale, liberante, scenda a purificare, illuminando quell’amore della sua verità

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  7. I MONDI NUOVI
    Credevo che il mio viaggio
    forse giunto alla fine
    mancandomi ormai le forze.
    Credevo che la strada davanti a me
    fosse chiusa e le provviste esaurite.
    Credevo che forse giunto il tempo
    di trovare riposo

    in un’oscurità pregna di silenzio.
    Scopro invece che i tuoi progetti
    per me non sono finiti
    e quando le parole ormai vecchie
    muoiono sulle mie labbra,
    nuove melodie nascono dal cuore
    e dove ho perduto le tracce
    dei vecchi sentieri
    un nuovo paese mi si apre
    con tutte le sue meraviglie

    Rabindranath Thakhur Tagore

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  8. Il Progetto di Dio non può essere che bello
    Ma quanto è lunga la strada per raggiungere il traguardo

    Non so perché, ma questa pagina mi fa pensare al cammino di Dante nella Divina Commedia, peraltro, non affiancato sempre dalla stessa conduzione. La bellezza della divina foresta dell’Eden non gli impedirà di provare un enorme dolore nell’ accorgersi che Virgilio non è più fisicamente con lui. La conduzione che subentra, Beatrice, vestita di fede, carità e speranza, non mancherà di guidarlo nel suo viaggio di salvezza, anche con faccia dura ed intransigente, fino alla soglia della pura luce dell’Empireo – per poi lasciare spazio a San Bernardo -ma a quel punto, il cuore di Dante si è fatto leggero, e nel volo più alto ringrazia commosso la guida che si accommiata da lui.
    “Tu m’hai di servo tratto a libertate /per tutte quelle vie, per tutt’i modi /che di ciò fare avei la pote-state.” (Paradiso XXX)
    Ma, al di là di questa divagazione :-), credo che si esca a veder le stelle proprio nella lettura rove-sciata anche di ciò che più sembra incomprensibile, doloroso, persino ingiusto, quando la logica che subentra e che resta è quella del senso del dono, della grazia e di un Altro punto di vista sulla vita.

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  9. “Affiancare senza possedere” è la frase che più mi colpisce di questa pagina, proprio perché esprime perfettamente la gratuità dell’amore con tutte le difficoltà per metterla in pratica. Bello un viaggio per conoscere l’amore, tipo quello in cui si imbatte Amerigo Ormea – anche se il suo inizia per altri motivi – importante e costruttivo per sapere fin dove l’uomo è capace di arrivare per capire il significato di questa parola tanto conclamata, spesso male interpretata. Bella la frase tratta dallo stesso romanzo animato da Amerigo “L’umano arriva dove arriva l’amore; non ha confini se non quelli che gli diamo” che espone al meglio il concetto dell’ amore contemplato dall’uomo.

    Rif. da “La giornata d’uno scrutatore” , I. Calvino.

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