27. Quest’uomo

da qui

Ci sono giorni in cui il carico del mondo sembra poggiare sulla mia schiena curva, ma è il demonio che mi prende di mira, perché non tollera che lotti per il bene, che mi faccia guidare passo passo dal suo odiato antagonista. E’ un giorno di questi: contemplo il suo piano di bombardamento, le armi puntate contro i centri sensibili, l’azione coordinata su chi mi vive accanto. Mi alzo e mi accorgo che dal frigo mi è sparito il latte; qualcuno dimentica di consegnarmi i soldi destinati ai poveri; i lettori confondono i brani della liturgia domenicale. In questi frangenti, la resistenza passiva è l’unico rimedio: tenersi preparati a ogni evenienza, sapendo che, se qualcosa potrà andare storto, ci andrà sicuramente. Ho il cuore gonfio, ma il meccanismo ha un senso: se tutto andasse liscio, sarebbe il segno del favore sinistro del principe della menzogna. Ho imparato che la gioia s’incontra sempre dopo attacchi come questi; ciò che conta è passato nel crogiolo, l’amore sboccia solo da un contrasto, da una guerra, da un gesto deciso – violento, addirittura – per uscire dal carcere dell’io.
Prima, da poeta maledetto, non avrei condiviso questa logica; sognavo di eludere il dolore negli sguardi seducenti delle donne, nella bellezza ambigua di ogni forma sottile di conquista, una fuga perenne da qualcosa a cui neanch’io avrei saputo dare un nome, ma si celava in me, ricordando da vicino le ulcere e l’ictus di don Mario, la stanchezza crescente, fino al vomito, l’emorragia che subì una notte intera, per salvare un disgraziato dagli usurai aguzzini, il fuoco che l’arse una domenica mattina, quando sentii suonare il campanello e la sua voce che diceva mi porti in ospedale? Torna alla mente un uomo uscito vivo dal flagello a nove code, trascinato mezzo morto fino al colle, giustiziato sul patibolo infame, in mezzo a due zeloti. Da quest’uomo, vittima del male, fuggivo il più possibile, non potendo prevedere che avrebbe spinto lei, scampata a un incidente e ad altre forme di persecuzione, a lasciarmi tra le mani un ridicolo, patetico, miracoloso biglietto di colore rosa.

9 pensieri su “27. Quest’uomo

  1. sono sicura che non sei mai stato un poeta maledetto perché Gesù e don Mario tisono stati e ti sono sempre vicini .Ce ne accorgiamo soltanto in un secondo momento! Basta che ce ne accorgiamo e l’hai detto anche tu ringraziarLo

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  2. C’è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sé stessi non si può fuggire.
    Andrej Tarkovskij

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  3. A me nella vita non è andato, mi sa, niente liscio.
    Oggi avevo un altra giornata pesante, tutto andava storto da quando mi sono alzata dal letto, perfino che la sera si sembrava, anzi era quasi sicuro, che non arrivo alla messa. La giornata pesante, pensieri negativi mi stavano bombardando, si sono fati la festa nella mia mente. Non ci credevo. Ho guardato nel cielo dicendo: Dio,ma tu sei più forte di tutto questo!
    Aiutato. Ho sopravvisuto,sono riuscita anche arrivare in tempo alla messa. Dio è più forte di tutto questo male.

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  4. Talvolta la tenerezza, il gesto piccolo del cuore può apparire patetico e ridicolo, nella pochezza, nella fragilità, nell’essere nulla rispetto a tanta grandezza dei nostri problemi, dei nostri pensieri. Piccoli messaggi che ci giungono e sotterriamo nel rumore, in un vociare importante. Brezza leggera, o voce di silenzio sottile, dicevamo altrove….

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  5. Ci sono ore in cui ogni cosa muore dentro, “ogni cibo amareggiato, ogni oblio inghiottito” e anche la preghiera è “avvolta dalla caligine” mentre fa eco: “Io sono per te come chi solleva un bimbo alla sua guancia”, ma non c’è trasparenza che sveli l’impercettibile Dio nascosto, “l’Inespresso, il Verbo vivo che tace”.
    Ma quando, nell’amarezza di ogni giorno, nell’insopportabile solitudine , nell’assenza di ogni conforto si coglie il suo respiro così vicino da “ubriacare i cieli”, si accende un’ attesa d’amore che fa del nostro vivere “come se si fosse visto l’Invisibile”.

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  6. Vorrei non pensare che le piccole cose che non vanno come dovrebbero, siano sempre e solo l’attento lavoro del maligno – mi spavento al solo pensiero – vorrei immaginare, piuttosto, che qualche angelo distratto perde piccoli colpi perché troppo impegnato nella sua opera intenta a tessere fili di bene in una fitta trama. Insomma se manca il latte nel frigo magari è solo una distrazione, oppure se i lettori confondono i brani della liturgia domenicale, forse è soltanto stanchezza. Non mi permetto certo di sminuire l’importanza di questi dettagli descritti così minuziosamente dall’autore, piuttosto ne rafforzo la tesi immaginando che, in un cuore gonfio di mille impegni irrevocabili e di estrema sensibilità, tanti imprevisti – che comunque non dovrebbero verificarsi – si trasformino in schegge impazzite disposte solo a bombardarlo ulteriormente, scomponendolo in tanti pezzi ricucibili solo con una preghiera rigenerante. A proposito di pesi da sostenere, mi torna in mente un altro romanzo di don Fabrizio che comincia con la frase “sembra facile alzare un prete”: ecco, io non credo in questa facilità, anzi penso che molte volte nemmeno un montacarichi sia sufficiente, ma sono altrettanto convinta che il sorriso di Dio, ogni mattina, si vesta da suggeritore, bussando discretamente alla finestra di ciascuno di noi, con l’intento speciale di soffiarci dentro un vento caldo di positività, necessaria per affrontare il carico quotidiano da portare fino a sera.

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  7. “ciò che conta è passato nel crogiolo”

    Canta il sogno del mondo

    Ama
    saluta la gente
    dona
    perdona
    ama ancora e saluta.
    Dai la mano
    aiuta
    comprendi
    dimentica
    e ricorda solo il bene.
    E del bene degli altri
    godi e fai godere…
    E vai, leggero dietro il vento
    e il sole
    e canta…
    canta il sogno del mondo:
    che tutti i paesi
    si contendano
    d’averti generato.

    -David Maria Turoldo-

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  8. “ un ridicolo, patetico, miracoloso biglietto di colore rosa.”

    Una valutazione ed un valore, riprendendo le parole di una bella riflessione di Erri De Luca: dove il valore di qualcosa inizia in ciò che viene aggiunto o inserito, donato o sacrificato, a rendere preziosa la nostra vita.

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