28. La sua insuperabile bellezza

da qui

Mi capita di chiedermi: non sarebbe più facile, per sostenere il celibato, permettere ai preti di sposarsi? Per certi versi, sarebbe più proficuo: rispetto ai benefici apportati da un cammino come questo, che agisce al livello dello spirito, l’amore umano colmerebbe una lacuna affettiva che qui resta scoperta e non risparmia i rischi al sacerdote. Spetta alla Chiesa pronunciarsi su un tema delicato come questo, ma è legittimo porsi la domanda. Penso al cammino d’Israele nel deserto: quarant’anni – a fronte del breve tempo necessario a compiere il percorso – sono un assurdo, considerando la questione in una logica terrena, ma dal punto di vista dell’Eterno non è mai troppo tardi, come si suol dire.
L’amore umano e l’amore divino: l’argomento è sempre quello. E’ stato, tra l’altro, un cavallo di battaglia di don Mario, che ribadiva ad ogni pie’ sospinto l’importanza dell’umanità, dello spirito da incarnare e della materia da spiritualizzare. Già, ma come? Posso solo rispondere con la mia esperienza. Mi fu chiesto d’accompagnare un sacerdote in un passaggio difficile d’identità, crescendo anch’io, con l’offerta e l’accoglienza. Un’impresa impossibile, di primo acchito. Non eccello in virtù, né ho meriti speciali; l’unico punto di forza fu il coraggio d’aver detto “sì”. Un “sì”, oltretutto, pronunciato a denti stretti; un “sì” che produsse conseguenze di vaste proporzioni, un cambiamento radicale. La parola ”rinuncia” divenne il
leitmotiv della mia esistenza quotidiana: una rinuncia per amore, non per masochismo. Parlo dell’amore di Dio e dei suoi disegni; nessun amore umano, infatti, potrebbe giustificare e motivare una tale abnegazione. Il disfarsi di strutture divenute una seconda pelle è al limite delle forze umane. In un certo senso, è una tortura: lasciarsi scavare dallo Spirito equivale ad essere provati come l’oro nel crogiolo. Ma Dio non si fa vincere in generosità, e se chiede così tanto, dona ancor di più. Sperimentai passaggi infernali, grovigli interiori inestricabili, per poi gustare gioie di una purezza inenarrabile. Più dolorosi erano gli strappi, più rassicuranti giungevano le consolazioni. Compresi che la logica pasquale è un intreccio indissolubile di gioie e di dolori, di luce e di buio: un percorso mozzafiato che vale la pena di affrontare, perché in questo consiste la sua insuperabile bellezza.

21 pensieri su “28. La sua insuperabile bellezza

  1. Devo proprio ammetterlo, non provo alcuna simpatia per la parola” rinuncia”; fa apparire le persone come eroi.
    Continuo invece a pensare che non ci sia alcun particolare merito attribuibile a chi serba fedeltà nei confronti delle creature alle quali vuole bene.
    Mi rendo conto che la questione di certo non sarà così semplice ma sono profondamente convinta che la fedeltà sia ben altro che una rinuncia.

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  2. L’amore umano e l’amore divino: l’Amore direi.
    “Dio a ciascuno di noi parla e dice il suo segreto. Pure se dice sempre questa sola parola: Amore”.
    (D. M. Turoldo)

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  3. La rinuncia è sempre un atto attivo proteso ad un amore più grande e non va confusa con il rimandare, la rassegnazione, la pigrizia o la paura a operare che rappresentano un atto passivo dell’essere.
    La rinuncia è sempre il rifiuto cosciente di una cosa per una più grande, per un amore più grande, una scelta consapevole, la conferma che l’uomo/donna è un essere evoluto e non una bestia e che esiste una dimensione che comprende le altre due, anche se ne è il nocciolo, quella dello spirito. Solo comprendendo la rinuncia, non come sacrificio fine a se stesso, ma come atto d’amore riusciamo a non avere ripensamenti nonostante il “sacrificio” di non cedere alla carne. Ci vuole un amore più grande, una grande fede e la speranza viva che nulla è vano se fatto per amore. È una cosa talmente difficile da credere in un essere umano che diventa spesso incomprensibile, e, aggiungo, impossibile persino a pensarlo nella società attuale fatta di piacere personale, edonismo, egocentrismo. Infatti la vera fede non è di tutti, pochi sono coloro che riescono a morire al proprio egoismo come fece il Cristo.
    Mio fratello dice che in ogni ambiente famigliare, lavorativo o di comunità, basta una sola “candela” accesa per illuminare il buio della mancanza di fede. In realtà lo dice Maria, basta una sola persona a pregare in un ambito, perché la misericordia di Dio intervenga per tutti e salvi.
    Io non so se chi ha ispirato questa coprotagonista sia una persona reale o un insieme di persone ma so che, se esiste, è un dono di Dio, strumento di salvezza per le persone per cui soffre, “una straordinaria bellezza”. E’ esempio vivo che la buona notizia qualcuno l’ha accolta, una delle poche persone che ha avuto la grazia di accettare la croce, dice sempre mio fratello monaco. Una persona che non può andare in paradiso se le persone che ama non ci sono, come scrive Bernanos, e pertanto ha la missione di essere strumento di salvezza per l’altro scritta nel suo Progetto da Colui che è l’amore più grande in assoluto: Dio.
    Una gran bella pagina, scritta anche molto bene stilisticamente, e chissà lei come sacerdote quante “candele” avrà incontrato o almeno lo spero, spero che ce ne siano tante, una era mia moglie, e purtroppo per quanto la vita ci insegni che non dobbiamo aspettare di perderle per scoprirne il valore, cadiamo sempre in questo errore che io definisco “peccato di umiltà” perché trovando qualcosa di più grande non vogliamo riconoscerlo e non accettiamo che ci sia qualcuno che ci ami più di noi stessi e soprattutto ami Dio ancor di più, un amore spesso incomprensibile se non si prova a stare dalla parte dell’Eterno. Lei è stata la mia salvezza, non so in cielo, ma qui in terra, se Dio non avesse disatteso le mie preghiere e me l’avesse lasciata accanto, io non avrei mai capito cose che mi hanno salvato, dato un senso alla mia vita senza di lei e scoperto la fede. Sempre mio fratello dice che la fede è un dono datoci con lo Spirito al momento del concepimento ma come tutti i semi se non incontra la buona terra e non viene coltivato con cura, muore e non porta frutto. Io sono un uomo di scienza e solo con la sua morte ho fatto la mia scoperta più grande: Dio. Mio fratello non era bastato. Pensando alla mia Elena dico che chiunque abbia la fortuna di incontrare una “candela” abbia la forza e il coraggio di tenerla accanto ma so che farete esattamente come ho fatto io: ho compreso nel momento in cui quel fottutissimo, vigliacco, traditore, bastardo cancro me l’ha portata via.
    Scusatemi, è che mi venderei l’anima per tornare indietro e averla accanto se non sapessi, oggi, che chi la compra è un seducente ingannatore che non può darmi nulla, mentre senza vendermi niente Dio me la rimetterà accanto un giorno, devo solo avere pazienza e la sto imparando, ed è la cosa più difficile, la mia razionalità è messa in discussione e questo mi crea smarrimento, a volte, ma secondo me non c’è nulla di più razionale di Dio perché usa cervello e cuore e coincidono, l’ho capito studiando l’Universo.

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  4. Insuperabile Bellezza, Tu sei Signore, per il quale nei secoli molti hanno lasciato tutto per seguirti e stringersi a Te, ripudiando il mondo, l’amore e portare sè fuori di sè, per essere in Te perfettamente, e servirti servendo gli altri con la chiarità di un angelo. Consacrato, al di là delle scelte costose, nessun confine: lo spirito, l’anima e il corpo nella sua totalità di essere, una donazione sublimata in Te, mio desiderato, gioioso, -alto Amore- , innamoramento inesorabile dell’ insuperabile Bellezza che sei.

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  5. Credo invece che tutte le volte che si rinuncia a qualcosa si rimane legati per sempre a quella cosa. Si cerca di combatterla e così facendo le si da potere.
    Bisogna invece accogliere le proprie debolezze cercando di non lasciarsi sopraffare.
    Credo sia inutile rinunciare; piuttosto bisogna cercare di capire il vero valore di quella cosa fino al momento in cui non ci sarà più bisogno di rinunciarvi, fino a quando semplicemente la lasceremo cadere dalle mani.

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  6. @ V.O.T
    mi ha turbato positivamente quanto scrive e condivido pienamente ciò che dice. Sono certa che sua moglie le è accanto e grazie alla fede presto la riuscirà a sentire. Ci sono cose che la morte non separa ma unisce su un piano diverso.

    @ Ema
    Credo che quando si lasciano cadere dalle mani cose importanti forse così importanti non sono. La rinuncia è un atto d’amore e si può amare e tanto, in molti modi, non è solo sesso.
    Si rinuncia per qualcosa di più grande anche quando si va a vedere la partita di calcetto di cui non ci interessa nulla con il figlio rinunciando all’ultimo impareggiabile concerto del cantante preferito oppure quando davanti a una golosissima fetta di torta si rinuncia per vedersi più belli domani, amando il nostro benessere più del godimento goloso di un secondo. Si può rinunciare a un sogno perchè realizzare quello di chi amiamo è più appagante. Io penso sempre a Gesù sulla croce, oppure a Maria che con il suo sì accetta una spada nel cuore per tutti noi, o ai discepoli che hanno lasciato tutto per seguire il Cristo, … ma anche a persone come Gandhi o Mandela, o chi ha sacrificato la sua vita per salvarne altre in tempo di guerra, e potrei andare avanti all’infinito, dalle banalità alle cose serie, cose così non si lasciano cadere aspettando che passi e la rinuncia diventa azione non sconfitta perchè come la volpe non si raggiunge l’uva.
    La rinuncia è un atto volontario e cosciente, è un momentaneo sacrificio che prelude a una gioia più grande, che diventa una condizione come dice mons. Pitta, non un sentimento. Ma comprendo che ognuno ha la sua visione delle cose, cambia l’ottica da lungo tempo a godimento del breve, pensando la vita come un qualcosa da consumare e non da vivere.
    Stella Maria

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  7. @ V.O.T
    mi ha turbato positivamente quanto scrive e condivido pienamente ciò che dice. Sono certa che sua moglie le è accanto e grazie alla fede presto la riuscirà a sentire. Ci sono cose che la morte non separa ma unisce su un piano diverso.

    @ Ema
    Credo che quando si lasciano cadere dalle mani cose importanti forse così importanti non sono. La rinuncia è un atto d’amore e si può amare e tanto, in molti modi, non è solo sesso.
    Si rinuncia per qualcosa di più grande anche quando si va a vedere la partita di calcetto di cui non ci interessa nulla con il figlio rinunciando all’ultimo impareggiabile concerto del cantante preferito oppure quando davanti a una golosissima fetta di torta si rinuncia per vedersi più belli domani, amando il nostro benessere più del godimento goloso di un secondo. Si può rinunciare a un sogno perchè realizzare quello di chi amiamo è più appagante. Io penso sempre a Gesù sulla croce, oppure a Maria che con il suo sì accetta una spada nel cuore per tutti noi, o ai discepoli che hanno lasciato tutto per seguire il Cristo, … ma anche a persone come Gandhi o Mandela, o chi ha sacrificato la sua vita per salvarne altre in tempo di guerra, e potrei andare avanti all’infinito, dalle banalità alle cose serie, cose così non si lasciano cadere aspettando che passi e la rinuncia diventa azione non sconfitta perchè come la volpe non si raggiunge l’uva.
    La rinuncia è un atto volontario e cosciente, è un momentaneo sacrificio che prelude a una gioia più grande, che diventa una condizione come dice mons. Pitta, non un sentimento. Ma comprendo che ognuno ha la sua visione delle cose, cambia l’ottica da lungo tempo a godimento del breve, pensando la vita come un qualcosa da consumare e non da vivere.
    Stella Maria

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  8. @ Stella Maria
    “La rinuncia è un atto volontario e cosciente,….che diventa una condizione …non un sentimento.”

    Pienamente d’accordo Stella.
    Quando una missione è vitale, la rinuncia non viene percepita come rinuncia.

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  9. Mio zio era il prete. Molto credente lui e sua mamma. Credeva in questo che fa. Molto intelligente, bravo, paziente, sorridente. Lavorava come parroco in una chiesa in una cittadina. Tutti lo adoravano, rispettavano. Là ha conosciuto una ragazza, bella, brava, l’altra parte del suo cuore. Sii è innamorato. Lo sapeva che per prete questo sentimento è vietato. Aveva allontanato questa ragazza, ha provato dimenticare, rinunciare amore umano. Ma amore è amore, e celibato è celibato. Voleva essere corretto con tutti, con Dio, con la ragazza,con se stesso e ha deciso di lasciare tutto,la parrocchia, sacerdozio.
    Si è sposato con la ragazza in comune. E tutti, amici dallo seminario,la madre, per anni lo hanno trattato come ci fosse delinquente, come uno lebbroso.
    Perché ha scelto vivere nella Verità?!
    Anche i giornali hanno messo una piaga, scrivendo le cattiverie.
    Zio avuto due figli, che con tanta difficoltà sono riusciti battezzare. Zio deveva essere mio padrino a battesimo ma il prete non ha dato permesso.
    Per anni zio scriveva al papa per avere permesso sposarsi davanti Dio. Solo qualche anno fa, qualche anno prima che morisse papa ha dato permesso. Si sono sposati in chiesa, ma potevano essere presenti solo suoi figli, nessun altro, come ci fosse un matrimonio in nascosto.
    Zio era una bravissima persona,sempre disponibile, intelligente, bravo marito e padre. Ha trasmesso ai suoi figli amore, rispetto, verità, fede.
    Ma la stessa cosa poteva insegnare a tutti ragazzi dalla parrocchia, però la legge non lo permette.
    O Vivi in Verità in tutti costi, o sei disgraziato e sopravvivi.

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  10. @ Stella Maria
    “pensando la vita come un qualcosa da consumare e non da vivere.”

    A proposito di questa tristissima considerazione aggiungo che solo rinunciare a cio’ che sarebbe a noi lecito ci rende virtuosi, rinunciare all’illecito non solo non ci da alcun merito ma credo rientri proprio in questa categoria che tu descrivi del non vivere.

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  11. “Posso solo rispondere con la mia esperienza”.

    Un’esperienza straordinaria quasi incredibile, una porta stretta, una strada piana, un sentiero in salita, una via inattesa, un incontro che cambia, uno strappo, un dolore, una felicità prima sconosciuta. Ognuno di noi ha la sua esperienza, i suoi tempi, niente è uguale all’ altro. (E forse già in questo potrebbe suggerire l’accoglienza e la ricchezza del condividere).
    Per ognuno di noi, credo, arriva un punto in cui un amore cede ad un Amore di filatura superiore, più pura, dove al centro sta in Bene.
    “per amore, non per masochismo”, e neanche per compiacere. Per amore, e basta.
    Una bellissima pagina, e letti bellissimi commenti.

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  12. La scorsa lectio divina ha toccato i valori dell’attesa, valori che spesso si perdono nell’impazienza di realizzare castelli di sabbia pronti a sciogliersi con la schiuma della prima onda che si infrange appena più convinta. Attesa che traduce speranza, che abbatte la paura, ponte fra l’amore umano e l’amore divino, grazia che permette di raggiungere la grande bellezza, attraverso un lento processo di disintossicazione dalle eccedenze consumistiche e morali che non sanno arrendersi all’essenziale. Occasione per incontrare il senso vero della vita, spogliato delle maschere di convenzione, di paura, di ipocrisia, esaltandolo attraverso atti d’amore e generosità.

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  13. @Pam, Come dici, ognuno è una esperienza diversa.
    Così come ogni rinuncia appare diversa, ha peso, importanza unica. Alcune rinunce giungono senza che le scegliamo, senza essere stati interpellati, e c’è poco da fare….Ma quella rinuncia grande, e ce ne possono essere molte, voluta, abbracciata, e che lacera dentro, quella vita “nonostante”, è una strada che ci porta a scoprire altro, più grande. “Nonostante” può essere un sacco di cose, il nostro io, il nostro orgoglio, il nostro piacere…Questo non vuol dire che rinunciare, vivere con gioia “nonostante” non sia sofferenza e difficoltà, domande, buio.
    Ascoltando m. Pitta mi chiedevo se non ci fosse un po’ di schematismo nelle sue parole….carne v/ spirito, buono v/cattivo. La nostra realtà di meravigliosa umanità creata dalla mano del Padre, umanità piccola, peccatrice, tentata, si è fatta culla del Divino, ne ha accolto la parola, il messaggio, spesso senza capire, tradendo, abbandonando. O forgiandosi in rinunce….bello pensarci umanità che tende verso il Padre, che sale scalino dopo scalino verso il cielo. Ma umanità, carne, che accanto al suo buio, alle domande, alle sofferenze conserva preziosa quella briciola di Spirito che fa figli.

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  14. @pmartucci
    Trovo che la bellezza di questa pagina sia nel messaggio che emerge, volando oltre al diario: vi ho letto il valore di una rinuncia, quando si inserisce in un orizzonte più ampio. L’ offerta grande di chi si è sentito chiamato ad essere agnello di Dio, “custode delle nostre solitudini”, così come le rinunce che ognuno di noi, credo, incontra o ha incontrato nell’ abbracciare una libera scelta, o nell’attraversare una porta stretta (perché anche per passare da una porta stretta bisogna lasciar andare qualcosa). Penso anche io, quantomeno da un punto di vista personale, che un cammino, soprattutto quando si affaccia un sacrificio, non sia esente da domande, dubbi “sto facendo la cosa giusta?, in che ottica la sto facendo? è la strada giusta per me? E’ la mia vocazione?”, da momenti di crisi o fasi di stallo. Credo anche che comprendere il valore di una rinuncia nella vita di una persona ci porti ad un rispetto e a una vicinanza più sentiti, una porta che conduce ad un Amore di fattura più sottile e preziosa. Concordo con te, neanche io credo molto alla contrapposizione buono v/cattivo, mi sembra che la vita reale abbia più sfumature.
    Un caro saluto.
    Pamela

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