La prigione di Marco Drago è grande come un paese

Drago Marco copertina
di Guido Michelone

Il settimo libro di Marco Drago, romanziere piemontese, pur avendo tutte le qualità positive della fiction, per come è assai ben raccontato, andrebbe messo sullo scaffale della diaristica o della memoria che da personale diventa collettiva (assurgendo addirittura a testimonianza individuale di storia contemporanea) per lo scottante argomento trattato. I toni sono di proposito tragicomici e le rocambolesche avventure del protagonista (lo stesso Marco Drago) suscitano talvolta ilarità e umorismo, sempre grazie alla felice scrittura e alla prosa solo in apparenza istintiva: in realtà la prosa di Drago è il frutto maturo di delicati equilibri narrativi già sperimentati con la pratica giornalistica quotidiana.
Il libro parla del soggiorno dello studente ventenne in Germania Est per un corso estivo. Marco decide di approfondire le proprie conoscenze di lingua tedesca iscrivendosi, per il mese di luglio 1988, alle lezioni per stranieri che si tengono all’Università di Magdeburgo. Qui entra in contatto con due realtà ben diverse: da un lato il cosmopolitismo dei giovani suoi coetanei provenienti da tutto il mondo (proprio tutto, nel senso che l’attrattiva riguarda i corsisti sia dell’est sia dell’ovest), dall’altro la segregazione ideologico-esistenziale di un’intera nazione plasmata su rigidi diktat stalinisti all’indomani del crollo del muro di Berlino: manca infatti un anno esatto alla fine della DDR e con essa di lì a poco di tutto il blocco sovietico.
Più che seguire i corsi, Marco cerca di fare esperienze di vita, comportandosi da fricchettone in comunella con un simpatico, intelligente scozzese e altri due inglesi, con lo scopo unico di divertirsi. Benché sulle prime intimorito e ancora innamorato della fidanzata rimasta a Canelli, il giovane Drago non resiste al fascino delle ragazze ‘orientali’ e il tran-tran quotidiano al campus, salvo rari imprevisti, si svolge in un clima post-adolescenziale che comporta anche qualche rito di iniziazione. Tutto o quasi precipita quand’è l’ora di tornare in Italia, ma il finale del libro è così sorprendente da escludere ogni altra rivelazione della trama.
Resta, alla fine, un bel racconto, che potrebbe dar vita a un nuovo filone sospeso fra diario e romanzo, a patto che vi siano vicende significative come queste, che segnano per sempre il destino dell’intera umanità come di un giovane in procinto di diventare adulto, che all’epoca non è pienamente consapevole del momento vissuto, ma riconosce che in quella prigione, grande come un paese, che è la Germania Est del 1988, i tempi stanno cambiando, per dirla alla Bob Dylan.

Cfr.: Marco Drago, La prigione grande come un paese, Barbera editore, Siena 2013, pagine 155, euro 16,50.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.