Valentina Calista, poesie inedite

allodole
Di quale attesa parliamo gridando
se nel cuore della vita non siamo stati
mai, se non per sentito dire:
di quale affanno parliamo se prima
o poi il viaggio muterà in altro viaggio.
Sempre morire dobbiamo e sempre è vita.
Eravamo insieme anche allora e pur domani
nell’impermanenza della vita mortale.
Sentiamo il piacere di nuove esistenze
e tra ieri e domani ho scelto il presente.

***

La larghezza della tua schiena
sopporta sempre le mie indecisioni.
Se oggi piove – dopo molto – lo devo
a te che mi apri le palpebre, e gli occhi,
e fai grondare le mie convinzioni
di sotterrate purezze nella camera
da letto, quella che avevamo, che ora
anche qui abbiamo, ma è diversa, certo.

Non è la stessa larghezza che ci apparteneva,
più piccole le mani, più piccole le idee,
ma i sogni ingigantiscono i giorni lontani,
quelli dove i ricordi si mangiano a stomaco
vuoto, con i crampi che scolpiscono il domani.
Se la notte respiro male è per l’aria che brucia
lungo il tunnel dove la mia voce si dilata.
Il tuo gomito mi salva dall’apnea notturna.
Se mi giro ti ritrovo intatta, cristallizzata
nell’amore che mi ha voluto: ho desiderato
essere il tuo primo amore, come fosse l’ultimo.

***

È per l’ubriachezza dell’assenza
che ci ricordiamo di vivere sempre.
Per quel momento dove il fiato s’arresta
e le mani si fanno pianura di ghiacciaio.

Poi, si risanano le memorie come lunghe
orazioni da fissare sul piano del marmo.
E sappiamo – finalmente – d’essere soli
nell’eterno esistere della nuda presenza.

La bellezza ci richiama, di lacrimazione
contaminata, a riordinare immagini remote.

Il muretto della casa – sopra il quale la mia mano
posava – sentiva il calor fatuo del sole di giugno,
e racchiuse in sospensione l’estate a mezzogiorno.

Un procedere d’intermittenze l’upupa ci donava.
Tuttavia, risiede quell’istante di dolcissima apatia
nei sempre celesti angoli del profondo ricordare.

***

Inevitabilmente dobbiamo aspettare
quel giorno in cui qualche cosa parte,
ed è vuoto nel nostro perimetro umano.
Il tempo decanta l’assenza. Null’altro.
Della morte è solo l’amore la salvezza.

Affollati in grani di bruna terra i pensieri
si danno alla luce, le allodole cantano,
lo scorrere furibondo del tempo alato
impressiona le aiuole della memoria.
Nulla. Dalla morte l’amore ci salva.

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