9 libri per me posson bastare? – recensioni

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di Max Ponte

Ho fino ad ora incontrato pochi intellettuali, critici o scrittori o lettori che siano, che sostengano la folle idea di recensire tutto, sebbene nei tempi che la vita ci conceda. E con tutto intendo l’insieme di ciò che viene indirizzato al diretto interessato come novità editoriale ma anche come pubblicazione in rete (blog e siti). Dicevo fra questi pochi intellettuali c’è Lucia Dell’Aia, critico letterario, che la pensa esattamente come me: leggere ed esprimersi sul lavoro che ci viene inviato personalmente, qualsiasi esso sia, senza fare scelte di indifferenza, è una forma di rispetto nei confronti dell’alterità e allo stesso tempo un lavoro letterario militante. Sulla mia scrivania da qualche tempo sono presenti 9 libri di vario genere (questa volta non solo poesia) ed è giunto il momento di scrivere. Il mio giudizio come sempre è sintetico ed è un’indicazione, un commento nel mare magnum della produzione libraria, una nota al quale segue una voto diretto all’opera in questione. Per chi desiderasse inviarmi libri o suggerimenti la mia email è pontemx@gmail.com

1.
Procedo in senso alfabetico per non creare disparità e mi trovo a sfogliare un’opera collettiva, quella di Sebastiano Adernò, Marco Baj, Gian Ruggero Manzoni e Simone Zanin. Si chiama Nuova Vandea ed è edita da Officine Ultranovecento in 500 copie numerate. Si tratta di un libretto che si propone come “compendio di resistenza” e che è un pamphlet scritto in modo poetico e profetico, con la verve di una critica radicale pasoliniana. E in effetti Pasolini era un conservatore e conservatore è questo libro che vuole “cum-serbare”, dice, “un’idea forte”, si tratta dell’idea di Europa e dell’eurocentrismo del sapere pur sapendo che la battaglia contro il pensiero massificato è persa in partenza. La lotta viene condotta contro un nemico che colpisce la nostra memoria e il nostro discernimento. E il riferimento alla Vandea è il riferimento alla reazione e alla guerra contro un nemico silenzioso ed implacabile. Opera coraggiosa questa Nuova Vandea che perde colpi soltanto nella seconda parte lasciata ad un colloquio fra soldati in Afghanistan. Un’opera rara, per quanto breve, che apre ad un dibattito molto ampio e salutare. Certe figure ricordano lo Zarathustra, insomma un libro che snobba la carta riciclata e merita un 8 e mezzo.

2.
Passiamo poi a Giulia Basile che mi fa pervenire due testi: uno poetico Rendimi l’anima edito da Futura Edizioni e una raccolta di racconti intitolata Tredici storie per tredici donne. Tutto da buttare, siamo nell’ambito di una scrittura melensa in cui si usa un lessico povero e scontato da romanzo rosa e pare si possegga solo quello. Ripeto, non che siano detestabili i sentimenti, detestabile è il modo in cui sono resi. “Buongiorno amore / mi sveglio ogni mattina / al suono delle tue carezze”. Il voto è insufficiente, direi 2 come sopra o 3 come sotto, fate voi.

3.
La terza opera è quella di Daniele Bellomi, Ripartizioni della volta che commenterei assieme al testo di Mario Campanino, L’angelo morto. Si tratta di due testi editi da Cierre Grafica, che appartengono alla collana “Opera prima” di Flavio Ermini direttore della rivista Anterem. Le scelte di Ermini si vanno a collocare in un ambito letterario “alto” e intraprendono una ricerca fra la parola poetica e il pensiero. Tra i due testi preferisco quello di Campanino, meno aspro e materico. E un confronto si potrebbe aprire fra parametri di leggerezza e pesantezza contenuti nelle lezioni di Calvino. In ogni caso ad entrambi i testi darei un 6 e mezzo / 7. Le edizioni curate da Ermini sono molto algide, e anche le scritture di Anterem possono risultare al lettore di poesia questioni da dipartimento universitario più che da movimentazione letteraria, ma rimangono di indubbio valore. Sempre da Anterem mi è pervenuto di Giovanni Duminuco il testo Dinamiche del disaccordo che ha vinto il Premio Montano per la sezione “Raccolta Inedita – Biblioteca Civica di Verona”. 19 poesie per uno scrittore nato nel 1980 che si distingue per la prosa poetica e con una proposta editoriale di più ampia lettura rispetto alle pubblicazioni citate. Un premio quindi che non arriva a caso e un testo al quale darei un 7 e mezzo. Ho sottolineato alcuni brevi versi quali “baffi finti disegnati con matite addolcite”, “stupore di bocche a cremagliera”, “cani oblunghi e malefici”.

4.
Non ho ancora parlato della raccolta a cura di Marco Borroni intitolata incastRIMEtrici (vol.3) edita da Arcipelago Edizioni. Si tratta di un lavoro antologico che confronta il poetry slam al rap. Oralità e poesia si incontrano in questa sequenza di giovani esponenti delle due discipline. Un lavoro che ha anticipato la nascita della LIPS-Lega Italiana di Poetry Slam e che sta avendo un ruolo importante nel dibattito sul poetry slam e nella ancora limitata bibliografia sul tema. Borroni valorizza la declinazione del poetry slam vicina al rap, che è una di quelle possibili. Il poetry slam italiano ne ha altre che vanno dalla sperimentazione letteraria alla cultura dialettale. Inoltre non è semplice rendere per iscritto fenomeno in continuo mutamento come il poetry slam. Ottima idea è stata quella di fornire links a documenti video. Il libro di Borroni è aria fresca e merita un 7 e mezzo.

5.
Da Roma mi arriva Percorsi di vetro di Stefania Di Lino, deComporre Edizioni. Dunque voglio essere schietto, mi aspettavo molto di più. Stefania Di Lino è specializzata in educazione visiva e discipline plastiche, si presenta come autrice di poesia visiva e voce del poetry slam, e nella raccolta non vedo nessuna sperimentazione, a parte la copertina, che si legge per altro molto male (scritte nere su sfondo grigio). Il testo che insegue una certa musicalità è appena sufficiente a reggere il confronto, in ogni caso non lo comprerei e per questo non posso andare oltre il 5 / 5 e mezzo. Resto in attesa dei lavori che meglio rispecchiano la sua biografia.

6.
Infine ecco Non come la moglie di Lot – La fuga della famiglia Kahle dalla Germania nazista opera di Marie Kahle, la cui novità è la traduzione in lingua italiana di Maria Luisa Russo per le Edizioni dell’Orso. La tipologia di pubblicazione non è immediatamente riconoscibile, la collana “studi e ricerche” e la prefazione accademica farebbero pensare ad un testo specialistico più che ad un testo narrativo. Si può parlare di una testimonianza scritta legata alla memoria di Paul Kahle, illustre orientalista, di cui l’Università di Torino possiede il fondo, attualmente curato e riordinato proprio da Maria Luisa Russo. Il libro è scritto dalla moglie di Kahle e narra la persecuzione che colpì coloro che aiutarono gli amici ebrei come la famiglia del noto docente dell’Università di Bonn costretta alla fuga dalla Germania nazista. La valutazione riguarda il lavoro nel suo complesso e il suo valore come documento e testimonianza personale e storica. “Prima di tutto suo marito verrà licenziato dal suo posto di docente; gli verrà proibito di parlare con i colleghi o con chiunque in strada. Perderà il suo posto come Segretario della Società Orientalistica Tedesca”. Un documento da scoprire, ora anche in lingua italiana. Voto 7

3 pensieri su “9 libri per me posson bastare? – recensioni

  1. Posso inviare miei due libri, un progetto sperimentale sul talento delle donne, contenuto in schema nel sito della SIL, e un ‘opera narrativa ,una storia ricostruita tramite frammenti, oggetti,lettere,gadget, foto, dvd.
    Devo inviare i files, o posso spedire libri a un indirizzo postale?con codice post.
    Grazie

    Mi piace

  2. Pingback: RECENSIONI POETICHE | La poesia e lo spirito

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