Vivalascuola. Il canto di una classe

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro ai vetri
interroga tutti i nostri destini.
(Sebastiano Aglieco)

Scrivere poesie che parlano degli studenti, in molti casi dei propri studenti – bambini, ragazzi – è un’operazione pericolosissima: il rischio è infatti quello di sommare alla difficoltà di accesso che la poesia spesso porta in sé quella atmosfera paternalistica, o moralistica, che deriva dal fatto di insegnare, trasmettere qualcosa o almeno sforzarsi di farlo. Allora sgombriamo subito il campo dalle congetture, dicendo che nei testi raccolti in seguito ciò non accade. (Francesco Tomada)

Ai miei bambini maestri
di Chandra Livia Candiani

Io vi conservo il camminare
incollo ogni passo a terra
resto
per voi mi sveglio
disegno la faccia
sotto l’acqua e le dita
io vi conservo le parole
come pane inzuppato
nel latte della memoria
come lacrime incolte
che precipitano
a due a due
nell’inchiostro
io sono capitano serio
quando navighiamo
le parole il loro
buio fitto l’alto mare
e allagano la classe
e noi le rastrelliamo
con le biro nere e blu a dire
le formule che ormeggiano
e il mondo
che bussa forte,
le battaglie della notte
i cacciaviti i coltelli
e il campo le baracche
i topi e le bisce,
li alloggiamo tutti.
Qui e qui e qui.
(dall’inedito “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”)

*

Eccovi bambini cattivi
di Chandra Livia Candiani

Eccovi
bambini cattivi
eccovi accucciati qui
sul pavimento a schegge della scuola
come giovani belve
con gli occhi inflessibili
e il corpo che scatta
pronto
a ogni scricchiolio
eccovi
a spaccare le uova
di uccello piccolo
per non accarezzare l’infinito,
per sbirciare
che dentro non c’è
che il vuoto
e prenderlo a pugni
fracassarlo il vuoto
raggirato
proibito
a voi così pieni
sazi così inzuppati.
Eccolo
caro vuoto
lampante e insensato
passiamocelo da mano
a mano stringiamolo
cospirando con il sudore,
si chiama io si chiama
tu, ci chiama a un appello
senza cognomi
e non ha metafore
ma scrive una poesia gigante
una testa lanciata a 200 all’ora
in avanti
in avanti
verso il non conosciuto
a dorso di asino
e di matita:
“la poesia è conoscenza e passione”
ha detto uno di voi
uno di otto anni.
(dall’inedito “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore”)

*

Ci sono momenti
di Sebastiano Aglieco

Ci sono momenti in cui vi amo veramente
mentre atterrate la neve dagli alberi e giocate
alla ricerca del vostro vero nome.
Io non so cosa sia, oggi, questa luce che si
apre al bianco, non conosco le parole che
si fermano violente sulla fronte:
conosco le mammole, quando
non sono ancora fiori, mentre voi
dite che questa regina li ha rapiti
vuole nutrirsi della terra dei suoi figli.
Dite, e da qualche parte
si alza forte l’appello a
una giustizia per tutti.
(dall’inedito “Infanzia resa”)

*

Poi succede qualcosa
di Sebastiano Aglieco

Poi succede qualcosa
in un momento preciso della giornata:
il canto di una classe dietro ai vetri
interroga tutti i nostri destini.
(dall’inedito “Infanzia resa”)

*

Alzatevi
di Sebastiano Aglieco

Alzatevi, camminate da soli
ora, senza più bende
il tempo è scaduto, non sono più
qui, non sono più la fatica
dei vostri giorni.
Tradite presto con la moneta
rubata nello sguardo frontale
sotterratemi
chiudete le porte in fretta
nel margine della gola dove
ogni cosa si specchia
dove tradiamo qualcuno per
entrare, dimenticare un’ora, un minuto.
Prendete tutto di voi, degli altri
sputate in faccia
uccidete, per favore
il bambino che già chiede di morire in voi.
Giungete velocemente al mondo.
(da “Compitu re vivi”)

*

’Na coestiòn difìssie
di Maurizio Casagrande

Co ’na man pa’ soravìa te sì coà
a dimandàme parcossa
ca Itler ’a ghesse scussì
tanto coi judei
ca ’a xe ’na gran bea dimanda
da fare, ma da fassea
da soi pitosto
ca ai altri
spetando magari ca riva
57
’a paròea ca te s-ciara
bea drita el senso
dea vita
pa ’ia ca on profesore
nol xe ’na machineta
da cafè: trenta franchi
e ’l te smissia xa caldi
tè o ciocoeata o coeo
ca te garbarìa de sajare
xe da fala da soi sta fadiga
de sercare ’a verità parché
da soea o da de sora
ea no riva
ma ghi n’è tante e po’ tante
cofà chee racoante crape
ca briga pa’ erla e ca crede
de tignerla in scarsèa
ca sinò sirìa cofà
star là a romenare
col cassavide
’na vida spanà

Una domanda difficile

Con la tua mano alzata sei qui
a chiedermi perché mai
Hitler ce l’avesse
a morte con gli ebrei

che è una gran bella domanda
da fare, ma per rivolgerla
a se stessi
piuttosto
che agli altri
confidando magari che sopraggiunga
quella parola che ti illumini
senza
lasciare incertezze
sul senso della vita
perché un insegnante
non è un distributore automatico
di caffè: trenta centesimi
e ti serve belli caldi
thé o cioccolata o quello
che ti farebbe più gola

bisogna
farla da soli questa fatica
di cercare la verità perché
da sola o dall’alto
lei non ti arriva
ma ve ne sono tante e ancora tante
quante le molteplici teste
che si affannano per ottenerla credendo
di averla già in tasca

diversamente sarebbe come
impuntarsi a stringere
col cacciavite
una vite che
ha perso il filo.
(dall’antologia inedita “Notte in classe, con i poeti”)

*

Angela piange perché non sa parlare
di Fabio Pusterla

Angela piange perché non sa parlare,
perché non sa nessuna lingua e si sente muta,
intuisce che una catena stringe il suo silenzio
a un’esplosione di volti, il suo balbettio
a un passato che appena conosce, tormento privato
che non si può neanche raccontare
tanto è comune, e sordo. Eppure parla,
eppure sa di non saper parlare. Per questo scoppia in lacrime, nell’ora
di biologia, davanti alla lavagna.
(da “Pietra sangue”)

*

Allievi
di Fabio Pusterla

Li incontro sulle piazze
o in qualche bar, li riconosco
quasi sempre, e penso cosa diventano,
adesso, tutti quegli occhi, quelle dita.
Carburatori, cravatte. Certi timidi,
altri perfino odiosi. E i devastati,
quelli che leccano l’asfalto.
E infine anch’io,
che ho in mano cetrioli e carta igienica.
(da “Le cose senza storia”)

*

la chiamavamo Anna delle farfalle
di Maria Grazia Calandrone

la chiamavamo Anna delle farfalle. non era che una minima formazione
di materia

seminuova, pulita, una di voi, piccola massa non mia
di bene umano, così ancora pazientemente informe, non ancora tornata
vergine come quando l’amore vi attraverserà e sarete gangli di materia arresa
all’evidenza del bene

ma un giorno una crudele lama di luce si posò sul suo piccolo volto e c’è
un lungo silenzio da attraversare
prima di ritornare
completamente nuovi, prima di amare così nuovamente

anche la vostra faccia, in certi giorni, avrà sapore di sale
e detrito, di scoria accumulata. a volte piegherete cose native a fini
secondari, scambierete per oro
una fascia di luce che filtra
sotto le nuvole
come una irrisolta creatura, avrete porte
lasciate semichiuse nell’infanzia
che dovrete accostare
prima di andare, sempre
più leggeri. sorridendo rinascerai
anche tu, che ora dici non vorrei essere nato

vi lascio un compito che non finisce: testimoniate, fatelo
sempre, avanti
nella vita, uno
per l’altro: testimoniate, quando ancora e ancora
dimenticherete
questa vostra saggezza nativa
di alberi: testimoniate, uno
davanti all’altro, questa vostra bellezza di alberi
(per vivalascuola, 7 febbraio 2014)

*

Piccoli principi
di Donato Salzarulo

Non scordo il lampo di fine Novembre,
quando disegnasti un giardino d’alberi
spogli. Dentro, due soltanto carichi
di cerchi arancioni.
«L’arancio – ti dissi –
è una pianta sempreverde… Mettici
le foglie…»
Rispondesti stupito:
«Maestro, sono alberi di cachi!…»

Verificai così il rischio
delle attese percettive,
il blocco temporaneo
dell’immaginazione.

E tu, invece?… Tu che per tutto l’anno
disegnasti un bassotto?… Quel cane era
la tua ossessione oppure lo curavi
come il piccolo principe la rosa?…

Il tuo bassotto diventò ogni giorno
più perfetto, finché ci parve
di sentirlo abbaiare dall’album.

E gli occhi elettrici di Luca sorridente,
mentre in fila cantava
la sua canzone preferita:
«E la vita!… La vita!…»
Il birbante sapeva come prendermi.
Ogni volta disarmava i miei richiami:
«Maestro, farò meglio domani…»
Intanto si passava
la lingua sulle labbra
e chinava la testa.

«La pioggia scende dal cielo.
Le foglie cadono dagli alberi.
La nonna prepara il latte.
Oggi vado al parco giochi.
L’amica mi spinge sull’altalena.
Teresa gioca con la palla.
Il gatto miagola nel cortile.»

Un lunedì, in prima elementare,
Stefania mi portò da correggere
Un fiume di pensieri come sopra.
A penna biro, l’amore
per la lingua trasbordava
in dieci pagine di quaderno.
Le dedicai un editoriale
in una rivista locale
ch’ebbe un momento
d’effimero successo.

Cullai le sue parole,
le mangiai come ostia,
tabernacolo quotidiano
mi dava una mano
a far crescere la ginestra
dei miei sogni.
Lei amava il silenzio
e quando esplodeva
i suoi occhi si moltiplicavano
per mille, le orecchie
raccoglievano tutti i suoni del mondo
e li restituiva ordinati
come versi melodiosi di
cardellini.
La lingua, impadronitosi
del corpo, la rendeva regina.
Poteva nominare l’universo,
saziare le sue curiosità,
volare dai viali ai pianeti,
esplorare le stelle.

Salvatore è il più curato.
Tetra-paresi spastica.
L’ansia tagliava le nuvole,
temevo la perdita del timone,
d’incagliarmi in mari sconosciuti.
Fu così.
Ma lui, piccolo principe,
mi addomesticò ai suoi sguardi,
all’impastarsi delle parole in bocca,
all’immane sforzo di tener ferma
la penna e farla scorrere
lungo il rigo.
«Donato, – supplicava –
basta!…» digrignando i denti.
Salì sulle mie spalle e tante volte
fu tra noi allegria.
Il suo libro,
per tre quarti ancora intonso,
mi aprì certe pagine
di tutti.

Tanti sono i bimbi
che passeggiano con me,
che mi spiano mentre leggo,
mi suggeriscono parole da scrivere,
mi costruiscono pensieri,
mi corrono dentro, mi saltano intorno,
spumeggiano volteggiano danzano.

È il fanciullo letto dai miei occhi.

Uno soltanto rimane sepolto,
è quello che porta il mio volto.
(per vivalascuola, 9 gennaio 2014)

*

Siamo figli
di Corrado Bagnoli

Siamo figli: io, voi, queste
costole bianche che si tirano dietro
il respiro che le ha spinte via,
di cui continuiamo a essere fatti.
Andiamo seguendo chissà quale
corrente, buttando in giro gli occhi
a misurare la tristezza che ci separa;
mettiamo su un ghigno di chi sembra
sapergliele cantare al cielo di nuvole
e d’aria, facendogli credere quello
che non siamo: rocce, con la luce
che ci accende, e sembra eterno
il nostro passare. Nessuna mano
si allarga di più e si stende, di quando
ci spingiamo intorno come
una sfida, una dimenticanza:
l’acqua ci stringe nel suo destino.
(dal poemetto inedito “Il cielo di qua”)

*

I miei ragazzi quando in officina
di Sauro Albisani

I miei ragazzi quando in officina
li vidi curvi sopra i macchinari,
che sempre in classe parlano d’attrici
di campioni di indomite automobili,
con l’abito adulto e senza un raggio
di sole sopra i banchi,
mi sembrò che già fossero lontani
dalla scuola, che innumerevoli anni
erano scorsi, che dei volti glabri
più nulla rimanesse! Ed ognuno
mi parve avere in serbo una vicenda
dolorosa da raccontare, come
a chi ritorna dopo lungo tempo.
Sentivo solamente
la voce delle macchine. Fuggite!
pavido e stolto e anche ragazzo
pensai di dire; ma i ragazzi allora
cosa avrebbero pensato? Risero
salutandomi, e io sorrisi a loro.
Poi come si rimisero al lavoro
scrissi sul diario questa poesia.
(da “Scolastiche”, in “Terra e cenere”)

*

Sono stata – per un quarto di secolo – una maestra timida…
(acrostico)
di Mariella Bettarini

Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli” (Luca, 10. 21)

Sono stata – per un quarto di secolo – una maestra timida
O anche una timida donna per “maestra”
Non sapendo di esserlo – non volendo mai diventarlo
O sì – ma come per scommessa – per gioco – per sforzo passionante

Stupendo me per prima – mentre loro –
Tutti loro – i bambini – erano – sì – tutto l’oro del mondo
Anche se affaticanti – se stormenti – stordenti
Tanto da poi stordirmi dell’essere
Arrivati ad essere bambini in una classe

Piena di noi – loro ed io senza classe (di fatto)
E senza legge se non quella di
Rispettare il dolce – l’arduo patto che ci vedeva

Uniti e mattine e mattine (e certi pomeriggi – ricordo)
Nel medesimo fiore – nel medesimo frutto

Quando con le ali volàvano (e volavàmo) e senza ali –
Uguali nel correre diverso dell’età –
Affezionandoci a vicenda al sapere – avvicinandoci
(Rampolli tutti insieme) al Sapore del
Tutto – alla geometria – alla grammatica – all’
O di Giotto mirabilioso – alla grafìa della Terra – alle

Duttili fiabe – alla crudezza della storia – all’
Imparar facendo (io da loro – io con loro in-segnàta) –

Segnàta sì (più che in-segnante) dal lor miracoloso
Essere Tutto: loro Bambini – Grandi – loro Maestri
Con quel bagaglio di sorprese – speranze – visioni – fantasie –
Occhi aperti su mondo ed oltremondo – oltremodo festosi –
Lenitivi – pronti – veri – silenti
O folletti dal purissimo dire e dalla sì

Unitaria molteplice debordante allegria o invece
No: pensosi – pensierosi – su d’una rara nota musicisti
Avendo – loro – il Regno della Musica – certo:

Musica – suono dell’infanzia e noi – parvi – nulli maestri
Ad imparare da quelle Partiture loro di vento –
Estroverse – estreme – a noi estranee oramai
Se non fosse per…
Troppo da raccontare – troppo vasta la materia
Ridente – disperante – commovente di cui un’
Aula è fatta e…

Tutto questo ricordo – questo tengo nel cuore e
Intima riparo – aliena ormai da quel
Mio apprendistato grande – faticante ed
Insieme gioioso: gioia remota
Dalla quale sentimento di vita ho ricevuto e
Adesso basti questo ed amen

*

Fili de le pute
di Fabio Pusterla

Quasi illeggibili ormai le parole. Vi si arriva
seguendo crosci d’acqua misteriosi, scale nere
consunte e ad ogni svolta un cunicolo che vaga
nel silenzio di un muro o di una tenebra
analfabeta e muta. Scancellata
dal tempo, l’iscrizione sopravvive solamente
nelle aule scolastiche: le prime
sillabe vere della lingua che parliamo
sono sillabe di scherno e di potere, ordini secchi e ingiurie
di un padrone ai suoi servi, e anche un invito alla tortura
di un uomo troppo clemente e forse santo: «traite,
fili de le pute. Traite!». Ma Gosmario
Albertello e Carvoncelle: chi erano? Che paure o speranze
li agitavano? Possiamo forse immaginarli nelle sere dell’Urbe
piegati di fatica mentre imprecano e cercano
dentro il caldo di giugno un altro caldo
forse di pane o di donna nei dolori
di un tempo senza tempo né futuro, senza ieri o domani
e senza pace o salvezza.
E se mille anni più tardi il vento di un refuso da computer
spazza via una dentale, Albertello, il povero Albertello si trasforma
sulla nitida dispensa in Alberello. «Professore che albero era
questo alberello, poi? Forse una quercia? Una betulla? Un acero?» potrebbero
chiedere allora in buona o cattiva coscienza
legioni di studenti. «Era davvero un alberello, carissimi,
antenato dei vostri genitori e di voi stessi; un alberello
meraviglioso e precario dentro il bosco
della storia di noi tutti, fragilissimo e fiero,
prigioniero innocente o colpevole travolto
dall’incendio dei giorni che divampano
e scompaiono nel vento e si traducono
in un sospetto d’erba e di luce e di prato, in una curva
imprecisa del terreno, e ancora in meno, sapete,
ancora in nulla o quasi nulla, come un sasso,
o un frammento di sasso, o un po’ di polvere
che ondeggia sopra un fiume e poi scompare,
in una cenere spersa, in un velo
di ossa frantumate. Ma Alberello/
Albertello e i suoi amici sgraziati,
figli di buona donna come ogni povero cristo,
miseri schiavi, schiene da frustare, carne
inessenziale e non memorabile, parlavano
come parliamo noi,
nel nostro affannoso dialetto.

Non vi basta a guardarli, cari,
con reverenza ed affetto?»
(dall’inedito “Argéman”)

*

L’ultimo giorno di scuola
di Pasquale Vitagliano

Questo è l’ultimo giorno di scuola,
il pianto è scemo
il sole ha l’aria fresca.
È l’ultimo giorno di scuola, l’ultimo.
Qualcuno piange per i miei figli
e i miei figli invece ridono.
Qui fuori è pieno di colori
perché questo per loro è l’ultimo giorno di scuola
e per caso prima avevo visto i quadri,
quelli dei disabili belli come Pollock,
i piedi dei compagni, i piedi storpi fotografati e
i miei piedi che non mi fanno più male,
ed io che farei santi i loro genitori.
Questo è l’ultimo giorno di scuola
anche nelle stradine abbacinate che abbiamo percorso
gli attrezzi, le taniche, i carrozzini, il sugo e la resina.
Quanti ultimi giorni di scuola abbiamo avuto.

Come chiameresti tutto quello che abbiamo visto oggi?

* * *

Scrivere poesie che parlano degli studenti
di Francesco Tomada

Scrivere poesie che parlano degli studenti, in molti casi dei propri studenti – bambini, ragazzi – è un’operazione pericolosissima: il rischio è infatti quello di sommare alla difficoltà di accesso che la poesia spesso porta in sé quella atmosfera paternalistica, o moralistica, che deriva dal fatto di insegnare, trasmettere qualcosa o almeno sforzarsi di farlo.

Allora sgombriamo subito il campo dalle congetture, dicendo che nei testi raccolti in seguito ciò non accade, e che, per quanto scritti da autori diversissimi per estrazione ed espressività, essi confluiscono in un percorso immediato e sorprendentemente comune.

Certo c’è l’adulto, uomo per molti aspetti già divenuto al cospetto di uomini necessariamente in divenire, ma questo adulto non porta mai in sé la verità, non appare capace di indicare la strada, quanto piuttosto di richiamare l’attenzione a tutti i possibili bivi che la strada presenta.

Un insegnante / non è un distributore automatico / di caffè; un insegnante è piuttosto “un capitano serio”, di quella serietà a cui la vita ci costringe, quella serietà spesso eccessiva per cui confrontarsi con l’infanzia è quasi un regalo.

Allora si potrebbe pensare di trovare, in queste poesie, l’idea dell’infanzia e dell’adolescenza come delle età perdute, da guardare con rimpianto o con eccessiva indulgenza, ma è una scorciatoia che nessuno degli autori sceglie, preferendo piuttosto battere strade più anguste, dure e profonde: ci sono anche i “bambini cattivi” o “i devastati, / quelli che leccano l’asfalto”.

Quello dei giovani e dei giovanissimi non è dunque un mondo necessariamente buono, lo è soltanto a volte: è vero che “da qualche parte / si alza forte l’appello a / una giustizia per tutti”, con quella forza che appartiene soltanto a chi crede ancora all’assoluto, ma è anche vero che crescere sarà un processo duro, difficile e doloroso, bisognerà uccidere “il bambino che già chiede di morire in voi” , fare “santi i [vostri] genitori”.

Se questi insegnanti hanno davvero qualcosa da insegnare, si tratta dunque dell’attenzione e della cura per la vita stessa, “alzatevi, camminate da soli”, “vi lascio un compito che non finisce / testimoniate”, a cui si unisce un senso di preoccupazione per quello che sarà: immagino che chi ha scritto abbia visto e conosciuto tanti bambini e ragazzi, che fra questi alcuni siano arrivati in alto, socialmente e soprattutto umanamente, ma che altri si siano persi.

Gli allievi che poi si incontrano “sulle piazze” sono diversissimi tra di loro e si è avuto il privilegio di accompagnarli per un pezzetto della loro strada, cercando di dare ma tenendosi in disparte, nei limiti di un ruolo importante ma che al tempo stesso ha dei limiti ben precisi, e come processo di inevitabile osmosi cambiando con loro, maturando, invecchiando, fino a scoprirsi con “in mano cetrioli e carta igienica”.

Ma forse il risvolto più comune, e quello meno evidente nella vita scolastica proprio a causa dei confini dei rispettivi ruoli, è che nell’osmosi, così come si insegna, si finisce anche per imparare.

Le parole dei bambini vengono mangiate “come un’ostia” e tenute dentro a distanza di anni, quando si tracciano i bilanci non della loro, ma della propria vita; la fine della scuola è il termine di un passaggio condiviso, “quanti ultimi giorni di scuola che abbiamo avuto”.

Forse il senso più profondo di questi scritti non è tanto in quanto si è riusciti a dare, ma nella confessione – finalmente – di quanto si è invece riusciti a prendere, delle poesie che anche gli insegnanti scrivono sul diario alla fine della lezione, in quel meraviglioso “io vi conservo” che è una promessa di affetto eterno, ormai indipendente da chi una volta, anche inconsapevolmente, lo aveva ricevuto.

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

Come si prepara il futuro del Paese

I Paesi che vanno meglio. L’economista ed esperta dell’Ocse, Francesca Borgonovi, sul Sole 24 Ore Radiocor, dice che

Nella classifica sulle competenze degli studenti, i Paesi che vanno meglio sono quelli che danno priorità a pagare meglio gli insegnanti, in cui questa professione ha uno sviluppo di carriera e dove vengono forniti i mezzi per l’aggiornamento continuo, dove insomma si investe negli insegnanti, come avviene in Finlandia e Giappone (dove) è la stessa Costituzione a disporre che gli insegnanti siano tra i “civil servant” meglio retribuiti. In Italia questo sicuramente non accade.

In Finlandia la professione di insegnante è tanto ambita che le facoltà che preparano per esercitarla possono scegliere tra il 10% top dei diplomati per le ammissioni. L’insegnante prepara le persone che saranno il futuro del Paese, senza di lui non si possono avere bravi medici, bravi avvocati, bravi ingegneri o altri bravi insegnanti. E’ un mestiere molto importante.

I Paesi che vanno peggio. In Italia invece il tema all’ordine del giorno è la diminuzione dello stipendio dei lavoratori della scuola: questo vuol dire il taglio del fondo di istituto e la mancata soluzione della questione degli scatti degli insegnanti e delle posizioni economiche di personale Ata e dirigenti scolastici. Come commenta Reginaldo Palermo,

I due Ministri del Governo Letta (Saccomanni e Carrozza) sono riusciti finalmente a mettere d’accordo i sindacati della scuola che ormai sembrano avviarsi verso una azione unitaria a difesa di stipendi sempre più magri per tutti. Ma la stessa Carrozza, a questo punto, potrebbe “saltare“.

Mobilitazioni nelle scuole. Infatti sulle questioni dei dirigenti scolastici c’è uno sciopero indetto da Cgil, Cisl, Uil e Snals per il 14 febbraio, mentre l’Anp (Associazione Nazionale Presidi) aveva già organizzato un affollato sit-in in viale Trastevere a Roma nel mese di gennaio. Sempre a proposito dei dirigenti, il Confedir chiede il riequilibrio delle retribuzioni tra dirigenti del MEF e del MIUR (i Dirigenti scolastici), osservando che a parità di posizione fra le due retribuzioni c’è una differenza di 25.000 euro annui.

La Flc-Cgil ha proclamato l’astensione da tutte le attività aggiuntive di docenti e Ata dal 21 febbraio al 22 marzo, mentre tutte le sigle hanno diffidato Miur e MEF dal procedere al recupero degli aumenti legati alle posizioni economiche ATA; è stato chiesto un emendamento che salvi le retribuzioni sia del personale ATA sia dei dirigenti; c’è anche l’annuncio che, in caso di mancato accordo, gli Ata si asterranno da ogni attività aggiuntiva.

Scatti e contratti. E comunque è ormai tempo di entrare nel vivo del rinnovo del contratto della scuola bloccato dal 2009 e lo SNALS chiede l’avvio del rinnovo del contratto per la parte sia giuridica sia economica, in cui l’anzianità di servizio sia un parametro fondamentale.

Anche la Gilda chiede che il Governo abbandoni l’intenzione di cancellare gli scatti di anzianità dei docenti e dei non docenti e chiede che nel prossimo contratto si operi perché il personale raggiunga il massimo stipendiale a metà carriera, così come avviene nella maggior parte dei sistemi d’istruzione europei.

Quando si tratta di risparmiare ai danni della scuola le idee non mancano. Si paventa l’intenzione del Governo di voler ritardare per le future immissioni in ruolo il passaggio al gradone successivo con relativo aumento di stipendio. Insomma, per 11, 12 anni i neo assunti continuerebbero a percepire uno stipendio da precari.

La giungla del reclutamento nella scuola italiana

Partiamo dai PAS. Sono oltre 20.000 su 65.000 le domande ai PAS (Percorsi abilitanti speciali) per Infanzia e Primaria che le Università hanno lasciate inevase. Attualmente lo stop riguarda quasi 2/3 delle domande complessive. Ovunque vengono segnalati inadempienze e ritardi delle università nelle attivazioni, dal Friuli alla Lombardia, dal Veneto a Bologna .

La causa dello stop imposto dalle Università ai PAS le riassume Pippo Frisone.

Le Università non hanno alcuna convenienza ad attivarli, nonostante gli inviti pressanti del Miur. Contrariamente alle SSIS, chiuse d’autorità dalla Gelmini qualche anno fa, le Università hanno continuato a sfornare lauree con valore abilitante nelle facoltà di Scienze della formazione primaria e dell’Infanzia. Numero chiuso e tasse annue mediamente attorno a 2-3.000 euro, secondo il reddito e per cinque anni. I PAS, di durata annua, possono rendere al massimo 2.000 una tantum per ogni corsista. Da qui la non convenienza per le Università a istituire i PAS.

Ai precari dell’Infanzia e Primaria vanno aggiunti i docenti tecnico-pratici, quelli di strumento e tante altre classi di concorso della secondaria per i quali i corsi speciali non partono o per mancanza dell’offerta formativa da parte delle Università o per carenza di domande in ambito regionale. Il numero minimo per attivare un corso è di almeno dieci domande. Se andrà bene, per costoro ci saranno abbinamenti interregionali con evidenti disagi per raggiungere la sede dei corsi per i precari in servizio.

A chi giova la guerra tra precari. I laureati in Scienze della Formazione Primaria di tutta Italia il 4 febbraio manifesteranno a Roma contro l’attivazione dei PAS: chi è laureato in Scienze della Formazione ha avuto una formazione specifica per l’insegnamento ma rischia di essere scavalcato in graduatoria da chi avrà frequentato i PAS, che sono senza selezione e dalla brevissima durata; il cui unico requisito di ammissione è dato dall’aver maturato almeno 540 giorni di servizio.

E’ l’ennesima guerra tra precari, frutto dell’avvicendamento dei governi che tentano soluzioni al “male” del precariato adottando in ogni legislatura modalità diverse – e tra loro spesso contrapposte – di abilitazione alla professione.

C’è poi la situazione dei docenti abilitati con il TFA, età media 38 anni, spesso con anni di servizio di insegnamento, che per frequentare il TFA hanno pagato la quota di iscrizione, superato tre prove selettive non di cultura generale, ma relative alla materia di insegnamento. E pertanto per supplenze e ruoli chiedono che sia valorizzato il percorso formativo svolto.

E poi chiedono tutela anche i precari storici delle Graduatorie a Esaurimento. E protestano anche docenti di ruolo a cui le norme non consentano di iscriversi ai PAS per avere l’abilitazione in un’altra classe di concorso per poter procedere a un passaggio di cattedra.

Per la “dignità precaria. Come deciso a Roma, il 19 gennaio, in un’assemblea dei lavoratori precari della scuola del Coordinamento Lavoratori scuola, sono in programma due iniziative di mobilitazione: il 21 marzo sarà il “giorno della dignità precaria“, nel quale i precari chiederanno alle loro scuole un giorno di quelle ferie delle quali è stato loro sottratto il pagamento, mentre l’11 aprile ci sarà una giornata di manifestazione a Roma.

La Flc Cgil invita a una mobilitazione a livello provinciale per il 10 febbraio per chiedere l’avvio dei PAS bloccati e organizza per il 13 febbraio una manifestazione nazionale in difesa dei diritti dei precari, in viale Trastevere a Roma, dinanzi alla sede del Ministero. La Uil propone di affidare gestione e organizzazione dei corsi alle istituzioni scolastiche.

Alla Ministra Carrozza si chiede un piano di stabilizzazione dei precari docenti e Ata, certezze sul pagamento delle ferie, degli stipendi e una diversa politica sull’istruzione. E di intervenire sulle Università per sbloccare tutti i PAS, a partire da quelli per Infanzia e Primaria.

Si avvicina la sentenza dell’Europa. Dovrebbe arrivare tra luglio e settembre il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulle infrazioni delle norme europee da parte dell’Italia con la reiterazione di contratti a tempo determinato. La sentenza è molto attesa, ma l’avvocato Walter Miceli, che patrocina le cause per Anief, chiarisce che, anche se la Corte di Giustizia Europea darà ragione ai precari, non ci saranno automatismi, ma dovranno essere i giudici del lavoro italiani, adeguandosi alla decisione comunitaria, a pronunciarsi per i risarcimenti o le stabilizzazioni.

Ma il Miur non rispetta le sentenze. Intanto, poiché il Ministero si rifiuta di eseguire le sentenze dei giudici, l’associazione dei consumatori Codacons, assieme a un Ufficiale Giudiziario, si è recata il 6 febbraio presso la sede del Ministeri a Roma per procedere al pignoramento dei beni dell’ente, cosa che però non è stata finora possibile. Il motivo è il mancato risarcimento, da parte del Ministero, dei precari che hanno vinto un ricorso per la mancata trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, come vorrebbe la normativa europea.

Scandali

Uno scandalo spaziale. La Procura di Roma sta indagando su sprechi, viaggi premio, una valanga di nomine, assunzioni e appalti a favore di amici e parenti, ma la ministra finge di non sapere nulla, mentre il sindacato chiede “chiarezza“. Ce lo racconta Corrado Zunino:

Il silenzio di Maria Chiara Carrozza è raggelante. Il suo ministero (che al terzo complemento di specificazione dice “della ricerca“) conosce da tempo le imprese pantagrueliche di Enrico Saggese presidente dell’Agenzia spaziale italiana: soldi buttati a valanghe in viaggi di famiglia, congressi con le hostess dalla coscia lunga, portaborse (come il collega di partito Antonio Menè) distaccati alla presidenza del Consiglio e già costati 300.000 euro pubblici senza un motivo. La faraonica sede dell’Eur, per spiegare la vergogna dell’Agenzia spaziale da sei anni guidata da Saggese, è costata sette volte tanto il promesso, è stata inaugurata nel luglio 2013 senza ci fosse alcuna attività all’interno: una piramide di Cheope costruita ai tempi della carestia, per diversi mesi senza vita né lavoro, un manufatto enorme che può garantire ai comodi dipendenti di Saggese 45 metri quadrati a testa.

Concorsi italiani. Ce li definisce il riassunto in cifre che Gian Antonio Stella fa di un concorso per la selezione di docenti universitari. Ogni commissario avrebbe dovuto leggere 1.610 pagine al giorno. Sabati, domeniche, Pasqua e Ferragosto inclusi, nonché 12.865 riviste scientifiche. Ogni commissario, rinunciando ai pasti, al sonno e a ogni altra attività umana, avrebbe dovuto leggere 65 pubblicazioni al giorno.

323 giudizi sono stati dati utilizzando complessivamente poco meno di “14 ore pari a circa 27 secondi per ogni giudizio” e la “valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche” pretesa dal ministero è stata liquidata con un parere di 250 caratteri, spazi compresi.

La commissione ha dedicato mediamente 2 minuti e 10 secondi all’”ampia” discussione di ognuno dei 425 candidati della seconda fascia e ben “4 minuti e 55 secondi” alla scelta di ciascun docente ordinario…

La ricerca. Su Roars, sempre molto documentato, Giorgio Sirilli spiega. Il finanziamento pubblico per ricerca e sviluppo è passato da 9.778 milioni di euro del 2009 a 8.822 del 2012, con una diminuzione in termini monetari del 9,8 % ed in termini reali del 12,7 %. I fondi per i progetti di ricerca universitaria sono passati nei quattro anni da 711 a 95 milioni di euro.

Nel caso del CNR ad esempio nel periodo tra il 2005 al 2014 il finanziamento del MIUR aumenta del 9,6%, da 548 a 600 milioni di euro, cifra che, depurata dall’inflazione, fa registrare una diminuzione del 5,3%. Al contempo il finanziamento dell’attività ordinaria è sceso da 543 a 500 milioni di euro (del 20% in termini reali)

Le spese “cogenti” dell’ente, cioè quelle relative agli stipendi e al funzionamento della struttura, sono di 620 milioni. Nel 2014 mancano dunque all’appello 120 milioni di euro. Ciò significa che il CNR ha perso completamente la propria autonomia e che, per pagare gli stipendi e per aprire le porte dei laboratori, deve passare per le forche caudine dei committenti che orientano la ricerca ai propri fini.

L’anagrafe dell’edilizia scolastica è una promessa e un impegno di tutti gli ultimi ministri dell’Istruzione. Adesso è arrivato l’accordo in Conferenza Unificata Stato-Regioni che dovrebbe dare spazio a procedure più snelle per la raccolta dei dati. Cittadinanzattiva e Legambiente però non nascondono le loro perplessità sugli esiti dell’accordo: si ripartirà dalla banca dati del Miur, che presenta un impianto farraginoso e complesso, oppure da quella delle 11 regioni che dal 2009 si sono dotate di anagrafi regionali utilizzando un proprio modello di raccolta e gestione dati. O si pensa di ricominciare da capo? Intanto, latitante lo stato, l’Associazione Nazionale Presidi propone l’intervento di sponsor privati per la manutenzione delle scuole.

Inadempienze e incostituzionalità. Intanto in Lombardia viene confermato il “buono scuola” per le scuole private (ricordiamo l’appello per la sua abrogazione). Di due misure nate per incentivare la cultura, l’accesso gratuito dei docenti ai musei contenuto nel Decreto istruzione (legge n. 128 dell’8 novembre 2013), le detrazioni fiscali per l’acquisto dei libri contenute nella Legge di stabilità, nemmeno l’ombra.

In compenso abbiamo il nuovo presidente dell’Invalsi. La ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza ha scelto il nuovo presidente dell’Invalsi, si tratta di Annamaria Ajello: docente ordinario presso la facoltà di Medicina della Sapienza di Roma, per più di dieci anni presidente del nucleo di valutazione dei progetti del Fondo sociale europeo della Provincia di Trento e già direttore del Dipartimento di psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione della Sapienza.

Come tante voci dal mondo della scuola, Marina Boscaino propone “una pausa per inaugurare una stagione di riflessione seria e di ascolto reale” sul tema della valutazione.

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SEGNALAZIONI

Seminari promossi da IRIS (con Rete ELLIS e altri) presso la sede dell’ASP Golgi Redaelli, via Olmetto 6 Milano, nelle date sotto specificate.

Seminari Europa/Europe: esplorazioni storico-interdisciplinari, fra ricerca e didattica, previsti per il 20.2 mattina e i pomeriggi del 26.2, del 13 e 20.3.2014 (vedi qui).

Seminario Approcci storico-interdisciplinari all’educazione al patrimonio e alla cittadinanza. E’ previsto per il pomeriggio del 20.2.2014 (vedi qui).

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La pagina che non c’era
Il progetto nazionale di promozione della lettura in ambito scolastico, patrocinato dai Comuni di Napoli e Pozzuoli, vuole aiutare i ragazzi a superare la diffidenza nei confronti della lettura attraverso un gioco letterario: scegliere un libro e inserire in un punto della narrazione una pagina in più, imitando lo stile dell’autore.

L’iniziativa sarà articolata in due sezioni: nella prima si terranno incontri con gli autori, che parleranno con i partecipanti al concorso dei loro libri; nella seconda verranno proposte attività seminariali a numero chiuso sulle tecniche di scrittura e i generi letterari.

Tempi:
– le scuole possono iscriversi entro il 15 febbraio 2014.
– a marzo, presso l’Istituto “Pitagora” di Pozzuoli, si terrà il Festival “La pagina che non c’era: Scrittori fra i banchi;
– entro i primi di maggio i ragazzi dovranno far pervenire agli organizzatori gli elaborati, che saranno valutati da una commissione tecnica e dagli stessi scrittori;
– a giugno è prevista la cerimonia finale con la premiazione delle pagine migliori.

Per informazioni vedi qui.

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Nel nome di Giordano Bruno – Laicità e diritti
Anche quest’anno l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” in collaborazione con Roma Capitale ricorderà il 17 febbraio pomeriggio a Campo dei Fiori a Roma, il grande filosofo Giordano Bruno con il convegno “Nel nome di Giordano Bruno, laicità e diritti”.

Un convegno a cieli aperto col patrocinio del Sindaco di Roma Ignazio Marino e del Centro internazionale di studi bruniani Giovanni Aquilecchia.

Dopo la cerimonia di deposizione delle corone d’alloro con la partecipazione della banda musicale di Roma Capitale e gli interventi istituzionali e il saluto di Bruno Segre (presidente onorario della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”), il convegno continuerà con le relazioni di Maria Mantello: Liberi dalla soggezione; Franco Ferrarotti: L’idea di scienza in Giordano Bruno e prospettive culturali; Gianni Ferrara: La Costituzione repubblicana e la rivoluzione dei diritti; Alessandro Cecchi Paone: Diritti umani, una questione di civile convivenza democratica. Partecipazione artistica del Centro studi Enrico Maria Salerno. Presenta la scrittrice Antonella Cristofaro.

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RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

6 pensieri su “Vivalascuola. Il canto di una classe

  1. Pingback: Vivalascuola. Il canto di una classe, a cura di Giorgio Morale | Compitu re vivi

  2. Grazie per la lettura di queste bellissime poesie: parole che sanno di attenzione e di umiltà, di rispetto per l’altro, senza alcun paternalismo; parole che sono anche domande da conservare, da ricordare…
    Mauro Germani

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  3. Sono pienamente d’accordo. Queste poesie svelano un mondo: quello dei bambini a scuola Per fortuna ci sono loro!!!
    Fra tagli e avanzi, qui è rimasto ben poco ma loro, i bambini , sono ancorà lì con il mondo meraviglioso… che speriamo di conservare in noi. Un vero canto , ma l’incanto della poesia di Salzarulo per contenuti e armonia dei versi INCANTA…Complienti una poesia che scorre come un testo di pedagogia in cui c’è solo da imparare.
    Grazie anche a Giorgio sa scovare talenti…
    Giulia

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