41. La cella più vicina

da qui

Insomma, dài oggi e dài domani, il Signore m’aveva provvisto della chiave giusta. Tutto mi sembrava naturale, mi sentivo più sereno, perfino nei momenti in cui con lei si toccavano i temi controversi sui quali m’irritavo, sviato da paure e desideri. Ero pronto ad affrontare a viso aperto situazioni che fino a poco prima m’avrebbero trovato impreparato, respingendo lusinghe e tentazioni di fronte alle quali si scopriva la mia fragilità. Riconoscevo i segni dell’ipocrisia, l’egoismo spacciato per bontà e disinteresse. Ce l’avevo fatta? Era tutto accaduto la domenica d’avvento definita Gaudete, in cui s’indossano, nella messa, i paramenti rosa: lo stesso colore del biglietto che aveva inaugurato questa storia. Troppe coincidenze perché sotto non vi fosse qualcosa d’importante. Già mi vedevo lanciato nell’euforica discesa che fa seguito a un’ascesa difficile: quel giorno, l’omelia risultò così ispirata che vi volli vedere una conferma della grazia concessa dal Signore. Chi avrebbe potuto più fermarmi? Ero certo che le promesse del Progetto non solo si rivelassero affidabili – come avevo da subito pensato -, ma che le avremmo realizzate in tempi brevi. L’avrei vista felice, non m’avrebbe più parlato di giorni tormentati e notti insonni. Tutti sarebbero vissuti felici e contenti, d’ora in poi.
Ma un timore segreto serpeggiava tra le ceneri dei fallimenti; la paura che arrivasse una sua e-mail con lo stesso ritornello: sei ancora impelagato, lo sai che hanno potere su di te. Ero in bilico tra sentimenti contrastanti: l’idea d’essere evaso di prigione, e il timore di scoprirmi soltanto trasferito nella cella più vicina.

10 pensieri su “41. La cella più vicina

  1. GAUDETE
    Intanto dico la mia gioia, non una qualunque che sfiora alle volte il cuore, ma quella che dall’interiore dell’anima sale gaudiosa a celebrare un abbraccio ritrovato del Padre, ancora mille sfide nelle tempeste, ma l’alito dello Spirito accompagna le imprese non ancora concluse, il cuore bersagliato dalla grazia, nella confessione della sua nullità, è irretito dall’Amore, ferirsi ancora è possibile ma ormai si riannodano legami e si rinnovano antiche promesse d’amore.
    Una vocazione così accolta, così provata, così ferita, così straordinariamente liberata è destinata ad una altissima santità.

    "Mi piace"

  2. “Le ferite dei miei piedi guariranno in Te, o via di tutti i pellegrini; la stanchezza delle membra troverà riposo in Te, Cristo, crisma della nostra unzione. In Te, calice della nostra salvezza, sparirà la tristezza del mio cuore; in Te, nostra consolazione e nostra
    gioia, si asciugheranno le lacrime dei nostri occhi”.
    (S.Simeone di Seleucia)

    "Mi piace"

  3. La cella più vicina? E sì.Ti sembra che stai superando problemi, ti sembra che già stai camminando sulla pianura, e qua- sorpresa! un’altra volta ti crolla il mondo addosso.

    "Mi piace"

  4. “La sofferenza terrena,se accettata con amore, è come un nocciolo amaro che contiene il seme di una nuova vita.”
    Giovanni Paolo II

    "Mi piace"

  5. Ogni uno di noi si porta la sua croce. Ogni uno di noi è schiacciato dal dolori- una volta di più, una volta di meno. Anche bambini hanno suoi problemi- piccoli, grandi per la loro misura.
    A volte viviamo nel incubo di problemi, di dolori, come nella cella di…castigo? sofferenza? Viviamo e soffriamo. Ma poi…usciti vincitori si sentiamo più forti- anche questa volta abbiamo vinto contro il male!

    "Mi piace"

  6. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorero’. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti e’ dolce e il mio carico leggero.”
    (Matteo11,28-30)

    "Mi piace"

  7. Timore. Di non aver visto nè sentito bene, di aver frainteso, o di quell’incognita che potrebbe spuntare e portarti chissà dove. Timore di non avere quella limpida vigilanza che fa vedere il pericolo dove davvero è. O che quella chiave, meravigliosa, pura, possa inavvertitamente scivolare da quella piccola tasca sconosciuta, invisibile a molti occhi.
    Signore, non c’è buio, ma vedo come alberi che camminano. Mi sia accanto la fede che confida, che si sa forte, oltre le paure, ed io intuisca, ricordi, riconosca quel bontà che mi protegge.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.