Il calcio e l’acciaio di Gordiano Lupi

di Massimo Maugeri

Nel suo nuovo romanzo, “Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino” (Acar edizioni),  Gordiano Lupi traccia l’affresco di un luogo che conosce benissimo mettendo insieme alcuni degli elementi caratterizzanti di quel territorio: l’acciaio dell’industria siderurgica e il sogno del gioco del calcio. E il sogno mancato di Giovanni, ex calciatore di scarsa fortuna, si incrocia oggi con la speranza di Tarik, un giovane marocchino approdato in Toscana a bordo di una imbarcazione strampalata e che sui campi di calcio cerca il suo riscatto.
Il calcio è stato parte della mia vita“, mi ha raccontato Gordiano Lupi.”Non è obbligatorio saperlo, ma sono stato nel mondo del calcio per 23 anni (da 16 a 39). Ho giocato nelle giovanili e ho fatto l’arbitro di calcio, raggiungendo la serie C1, con alcune apparizioni in A e B come Quarto Uomo. Condivido la regola base della scrittura creativa: si deve parlare solo di cose che si conoscono. Ambientare una storia nel mondo del calcio credo che mi riesca facile, tra l’altro l’avevo già fatto ne “Il ragazzo del Cobre“, storia di un ragazzino brasiliano che si riscatta grazie al foootball. L’acciaio, invece, è Piombino, il suo simbolo, l’identità di una provincia siderurgica che scandisce il passare dei giorni al suono della sirena, secondo i turni incessanti dello stabilimento. La vocazione siderurgica di Piombino proviene dagli etruschi, gioia e dolore di questa terra, perché la crisi dell’industria significa crisi della città. Pure il calcio in questa piccola provincia maremmana ha avuto momenti di gloria, sempre grazie all’industria, quando negli anni Cinquanta la squadra locale calcò i palcoscenici della serie B, a un passo dalla serie nazionale, e sconfisse persino la Roma per tre reti a uno, in una partita rimasta nella leggenda, che a Piombino si tramanda di padre in figlio“.
Un’opera, questa di Lupi, che si può leggere anche come storia di amore (lo stesso autore, in premessa, sostiene: “questo libro è il massimo che posso fare in tema di storie d’amore”), o – per dirla come ha scritto Mario Baudino su “La Stampa” – come “romanzo atipico, quasi un’epica della malinconia”.

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