Il tuo non esserci è vero più del tuo mancarmi

copertina_gucci
di Lorenzo Mercatanti

Ho iniziato a leggere questi racconti di Emiliano Gucci, lo ammetto, con qualche pregiudizio. Di Gucci ho letto i romanzi: i primi due, oggi ahimè di difficile reperibilità, bellissimi, scritti con un polso svelto e una gran facilità nel raccontare senza peli sulla lingua, con dentro echi di scrittori a me cari, tipo John Fante o un grandissimo, purtroppo sconosciuto ai più, come il grossetano Daniele Boccardi; gli ultimi due di romanzi, L’umanità, pubblicato da Elliott, Nel vento, pubblicato da Feltrinelli, storie di grande impatto e durezza che narrano di esistenze messe di fronte a prove durissime, libri che lo collocano tra le voci da ascoltare con grande attenzione.
Di lui avevo letto anche dei racconti in antologie, non mi avevano molto impressionato, forse non è la sua misura, avevo pensato, e da qui nasceva il pregiudizio verso questo libro, rafforzato dal leggere che i racconti erano già apparsi su riviste negli anni passati: un libro messo insieme alla bene e meglio nell’attesa del prossimo romanzo, avevo ancora pensato, e sbagliato. Si sbaglia sempre quando si affibbia un etichetta, tipo quello ha scritto un bel romanzo quindi ha da continuare coi romanzi, un altro coi racconti, un altro ancora con le poesie, o il giardinaggio, l’apicoltura eccetera.
Perché, a lettura ultimata, mi rendo conto che la materia prima che Gucci aveva per le mani non poteva trovare altra forma che quella del racconto, materia che consiste in tutta una serie di situazioni che fanno capo alla parola amore, “parola inventata dai poeti per far rima con cuore,” come si trova nel Dizionario del diavolo, di Ambroce Bierce e in effetti, leggendo questi 5 racconti troviamo in tutti lo zampino del diavolo, nel senso che la rima tra amore e cuore è la prima cosa che va a farsi benedire, ne sono un buon esempio due racconti, il primo e l’ultimo di questa raccolta.
Nel primo, che da solo vale il prezzo del biglietto, un uomo bussa alla porta di una donna, da lui abbandonata anni prima. L’uomo vuole tornare da lei; la donna non ne vuol sapere. Noi lettori siamo lì, chiusi fuori e dentro quella porta, ora senza capirne il perchè ora trovandone mille, chiedendo e negando un perdono, senza giudicare, in attesa che la porta si apra/resti-chiusa e, comunque vada a finire, incollati alla pagina fino al punto finale.
L’ultimo racconto, L’albero, è un racconto perfetto, con dei dialoghi tra padre e figlia difficili da dimenticare, per non parlare del paragrafo dove viene descritta l’agonia e la soppressione di un gatto, che comincia con “Mentre guido, penso agli animali nella mia vita” e finisce con “L’eutanasia e lo smaltimento ci costano duecento euro”. Per farla breve, è il racconto che avrei voluto scrivere io, se, una quarantina di anni fa, fossi stato registrato all’anagrafe come Gucci Emiliano.
Sempre in questo racconto, il protagonista raccoglie i suoi pensieri più ispirati su dei post-it che tiene sempre a portata di mano, un modo per tenere a bada le crisi di panico conseguenti la separazione dalla moglie. Da uno di questi post-it, Il tuo non esserci è vero più del tuo mancarmi, deriva il titolo di questa raccolta,

Emiliano Gucci, Più del tuo mancarmi, Ed. Noripios.

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