Sonia Lambertini. Inediti

viaggio
I.

Le braccia lungo il corpo
pesante, l’ultimo letto.
Nessuno a lato
Nessuno in fondo ai piedi
Nessuno sopra la testa

sorda, alle parole di uomini divini
che del cielo hanno ben poco,
spero nella comprensione
del gatto, dall’occhio striato
dell’umano di turno

per la mia carne, sofferente
che si stacca sottovuoto
un grido sordo, l’ultimo viaggio
senza valigie, nemmeno i calzini
o che so, qualche biscotto.

Nel secondo cassetto
a destra, troverai una busta,
le pratiche da sbrigare,
ti chiedo l’ultimo favore.
Piccola ricompensa.

***

II.

Che la veglia dei morti sia di tutti.
Di Halima, dei colori
che portavano le figlie
ai piedi, veloci
come la lingua
aspirata nelle lettere
che batte furiosa
la bocca, nel dolore
un giorno di dicembre.

Di Iohan, il freddo
sugli spigoli del viso
nel bianco della pelle
delle mani ruvide
e nelle pieghe, il dolore
cullato, in silenzio
tra i rumori del mattino
e la stanza vuota.

Di tutti i nomi
che ho scritto, sulla carta
degli occhi che ho visto
spegnersi, con grazia
dei solitari, la loro forza
che ogni volta cerco di rubare
per capire, cosa sto guardando.
Arrivo tardi, sempre troppo tardi.

6 pensieri su “Sonia Lambertini. Inediti

  1. Pingback: La poesia e lo spirito – Inediti | TaglioDiLama

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