Vivalascuola. La scuola degli altri: in Germania

Vivalascuola presenta un’intervista di Donata Miniati a un docente tedesco che insegna in una scuola elementare di Dresda. Una intervista effettuata allo scopo di conoscere pregi e difetti di un sistema scolastico diverso dal nostro situandolo all’interno del proprio contesto. Non per operare paragoni inopportuni e forzature ideologiche, ma per avviare un confronto che stimoli alla riflessione critica, su principi, assunti, forme organizzative, pratiche. E’ anche un modo per ampliare l’orizzonte, uscire da prospettive chiuse, dal disastroso cabotaggio pseudoriformatore degli ultimi anni, coltivando l’esile speranza che un giorno si torni a pensare alla scuola con coraggio, razionalità e visione complessiva.

La scuola degli altri. Intervista a un insegnante tedesco
di Donata Miniati

In questi difficili tempi italiani, fare con dignità l’insegnante chiede ottimismo della volontà e solidi riferimenti a un’ idea di scuola (e di società) sovente poco condivisa.

Le cifre della scuola italiana scandiscono un quadro desolante e disomogeneo: scarse risorse, preoccupante dispersione, risultati discutibili, marcate difformità per aree geografiche con isole di buone pratiche e altre di degrado, in un quadro casuale e confuso.

Le cifre non riescono però a descrivere lo smarrimento di identità dell’istituzione scolastica, l’assenza di direzione e di progetto complessivo. Ciascun insegnante è solo con i suoi mezzi, sovente inadeguati, a sostenere il peso di decidere se, dove e come condurre i propri allievi verso un futuro comunque carico di nubi.

Intorno, una società sostanzialmente indifferente, quando non ostile, alla cultura e alla scuola, dove, ancora ci dicono le cifre, la maggioranza delle persone non sa leggere e comprendere un testo semplice e pochi, anche tra gli scolarizzati ai gradi alti, leggono almeno un libro all’anno.

Le cifre, per altri paesi a noi prossimi, dicono altro, sia in termini di risorse sia di risultati. Ma anche in questi casi le cifre non bastano a descrivere davvero come sia la scuola degli altri, a far comprendere se il sistema d’istruzione conservi un’identità istituzionale, se tra la scuola e la società sia vivo lo scambio e alla scuola siano assegnati obiettivi comprensibili, condivisi e coerenti con l’idea di società. E anche se vi siano insegnanti che si ritengono soddisfatti di come il loro lavoro è organizzato e riconosciuto.

Entrare nella scuola degli altri è un’occasione di conoscenza, di confronto fra modelli, che stimoli alla riflessione critica, su principi, assunti, forme organizzative, pratiche. E anche un modo per ampliare l’orizzonte, uscire dalle nostre prospettive chiuse, dal disastroso cabotaggio pseudoriformatore degli ultimi anni, coltivando l’esile speranza che un giorno si torni a pensare alla scuola con coraggio, razionalità e visione complessiva.

Da queste ragioni nasce l’intervista a un collega e amico tedesco, che insegna in Sassonia, a Dresda, in una scuola elementare nei dintorni della città. Le domande hanno toccato gli aspetti essenziali di interesse, a parere di chi scrive, dal punto di vista degli insegnanti. La conversazione ha implicato uno scambio di informazioni, necessario per meglio intendersi sui contenuti delle domande, che forse produrrà un articolo “speculare” per una rivista del sindacato degli insegnanti tedeschi del quale è membro J. H., l’insegnante intervistato.

Alcuni chiarimenti preliminari
L’ordine di scuola sul quale è focalizzata l’intervista è quello della scuola elementare in Sassonia. La Germania, come stato federale, non ha un sistema centralizzato di istruzione. A livello centrale vi è un’istituzione che di occupa solo della ricerca. Il governo di ciascuno dei sedici Länder ha un Ministero, che ne è responsabile sia in termini di indirizzo sia di gestione delle “risorse” umane. Le risorse materiali e gli edifici sono invece in capo ai singoli comuni. Vi sono differenze tra i sistemi dei Länder, in qualche caso non marginali, e ancora pesano eredità della separazione tra le due Germanie pre-1989, che conservano differenze sia nell’organizzazione scolastica sia per lo stato giuridico e le retribuzioni degli insegnanti.

La scuola elementare dura 4 anni, dalla prima alla quarta. Seguono due percorsi distinti: uno a carattere professionalizzante, con possibilità differenziate e diverse denominazioni, a seconda dei Länder, e uno liceale, preliminare all’accesso universitario. L’obbligo è sino ai 16 anni. Il Liceo prosegue sino ai 19 anni, con un esame di maturità.

Il quadro complessivo che emerge dall’intervista, con i limiti ovvi insiti in una conversazione tra insegnanti, che certo non vuole essere un’analisi dettagliata del sistema educativo tedesco, appare comunque molto diverso dal contesto italiano.

Come si vedrà, per alcuni aspetti rammenta quello della scuola antecedente la riforma della scuola media unica. Alunni disabili e con difficoltà, anche comportamentali, sono inseriti in scuole speciali, con personale specificamente formato, e non vengono sottoposti ai test OCSE-PISA. La selezione è prassi comune, anche alle elementari, e il valore dei voti molto significativo, poiché prelude all’orientamento precoce verso i successivi gradi di istruzione.

La formazione dei docenti appare molto strutturata, selettiva e il loro reclutamento basato su regole rigide. La scuola primaria ha un’impronta di unitarietà pre-disciplinare e, fino alla classe quarta, un insegnante di riferimento prevalente in entrambi gli ambiti fondamentali. Sport, arte e attività manuali hanno un rilievo non secondario mentre le nuove tecnologie non sembrano averne altrettanto. In sostanza una scuola “tradizionale, che segue percorsi provati e consolidati, senza scarti.

Alcuni temi, ci si dice nell’intervista, sono oggetto di dibattito, per esempio l’integrazione degli allievi disabili, e in alcuni Länder si tentano innovazioni. Anche il tempo scuola, tuttora diviso tra “scuola del mattino” e doposcuola, è in discussione, si parla di estenderlo secondo un modello a “tempo pieno” ma con grande cautela poiché non vi è esperienza nel merito. E, come emerge dalla parte dedicata al rapporto scuola-società, la percezione è che la sintonia mostri qualche crepa, che vi siano spinte diverse, e contraddittorie, sia tra gli insegnanti sia nella società, e richieste di riforme, insieme alla nascita di scuole “libere”.

Comunque, oltre queste inquietudini che chiedono riflessioni e scelte, la cornice appare ancora solida, la scuola è indirizzata e gestita in modo conseguente. Benché anche in Germania la crisi abbia minato l’identità sociale degli insegnanti e il loro status, essi vengono riconosciuti e rispettati per il loro compito formativo e di istruzione e le loro retribuzioni sono di livello “europeo”.

*

1. COME SI DIVENTA INSEGNANTI
Qual è stato il tuo percorso di studi? Come sei stato assunto?

Si diventa insegnanti dopo un percorso universitario specifico che si conclude con un esame di stato. Quindi, se ci sono disponibilità di posti, si viene inseriti in un biennio di tirocinio (referendariat) che al termine prevede un altro esame di stato. Al termine dei miei studi (tedesco e storia per il liceo), poiché non vi erano posti per il tirocinio, io deciso di compiere un dottorato in storia medievale. Una volta concluso ho potuto iniziare il referendariat.

Il percorso universitario, nei contenuti fondamentali, non differisce da quello per la laurea specialistica non finalizzata all’insegnamento: nel mio caso sono stati oggetto di studio germanistica, filologia, storia della lingua tedesca, latino, letteratura, scienze culturali. Vi sono poi gli insegnamenti specifici, teorie dell’educazione e tecniche didattiche, anche se a mio parere non sono sufficienti. A differenza del vostro paese, in Germania chi si è laureato in forma specialistica non può diventare insegnante, se non, di fatto, ripetendo il percorso e dando l’esame di stato. Le lauree specialistiche fanno accedere ad altre professioni oppure alla carriera accademica.

Il tirocinio prevede un biennio intenso di pratica, con preparazione scritta delle lezioni e momenti di teoria, in forma di seminari con insegnanti esperti. Per la pratica didattica si è affidati a un supervisore e ad alcuni docenti esperti, sotto la guida dei quali si insegna nelle loro classi. Da essi si viene osservati e valutati.

È importante sottolineare che vi sono percorsi universitari specifici e differenziati per i diversi ordini di scuola: elementare, professionale e liceo. Per i laureati come insegnanti elementari è però preclusa la possibilità di fare eventuali dottorati post-laurea nelle materie specialistiche.

Le scelte di indirizzo dei potenziali futuri insegnanti sono in genere di carattere personale, poiché non vi è una programmazione rispetto alle disponibilità di posti di lavoro (anche se ultimamente si sta cercando di farlo, anche perché vi è carenza di insegnanti); un altro fattore di scelta è la retribuzione, che è più alta per i docenti di liceo.

Tu ora insegni però in una scuola elementare. Come è stato possibile il passaggio?

Normalmente questo non accade, i percorsi sono separati. Io ho dato la mia disponibilità e sono stato accettato perché in Sassonia vi è carenza di insegnanti elementari. Negli ultimi vent’anni non sono state fatte assunzioni e i pensionamenti hanno sguarnito la scuola. Inoltre il periodo di tirocinio al liceo non mi aveva pienamente soddisfatto. Tuttavia questo passaggio mi ha obbligato a un biennio di formazione, da poco concluso, per acquisire le necessarie competenze didattiche. Il corso si svolge in periodi di sospensione delle lezioni, è tenuto da docenti esperti e prevede teoria e pratica. Come docente “in formazione “ per questo ordine di scuola, ho un’ora di esonero dall’insegnamento per preparare le lezioni.

2. L’ORGANIZZAZIONE DELLA SCUOLA
Tu ora fai il maestro. Puoi sinteticamente indicare quali materie insegni, in quante classi e per quante ore? Qual è il tuo orario di lavoro a scuola?

Ho iniziato lo scorso anno con una prima che ho portato quest’anno in seconda. I docenti a tempo pieno insegnano per 28 ore alle elementari, mentre al liceo e alla Oberschule (scuola professionalizzante) le ore si riducono a 26. Le ore di lezione durano 45 minuti, seguite da un intervallo di 15 minuti, nel quale gli insegnanti hanno obblighi di sorveglianza. Molti insegnanti scelgono il part time perché non reggono il ritmo di insegnamento frontale, anche se poi, di fatto, occupano il tempo che rimane per preparare le lezioni. Il part time è piuttosto diffuso ed è un diritto se chi lo desidera ha figli fino a 18 anni, altrimenti è una richiesta che può essere negata dall’istituzione. Chi lo richiede può decidere di quante ore sia.

A questo proposito vale la pena riflettere su un fatto. Dopo la caduta del muro e fino a 3 anni fa, per gli insegnanti della Sassonia c’è stata una diminuzione delle ore di insegnamento al 69% (e dello stipendio in proporzione) causata dalla contrazione della popolazione scolastica. Si ritiene che i risultati ottimi della Sassonia nei test OCSE-PISA siano collegati a questa riduzione del tempo dedicato alle lezioni frontali, che ha consentito agli insegnanti di preparare meglio le lezioni, seppure in un tempo libero non voluto.

Io attualmente insegno per 18 ore nella mia classe così ripartite: 9 tedesco, 5 matematica, 1 arte, 1 attività manuali e 2 ore per condurre la classe a nuoto. Insegno anche inglese in altre due classi terze per 4 ore complessive. In un’altra classe sono per 2 ore in compresenza ( lavori di gruppo e di supporto) e dedico 1 ora alla gestione dei conflitti, come aiuto alle situazioni di difficoltà relazionale nella scuola. Inoltre dedico 1 ora al progetto di cura del giardino della scuola (senza alunni). Poiché conosco la lingua italiana, insegno italiano per 1 ora a un gruppo elettivo pomeridiano e un’altra ora la dedico a una bambina di origine italiana iscritta alla scuola, che ha diritto a ricevere l’insegnamento della propria lingua materna. Infine ho un’ora, come ho detto, a disposizione per la preparazione delle lezioni.

Quanti insegnanti vi sono generalmente in ogni classe?

Ogni classe ha più insegnanti ma in prima e seconda c’è un prevalente che insegna le materie fondamentali (tedesco-matematica e SachunterrichtStudio della realtà”). In terza l’insegnante prevalente ha meno ore e in quarta tedesco e matematica vengono affidate a due figure distinte. La mia scuola ha 220 alunni, suddivisi in 8 classi gestite da 9 insegnanti e in più preside e vicepreside che sono anch’essi insegnanti, seppure con meno ore. Le scuole con meno di 200 alunni non hanno vicepreside.

Quante ore di compresenza sono previste? E a che cosa sono destinate?

Le ore di compresenza sono in quantità diverse a seconda delle classi. In teoria dovrebbero essere utilizzate per attività di gruppo e di supporto ma vengono usate spesso per supplenze. Nella mia classe io ho la compresenza della nostra preside, ma viene raramente perché impegnata in altre attività. Durante le ore di attività manuali, invece, si lavora suddivisi in due gruppi distinti, uno dei quali a turno va nel laboratorio attrezzato con l’insegnante esperto di questa materia, che è molto “tecnica” e pratica.

Vi sono altre ore dedicate alle riunioni con colleghi e famiglie?

Nella mia scuola, ogni due settimane vi è una riunione di tutti gli insegnanti, nella quale di solito si organizzano attività comuni, i momenti di celebrazione delle festività ad esempio, ma questo varia da scuola a scuola, non è un obbligo specifico.
Prima dell’inizio delle lezioni, a fine agosto, una settimana viene dedicata alla programmazione generale.
Con i genitori della classe si tiene una riunione all’anno e, una volta all’anno, ciascun genitore viene ricevuto individualmente; è l’insegnante che decide la necessità di eventuali altri colloqui.

Come si struttura una giornata scolastica esemplare?

I bambini di prima e seconda stanno a scuola ogni giorno 4 o 5 ore e poi vanno a casa oppure, a scelta delle famiglie, si fermano per il doposcuola con un educatore, con il quale mangiano in mensa. Generalmente la quasi totalità degli allievi si ferma. Nel doposcuola svolgono i compiti e attività libere. Le classi dei più grandi, terza e quarta hanno alle 11:30 la pausa pranzo e poi si fermano a scuola anche il pomeriggio. Nella pausa sono sorvegliati da alcuni insegnanti a turno. La scuola pomeridiana dura al massimo sino alle 13:30 e poi c’è il doposcuola.

La giornata scolastica inizia alle 8 e, nell’arco della settimana, gli alunni hanno 23 ore di lezione. Ciascuna ha la durata di 45 minuti; talvolta sono abbinate e in questo caso sono seguite da 30 minuti di intervallo, durante il quale gli insegnanti fanno sorveglianza a turno e i bambini solitamente vanno fuori a giocare.

Questo modello di scuola e doposcuola è ora oggetto di dibattito, si valuta se passare a un’organizzazione diversa, che ampli il tempo scuola. Ma si è molto cauti, perché nella scuola tedesca non c’è esperienza al riguardo. Certamente il raccordo con gli educatori (che non sono insegnanti, hanno compiuto un percorso di formazione diverso) non è molto semplice, manca il tempo per coordinarsi e gli educatori non sempre sono disponibili a svolgere un ruolo complementare, ad esempio sui compiti.

Quali sono le materie insegnate?

Dipende dalle classi di corso. Le materie principali sono Tedesco, Matematica, Arte, Lavori manuali, Sport, Musica. Nell’ambito dell’insegnamento del tedesco ci sono 2 o 3 ore di “studio della realtà”, che può essere considerato un approccio pre-disciplinare a storia, geografia e scienze, connesso ai contenuti trattati nell’ambito della lingua. Dalla classe terza vi è un’ora in più e inizia l’insegnamento della lingua inglese con 2 ore. Vi è anche 1 ora di etica oppure, a scelta delle famiglie, di religione cattolica o evangelica. Nella mia scuola, seguendone una tradizione consolidata, si insegna ritmica, una sorta di psicomotricità e danza. In altre scuole viene insegnato il francese, vi è una certa elasticità, anche in base alle competenze degli insegnanti ed è il dirigente che decide.

Con quali criteri vengono scelti gli insegnanti di lingua straniera?

In ex DDR la situazione è particolare perché i percorsi di formazione degli insegnanti erano diversi e quindi vi è una certa mescolanza di situazioni. Ora all’Università gli insegnanti che seguono il percorso per l’insegnamento alla scuola elementare, oltre allo studio delle materie di base (tedesco e matematica) si specializzano in una o due altre materie tra cui inglese. Ciò accade in teoria, poi dipende dalle scuole e dai bisogni di insegnamento. Io per esempio non ho un titolo specifico. La didattica dovrebbe essere prevalentemente orale e comunque in terza i bambini non ricevono voti in inglese.

3. PROGRAMMI, METODI E STRUMENTI
In Germania i programmi scolastici della scuola elementare sono diversi per ciascun Land. Vi è comunque un’amministrazione centrale che coordina il sistema di istruzione?

Non esiste un’istituzione centrale per l’istruzione. C’è un Ministero che si occupa soltanto di ricerca. In ciascun Bundesland (governo regionale) c’è un Ministero per l’Istruzione, che è il settore di governo locale più importante. Non c’è un sistema ispettivo generale, il controllo è affidato alle singole scuole. Periodicamente, all’incirca ogni decennio, vi sono forme di valutazione del sistema per apportare eventuali modifiche.

Gli insegnanti sono tenuti a seguire in modo puntuale i programmi oppure possono avere ampi margini di autonomia?

Per meglio comprendere questo aspetto occorre precisare che in Sassonia i programmi non sono sviluppati secondo una rigida cronologia di classe, da attuare giorno per giorno, come avviene in Francia. Le indicazioni sono per ambiti disciplinari, come ortografia e letteratura. Da questi documenti si traggono le indicazioni per elaborare i programmi individuali degli insegnamenti. In realtà gli insegnanti seguono i contenuti dei libri, le case editrici predispongono in internet dei programmi già pronti, che gli insegnanti utilizzano. Questi programmi individuali non vanno esibiti o giustificati, a meno che non vi siano problemi e in tal caso è il dirigente che ne chiede conto.

I libri sono opere autorizzate in ciascun Bundesland e alcuni sono uguali per diversi Länder. Sono sia eserciziari personali degli alunni (uno per ogni materia, ma utilizzati a scelta dei singoli insegnanti), che vengono da loro completati sia libri di studio. Questi ultimi sono “in prestito”, non possono essere scritti o sottolineati, e vengono poi lasciati ad altri allievi negli anni successivi. L’acquisto è generalmente a carico dei comuni. La scelta dei libri viene fatta solitamente da un gruppo di insegnanti con il dirigente e la scelta vale per tutti. Non vi è un uso molto diffuso di altri materiali, schede ecc. anche perché fotocopiare i libri è vietato rigidamente.

Nella scuola primaria italiana negli ultimi anni si è introdotta una disciplinarizzazione precoce e già nei primi anni le materie fondamentali vengono insegnate da insegnanti diversi, seguendo percorsi separati. Inoltre i tempi di apprendimento sono ora molto frazionati e l’alternarsi di più insegnanti ha messo al centro le discipline lasciando ai margini gli aspetti educativi. Che cosa accade in Sassonia?

È molto diverso, c’è una maggiore unitarietà almeno nei primi anni, anche perché le materie sono sostanzialmente tedesco e matematica e l’insegnante prevalente è responsabile della gestione della classe. Come ho detto, le altre discipline di studio non sono insegnamenti separati, sono integrate in macro-argomenti a partire dal percorso di tedesco. Gli orari di insegnamento delle discipline sono comunque definiti dal dirigente, che stabilisce quando e quanto e l’insegnante è tenuto a rispettarli.

Le nuove tecnologie sono incluse nei programmi? A scuola ci sono le lavagne multimediali? Agli insegnanti viene richiesto di aggiornarsi su questi temi?

Nelle elementari il computer non rientra nella pratica didattica. Nella mia scuola è un’attività complementare, condotta da un’ esperta esterna in orario scolastico e lavora per gruppi, insegnando le basi dell’uso del computer per scrivere testi. Agli insegnanti non viene chiesto alcun aggiornamento. Non abbiamo lavagne multimediali.

I metodi di insegnamento, per esempio della lingua tedesca in prima, sono prescritti dai programmi oppure i singoli insegnanti possono decidere in modo autonomo?

In Sassonia i metodi vengono scelti dalle singole scuole. Si decide in modo prescrittivo la successione delle fasi e della presentazione dei caratteri (prima lo stampato e poi il corsivo). In ciascuna scuola possono essere comunque seguiti diversi metodi per la letto-scrittura. I metodi vengono presentati preventivamente alle famiglie e in alcune scuole (non nella mia!) si consente loro di scegliere a quali classi iscrivere i figli, proprio in base al metodo adottato.

4. LA VALUTAZIONE
Come si valutano gli allievi? Si utilizzano i voti? Vi sono prove standard nelle scuole della Sassonia? Sono previste ripetizioni di anni scolastici? Che cosa si fa con gli allievi che non raggiungono i livelli richiesti?

In classe prima non si danno voti, in seconda solo in matematica e tedesco, in terza in tutte le discipline tranne inglese e solo in quarta tutto viene valutato. Per quanto concerne l’aspetto educativo, dalla seconda, si valutano con voti separati il comportamento, l’ordine, la collaborazione nel gruppo e “l’operosità”. I voti vanno da 1 (il massimo) a 6 (il voto più basso, non sufficiente). I voti sono molto importanti perché a partire dalla terza costituiscono il criterio in base al quale gli alunni saranno poi orientati verso il tipo di scuola successiva.

In terza si svolgono test standard di competenze in matematica o tedesco, a cura di un ente esterno governativo (simile al nostro Invalsi n.d.r.) e sono finalizzati a valutare la situazione generale nel Paese. Invece è a discrezione delle singole scuole la scelta se fare o meno prove comuni. Gli insegnanti della stessa materia decidono il numero di prove e il loro peso per la valutazione. Io non do molti voti, ho invece dei colleghi che valutano con voti tutti lavori dei bambini.

La ripetizione di anni scolastici non è infrequente alla scuola elementare, è strettamente regolamentata ed è determinata dai voti: con due 5 i bambini ripetono l’anno. Le attività di recupero per chi ha difficoltà sono realizzate nelle ore di compresenza.

5. L’ORIENTAMENTO PRECOCE
Ci hai detto quindi che c’è uno stretto rapporto tra valutazione e scelta orientativa, che avviene molto precocemente. Come avviene questo orientamento? Che cosa ne pensi, nella tua esperienza?

La decisione viene assunta dai docenti già nel secondo semestre della terza e poi definito al termine della classe quarta. La base della decisione è oggettiva, determinata dai voti: si va al liceo solo con la media del 2 nelle materie fondamentali. In alcuni Länder la raccomandazione degli insegnanti non è decisiva, la scelta è della famiglia ma le scuole possono chiedere un test di ammissione. In Sassonia invece è determinante, è una relazione che accompagna l’alunno all’iscrizione alla Oberschule o al Gymnasium. Le famiglie sono molto preoccupate per questa facoltà attribuita agli insegnanti, e spesso chiedono verifiche supplementari dei voti, ma difficilmente le valutazioni si modificano. Non è infrequente che addirittura chiedano la ripetizione dell’anno per migliorare i voti.

Il passaggio da un ordine di scuola all’altro è molto difficoltoso, vengono richiesti esami di ammissione di non facile superabilità.

Nella mia esperienza ritengo che sia effettivamente troppo anticipato, i bambini possono esprimere ancora le loro potenzialità e la pressione delle famiglie non è positiva. Le scuole a indirizzo professionalizzante sono sicuramente meno motivanti, e spesso concentrano alunni che provengono da famiglie problematiche.

6. GESTIONE DEI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Come vengono gestiti gli alunni con bisogni educativi speciali, ad esempio gli alunni dislessici? E gli alunni disabili vengono inseriti nella scuola pubblica oppure seguono percorsi di apprendimento differenziato? Come avviene l’inserimento degli alunni di origine straniera che non conoscono la lingua tedesca?

Gli alunni DSA diagnosticati frequentano la classe terza in due anni, in scuole specifiche solo per dislessici, ma devono avere anche un buon QI, altrimenti non sono ammessi. Dopo questo biennio, con insegnanti specializzati, tornano alle scuole di appartenenza.

Gli alunni con disabilità non frequentano le scuole normali, ma scuole speciali. A queste scuole sono indirizzati anche gli alunni con problemi di comportamento di difficile gestione. Per far comprendere l’entità del fenomeno si sappia che in Sassonia più del 10 % della popolazione scolastica è nelle scuole speciali. Questi alunni non vengono sottoposti ai test OCSE-PISA.

In Baviera invece questa percentuale scende al 6%, la situazione non è omogenea. A Brema sono sperimentate forme di integrazione dell’handicap nella scuola “normale” e questo è un tema attuale di dibattito. Ovviamente le scuole speciali diventano scuole difficili, perché vi si concentrano i problemi.

In Sassonia i bambini di origine straniera sono pochi, l’immigrazione è piuttosto limitata. Comunque sono previste ore di tedesco come seconda lingua e ore dedicate all’insegnamento della loro lingua di origine, soprattutto scritta. Sono attività extracurricolari, tenute da insegnanti con una preparazione specifica. L’integrazione dei bambini stranieri è presa molto sul serio e la scuola fa del suo meglio per offrire una preparazione adeguata e un apprendimento della lingua.

7. IL RUOLO DEL DIRIGENTE
Che ruolo riveste nella tua scuola il dirigente scolastico? Ha solo compiti di carattere burocratico oppure si occupa anche di aspetti didattici ed educativi? Come viene nominato? Quali devono essere le sue caratteristiche? Vi sono sistemi di controllo e valutazione dell’operato di insegnanti e dirigenti?

Il dirigente scolastico è un insegnante che dedica una parte delle ore all’organizzazione e gestione della scuola. Lo si diventa dopo averne fatto richiesta e aver seguito corsi di formazione. La nomina è data dall’ente responsabile del personale scolastico. Uno dei suoi compiti è il rapporto con gli uffici superiori. Il suo status è quello di funzionario di stato, che ha un valore significativo, ad esempio come tale non può scioperare.

Il vicepreside è una figura importante, solitamente ha meno ore di insegnamento frontale e un salario maggiorato. Anch’egli è un funzionario di stato. Il preside viene controllato periodicamente, con colloqui e ispezioni. In particolare viene valutato il suo rapporto con gli insegnanti. Nell’arco dell’anno scolastico visita i docenti nelle classi almeno una volta, assistendo alle lezioni e poi li convoca personalmente per colloqui. Quando vi è la visita ispettiva, gli ispettori assistono mentre il preside svolge queste funzioni.

8. LA SCUOLA, LA FAMIGLIA E LA SOCIETA’
Nella tua percezione di docente e cittadino, quale ti appare l’atteggiamento delle famiglie verso la scuola e gli insegnanti?

La dialettica tra scuola e famiglie è sicuramente aumentata, e la percezione è che il comune sentire rispetto al ruolo della scuola non sia più così condiviso. Gli insegnanti non si sentono rispettati e ascoltati come vorrebbero o come era una volta, è entrato in crisi il loro senso di identità sociale. I genitori, in modo crescente, interferiscono nel lavoro dell’insegnante e nelle decisioni della scuola. Nascono scuole libere, private e con metodi alternativi. Non si tratta solo di scuole di ispirazione religiosa, sovente sono fondate da associazioni di genitori. Il governo della Sassonia ha resistito a lungo alla richiesta di finanziare queste iniziative, ma recentemente un giudice ha stabilito che lo si deve fare.

Nella società italiana negli ultimi decenni il ruolo della scuola come istituzione formativa e di promozione culturale del cittadino, si è progressivamente svilito. Si dà piuttosto enfasi al compito di addestramento e preparazione al lavoro, tuttavia non si investono risorse né per la scuola di base né per l’istruzione superiore o professionalizzante . Nella società tedesca vi è la consapevolezza che la scuola sia il luogo di formazione dell’uomo e del cittadino? La cultura e il sapere sono valori importanti e condivisi?

Nella società tedesca la scuola e la formazione sono ritenute molto importanti, tanto è vero che il dibattito sulla scuola è vivo e aperto, in particolare sui temi della tradizionale rigidità e sulla separazione o integrazione degli alunni con handicap o difficoltà.

In generale il valore attribuito alla scuola e alla cultura è alto, perché si ritiene che la scuola sia qualificante per entrare nel mondo del lavoro e la cultura possa migliorare la posizione sociale. Rispetto ad anni passati, e in particolare a prima della caduta del muro, anche qui da noi si è diffusa un’idea individualistica, di sviluppo dei singoli, della scuola come luogo che debba valorizzare i talenti soggettivi. L’idea della formazione del cittadino è passata in secondo piano, se ne parla molto poco.

L’attenzione della società è alta perché si vedono i figli come potenziali “geni”. Farò un esempio significativo. Fino a dieci anni fa la maggioranza dei bambini imparava a suonare il flauto ( qui da noi la cultura musicale è molto diffusa) e una minoranza il violino. Ora il rapporto è esattamente rovesciato.

Comunque l’apprezzamento per la scuola ha dei fondamenti: la sua capacità di qualificare è reale, in particolare nell’ultimo decennio.

La scuola riceve le risorse necessarie?

Rispondo positivamente, anche se le risorse spesso arrivano in ritardo. Farò l’esempio della mia città, Dresda. È una città in crescita demografica, con moltissimi bambini. Attualmente non vi sono scuole e insegnanti sufficienti a rispondere a un bisogno che era stato previsto. Sicuramente ha influito anche il patto di stabilità europeo, che impedisce di fare debiti; in Baden-Württemberg, per esempio, hanno ridotto il numero di insegnanti.

Qui in Sassonia ci sono ancora scuole rimaste uguali a come erano nella ex-DDR e le strutture non sono sempre adeguate. Si preferisce comunque investire nelle scuole elementari e nei licei, meno nel settore delle scuole professionalizzanti. Tuttavia devo dire che nell’ultimo decennio la tendenza si è modificata e si iniziano a vedere dei miglioramenti.

9. RETRIBUZIONE E CONDIZIONE SOCIALE DEGLI INSEGNANTI
A conclusione della nostra conversazione affrontiamo il tema della condizione sociale degli insegnanti. Puoi dirci qual è lo stipendio medio? Come si sviluppa la carriera di un insegnante? La retribuzione consente di avere uno stile di vita dignitoso?

Innanzitutto è bene sapere che vi è una differenziazione tra gli insegnanti della ex-DDR e della ex- Germania Ovest. Questi ultimi hanno un inquadramento da funzionari dello stato, che implica il divieto di scioperare; il loro stipendio, a parità di condizioni, è maggiore di circa 900 € mensili ma devono sostenere il costo di un’assicurazione sanitaria, che è a loro carico, proprio perché funzionari. Gli insegnanti della ex-DDR sono dipendenti pubblici, assunti con un contratto di tipo privatistico. E’ interessante sapere che i vantaggi ottenuti da noi con le lotte sindacali vengono poi estesi anche ai colleghi dell’Ovest, che non possono partecipare agli scioperi!
Per comprendere meglio i livelli di stipendio vale la pena osservare questa tabella.

tabella stipendi GermaniaSi riferisce agli stipendi mensili degli insegnanti elementari del mio Land e le colonne indicano le classi di stipendio dal primo anno al decimo, poiché i passaggi sono biennali. Oltre il decimo anno sono previsti solo aumenti legati alla contrattazione. Per gli insegnanti del liceo gli stipendi sono maggiori.

Lo stipendio è adeguato per vivere in modo dignitoso, anche perché vi sono dei supporti di welfare, soprattutto per famiglie come la nostra con due bambini piccoli. Sicuramente la crisi generale si è fatta sentire anche da noi, e gli insegnanti sentono diminuito il loro status economico nella società.

Io sono abbastanza soddisfatto della mia condizione lavorativa, tuttavia devo dire che vivo una situazione particolare, in una scuola piccola in un sobborgo di Dresda, immersa nel verde, in un’area socialmente molto stabile e in un contesto favorevole. Ora che ho concluso il percorso di formazione voglio dedicarmi con più tranquillità alla pratica didattica e arricchire la mia esperienza di insegnante.

*

L’intervista si è conclusa lasciando nell’ombra molti aspetti sicuramente importanti ma anche il desiderio di proseguire nello scambio di idee, conoscenza e progetti.

J.H. vede nella nostra scuola inclusiva, senza rigide barriere formali, un’isola di libertà e democrazia in rapporto alla rigidità della scuola tedesca.

Più complesso far comprendere come malgrado questi principi e assunti ineccepibili, la nostra scuola non riesca a rispondere in modo soddisfacente al compito affidatole dalla Costituzione.

Non è semplice, per chi vive in una società più pragmatica e conseguente, entrare nel nostro contesto. E’ come se mancasse un linguaggio comune per far capire il perenne senso di provvisorietà, i continui cambiamenti di ministri e di direzione, dettati in genere da motivazioni estranee alla realtà della scuola, che sembra non essere nota né importante per chi ha potere di decidere.

E’ difficile spiegare che le riforme non sono nate da processi razionali, e hanno avuto l’effetto di logorare una struttura fondante della nostra società. E’ difficile far capire l’eterogeneità dei percorsi formativi dei docenti e la cabala delle forme di assunzione e via elencando.

Del resto la babele scolastica è complessa anche per noi “autoctoni e la ricerca di percorsi di senso, che ci mandino a scuola tutti i giorni con l’energia necessaria, non è compito secondario nella nostra professione. Ci auguriamo che questo sguardo nella scuola degli altri possa contribuire, con un granello di pensiero, alla ricerca di una via di uscita.

* * *

SEGNALAZIONI

Associazione nazionale
Per la Scuola della Repubblica

Le parole chiave per capire il presente e progettare il futuro della nostra scuola

Dopo il referendum bolognese e la sentenza del TAR Lombardia sulla dote scuola, rilanciamo la legge popolare

CONVEGNO NAZIONALE DI FORMAZIONE
Sabato 15 marzo 2014 – Ore 9:30 – 17:00
Sala auditorium Liceo Scientifico Copernico – Via F. Garavaglia, 11 – Bologna

Prima sessione ore 9:30

Presiede Bruno Moretto (Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Comitato Articolo 33 Bologna)

Lorenza Carlassare si confronta con studenti, insegnanti e genitori sulla funzione costituzionale della scuola

Nadia Urbinati vs Andrea Ichino: merito o uguaglianza?

Interventi delle associazioni: lo stato dell’arte a Bologna, Milano, Roma

Seconda sessione ore 14:00

Presiede Marina Boscaino (Associazione nazionale Scuola della Repubblica)

Andrea Morrone: la scuola della Repubblica fattore di uguaglianza, libertà e democrazia

Osvaldo Roman vs Corrado Mauceri: La legge di parità n. 62/2000

Francesco Mele: Come rilanciare la proposta di legge popolare per una buona scuola per la Repubblica

Interventi del pubblico

info: scuola.costituzione@iperbole.bologna.it
facebook: https://www.facebook.com/pages/Scuola-e-Costituzione-Bologna/128431913835892

*

Scuola e Società, Associazione culturale e professionale, propone il corso di formazione per il personale della scuola:

Luciano Bianciardi. Uno scrittore in rivolta contro l’industria culturale.

Martedì 18 marzo 2014 h. 9,00 – 13,00, Liceo classico “M. d’Azeglio” aula “Augusto Monti” Via Parini 8 – Torino
(Zona Porta Nuova – Bus: 11, 12, 14, 14/, 33, 35, 52, 64, 67, 68; Tram: 1, 4, 9, 15; Metro: staz. Re Umberto)

In questa giornata affronteremo, nella sua complessità poliedrica, la figura di Luciano Bianciardi (che fu infatti scrittore, giornalista, grande traduttore, soggettista, sceneggiatore) e ricorderemo, anche attraverso la preziosa testimonianza della figlia Luciana, l’intellettuale dotato di una grande capacità di analisi del suo mondo e del coraggio di saper dire: “Io mi oppongo”.

RELATORI
Giovanna Lo Presti, insegnante – Scuola e Società, Torino
Fuori dalle regole del gioco: Luciano Bianciardi e il lavoro culturale.

Luciana Bianciardi, editore
La miniera, il torracchione e l’ostrica malata.

Luca Rastello, scrittore e giornalista
Aprire il fuoco. La scrittura ribelle di Luciano Bianciardi.

Per prenotare la partecipazione e richiedere documentazione: tel 011655897 – e-mail: scuola_e_societa@libero.it

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

La serenità della scuola in Italia: 2 anni, 3 ministri

Avanti un altro. Quindi la ministra Carrozza ha lasciato il ministero dopo 10 mesi. Il MIUR ha pubblicato un documento che schematizza le azioni intraprese durante il Ministero uscente, dal titolo “L’Istruzione riparte“. Positivo il bilancio che l’ex ministra dà del suo operato, negativo quello degli studenti dell’Udu.

Demagogia e ambiguità. In modo discutibile Matteo Renzi è quindi approdato alla guida del governo. Si ricordano la demagogia e le ambiguità del pensiero sulla scuola del nuovo premier e del responsabile scuola del Pd da lui nominato in qualità di segretario del partito, Davide Faraone, le cui idee vengono qui sintetizzate.

I timori degli insegnanti… Nell’attesa di conoscere la formazione del governo, i docenti rivolgono un appello al premier affinché il nuovo ministro non sia di Scelta Civica, memori che questo partito è stato portavoce della proposta dell’aumento a 24 delle ore settimanali di lezione frontale, a salario invariato. I timori degli insegnanti sono così riassunti da Lucio Ficara:

Si teme già dal prossimo anno scolastico una legge che vada ad aumentare l’orario di servizio dei docenti delle scuole secondarie, da 18 a 24 ore settimanali, a parità di salario; si teme inoltre approvazione del DDL Aprea per via legislativa o contrattuale; ancora si ha timore che passi la chiamata diretta del personale scolastico; si dà per scontata, anche in tempi rapidi, l’approvazione di una legge che riduca di un anno scolastico la durata delle scuole secondarie di secondo grado…

… Puntualmente confermati. Difatti come nuovo ministro viene designato il segretario nazionale di Scelta Civica, Stefania Giannini, senatrice montiana, come il suo predecessore toscana (lucchese), docente e già rettore universitario. Né rassicurano la “competenza” e il “merito” dei nuovi sottosegretari all’Istruzione.

Le priorità della scuola. Orizzonte Scuola confeziona una lista di priorità per la scuola secondo i reppresentati di docenti, Ata, studenti, dirigenti, genitori. Salvo Intravaia compila un vademecum con le principali emergenze che il governo si trova ad affrontare a proposito della scuola: edilizia, dispersione, competenze dei quindicenni, passaggio dalla scuola all’università, spesa per l’istruzione, alunni per classe, alunni stranieri, scuole paritarie, reario di lavoro degli insegnanti, retribuzione degli insegnanti, merito e carriera dei docenti, età dei docenti, nuove tecnologie a scuola.

Il programma della ministra. La ministra Giannini impiega un paio di giorni a far conoscere le sue idee sulla scuola, basate su una cultura del merito (come già anticipato un anno prima a Tuttoscuola), da praticare col completamento del processo di valutazione della didattica e della ricerca attraverso l’ANVUR e per le scuole attraverso i test Invalsi, una premialità collegata alla valutazione, una competizione per stimolare “condizioni di concorrenza fra atenei nel libero mercato internazionale, le migliori università per i migliori studenti, ma soprattutto per ricchi (Harvard è il paradigma noto)“, una autonomia reale ai singoli istituti scolastici (ddl Aprea?), concorsi regolari.

Né manca l’adesione della ministra Giannini alla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore, il sostegno alla scuola paritaria (su cui segnaliamo una acuta analisi di Nadia Urbinati), l’intenzione di abolire gli scatti stipendiali legati all’anzianità, com’era nei programmi della ex ministra Gelmini. Si riparla anche di accorciare di un mese le vacanze estive. E a proposito dell’insegnamento della Filosofia nei licei pensa a un “approccio interdisciplinare“, come è stato per Geografia, ad esempio, o per Educazione alla Cittadinanza, pressoché sparite dalle scuole italiane.

Insomma, bastano poche ore alla nuova ministra dell’Istruzione per mettere in allarme sindacati della scuola e associazioni di docenti, tanto che l’ex ministra Carrozza interviene a consigliare alla ministra Giannini maggiore prudenza prima di parlare

Pubblico impiego: tanto a pochi, poco a tanti. Questo proprio mentre uno studio evidenzia che, mentre i dirigenti pubblici italiani sono pagati più dei loro colleghi britannici o tedeschi, le remunerazioni medie degli insegnanti sono più basse in Italia, sia in termini assoluti che in rapporto al Pil pro capite.

Una meritocrazia all’italiana. Stupisce l’acrimonia della ministra verso l’egualitarismo e risulta rafforzato il timore che “premiare il merito” sia il sistema per togliere a molti il poco che già hanno e dare poco come “merito” ad alcuni. Una meritocrazia all’italiana, fatta senza spendere un soldo in più. Come scrive Mauro Boarelli:

Ci sono tutti gli ingredienti del neoliberismo aggressivo che ha colonizzato anche la cultura della sinistra: la meritocrazia (esplicitamente contrapposta all’uguaglianza), la valutazione quantitativa e standardizzata (organizzata intorno all’Invalsi), l’autonomia competitiva delle istituzioni scolastiche.

Intorno a questo nocciolo duro si sviluppa tutto il resto dell’armamentario ideologico dispiegato negli ultimi anni: abolizione del valore legale del titolo di studio, accesso all’Università a numero chiuso e in base ai test di valutazione anticipati alla scuola superiore, revisione degli organi collegiali, etc.

L’istruzione mercanteggiata. Per Luca Sofri con la nomina della ministra Giannini il ministero dell’Istruzione è stato mercanteggiato per convenienza politica. Anche per Marina Boscaino Renzi ha barattato scuola, ricerca e università con l’acquiescenza di certo centro-destra. In effetti Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD ai tempi della segreteria Bersani, appena un anno fa sosteneva che l’Agenda Monti sulla Scuola va indietro nel tempo.

Scrivete a matteo@governo.it

Il mercoledì a scuola. Mentre il responsabile scuola del PD Davide Faraone si affretta a rassicurare in merito alle “24 ore“, il nuovo premier nel suo discorso al Senato afferma che

Non c’è politica futura che non parta dalla centralità della scuola.

e promette di dedicare ogni mercoledì a visitare una scuola italiana, per dare un segnale simbolico che la ripresa della nazione può ripartire solo dalla scuola e dalla sua capacità di educare. Sindacati e politici apprezzano, ma dichiarano di attendere scelte coerenti.

Ma, come osserva Marina Boscaino,

proprio mentre lui si affrettava a rassicurare sulla necessità di “coinvolgere dal basso in ogni processo di riforma gli operatori della scuola” (uno dei cavalli di battaglia della sua “campagna elettorale”), il neo ministro Giannini esprimeva tutte le proprie perplessità in merito alla Costituente annunciata dal ministro Carrozza.

La politica epistolare. La politica Il 3 marzo Matteo Renzi scrive una lettera agli 8.000 sindaci d’Italia (suscitando la gelosia delle Province) per invitarli a segnalare entro il 15 marzo un edificio del proprio comune da ristrutturare.

Il gesto conferma la linea della demagogia e degli annunci: infatti vie meno personalistiche e più oggettive, che non passino solo attraverso gli scambi epistolari di Matteo Renzi, esistono e il Miur le possiede già: il rapporto annuale sull’edilizia scolastica di Legambiente, il Sistema nazionale delle anagrafi dell’edilizia scolastica (Snaes) a cui aveva dato il via l’ex ministra Carrozza, né mancano le inchieste giornalistiche.

E’ il caso di dire:

Come hanno fatto quegli imbambolati dei suoi predecessori a non pensarci prima, se la cosa è tanto semplice?

Ecco convergere la politica del fare e la politica degli annunci: non sono in contraddizione, nel mondo dell’effimero, della rapidità che condiziona la nostra percezione e il nostro senso critico, dello smart

Nessuna politica ponderata, studiata, che poggi su competenze serie e su comportamenti integerrimi. L’egemonia del cinguettio, della mail informale (Potremo accedere alle denunce? Sarà garantita la trasparenza rispetto a quanto verrà fatto?), la rapidità che fa notizia uccidono riflessione, approfondimento. Su tutto, la fa da padrone un impressionante personalismo. (vedi qui)

Per il Codacons è “una costosa buffonata. L’iniziativa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di scrivere ai sindaci invitandoli a comunicare gli istituti scolastici bisognosi di interventi, è una vera e propria “buffonata“, e potrebbe determinare sprechi a danno della collettività. Lo afferma il Codacons, annunciando un esposto alla Corte dei Conti in merito all’iniziativa del premier. “L’elenco ufficiale delle scuole pericolose che necessitano di interventi urgenti esiste già: è stato redatto nel 2010 dal Ministero dell’Istruzione e pubblicato sul web dal Codacons” – spiega il Presidente Carlo Rienzi, che annuncia:

Abbiamo deciso di inviare oggi stesso a Renzi l’elenco delle scuole pericolose, così da evitargli perdite di tempo, e di presentare un esposto alla Corte dei Conti per capire quanto sia costata ai cittadini l’invio di una inutile lettera ai sindaci“.

Scrivete a matteo@governo.it. Demagogia e personalismo ritornano alla prima visita di Renzi a una scuola, la scuola media “Luigi Coletti” di Treviso, dove il premier prosegue la linea epistolare:

Se c’è qualcosa che non va, poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it“.

Questo gesto così semplice e “popolare” merita qualche domanda:

Perché la scuola dovrebbe rivolgersi in modo diretto al Presidente del Consiglio? E invece gli autotrasportatori? I magistrati? I veterinari o gli ambulanti dei mercati? E il Presidente del Consiglio, quello che dovrà pensare al pareggio di bilancio, alla tassazione delle rendite finanziarie, alle riforma della giustizia e del sistema elettorale, ai rapporti internazionali, cosa farà quando riceverà la segnalazione dello studente, dell’Ata o dell’insegnante? La risposta è ovvia: niente. Perché siamo di fronte a fuffa demagogica. (vedi qui)

Balliamo per Renzi. Il culmine è alla seconda uscita, all’istituto comprensivo “Raiti” di Siracusa, dove il presidente del Consiglio viene accolto, oltre che dalle autorità del luogo, da una scenetta di bambini che saltano e cantano:

Facciamo un salto, battiam le mani, ti salutiamo tutti insieme, presidente Renzi. Siamo felici e ti gridiamo: da oggi in poi, ovunque vai, tu non scordarti di noi, dei nostri sogni, delle speranze, che ti affidiamo con fiducia…“. (vedi qui)

Per Beppe Grillo si è trattato di una scena degna di Mussolini e dei “figli della Lupa“. Malgrado la difesa di Mila Spicola (“Ma a Siracusa c’era allegria“), ci sembrano più realistiche le domande e il consiglio di Marina Boscaino:

Dov’erano – e dove sono? – gli insegnanti? Come hanno reagito i genitori? Come il dirigente ha potuto consentire un abominio del genere?…

Qualcuno, per favore, gli consigli di smettere. Il ridicolo è quasi superiore alla gravità di questa sceneggiata.

Si è creata una situazione facilmente prevedibile, che era stata annunciata da Pasquale Almirante:

Non saranno moltissimi i dirigenti che non faranno addobbare la propria scuola, non metteranno striscioni, cartelli, murales alle pareti; non organizzeranno buffet e rinfreschi, né danze, balli e recite; non inviteranno all’evento le autorità civili e religiose del luogo; non faranno precedere né seguire il codazzo di suoi accompagnatori da alunni allineati e freschi di bucato, né tantomeno dai professori messi a lucido per l’occasione.

Solo così infatti il presidente del consiglio potrà rendersi conto dello stato di desolazione della nostra scuola e di abbandono strategico in cui è stata lasciata da decenni.

Il prossimo appuntamento è il 12 marzo, data in cui è annunciata anche la presentazione del piano di Renzi per la scuola. Il sottosegretario Roberto Reggi ne fornisce qualche anticipazione.

Intanto, la scuola

Svalutazione contrattuale e dignità sociale. La mattina del 5 marzo il Senato ha approvato, con 183 sì e 56 astenuti, il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 gennaio scorso contenente disposizioni temporanee e urgenti in materia di proroga degli automatismi stipendiali del personale della scuola. La ministra Giannini dichiara che si è “corretto un errore fatto in passato“. Rimangono la svalutazione contrattuale e l’aumento dei carichi di lavoro degli insegnanti che ne peggiorano le condizioni di vita e la dignità sociale.

+ studenti, – docenti = + classi pollaio. Secondo i dati forniti dall’anagrafe studenti, il prossimo anno vedrà: +25546 alunni, (pari a + 1,03%) nella secondaria di secondo grado, +9216, pari a +0,36%) nella scuola primaria, -785, (pari a -0,05%), nella scuola secondaria di primo grado.

In totale circa 34.000 studenti in più, eppure, anche per il prossimo anno, per effetto Legge 30 luglio 2012, n. 122, l’organico di diritto resterà invariato, il che comporterà un aumento della “classi pollaio, con prevedibili ricadute sull’insuccesso scolastico (su cui segnalo due interessanti interventi qui e qui).

I tagli maggiori nella scuola. Anzi, secondo uno studio della Fondazione Agnelli nel periodo 2007-2012 scuola e università hanno subito in misura maggiore, rispetto ad altri comparti statali, i tagli delle spending review decise dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni.

Il personale dipendente è sceso rispettivamente del 10,9 e del 9,4%, quasi del doppio rispetto alla media del pubblico impiego (-5,6%) e ancor più rispetto a settori come Sanità (-1,3%) o forze armate (-2,3%). Il 25% dei posti di lavoro persi riguarda personale precario.

Precari: sempre più caos. Il caos del reclutamento nella scuola e nelle università intanto continua senza che si intraveda una soluzione. 17.000 docenti idonei alla professione, vincitori dell’ultimo concorso a cattedra bandito dall’ex ministro Profumo, sono stati selezionati e poi lasciati a casa. La stessa cosa succede per i 13.000 abilitati tramite Tirocinio Formativo Attivo (TFA) e stessa sorte è prevista per i 70.000 abilitati tramite i Percorsi Abilitanti Speciali (Pas).

A complicare ulteriormente la situazione è arrivata la notizia della sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto la validità dell’abilitazione all’insegnamento dei diplomi magistrali conseguiti prima dell’anno accademico 2001/2002: vengono insomma riconosciuti validi diritti di volta in volta calpestati sal ministro di turno. Protestano i maestri a cui il diritto è stato negato per anni: il numero degli interessati è di 55.000, che quindi vanno considerati abilitati senza dover frequentare i PAS. Ci si domanda come mai il Miur ha taciuto per 6 mesi questa sentenza.

Per tutti questi motivi i sindacati USI-AIT, CUB e Slai-Cobas indicono una gionata di mobilitazione il 21 marzo e un “Giorno dello sciopero precario” per l’11 aprile, sulla base di una articolata piattaforma rivolta alla stabilizzazione del personale della scuola.

Ata: stop alle restituzioni: paga il Fondo d’Istituto…. Una modifica apportata al Decreto sugli stipendi del personale della scuola dalla VII Commissione al Senato stabilisce che il personale Ata non dovrà restituire quanto già ricevuto fino ad ora (e questa è certamente una buona cosa).

Lascia perplessi (la Flc-Cgil si dichiara anzi nettamente contraria e annuncia che non firmerà nessun accordo che preveda una riduzione del fondo per il MOF) la soluzione adottata: la copertura (inizialmente si parlava di 17 milioni di euro, lievitati prima a 29 milioni e poi a poco meno di 39) deriverà da un taglio al fondo per le spese di funzionamento amministrativo e didattico delle scuole.

… pagano le famiglie. In pratica, ad ogni istituzione scolastica verranno sottratti mediamente 5.000 euro dal già modesto fondo assegnato ogni anno. A pagarne le spese saranno le famiglie, i cui contributi “volontari” diventano sempre più essenziali al funzionamento ordinario delle scuole.

Il Miur ha comunicato di aver ricevuto l’autorizzazione da parte del Ministero dell’Economia per l’approvazione del decreto sulle 3.740 immissioni in ruolo del personale non docente della scuola: una buona notizia per il funzionamento delle scuole, anche se sono 12.000 i collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici che sarebbero dovuti essere immessi in ruolo. Adesso manca la firma della Funzione pubblica.

Università italiane: nessuna tra le prime 100. Il World Reputation Rankings di Times Higher Education non include nessuna università italiana ai primi 100 posti.

E’ il risultato di questi numeri: il Fondo di finanziamento ordinario dell’università è diminuito del 20% nel corso di soli quattro anni, grazie ai vincoli sul turnover, dal 2009 ad oggi il numero di docenti e ricercatori è calato del 13%, gli immatricolati sono calati del 17% rispetto a dieci anni fa, mentre negli ultimi cinque anni è stato chiuso più del 20% dei corsi di studio.

I dati del ministero confermano la tendenza alla diminuzione delle immatricolazioni. In un decennio il numero di coloro che decidono di proseguire gli studi dopo il diploma è diminuito di oltre 78.000 unità. Pesa la crisi economica, ma anche la sfiducia nell’utilità della laurea.

Mario Lodi, maestro. Anche vivalascuola ricorda che a 92 anni si è spento Mario Lodi, uno dei grandi innovatori di metodi scolastici, che ha contribuito a diffondere in Italia la pratica della cooperazione educativa. Le sue fonti Piaget, Freinet, Vygotskij, Ciari, Rodari, ma la sua vera ispirazione era la Costituzione. Lodi insegnava ai suoi bambini prima di tutto a pensare, chiedere e dubitare, allenandone la capacità di pensare, chiedere e dubitare su ciò che si sa (vedi qui, qui, qui, qui).

* * *

RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.