La Bambina pugile a Pavia

La Bambina pugile di Chandra Livia Candiani prosegue il suo viaggio. Qui di seguito Andrea Cirolla ci racconta la presentazione del libro alla libreria Il Delfino di Pavia. Nel frattempo segnalo e invito vivamente a leggere un bellissimo testo di Livia Candiani sulla sua formazione, proposto in questi giorni da Giulio Mozzi su Vibrisse.

Il viola porta bene
di Andrea Cirolla

Dicono che il viola porti sfiga. Sarà che non sono molto attento alle superstizioni, e credo anche Chandra, e a occhio e croce pure Bruno, che oltretutto lavora nel teatro, ma il viola, sabato scorso a Pavia, ci ha portato fortuna. Credo. Credo sia stato il viola, o se non è stato il viola rimane comunque la fortuna di esserci trovati.

Ad ogni modo, è andata che senza metterci d’accordo – e Bruno, io e Chandra, lo abbiamo pure conosciuto non prima delle tre e mezza di quello stesso pomeriggio – ognuno di noi aveva indossato qualcosa di viola, chi un pantalone chi un calzino chi un maglione.

Pare che il viola abbia quel debito di reputazione cui accennavo all’inizio perché nel Medioevo, durante la quaresima, si vietavano le rappresentazioni teatrali, e siccome proprio il viola era il colore dei paramenti liturgici del periodo quaresimale, gli uomini e le donne di teatro finirono per associarlo al fastidioso impedimento del loro lavoro e dei loro guadagni.

Ma il viola – e poi la pianto – è storicamente anche il colore simbolo del rinnovamento. E io preferisco vederlo così, se non altro perché sabato ne ho subito uno di quelli grossi. Con Chandra del resto è sempre così. Chi ha la fortuna (lo dicevo all’inizio) di poterle stare vicino sa cosa significa, sa quel processo di rinnovamento che lei produce in tutto ciò che la circonda.

Comunque. Per fare un po’ di ordine, dirò il fatto, e cioè che sabato scorso, ore 18, Chandra Livia Candiani presentava alla libreria Il Delfino di Pavia il suo nuovo libro, uscito per Einaudi agli inizi di marzo: La Bambina pugile ovvero La precisione dell’amore.

Ad accompagnarla in questa tappa del loro cammino, di Chandra e del suo libro, c’eravamo io e Bruno Cerutti. Ma anche Giuliana Gori, grande amica di Chandra, autrice delle fotografie che si vedono dentro il libro La porta (La Biblioteca di Vivarium, 2006); Giuliana che è venuta a prendere Chandra, me e Cecilia alla stazione per portarci a casa sua, una casa favolosa nel centro della città, dove abbiamo aspettato le 18 chiacchierando, bevendo acqua “di cannella“, aspettando Bruno; poi con Bruno abbiamo rotto il ghiaccio, mangiato una torta deliziosa e bevuto un whisky irlandese che ci ha lasciato senza parole, dono di “santa nonna Liz“; quindi abbiamo messo in circolo molte parole – scoprendo con meraviglia e quasi sconcerto, io e Bruno, di aver preparato appunti gli uni completamento degli altri – e poi ascoltato anche molti silenzi, mentre Carota, una gatta grande dal muso saggio, sorvegliava lo spazio intorno a noi con passi lenti.

Quando ci siamo mossi verso Il Delfino, aveva da poco smesso di piovere. La libreria era un luogo caldo e accogliente. Persino i rumori del locale accanto facevano casa. Il pubblico era folto e attento. Tra due file di scaffali ci siamo seduti e abbiamo iniziato. Chandra ha recitato la poesia da cui viene il titolo del libro, dando l’accordatura.

Poi ho iniziato a parlare io, che non sapevo bene come tenere il microfono e probabilmente per i primi due minuti ho tremato, per i motivi che ho detto là e che qui non ripeto, ma sentendo che andava bene così, e del resto anche Chandra lo scrive da qualche parte, che fa tremare essere vivi, e se si è in due a tremare, ho pensato e detto, si trema decisamente meglio.

Dopo, la parola è passata a Bruno, che ha detto cose buone e interessanti. Una, che ricordo qui, è sulla ferita, sulle sensazioni che una cicatrice restituisce quando la si tocca, anche dopo molto tempo, memoria dello strappo e della cucitura naturale, del dolore che ha reso possibile una nuova forma, che si è trasformato in fiducia.

Su questo, e su altre parole che il libro contiene, abbiamo dialogato insieme a Chandra. Il pubblico la ascoltava incantato. E poi ci ha letto molte poesie, alcune concordate prima e altre no, secondo un percorso che a un certo punto è stato improvvisato, ma comunque e sempre precisissimo.

Così come iniziava, di nuovo col silenzio si è concluso l’incontro, e prima di quello fisico è stato con Chandra che al silenzio leggeva quella lunga poesia d’amore in chiusura della Bambina pugile: «Io ti conosco / maestoso e ovvio lievitante / minimo / silenzio ti conosco».

Poi sono stati i saluti e una bottiglia di vino stappata tra i libri; i sorrisi, le strette di mano. E un arrivederci alla prossima tappa, il 16 aprile alla Feltrinelli di via Manzoni 12 a Milano, ore 18, questa volta con Giovanna Rosadini, Daniela Caselli e Dario Borso a parlare insieme a Chandra.

Di nuovo, Bambina pugile: prosegui il tuo buon viaggio!

2 pensieri su “La Bambina pugile a Pavia

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