Guido Michelone intervista Valentina Diana

diana valentina FOTO
Valentina Dina è un’artista genuina, diretta, spiazzante e tale rimane anche prima, durante e dopo quest’intervista con risposte spesso brevi, che non lasciano spazio ad eventuali repliche, merito forse della sua attività multidisciplinare, con risultati espressivi sempre ad alto livello tanto nelle scritture quanto nelle arti performative. Ultima fatica è ora il romanzo Smamma, il cui titolo indica già la duplice valenza del libro: ‘smamma’ è voce del verbo smammare (= andare via, gergo usato dai giovani quando vogliono che un adulto prenda il largo) e smamma con la ‘s’ davanti a mamma diventa una non-mamma o una anti-mamma, ossia una madre con difficoltà nel rapporto con il figlio adolescente come accade alla protagonista del libro, del quale l’Autrice parla volentieri.

Così, a bruciapelo chi è Valentina Diana?
A bruciapelo? boh.

Hai da poco scritto il tuo primo romanzo, ma ti senti più narratrice, poetessa, drammaturga o attrice?
Mi sento una contaminata.

E parliamo del romanzo: cos’è Smamma?
Un romanzo.

Hai premesso nel libro che solo una parte è autobiografia, ma dove ti identifichi di più tra le pagine del testo?
Nelle visioni: quando il personaggio vede le mamme che volano e cantano e danno istruzioni sedute sul frigorifero.

E proprio il testo sembra in apparenza spontaneo nel senso di scritto di getto, mentre penso che invece vi sia un enorme lavoro di scrittura: vero?
Sì, detto così “enorme lavoro” sembra faticoso, ma ci sono lavori più faticosi.

Ma quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere Smamma?
Mi piace scrivere, se non scrivessi, sarei una disadattata. Quando non scrivo sono una disadattata.

E in particolare cosa o chi ti ha spinta a fare la scrittrice?
Prima, quando ero piccola, volevo fare la ballerina, ma facevo schifo, non ero dotata per niente, ero troppo scoordinata. Poi ho studiato chitarra, ma anche lì un buco nell’acqua, mi mangiavo le unghie, non potevo arpeggiare, come attrice non sono un granché, perciò alla fine forse ci sono arrivata per esclusione.

Mi racconti ora il primo ricordo che hai della scrittura?
Un libro che scrivevo a quattro anni, era una biografia di un dio. Una specie di rotolone tutto disegnato (non sapevo scrivere), in cui raccontavo le avventure e le disavventure di un dio. Molto colorato.

E della letteratura?
Della letteratura mi ricordo Shakespeare, sul dorso di un libro nello scaffale della libreria di mia madre, io lo guardavo sempre, era verde, cercavo di leggere quella parola strana che mi sfuggiva sempre: shh-achesspe-are, non si capiva.

Ma cos’è per te scrivere?
Mettere in ordine le cose degli abissi, farle diventare dicibili.

Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla letteratura?
Non saprei. Non associo niente di preciso alla letteratura, è troppo generico come termine.

Fra tutto ciò che hai fatto c’è un testo a cui sei particolarmente affezionata?
Sono morbosamente affezionata a tutto quello che scrivo.

E tra i libri che hai letto quale porteresti sull’isola deserta?
L’Anabasi di Senofonte.

Quali sono stati i tuoi maestri nella cultura e nella vita?
Nella cultura non so, imparo da tutti ma non ho un maestro assoluto, forse, per fare un nome, Kaurismaki. Nella vita: mia bisnonna Lucia (di Nuoro), alcuni miei ex fidanzati (a momenti), mio figlio (a volte), mio marito (talvolta).

E gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata?
In questo periodo amo Gianni Celati e Senofonte.

Come vedi la situazione della letteratura oggi?
Un po’ una merda: cioè, sembra che sia lo specchio di quello che le sta intorno.

E più in generale della cultura in Italia?
No, parlavo dell’Italia, prima.

Cosa stai progettando per l’immediato futuro?
Provo a smettere di fumare, ma sono debole. è orrendo essere così schifosamente deboli.

Cfr. Valentina Diana, Smamma, Giulio Einaudi Editore, Torino 2014, pagine 233, euro 17,00.
Smamma copertina romanzo DIANA

Un pensiero su “Guido Michelone intervista Valentina Diana

  1. Congratulazioni a Valentina Diana….!!!! Anch’io scrivo… Mi trovo in Australia. Auguri, Mariano Coreno

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