Vivalascuola. Dossier diplomifici: fermare l’incultura e il malaffare

La scuola paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio: parola della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Pertanto “scuole statali e scuole paritarie devono avere uguali diritti“. In realtà chi conosce la scuola sa che le scuole “paritarie” sono quelle che hanno risultati peggiori alle indagini Ocse e – in molti casi – sono un covo di illegalità e malaffare. Lo sappiamo perché ci abbiamo insegnato, perché certi annunci sono sotto gli occhi di tutti, perché certe trasmissioni tv sono indimenticabili. E così certi scandali da nord a sud. Adesso un dossier di Paolo Latella sui diplomifici giace sul tavolo della ministra. Noi non smetteremo di documentare e denunciare questa vergogna, per intanto ci domandiamo, con Marina Boscaino: “Cosa si aspetta a intervenire?“.

Cosa si aspetta a intervenire?
di Marina Boscaino

Siamo, è di tutta evidenza, al cospetto di un attacco senza precedenti.

Nemmeno Gelmini, e prima di lei Moratti, avevano mai osato tanto. Il Miur è in mano ad un ministro che non fa alcun tipo di mistero su quelle che sono le sue reali intenzioni: senza cautela e nella totale ed ostentata noncuranza della Costituzione:

La libertà di scelta educativa è un principio europeo ed è un principio di grande civiltà. Quello del pubblico è un servizio fondamentale, ma scuole statali e scuole paritarie devono avere uguali diritti” (la Repubblica, 27 febbraio).

E ancora:

Occorre dare attenzione sul piano politico e la visita di oggi mi pare sia un segnale molto chiaro. Poi occorrono misure perché le scuole paritarie possano essere una delle opzioni per le famiglie. La scuola paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio quindi si tratta di rafforzarla e di cercare sempre di tenerla all’avanguardia nel contesto europeo” (Padova, 10 marzo).

E così via, tutti i giorni, monotonamente. Mentre scrivo leggo quanto ha dichiarato in occasione del discorso di insediamento: stessa solfa.

Nella jungla che ci siamo fatti ritagliare addosso, in cui da anni non esiste alcuna certezza del diritto, la norma è determinata dalla consuetudine (illegittima) e dal proclama mediatico, si sono susseguiti colpi di mano tra i più clamorosi; in questa particolare situazione quelle parole hanno un significato ancor più grave di quanto si possa percepire immediatamente: ci dicono che sono pronti a procedere.

Loro, quelli smart, quelli della velocità postfuturista; quelli che dicono che farebbero il presidente del consiglio “solo passando per le elezioni e non per gli inciuci di palazzo” (e il giorno dopo, senza elezioni, procedono al colpo di mano); quelli che non ritengono importante interpellare (se non dialogare) con i sindacati; e che pensano che quelli che sono (nella loro immaginazione e nella loro capziosa interpretazione) principi europei possano travalicare i principi della Costituzione, ormai orpello retrò, che fa anche un po’ pena evocarlo. Loro, quelli lì, sono pronti.

La legge 62/2000 – dopo lunga e faticosa trattativa tra i componenti dell’allora Ulivo, in cui spiccava una consistente rappresentanza di Popolari, cattolici riformisti, desiderosi di restituire agli istituti confessionali un ruolo prioritario sul piano dell’istruzione nazionale – al comma 4 riconosce la parità scolastica a quegli istituti che ne facciano richiesta e che abbiano:

a) un progetto educativo in armonia con i principi della Costituzione; un piano dell’offerta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; attestazione della titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci;

b) la disponibilità di locali, arredi e attrezzature didattiche propri del tipo di scuola e conformi alle norme vigenti;

c) l’istituzione e il funzionamento degli organi collegiali improntati alla partecipazione democratica;

d) l’iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purché in possesso di un titolo di studio valido per l’iscrizione alla classe che essi intendono frequentare;

e) l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio;

f) l’organica costituzione di corsi completi: non può essere riconosciuta la parità a singole classi, tranne che in fase di istituzione di nuovi corsi completi, ad iniziare dalla prima classe;

g) personale docente fornito del titolo di abilitazione;

h) contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore.

Si tratta di una norma che ha fatto discutere ed è destinata a far discutere a lungo. Innanzitutto per lo stravolgimento e la manipolazione che – con il passare del tempo – se ne è fatto, trasformando il dettato dell’art. 33 della Costituzione – “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” – in un anomalo quanto continuo finanziamento dello Stato a favore delle paritarie. Tanto più clamoroso, quanto più mantenuto inalterato negli ultimi anni, quando il combinato tra la “riforma” Gelmini e i ritocchi che – con zelo inesausto – hanno apportato i ministri seguentie la crisi economica ha abbattuto i finanziamenti a favore della scuola statale. Ma non solo.

Il tema intercetta due enormi problematiche: quella della laicità, della quale ci siamo già occupati a più riprese (vedi qui) (l’81% delle scuole paritarie sono confessionali). E quella del fatto che – in nome della parità – fanno parte del sistema scolastico nazionale vere e proprie fabbriche di diplomi, a costi più o meno significativi; dove qualità e diritti vengono triturati, con il placet dello Stato, in una azienda il cui scopo è il lucro.

I controlli che individuerebbero l’idoneità effettiva degli istituti a conseguire e mantenere la parità non esistono. E – se esistono – non sono seri e probabilmente si basano su complicità rispetto alle quali sia a livello locale che a livello statale tutti sono disposti a chiudere un occhio.

Un business alla faccia del contribuente. Gli oneri per lo Stato ci sono eccome, e non solo in termini economici. Per esempio, per la conseguente devoluzione di diritti, in primis diritto al lavoro tutelato da norme riconosciute e condivise.

Scempi pseudo-contrattuali o addirittura in nero, che fanno leva sulla necessità di lavorare di tante persone. Assenza di contributi, condizioni di lavoro infamanti, spesso collusione con la camorra.

I gestori, qui, sono veri e propri imprenditori, che hanno capito come guadagnare facilmente su un bene evergreen: il recupero di anni scolastici, la promozione facile. Spesso rette non proibitive per i praticanti della scorciatoia, un investimento sul numero di utenti; la qualità, un optional. In Campania il fenomeno della “piramide rovesciata” – l’incremento progressivo delle iscrizioni alle ultime classi della scuola secondaria di II grado e il boom incontrollabile nelle classi di uscita – è un fenomeno gestito e tesaurizzato da questi manager dell’istruzione “fai da te”, soldi e promozioni facili.

I sostenitori della sussidiarietà, quelli che ritengono (il PD in prima linea) – come è accaduto in occasione del referendum di Bologna nello scorso maggio – che la scuola paritaria svolga un servizio indispensabile (come se l’art. 33 della Costituzione al comma 2 non prevedesse che “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”), non si rendono conto che, grazie alla normativa da loro ideata e modificata in termini sempre più favorevoli alle paritarie, proliferano situazioni ai limiti della legalità. Oppure, se ne rendono conto, ma se ne fregano. Perché questo è il termine più appropriato.

Ogni anno insegnanti di scuola pubblica vengono inviati – in qualità di presidenti o di membri esterni di commissione – a esercitare tali funzioni in luoghi che con la scuola non hanno nulla a che fare: dissipazione culturale, arroganza di pretese giustificate dalla lauta retta erogata, pratiche totalmente inammissibili altrove, collusione con gli Uffici Scolastici regionali fanno sì che – anno dopo anno – escano da quegli istituti non-studenti, non-cittadini, ma acquirenti di diplomi, il cui titolo di studio è equipollente a quello erogato dalle scuole statali.

Si tratta di esperienze ai limiti della realtà, con docenti che si trovano a subire pressioni e raffinate forme di persuasione, inviti ripetuti ad assecondare le circostanze. Provare per credere.
Tempo fa un’interessante inchiesta di la Repubblica sulle scuole paritarie mise in luce la miseria di questo sistema di illegalità legalizzata.

In Italia la percentuale delle scuole statali sul totale degli istituti è del 74.6%, ma la scuola statale è frequentata dal 87.6% della popolazione scolastica. In Campania le scuole statali sono 217, contro le quasi 400 paritarie; se in Italia tre scuole su quattro sono pubbliche (il 24,1% del totale), a Caserta, provincia record per assenza di istruzione statale, su ogni tre istituti, due sono paritari. Naturalmente non ci fu alcun seguito né reazioni.

In realtà si tratta di un vero e proprio Stato nello Stato, di una scuola nella scuola – anche se l’uso di questa parola nobile è troppo stridente rispetto ai racconti degli intervistati, protetti dall’anonimato – di un sistema istituzionalizzato di alternativa di basso profilo ed alta redditività. Sull’istruzione, sull’educazione dei ragazzi, sulla cittadinanza. Dove le norme del reclutamento dei docenti sono determinate da ricatti, da condizioni capestro, da mortificazioni quotidiane, tollerate pur di mantenere il posto di lavoro.

È un fenomeno gravissimo e scandaloso. Che sopravvive nell’indifferenza generale. Eppure quelle scuole erogano titoli e licenziano studenti esattamente come le scuole statali o come quelle paritarie che effettivamente rispondono ai requisiti della norma. Davanti ad una situazione tanto drammatica, cifre alla mano e fatte le dovute verifiche, occorrerebbe davvero un’unità di crisi dedicata, un intervento mirato per sradicare un malcostume aberrante davanti al quale le guerre sante di Giannini appaiono tanto più odiose quanto più rappresentano rimozioni velleitarie di una realtà sconcertante.

Non si tratta di scuole a marce diverse, quanti sono i sistemi regionali e le condizioni in cui essi si sono sviluppati. Quanto della devoluzione – in nome di una norma criticabile già nei suoi presupposti – di un mandato alto e nobile, quale quello che la Costituzione affida alla scuola, ad un gruppo di più o meno spregiudicati affaristi che spesso con quel mandato e quella funzione non hanno nulla a che fare. Cosa si aspetta ad intervenire?

A proposito. Ecco un utile sussidio alla verifica delle condizioni del pianeta-paritarie. Chissà che non riesca a scalfire l’indolenza, l’incuria e la complicità dei nostri politici ed amministratori. Un caso su cui vale la pena di soffermarsi.

Il 28 giugno scorso Paolo Latella, docente di Lodi del sindacato Unicobas, invia all’allora ministro dell’Istruzione Carrozza un dossier sulla situazione delle scuole private nel nostro Paese. Passano più di 7 mesi e il 7 febbraio scorso il dr. Bani, segretario del ministro, chiede a Latella di inviare nuovamente il dossier. Sappiamo tutti che in quella data il governo era già “bollito” e il “bacio di Giuda” stava per essere stampato sulla guancia di Letta. Forse Carrozza, alla quale – comunque – dopo meno di un mese dalla attuale gestione va tutto il mio rimpianto (sic!), quasi in procinto di preparare gli scatoloni, ha sentito la necessità di consultare quel materiale, che si annunciava denso di contenuti “problematici”.

Qui di seguito troverete una breve sinossi per l’attuale ministro Giannini, che probabilmente – dal momento che Latella non è stato chiamato – non ha avuto modo di vedere ancora la documentazione.

Sarà cura mia e di chi – tanti – lo trovano ulteriormente insopportabile, in un momento come questo e dopo anni di “cura da cavallo” riservata alla scuola pubblica, documentare l’illegittimità che si perpetua anno dopo anno di destinare fondi pubblici alla scuola paritaria, in seguito ad una legge (la 62/2000) e alle sue successive interpretazioni e conseguenze. Forse, invece di pensare a come i docenti debbano essere valutati, premiati e puniti, e ad esprimere giudizi sull’eccellenza del sistema paritario, Giannini farebbe bene a dare uno sguardo qui.

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Dossier diplomifici: “La scuola paritaria: un business tutto italiano
di Paolo Latella

Il documento di inchiesta-denuncia inviato ai Ministri Maria Chiara Carrozza ed a Stefania Giannini è pubblico, è possibile scaricarlo qui.

Questo dossier è una raccolta di documenti, spiega inizialmente com’è strutturato il sistema d’istruzione italiano. Documenta le risorse economiche assegnate alle scuole paritarie pubbliche e private e cos’è successo negli ultimi 13 anni, a partire dalla legge 62/2000 sul riconoscimento delle scuole paritarie. Riporta la “Cartina della Vergogna“, dove sono segnalate le province italiane con le scuole paritarie illegali, e uno stralcio delle diverse lettere di denuncia inviate dai docenti sfruttati e minacciati.

Presenta poi le comunicazioni inviate al dott. Marco Bani segretario personale del Ministro Maria Chiara Carrozza. Le denunce presentate al comando dei carabinieri per le minacce ed intimidazioni telefoniche ricevute dal sottoscritto. Rivela Il mistero del Comma scomparso, un comma di un articolo nel decreto legge Carrozza che “stranamente” fu cancellato non si sa se prima o dopo la firma del Presidente della Repubblica e prevedeva maggiori doveri e rispetto delle regole alle scuole paritarie. Si conclude con la situazione attuale con uno scenario preoccupante a fronte delle dichiarazione della nuova Ministra Stefania Giannini.

Purtroppo molte scuole paritarie continuano a non pagare i docenti, percepiscono soldi pubblici, rette dalle famiglie e grazie all’ultimo Decreto Legge sulla scuola i diplomifici esultano…

Da un’indagine dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia è emerso che nelle 2.491 scuole paritarie lombarde, 3.864 insegnanti su 21.526 risultano privi dell’abilitazione necessaria ad insegnare. Infine il personale docente è spesso assunto con forme contrattuali atipiche cioè contratti a progetto ovvero a programma.

Ministro Stefania Giannini, non crede sia il caso di intervenire?

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Il Piano strategico del ministro Giannini a favore delle scuole “paritarie” religiose
di Paolo Latella

Dopo il dossier denuncia con la cartina della vergogna ecco un elemento che proverebbe il piano strategico per cancellare la scuola statale.

Continuo a ricevere email di solidarietà, per aver pubblicato il dossier contenente la cartina della vergogna, dove sono segnalate le province con le scuole paritarie illegali che sfruttano gli insegnanti senza pagarli in cambio a volte del punteggio. Il sistema dei diplomifici e delle scuole paritarie che non pagano i proff non l’ho certo scoperto io, c’è da anni, ma ultimamente la situazione pare sia peggiorata ulteriormente, visto il numero elevato di segnalazioni ricevuto da tutta Italia. Forse per questo sono stato minacciato e “consigliato” di abbandonare questa strada…

Peccato che le persone che avrebbero dovuto rispondere – mi riferisco all’ex Ministro Maria Chiara Carrozza e all’attuale sen. Stefania Giannini – non l’hanno fatto.

Ho ricevuto, come ho segnalato sul dossier, la telefonata del segretario personale del Ministro Carrozza, il dott. Marco Bani che mi chiedeva se gentilmente avrei potuto inviare una copia del dossier al suo indirizzo perché il Ministro non l’aveva mai ricevuto (????).

Come ovviamente potete immaginare, rinviai il documento, aggiornando la cartina della vergogna, telefonai per verificare se l’avessero ricevuto e mi risposero di sì ma solo dopo altri due invii. Casualmente era finita nella cartella dello spam. Ma niente di più.

La storia si fa interessante quando una collega mi invia in posta uno scorcio di dialogo su twitter tra lei e il dott. Marco Bani, il quale, dopo che la nuova ministra Giannini si era insediata al dicastero di via Trastevere a Roma, fa un’affermazione chiarissima: “Penso che il nuovo ministro debba guardare attentamente il documento”.

Schermata 03-2456746 alle 12.36.11Insomma tutta la segreteria, compreso il ministro Maria Chiara Carrozza, conosceva l’esistenza del dossier, ma non fece nulla.

Era chiarissima la posizione della Carrozza, non fare nulla e lasciare al suo successore la patata bollente… perché intervenire con controlli a tappeto sulle 18.000 scuole paritarie presenti sul territorio nazionale di cui il 73 % sono religiose?

Ricordo che la ministra aveva appoggiato le scuole paritarie nel referendum di Bologna, andò poi a Brescia ad inaugurare il Liceo paritario Carli che lei stessa aveva appunto autorizzato nella sperimentazione dei quattro anni. Insomma, decise di soprassedere.

Il nuovo Ministro Stefania Giannini ha ricevuto dal sottoscritto il 26 febbraio alle 15,46 il dossier sulle scuole paritarie illegali ma non ha ancora risposto e non credo risponderà…

Già nelle prime uscite pubbliche aveva chiarito il suo pensiero sull’istruzione sui canali Rai (radio e televisione): Le scuole paritarie devono avere maggiori fondi e gli stessi diritti della scuola statale!

Recentemente il capo del Dicastero di via Trastevere è andata in una scuola paritaria a Verona, dove ha elogiato il valore del sistema privato paritario.

Quello che è strano che queste affermazioni riprendono purtroppo il piano strategico già in mano a Matteo Renzi e alla stessa Ministra, inviato il 24 febbraio 2014 dal presidente nazionale Roberto Gontero dell’AGeSCAssociazione Genitori Scuole Cattoliche.

Un piano in accordo con la Compagnia delle Opere che affosserebbe pericolosamente, ancora di più, la scuola statale.

Ecco quali sono le richieste che il Ministro Giannini intenderebbe rispettare:

RICHIESTE PER L’IMMEDIATO:

1. Garantire certezza ai fondi per la scuola paritaria sia recuperando nelle previsioni di spesa dello Stato per le scuole paritarie l’intero importo di 530 milioni, almeno a partire dal 2016, sia inserendo nella prossima legge di stabilità i fondi tagliati per il 2015 e, infine, mettendo in atto i necessari provvedimenti amministrativi affinché in tutte le regioni le erogazioni
avvengano in tempi ragionevoli e certi.

2. Studiare immediatamente soluzioni per la TARES, così come pare si sia fatto per l’IMU: appare logico che tutte le scuole, statali o paritarie, siano trattate nello stesso modo nel rispetto della legge 62/2000 e dell’equipollenza di trattamento previsto dalla Costituzione.

3. Pagare il sostegno per gli alunni disabili nella scuola paritaria: è un diritto personale di cui è portatore ogni alunno disabile.

4. Estendere il sistema di Istruzione e Formazione Professionale a tutte le Regioni e garantire certezza e continuità di risorse regionali e nazionali considerando anche il fatto che i costi dei Centri FP, come accade anche per la scuola paritaria, sono nettamente inferiori ai costi standard statali.

RICHIESTE PER IL FUTURO:

Per realizzare un rinnovato sistema scolastico di qualità l’AGeSC ritiene indispensabili i seguenti interventi:

1. autonomia dei singoli istituti scolastici attribuendo alle scuole poteri reali in materia di organizzazione del curricolo e utilizzo delle risorse umane e finanziarie, realizzando così un sostanziale superamento del monopolio statale dell’istruzione e dando spazio e significato alla comunità come dimensione dotata di propria soggettività;

2. piena attuazione della parità fra scuole statali e non statali che realizzi le condizioni per il diritto di scelta delle famiglie, usando il parametro del “costo medio per studente” indicato dal Ministero per l’Economia per individuare le scuole obbligate al pagamento dell’IMU;

3. ampliamento a tutte le Regioni del sistema pluralistico di istruzione e formazione professionale;

4. implementazione del sistema di valutazione nazionale;

5. valorizzazione professionale degli insegnanti, anche attraverso il merito, e un nuovo reclutamento che garantisca stabilità e continuità didattica del corpo docente;

6. definizione della governance della scuola che permetta un reale coinvolgimento dei componenti la comunità scolastica e del territorio;

7. rinnovamento del sistema di orientamento che consenta alla scuola di rispondere alla domanda delle persone e del mercato del lavoro.

Avete letto le richieste, se fossero tutte rispettate, la scuola statale avrebbe le ore contate, perché il Ministero avrebbe a carico la spesa di tutti gli insegnanti di sostegno (100.000 docenti), le spese dirette e indirette nella gestione degli studenti disabili. La chiamata diretta degli insegnanti con la cancellazione definitiva della libertà di insegnamento. La privatizzazione delle strutture statali con l’effetto che nessuno aveva mai pensato prima… e se fosse l’Ente che gestisce la scuola paritaria religiosa a gestire una scuola statale?

Credo che sia veramente arrivato il momento che tutte le forze politiche, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e i comitati che hanno a cuore la scuola statale e l’art. 33 della Costituzione scendano in campo con un unico impegno, quello della difesa dell’istruzione statale e garantire gratuitamente l’istruzione a tutti i cittadini italiani.

Prima di chiudere questo pezzo vorrei segnalare la proposta di legge presentata dal l’on. Gianluca Vacca M5S della VII Commissione Cultura ed Istruzione della Camera dei Deputati contro i diplomifici.

Mi auguro di sbagliarmi ma veramente… vorrei che Matteo Renzi dicesse che le richieste di Comunione e Liberazione non sono fattibili e che bisogna rispettare la scuola statale. Un sogno, vero, colleghi?

Viva la scuola pubblica statale!

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DAL DOSSIERLA SCUOLA PARITARIA: UN BUSINESS TUTTO ITALIANO

La cartina della vergogna: ecco dove sono localizzate le scuole “paritarie” italiane che sono state denunciate come illegali nella conduzione delle scuole e nei rapporti con i dipendenti.

cartina 21 febbraio 2014* * *

Annalisa (nome di fantasia): 4 euro l’ora (quando li danno!)

Carissimi colleghi, ho lavorato in 4 scuole paritarie della mia città siciliana tra il 2005 e il 2009, in 2 di esse sono stata pagata quanto una badante, nelle altre due avrei dovuto ricevere 4 euro l’ora, ma non è stato così.

Inoltre ho dovuto scrutinare ragazzi che ho visto 1-2 volte, in alcuni casi erano solo nomi fittizi, tutto al fine di raccogliere abbastanza giorni per poter partecipare ai corsi abilitanti, oggi i tanto sospirati tfa speciali. Questo punteggio mi ha permesso anche una supplenza nella scuola statale.

Da 5 anni sono disoccupata, perché se lavoro voglio essere pagata e nella mia città pagano solo le paritarie religiose e solo i parenti, infatti ho conoscenti che sono pagate solo perché imparentate con il proprietario, il preside o il vescovo.

Di fronte alla coraggiosa scelta del collega Paolo Latella, rimango perplessa, perché non è solo questione delle minacce già subite, ma perché potrei essere denunciata dalle scuole per falso in atto pubblico: mi crederebbero i giudici se dicessi loro che mi hanno costretto? Come mi hanno costretto a firmare buste paga da 700-800, senza mai ricevere denaro?

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4 febbraio 2014 12:34 dialogo tra Paolo Latella e Francesco (nome di fantasia): Il “sistema” del 5 x 1

Francesco: Caro Paolo, ti riassumo brevemente come funziona il sistema… che è la sezione che si occupa delle scuole superiori del gruppo… Una volta che lo studente si è iscritto ed ha sborsato una cifra esorbitante, dai cinquemila ai quindicimila per intenderci, segue delle lezioni in cui vengono date nozioni non proprio fantastiche, tutto è lasciato al senso di responsabilità del docente della materia, io facevo troppo e non ero visto di buon occhio.

Al termine c’è da distinguere se c’è da fare l’esame di stato o se bisogna prendere l’idoneità al quinto, in quest’ultimo caso, indipendentemente dagli anni che mancano, si effettuano i salti anche dal primo al quarto in un solo esame, che in realtà è una buffonata. Ci si presenta in una paritaria a cui va versato un importo generalmente di quattro o cinquecento euro ed in un solo giorno si viene esaminati in tutte le materie scritte ed orali insieme. Devo dirti l’esito? Non credo.

Paolo Latella: In quali città sostengono gli esami?

Francesco: Gli esami si tengono in tutta Italia, dipende dagli indirizzi e dagli accordi dell’anno in corso. Appena posso ti faccio avere la foto dell’elenco di quest’anno.

Tornando invece all’esame di stato… si sfrutta una falla del sistema. Già, perché, se quando c’è da presentare la domanda per l’esame, ci si limita a fare domanda all’Usr, questo assegna lo studente come candidato esterno alla scuola più vicina alla residenza che abbia l’indirizzo di studi per il quale ci si candida. Ma versando altri mille-millecinquecento euro nelle tasche della paritaria, ci si ritrova magicamente iscritti come candidati interni, visto che le paritarie indicano un numero di iscritti e non i nomi a inizio anno scolastico, casualmente quadruplo a quello dei reali iscritti.

Paolo Latella: Posso pubblicare questo con un nome di fantasia e facendo riferimento ad una azienda che prepara studenti per recupero anni e preparazioni universitarie?

Francesco: Sì. C’è di peggio e si chiama… Il sistema delle preparazione agli esami universitari: si tengono nella sede di Milano per tutti, ci si prepara su slide che si scaricano on-line e la traccia dell’esame casualmente è sempre pescata tra quei dieci-venti esercizi svolti che sono nelle ultime slide. Poi, per la parificazione anche dei titoli universitari, la laurea ha valore legale.

Fino a poco tempo fa si poteva sostenere l’esame di avvocato in Spagna ed anche il corso di abilitazione all’insegnamento, dal 2011 non è più possibile… per fortuna!

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Lettera inviata da Monica (nome di fantasia): Trattate da schiave

Egregio collega, volevo metterla a conoscenza di quanto mi è accaduto in questi anni.

Lo scorso anno nella scuola dell’infanzia paritaria… di Catania. Non solo siamo trattate da “schiave, poiché, pur avendo un contratto part time, si deve lavorare come full time (da lunedì al sabato non dichiarato), bisogna pulire le aule, i bagni, ma anche raccogliere vomito, cambiare i pannolini e… se ci sono bambini con bisogni solidi addosso, cambiarli e lavarli.

Tutto questo è vergognoso e privo della professionalità di cui una volta ero fiera, quella di “insegnante“. Come dicevo, lo scorso anno, per mancanza di rispetto da parte del mio datore di lavoro nei miei confronti, ho avviato una vertenza con un consulente del lavoro della zona. Ma sono delusa… preoccupata.

Dopo aver denunciato il problema delle buste paga firmate ma mai retribuite, le lettere di dimissioni che mi hanno fatto firmare all’inizio del contratto, lo sfruttamento – full time anziché part time -, il fatto che non pagano niente, perché assunta/e con la legge 407 del’ 90, il fatto che non dichiarano niente o poco alle agenzie delle entrate… dopo tutto questo, non ho mai visto né sentito che in quella struttura fosse mai andata la Finanza. Forse, come ben dice lei, è meglio rivolgersi ad avvocati del nord.

Quest’anno scolastico ho insegnato in un’altra scuola di…, dove speravo di trovare condizioni migliori, invece mi sono sbagliata.

Perché non è solo come indicato all’inizio, in riferimento all’altra scuola, qui si aggiunge che bisogna cucinare e far mangiare i piccoli, rischiando noi insegnanti moltissimo. Ma le ispezioni dove sono? La scuola ha un orario lavorativo dalle 8:30 alle 13:30 e vi dovrebbe essere solo la somministrazione dei liquidi, perché il cibo dovrebbe venire dall’esterno – come dichiarato. Invece dobbiamo cucinare e andare via alle 14:30!!

Ancora, i giorni festivi si devono recuperare! L’assurdità: se vuoi garantirti l’ultimo anno di punteggio, in vista dell’aggiornamento, devi dare, come sto facendo, la disponibilità a fare il “gruppo estivo nel mese di luglio. Senza un centesimo, con bambini iscritti a costi elevati, ma senza dichiarare nulla! Tutto sulle mie e sulle spalle delle altre.

Come ben vede, giù la situazione non è solo da denunciare, ma da chiusura ad una ad una non solo per estorsione, ma per tante altre cose; e la cosa che mi rattrista è che tutti sanno e nessuno fa niente.

Ah, dimenticavo: e che dire delle classi fantasma? Vengono dichiarate sezioni in più per prendere più finanziamenti! Le chiedo con assoluta convinzione di portare avanti questo discorso, di mettere a conoscenza tutta l’Italia, anche i genitori che, convinti, sostengono che noi siamo retribuiti. I politici del governo, ma anche il capo dello stato.

Togliete tutti i finanziamenti a queste scuole e agevoliamo la scuola pubblica. Se ti occorrono altre informazioni, sono a tua disposizione. Sono sul piede di guerra, mi auguro che tutto questo possa finire presto. Diffondiamo anche questa mia testimonianza. Un saluto, Monica. Attendo notizie.

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Il Ministro Carrozza e il “Mistero del Comma Cancellato

Le rilevazioni ministeriali sulle scuole superiori private hanno evidenziato da tempo che, in particolare negli istituti privati a gestione laica, il numero degli iscritti tende ad aumentare nelle classi degli ultimi anni di corso, dando vita a classi collaterali aggiuntive nel quarto e quinto anno, secondo uno schema che si potrebbe rappresentare graficamente come una piramide rovesciata.

È la prova indiretta che quelle scuole vivono in funzione soltanto dell’esame finale per il diploma, richiamando privatisti con sconti sulle annualità di corso per il diploma facile.

Se sono scuole paritarie giocano in casa e quasi sempre fanno centro. I privatisti pagano, saltano tre o quattro anni di corso, e da interni dell’ultima ora arrivano quasi sempre al diploma facile.

Visto che gli atti amministrativi per frenare l’insorgere dei diplomifici falliscono quasi sempre grazie anche alle impugnative portate davanti al TAR, si è pensato di costituire un primo ostacolo legislativo, prevedendo con specifica norma di legge che non possono esservi classi collaterali. Il primo comma dell’art. 14 (ora cancellato) del decreto legge 104/2013 prevedeva che

Le classi devono essere costituite da almeno otto alunni, salvo esigenze motivate sulla base di particolari situazioni geografiche e ambientali accertate dall’ufficio scolastico regionale; le classi articolate possono essere costituite con gli stessi criteri e alle medesime condizioni stabilite per le scuole statali. Negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, in ogni caso, è vietata la costituzione di classi terminali collaterali.

Ebbene, l’intero articolo, compreso quindi quel primo comma, è stato tolto.

Forse dava fastidio la previsione del numero minimo (8) per costituire una classe? Ma in questo modo, buttando l’acqua sporca, si è buttato anche il bambino. Le classi collaterali potranno continuare a funzionare. Un punto a favore dei diplomifici, dunque. (vedi qui)

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Scuole pubbliche paritarie, sussidiarietà? Parole in libertà!
di Bruno Moretto

Dal momento dell’insediamento del nuovo governo il presidente, il ministro dell’istruzione e i sottosegretari sono intervenuti con frequenza sul tema scuola.

Fin dall’inizio il Ministro ha dimostrato di avere molto a cuore la scuola paritaria privata, definita anche paritetica forse per antiche reminiscenze filosofiche.

Si è poi esibita, “seduta fra i bimbi di una scuola dell’infanzia parrocchiale” di Padova nell’intervista all’Unità dell’11 marzo in una serie di perentorie affermazioni:

1) “la scuola paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio quindi bisogna rafforzarla”;

2) ”la libertà di scelta educativa deve trovare anche in Italia uno spazio politico e culturale concreto, occorre darle visibilità politica”, richiamando allo scopo fantomatiche indicazioni europee.

Il sottosegretario Toccafondi ha continuato sul tema affermando che “Il sistema scolastico italiano è un sistema qualificato, che poggia su due gambe: una è rappresentata dalla scuola pubblica statale (con circa 8 milioni di alunni), l’altra è rappresentata dalla scuola pubblica non statale, o paritaria”.

Nelle dichiarazioni programmatiche dello scorso 27 marzo al Senato il Ministro va ancora oltre affermando che

Solo l’applicazione del principio di sussidiarietà al mondo della scuola consentirà di trasformare l’enunciazione di un pur nobile principio teorico in quella cultura e quella prassi del pluralismo educativo e formativo che una società avanzata ormai richiede, applicando pienamente la legge di parità (Berlinguer 2001) che riconosce le paritarie all’interno del sistema pubblico integrato dell’istruzione.“

Il tutto è avvenuto nel momento in cui il Governo confermava anche per il 2014 lo stanziamento di 483 milioni a favore delle scuole paritarie private.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che sia in atto una offensiva ideologica neoliberista che tenta apertamente una spallata al sistema scolastico disegnato dalla nostra Costituzione negli articoli 33 e 34.

Questa indica con chiarezza che “La Repubblica istituisce (ovvero deve istituire) scuole statali per tutti gli ordini e i gradi” negando in tal modo ogni ipotesi di sussidiarietà. Le scuole statali fondano la loro azione sulla “libertà di insegnamento” “al fine di promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni.” (Art. 1 Testo unico in materia di istruzione, D.lvo 297/94).

L’art 34 afferma poi che “la scuola è aperta a tutti”.
E’ evidente Il riferimento esplicito agli art. 2, 3 che danno alla nostra scuola il compito di garantire l’uguaglianza delle opportunità e di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economia e sociale del Paese.

Questi principi ispirano anche la politica europea. L’assemblea parlamentare con la sua risoluzione del 2012 afferma infatti che “Per garantire il diritto fondamentale all’educazione, l’intero sistema educativo deve assicurare l’eguaglianza delle opportunità … A questo proposito le autorità pubbliche hanno un ruolo fondamentale e insostituibile…” Come afferma la risoluzione “E’ a partire dal diritto all’educazione così inteso che bisogna comprendere il diritto alla libertà di scelta educativa.”

L’Europa deve cambiare i suoi interventi pratici in materia scolastica per rendere effettive queste affermazioni, ma è un preciso attacco alla Costituzione italiana e ai principi ispiratori europei affermare una primazia della libertà di scelta rispetto al diritto collettivo all’accesso alla scuola gestita da Enti pubblici, che deve garantire libertà di insegnamento, pluralismo culturale e gratuità, ovvero uguali condizioni di accesso.

La nostra Costituzione prevede la possibilità di istituire scuole private, ma, proprio per garantire la loro libertà, senza intervento finanziario statale.

Quanto all’uso disinvolto del termine “pubblico”, la legge n. 62/2000 è molto chiara e, confermando l’obbligo di istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi, assegna alle “scuole paritarie private” che adempiano a determinate regole la possibilità di erogare un titolo di studio equipollente a quello fornito dalle statali.

Un conto è riconoscere a queste scuole di svolgere un servizio pubblico, come i taxi o le pompe di benzina, un conto è essere un gestore pubblico.

Il termine scuola pubblica paritaria è pertanto totalmente inventato perché il gestore pubblico deve rispondere alle regole della libertà di accesso del pluralismo e della gratuità mentre il gestore privato risponde a finalità o commerciali o di tendenza religiosa/culturale.

Il compito prioritario di un ministro della Repubblica è garantire il diritto alla scuola di tutti e per tutti, diritto oggi messo in discussione dalla mancata attivazione di scuole dell’infanzia statali e dal taglio delle sezioni di scuola elementare a tempo pieno, altro che insegnamento dell’inglese fin dalle elementari che ricorda sinistramente lo slogan delle tre i di berlusconiana memoria.

Quanto all’affermazione del Ministro sulla buon funzionamento della scuola privata in Italia basta ricordare che tutte le indagini internazionali evidenziano che in media gli studenti delle scuole statali italiane ottengono risultati superiori a quelli delle private paritarie di circa 50 punti corrispondenti ad almeno un anno in più di scuola.

* * *

Vivalascuola sulla scuola “paritaria“:

Senza oneri per lo Stato: Corrado Mauceri ricostruisce le tappe dell’attacco alla scuola pubblica in Italia, mostrandone il contrasto con i principi costituzionali.

Scuola e laicità in Italia: Perché parlare oggi di scuola e laicità in Italia? Interventi di Marcello Vigli, Corrado Mauceri, Giulio Giorello, Maria Mantello, Gennaro Lopez. Introduce Marina Boscaino.

Sì alla scuola dell’infanzia statale! Il caso di un ordine di scuola per la maggior parte gestita da privati. Silvia Bodoardo, Francesco Cappelli, Antonia Guerra, Bruno Moretto, Carlo Salmaso, Antonia Sani, Sergio Tamborrino ci parlano della situazione a Torino, Milano, Bari, Bologna, Padova, Roma, Firenze.

L’istruzione modello CL
. Teoria e pratica di una scuola che prospera con fondi e privati e pubblici; dove vige l’omologazione culturale e l’autoritarismo pedagogico; fortemente caratterizzata ideologicamente; che prevede distinte una scuola per poveri e una scuola per ricchi.

Scene da un diplomificio. Michele Lupo racconta la sua esperienza di insegnante in una scuola “paritaria” romana.

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

La ministra Giannini, dalle parole ai fatti

La scuola è sempre al centro. Giovedì 27 marzo la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini ha illustrato in VII Commissione al Senato le Linee Programmatiche del suo Dicastero, qui esposte da Orizzonte Scuola, le stesse che sono state ripetute in modo battente su tutti i quotidiani e mass media. Va sottolineata l’affermazione di apertura, in linea con quelle di tutti i ministri dell’Istruzione di cui abbiamo memoria.

E’ la prima volta nella storia della Repubblica che l’esecutivo mette l’istruzione al centro dell’agenda politica del Paese, sulla base di una scelta non casuale ma coerente con una precisa visione della società italiana“.

Reginaldo Palermo individua qualcosa di storico nell’apertura della ministra: la “gaffe storica“.

Ci soffermiamo su qualcuno dei punti del programma della ministra.

La scuola paritaria. E’ in testa alle preoccupazioni della ministra, tra il plauso del mondo cattolico e del cardinale Bagnasco. Ne parliamo in questa puntata di vivalascuola.

Aggiungiamo solo una segnalazione su quanto avviene in Veneto:

Sulla scia dell’entusiasmo per l’esito del referendum e incoraggiata dalle dichiarazioni del governo a vantaggio delle paritarie, la senatrice della Lega Bisinella ha affermato: «Mi impegno personalmente ad organizzare un incontro col premier Matteo Renzi ed i ministri compenti per affrontare la questione delle scuole paritarie venete». Troverà certamente orecchie in grado di ascoltare.

Valutare e premiare. C’è stato nel recente passato chi ha sostenuto in buona fede l’utilità dei test Invalsi, intesi come finalizzati a uno stretto utilizzo didattico e per il miglioramento del sistema, smentendone qualsiasi collegamento alla distribuzione delle risorse alle scuole. Che ciò fosse nelle intenzioni dei politici italiani era chiaro da tante loro dichiarazioni e Marina Boscaino lo sosteneva su vivalascuola in un dibattito con Roberto Ricci su “Prove Invalsi, pro e contro“.

La ministra Giannini, che ha il pregio della chiarezza, dà occasione di correggersi. Annunciando l’avvio del piano di valutazione delle scuole a partire dal prossimo anno scolastico, da settembre 2014, con la messa in opera del sistema di valutazione approntato dell’ex ministro Profumo, che ruota intorno a Invalsi, Corpo ispettivo e Indire, la ministra ha chiarito che merito significa far recuperare chi è in difficoltà, ma soprattutto maggiori risorse alle strutture che raggiungono buoni risultati:

La valutazione è utile se viene considerata come strumento di governo con l’introduzione di operazioni premiali e di penalizzazione altrimenti è solo un esercizio stilistico“.

Premiare e competere. Inoltre, mentre in altri Paesi i risultati delle valutazioni non vengono resi pubblici e sono concepiti esclusivamente come uno strumento per il miglioramento del sistema, la ministra annuncia che dovranno essere messi a confronto con le altre scuole: premi e competizione, un binomio molto educativo.

La valutazione delle scuole sarà affiancata da quella dei dirigenti e dei docenti: per la ministra occorre

valorizzare chi lavora meglio“.

Anche se di recente una ricerca della Fondazione Agnelli ha evidenziato che legare la valutazione esterna della scuola ai premi ai docenti potrebbe essere addirittura controproducente.

Niente scatti: stipendi bloccati a vita? D’altra parte sin dal momento dell’assunzione dell’incarico la ministra ha parlato della necessità di rivedere il contratto di lavoro degli insegnanti e superare la progressione di carriera legata esclusivamente all’anzianità: un sistema che ha definito arcaico. Obiettivo del Ministro è puntare a una retribuzione maggiore per gli insegnanti “migliori, coloro che svolgono funzioni al di fuori dell’insegnamento e puntino al potenziamento dell’autonomia. A quanto pare c’è già il sì dei Dirigenti scolastici. Nessun cenno al reperimento delle risorse.

I sindacati (Flc-Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) ricordano che lo stipendio dei docenti italiani è in media il più basso dei Paesi dell’Unione Europea e affermano che “differenziare i salari si può fare. Ma condividendo i processi e mettendo risorse aggiuntive. E avendo prima rinnovato il contratto di base“.

Aboliamo anche i sindacati? Il nuovo presidente del Consiglio e i nuovi ministri, come dice Susanna Camusso, fanno a gara ormai nel parlar male dei sindacati, come se fossero il freno a qualsiasi benefica “rivoluzione” del Paese e affermando la volontà e la necessità di non trattare con il sindacato scelte che riguardano il mondo del lavoro. Come dice Bruno Ugolini, l’idea che si debba fare a meno del sindacato è

un pensiero che sta diventando dominante, supportato dai mass media e che rischia di diventare senso comune“.

Lo afferma la ministra della Funzione Pubblica, Marianna Madia, a proposito della riforma della Pubblica Amministrazione:

Non è detto che ci saranno dei tavoli, perché abbiamo tempi molto stretti. Può anche darsi ma non per forza“.

Anche la ministra Giannini incolpa i sindacati della situazione attuale, per lei la scuola pubblica italiana sarebbe vittima di logiche corporative e sindacali, volte a difendere gli interessi di parte degli insegnanti, additati ancora una volta dal proprio ministro come una casta di privilegiati, che lavorano soltanto 18 ore settimanali, per soli 200 giorni l’anno, protetti da un sindacato che si batte per garantire il minimo sindacale per tutti. Ma se i sindacati sono davvero così potenti, perché il contratto nazionale è bloccato da anni? Concordiamo su questo argomento con Lucio Ficara che

Dopo il mostro dei fannulloni da combattere, adesso si inventano il dinosauro del corporativismo che non esiste, ma lo fanno soltanto con lo scopo di ultimare l’opera, quella di distruggere la scuola pubblica.

Il nuovo Governo non lotta più l’omofobia? Il Ministero dell’Istruzione precedente aveva programmato la diffusione di opuscoli per insegnanti “Educare alla diversità” curati dall’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, e realizzati, con un protocollo di intesa MIUR-Pari Opportunità, dall’istituto Beck di Roma (un’associazione scientifico-professionale composta da psicoterapeuti di orientamento cognitivo-comportamentale).

L’istituto ha realizzato delle “Linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze”, il cui contenuto è suddiviso in quattro capitoli: “Le componenti dell’identità sessuale”, “Omofobia: definizione, origini e mantenimento”, “Omofobia interiorizzata: definizione e conseguenze fisiche e psicologiche”, “Bullismo omofobico: come riconoscerlo e intervenire”.

Ebbene, la diffusione è stata bloccata dopo che Formigoni e altri parlamentari cattolici hanno presentato alla Camera e al Senato interpellanze per impedire la diffusione degli opuscoli. Sono intervenuti contro l’iniziativa di prevenzione dell’omofobia, tra gli altri, il Presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, e l’AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche). Il cardinale ha avuto parole di fuoco:

In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta -, in realtà mirano a istillare” nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione“, di “indottrinamento“. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati?… I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga“.

Anche il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, si schiera con il cardinale:

Non c’è giorno che passa in cui non ci siano genitori costretti a dar battaglia vedendo lesa la loro libertà di educazione“.

L’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica ha espresso il proprio sconcerto per l’atteggiamento che il Miur sta tenendo contro una corretta informazione sul bullismo omofobico nelle scuole.

Il blocco della campagna dimostra il totale asservimento dello Stato nei confronti della Chiesa che dètta priorità, scelte, raccoglie privilegi.

Ma, ancor di più, indignano le dichiarazioni esplicitamente razziste, lesive della dignità e del principio di uguaglianza, i toni controriformistici e oscurantisti spesi per stigmatizzare la democratica e civile lotta ad atteggiamenti di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Prospettare ai cittadini di domani un mondo in cui ciascuno abbia la possibilità di esprimere la propria individualità nel rispetto reciproco delle scelte e dell’identità di ciascuno è una delle principali funzioni che una scuola pubblica, democratica, laica e pluralista deve avere“.

Segnaliamo anche l’analisi di Marina Boscaino e un comunicato della Rete degli Studenti Medi e del Coordinamento Genitori Democratici:

Non si capisce come la lotta all’omofobia, così come la lotta ad ogni forma di discriminazione, possa essere lesiva della libertà educativa dei genitori. Affermazioni di questo tipo non fanno che erigere steccati, quando il compito di ogni educatore dovrebbe essere quello di abbattere il muro dell’odio e del pregiudizio. Educare alla diversità è un preciso dovere delle istituzioni”.

Una sintesi del pensiero della ministra. Chiudiamo questa sezione sul pensiero della ministra Giannini con questa sintesi:

Le dichiarazioni del neoministro dell’Istruzione Stefania Giannini in merito ai finanziamenti statali alle scuole paritarie, alla necessità di superare il meccanismo degli scatti di anzianità per i docenti, all’introduzione di una progressione di carriera legata alle scelte punitivo-premiali dei dirigenti scolastici, alla situazione del precariato, all’accorciamento di un anno del percorso liceale e all’indicazione dei sindacati come principali responsabili delle inefficienze del sistema scolastico italiano, ci appaiono del tutto inaccettabili e ci inducono ad una presa di posizione nettamente critica. (vedi qui)

E adesso parliamo dei problemi della scuola

Le risorse per la scuola. In realtà la ministra dovrebbe pensare alle famiglie affinché non siano costrette a “contributi volontari” per garantire la normale gestione delle scuole, anche di quelle dell’obbligo e anche per ciò che compete allo Stato. Non basta dichiarare illegale pretendere soldi dalle famiglie degli alunni e ricordare ai presidi che sono possibili solo contributi volontari, bisognerebbe aumentare la dotazione ordinaria di risorse che lo Stato assegna alle scuole, altrimenti anche questo richiamo diventa ipocrisia.

Anna Angelucci scrive alla ministra, al premier e al Presidente della Repubblica, a proposito della nuova riduzione del MOF:

Dov’è finito il miliardo e trecento milioni di euro di crediti che le scuole vantano da anni nei confronti dell’amministrazione centrale? Quel credito che alcune circolari ministeriali in passato hanno vergognosamente chiesto alle scuole di inserire nell’‘aggregato Z’ del bilancio, così da renderlo inesigibile?

E ancora: com’è possibile che nonostante gli otto miliardi di risparmi effettuati nel comparto scuola solo con la legge 133/2008 (il 30% dei quali avrebbe dovuto essere reinvestito nella scuola), il mancato rinnovo dei contratti degli insegnanti, il blocco degli scatti di anzianità, la progressiva riduzione dei fondi per il funzionamento della scuola e per le attività di recupero e sostegno, siamo oggi di fronte all’ignominiosa possibilità che il nostro salario accessorio, a fronte di un lavoro regolarmente effettuato, non venga erogato?

Aspettiamo le azioni, visto che anche la ministra dice che i soldi per la scuola sono pochi.

A dire la verità, lo dicono anche Confindustria e Bankitalia. Calcolano addirittura che in termini pratici l’aumento in 10 anni del grado di istruzione italiano al livello dei paesi più avanzati innalzerebbe il Pil fino al 15% in termini reali, cioè di 234 miliardi, con un guadagno di 3.900 euro per abitante.

Edilizia scolastica: promesse e calcinacci. Dei calcinacci cadono dal soffitto di un’aula del liceo “Giulio Casiraghi” di Cinisello Balsamo, ferendo alla testa una studentessa diciannovenne, e un cancello crolla alla scuola “Frassati” di Torino, travolgendo un bidello. Ma la ministra Stefania Giannini assicura:

“Stiamo predisponendo una lista di 10.000 interventi puntiformi in tutto il Paese sulla manutenzione degli edifici scolastici“.

E il PD è soddisfatto del piano del premier Renzi. Stiamo a vedere.

Più studenti meno insegnanti. Pur in presenza di un aumento di 34.000 alunni, il prossimo anno scolastico i posti dei docenti resteranno quelli di 3 anni fa (2011/12), pari a 600.839 cattedre, a fronte di richieste di statalizzazione di alcune scuole fino ad oggi gestite dagli Enti locali e a fronte di un aumento di nuove sezioni di scuola dell’infanzia statale.

Senza poi tenere conto che, se si va a vedere la proiezione dei dati dal 2008 ad oggi, si osserva che di fronte a un aumento costante di alunni, c’è stato un taglio, dal 2008 al 2011, di 81.000 docenti.

Come nel gioco delle tre carte: poiché gli organici non possono essere modificati e gli alunni in talune regioni aumentano, vengono spostate le cattedre da una regione all’altra, a saldo invariato. A perderci sarà il Sud: – 500 cattedre in Sicilia, + 400 in Lombardia.

Dispersione a scuola e all’università. Nel 2013 hanno lasciato le scuole superiori in 160 mila: il 27% di chi aveva iniziato il ciclo della scuola secondaria superiore. Anche la quota di Neet è molto superiore a quella della media europea (rispettivamente 22,7% e 15,4%).

Italia maglia nera anche per numero dei laureati. Solo una matricola su due arriva a conquistare la laurea. Secondo l’Ocse, il numero dei laureati in Italia raggiunge appena il 20% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro il 40% della media Ocse. Il calo delle immatricolazioni è netto. Dalle 338.000 raggiunte nell’anno accademico 2003/2004 si è scesi ad appena 270.000 nel 2012/2013, con una perdita secca del 20%. La fuga dall’università è accentuata soprattutto al Sud.

Il reclutamento universitario. Naufraga in tribunale e negli scandali il piano di reclutamento universitario attraverso abilitazioni nazionali ideato dall’ex ministra Gelmini. Il Tar del Lazio ha già concesso quattro sospensive sui ricorsi (tanti) fatti da candidati di tutta Italia.

Frattanto economisti di tutto il mondo, tra cui un premio Nobel, scrivono al premier e alla ministra contro il concorso in Italia, per denunciare che mentre “colleghi di grande valore” venivano esclusi, a superare l’esame erano “candidati con un curriculum di ricerca assai limitato in termini di pubblicazioni internazionali“.

Si profila una drastica riduzione dei posti di dottorato. A lanciare l’allarme è l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca Italiani (Adi) alla luce di quanto previsto dalle “Linee guida per l’accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato” emanate dal Miur. L’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di dottorandi ogni 1.000 abitanti: 0,6 contro i 3,8 della Finlandia, 2 della Grecia, 1,4 della Gran Bretagna, gli 1,1 della Francia. Intanto si apprende che l’età media dei docenti universitari italiani è cresciuta di 7,8 anni nell’ultimo trentennio.

Soffre anche il diritto allo studio, mentre la ministra torna a insistere sul tema del merito e il rilancio dei prestiti d’onore. Link Coordinamento Universitario definisce il programma della nuova ministra

in perfetta continuità con la Gelmini e con tutte le forze che in questi anni hanno contribuito alla distruzione dell’università pubblica“.

L’abuso del precariato. Il 27 marzo si è tenuta l’udienza della Corte di Giustizia Europea. Tra poco i precari potranno conoscere quale sarà l’indirizzo che l’Europa darà all’Italia in tema di stabilizzazione. Il relatore e i giudici hanno ascoltato le parti. Il procuratore generale si è riservato di comunicare la data in cui renderà pubbliche le sue argomentazioni. Hanno preso parte al dibattito i rappresentanti dei lavoratori.

L’avvocatura dello Stato ha insistito sulla norma speciale che regola le graduatorie grazie alla quale si è assunti senza concorso e sulla non prevedibilita degli organici. Il rappresentante della Commissione europea ha ribadito che per 12 anni non si sono baditi concorsi e che in tema di precariato bisogna distinguere le ragioni obiettive dalle supplenze su posti vacanti e disponibili.

L’Anief invita la ministra Giannini a procedere immediatamente a stabilizzare i 125.000 precari della scuola in servizio su posti vacanti e disponibili: ciò permetterebbe di evitare l’innescarsi di cause giudiziarie che porterebbero lo Stato italiano ad essere condannato a risarcire danni superiori ai 4 miliardi di euro.

Ma la ministra non vuol sentire parlare di stabilizzazione, e il governo ha respinto la mozione del M5S per la stabilizzazione di massa. Viene confermato il canale di reclutamento suddiviso al 50% tra Graduatorie ad esaurimento e concorsi ordinari. La ministra ha fornito i numeri del precariato della scuola:

170.000 iscritti nelle GaE, che, secondo la Giannini, saranno smaltiti nei prossimi 10 anni
460.000 iscritti in Graduatoria di istituto per supplenze annuali (da sottrarre i 170.000 iscritti in GaE)
10.000 nuovi abilitati TFA
70.000 con titoli di servizio e abilitandi PAS
55.000 diplomati magistrali (numero contestato dal sindacato CUB)

E’ difficile tuttavia quantificare il numero esatto e districarsi tra le diverse graduatorie. Un articolo di Orsola Riva tenta di fornire un quadro, osservando che

la girandola dei prof incide negativamente sui livelli di apprendimento dei ragazzi. Sono loro, alla fine, a pagare il costo più alto“.

Abilitati TFA, abilitandi PAS, diplomati magistrale e coloro che sono inseriti nelle Graduatorie di merito del concorso 2012 hanno come obiettivo l’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento. Va in questo senso una risoluzione approvata dalla Camera.

L’ 11 aprile 2014 ci sarà uno sciopero dei precari della scuola con manifestazione a Roma per richiedere l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola, docenti e ATA.

I concorsi infiniti. Lombardia, Campania, Toscana sono alcuni dei casi in cui i tribunali sono intervenuti per evidenziare anomalie nelle procedure dei concorsi per dirigenti scolastici. Il concorso in Toscana è stato annullato, parzialmente, dal Tar per anomalie di carattere amministrativo, mentre già 112 dirigenti avevano preso servizio. La ministra annuncia un decreto.

A novantasei candidati dirigenti nelle scuole lombarde che sono stati giudicati idonei da una prima commissione, mentre poi una seconda commissione ha ricorretto gli elaborati e ribaltato i risultati, rimane solo la possibilità di esprimere la loro amarezza e la loro protesta con una lettera e un nuovo ricorso:

La variazione abnorme dei punteggi, tra la 1ª e la 2ª correzione, travalica le normali differenze ascrivibili alla soggettività della valutazione o alla discrezionalità della nuova Commissione.

Appare incongruente che la 1ª commissione venga delegittimata per la parte di correzione degli scritti (valutazione “ribaltata” dalla 2ª Commissione ), mentre ne viene convalidato l’operato per la prova orale, tramite un decreto cosiddetto “salva-orali“.

Nella storia dei concorsi nella pubblica amministrazione mai è accaduto che le stesse prove scritte fossero ricorrette una seconda volta (da commissioni diverse e con criteri mutati).

Gli esiti dubbi e i contorni sempre meno chiari di questo concorso hanno determinato la presentazione di nuovi ricorsi da parte dei 96 attuali esclusi.

Ancora in alto mare Q96. Si tratta di 4.000 lavoratori della scuola circa, nati nel 1951 e 1952, che sono stati esclusi dalla riforma Fornero dal diritto maturato ad andare in pensione, nonostante nel dicembre 2012 ne avessero i requisiti. E’ proprio il caso di chiedersi:

Se il PD era a conoscenza del tema Quota 96 in campagna elettorale e lo poneva addirittura tra le priorità, come mai oggi – a distanza di pochi mesi e con la facoltà di intervenire – stenta a prendere decisioni definitive sulla sorte di questi lavoratori, preferendo sostenere una politica di annunci e proclami a tutto campo? E minacciando di intervenire su temi (reclutamento, valutazione, durata del liceo, finanziamenti alle paritarie) su cui, invece, occorrerebbe ben altra riflessione?

* * *

SEGNALAZIONE

Free festival delle bambine e dei bambini aprile 2014 – Milano

Le scuole e il razzismo delle povertà, la discriminazione delle famiglie arcobaleno, la vita precaria degli insegnanti, l’arte per conoscere la diversità. Quattro giorni alla ricerca di una educazione diversa.

mercoledì 2 aprile: incontro con le famiglie arcobaleno
giovedì 3 aprile: incontro dei lavoratori precari della scuola
venerdì 4 aprile: il razzismo della povertà, incontro sui razzismi e la paura delle differenze
domenica 6 aprile: nell’ambito del Mercato dell’autoproduzione e di prodotti biologici – TerreInMoto, Atelier di pittura per un mondo di colore senza barriere… piccoli artisti all’opera

Per tutte le giornate del Free Festival grande banco libri e mostra digitale dell’editoria per l’infanzia.

Dove:
– Giardino Primo Moroni – via Troilo angolo via Conchetta – mezzi 59, 3, 90/91
– APM, CSOA Cox18 – Via Conchetta 18 – mezzi 59, 3, 90/91
– Ex Fornace – Alzaia Naviglio Pavese, 16 – mezzi 9, 3, 59

La locandina: [clicca qui]
Il volantino: [clicca qui]

* * *

RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini

Spazi in rete sulla scuola qui.

(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

6 pensieri su “Vivalascuola. Dossier diplomifici: fermare l’incultura e il malaffare

  1. Un primo passo sarebbe cancellare i punteggi conseguiti grazie all’insegnamento in scuole paritarie ai fini delle graduatorie delle scuole statali. Eliminando il mercimonio dei punteggi, verrebbe meno la dispobilità a lavorare gratuitamente, retribuiti con dei “punti” che paiono non costare nulla a nessuno (in realtà si lavora scavalcare gli altri aspiranti che non si prestano al gioco, quindi qualcuno che paga il conto c’è eccome, solo che non ne è consapevole). Tra l’altro, questo sistema dei punteggi derivanti dai servizi presso le scuole paritarie è palesemente anticostituzionale, quand’anche non ci fossero i ben noti episodi di malcostume: infatti questo meccanismo attribuisce di fatto ai gestori delle scuole paritarie la potestà assoluta e insindacabile di scegliere, discrezionalmente, chi far avanzare nelle graduatorie che hanno poi effetti automatici per l’assunzione nelle scuole pubbliche (basta un solo anno di servizio in una paritaria per distaccarsi della massa di altri aspiranti e vedersi attribuiti negli anni successivi altri incarichi che dunque non andranno ad altri in precedenza nella medesima condizione).

    In quale altro settore l’aver cumulato servizi presso privati, i quali scelgono discrezionalmente il proprio personale, dà diritto allo scorrimento automatico di graduatorie per l’assunzione nei ruoli pubblici? E’ ovvio che tutto questo conduce strutturalmente e pressoché inevitabilmente al malaffare.

    Ma per quale motivo chi lavora in scuole paritarie non dovrebbe essere soddisfatto della retribuzione che riceve per il lavoro che svolge e dovrebbe avere diritto, insieme allo stipendio, al beneficio di accumulare punti per le graduatorie pubbliche che daranno poi luoghi ad incarichi di insegnamento nelle scuole pubbliche?

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  2. Italia dei Valori Veneto condivide la tua posizione.Assieme alle attuali battaglie per l’abolizione della legge Fornero e la Vendita dei Beni confiscati alle mafie la scuola pubblica è una nostra priorità.Teniamoci in contatto.
    Walter Tosarelli
    IDV Veneto – Comunicazione Web e new media

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  3. Pingback: Dossier diplomifici: fermare l’incultura e il malaffare è anche affar nostro! | Italia dei Valori Veneto

  4. Pingback: MARINA BOSCAINO – I proclami elettorali del ministro Giannini » LA PAGINA DEI BLOG - MicroMega

  5. I diplomifici e i licenzifici sono una triste realtà, non c’è dubbio. Questo non toglie che ci siano diplomifici e licenzifici anche nel settore pubblico, quindi a spese dello stato! Più controlli sulle paritarie, giusto, ma anche più controlli su istituzioni come in alcuni CPIA, tanto per fare un esempio, dove si falsificano frequenze, competenze, crediti, pur di stampare licenze e attestati in gran numero, garantendosi così iscrizioni (e comodi posti di lavoro, per chi non ha voglia di impegnarsi troppo dal punto di vista didattico) in abbondanza nel tempo!
    Meno diplomifici e meno porcherie nel privato, certo, ma meno porcherie anche nel pubblico!

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