Vivalascuola. Il mondo ha bisogno di differenza

Un programma di educazione alla differenza e prevenzione della discriminazione sessuale e dell’omofobia (vedi qui) avviato dal precedente Governo è stato bloccato dalla ministra Giannini dopo interventi di vescovi, associazioni cattoliche, politici di destra. Marina Boscaino ricostruisce questa vicenda e Matteo Viviano ci dice cosa ne pensa il Coordinamento dei Genitori Democratici. Ma con questa puntata di vivalascuola abbiamo voluto soprattutto capire: cosa fanno le maestre e le insegnanti quando fanno educazione alla differenza? Vogliono sostituirsi ai genitori? Vogliono istigare all’omosessualità, come vengono accusate di fare? Ci rispondono Clara Bianchi, Marta Gatti, Maria Donata Glori, Claudia Martini, Maria Cristina Mecenero, Sara Marini: ognuna, come è naturale, in modo differente.

Indice
(clicca sul titolo per andare subito all’articolo)
.
– Marina Boscaino ricostruisce questa vicenda
– Cosa fanno le maestre e le insegnanti quando fanno educazione alla differenza? Ci rispondono:
– Claudia Martini
– Maria Donata Glori
– Maria Cristina Mecenero
– Marta Gatti
– Clara Bianchi
– Sara Marini
– La voce di genitori democratici ci è presentata da Matteo Viviano, Presidente del CO.GE.DE. (Coordinamento Genitori Democratici) della Liguria.

– MATERIALI: LA DISCUSSIONE
Educazione alla differenza: contro
– E’ un piano europeo, ci vogliono asessuati di Fabrizio Azzolini
– Una lobby per la devastazione antropologica di Gianfranco Marcelli
– Qualcosa di oscuro cerca di penetrare nella famiglia di Carlo Cardia
– L’omofobia? Un concetto poco chiaro di Gianfranco Amato
– Il governo deve intervenire di Gabriele Toccafondi
Educazione alla differenza: pro
– Altro che sesso, l’attacco è alla scuola pubblica di Domenico Pantaleo
– I condizionamenti di genere in Italia di Sara Marini
– In Italia esiste ancora una vera e propria repressione di Gianni Vattimo
– Rispetto delle scelte e della identità di ciascuno del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione
– Parlare di omofobia è una battaglia civile di Rete Studenti Medi

– CONFRONTI: TRA IL DIRE E IL FARE
– DATI: MA ALLA FINE LA DISCRIMINAZIONE SESSUALE TRA DONNE E UOMINI ESISTE? L’OMOFOBIA ESISTE?
– SEGNALAZIONE
– LA SETTIMANA SCOLASTICA
– RISORSE IN RETE

L’omofobia legalizzata
di Marina Boscaino

In questo intervento, particolarmente ampio, si è tentato di ricostruire – soprattutto per chi non abbia seguito in modo ravvicinato la questione – gli eventi e gli interventi che hanno accompagnato il tramonto dell’iniziativa Unar bloccata da una circolare del Ministero dell’Istruzione.

Immaginate cosa può accadere nella mente di un adolescente che – in un mondo che mai come oggi prevede omologazione, pensiero unico, avvilimento di qualsiasi attitudine critica e divergente – percepisce o comprende di far parte di una parte “altra”: quella, per giunta, rispetto alla quale persino il linguaggio comune ha coniato le definizioni più imbarazzanti e mortificanti, trasformandole in insulti. Quella che pseudo comicità e luoghi comuni relegano in un luogo che confina spesso con la marginalizzazione, quando non con un sospetto di perversione, morbosità.

L’omosessualità. Il bullismo dei “giusti” contro questi ragazzi è – in qualche modo – un bullismo legalizzato, tacitamente tollerato (perché, come dimostra questa storia, intenzionalmente non affrontato), affondato in un inconscio e in un immaginario collettivi, le cui resistenze sono persino più dure da superare rispetto ad altre forme di esercizio della prevaricazione su altre “diversità” (per definizione e per loro stessa natura anelli deboli ed indeboliti dalla percezione diffusa e condivisa da molti; per definizione caratterizzati da una fragilità che è misura e conseguenza del trattamento che viene loro riservato). Al punto che l’omofobia diventa un elemento quasi comprensibile, quando non giustificabile. E che il suicidio di quegli adolescenti disperati pare un po’ meno terribile di altre morti. La situazione è destinata a peggiorare. Vediamo perché.

Tanto l’omofobia, quanto il tentativo di incidere sul rasserenamento delle condizioni emotive degli adolescenti che si interrogano sulla propria sessualità e ne traggono risposte che non possono considerare “tranquillizzanti” vanno affrontati nella comprimarietà dei soggetti che – a diverso titolo e con diverse funzioni – educano. La scuola della Repubblica – assieme alla famiglia – ha una funzione fondamentale in quest’azione, non foss’altro che per l’interpretazione del principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione della quale essa, in quanto istituzione dello Stato, deve essere garante.

Che significa, per un genitore, “educare il figlio come vuole”?
Il compito di un’azione educativa è soprattutto quello di operare per rimuovere, sin dai primi barlumi, situazioni – agite o subite – che alimentino paura, condizione di inadeguatezza, senso di colpa di chi vive o pensa di vivere l’omosessualità; più in generale, di creare i presupposti della determinazione progressiva dell’identità personale e collettiva anche nell’esercizio di una cittadinanza attiva, nel rispetto reciproco e nella convivenza civile e armonica con l’altro. Ma evidentemente queste sono “chiacchiere”. Perché molti non la pensano così. Erano principi e valori di un altro mondo, di un altro tempo. Gli stessi che LORO hanno sempre ostacolato.

Che cosa significa, per un genitore, “educare il figlio come vuole(una delle più gettonate rivendicazioni di coloro che ostacolano l’educazione antiomofobica)? Significa, ad esempio, che può insegnargli, se lo crede, che le donne vanno picchiate; o che le tasse vanno evase; o che gli omosessuali – appunto – vanno dileggiati o ghettizzati? Questo – se crede – un genitore può farlo entro le mura domestiche, assumendosi la responsabilità delle conseguenze della sua educazione.

La scuola pubblica non può sottostare assolutamente a questo tipo di logica. La scuola pubblica, democratica, laica, inclusiva, emancipante è, per sua stessa natura, pluralista: uno spazio comune e di tutti, in cui ciascuno deve poter vedere accolta e riconosciuta la propria specificità, nel rispetto di quelle altrui e nel rispetto della legalità e dei principi condivisi. I principi condivisi sono quelli che deduciamo dalla Costituzione. Essere omosessuale non è un reato; praticare bullismo contro gli omosessuali sì; emarginare un omosessuale significa non tener conto del principio di uguaglianza. Vedete un po’ voi.

Così, però, non la pensano in molti (ma noi – cattolici e non – che crediamo nella scuola della Costituzione, siamo molti di più e dovremmo ricordarcelo). A cominciare dal sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi. E chissà, forse, anche dal ministro Giannini che, con il suo ostinato silenzio sulla vicenda che stiamo per ricostruire, lascia spazio a molti dubbi in tal senso.[torna su]

Decaloghi di inciviltà
I fatti. Circa un paio di mesi fa Matteo Viviano – presidente del Comitato Genitori Democratici Liguria – che fa parte, come me, del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione, ci mette al corrente di una serie di inquietanti mail che gli arrivano da associazioni di genitori contrari alla strategia di lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere che alcune scuole stanno mettendo in atto. Comincio a leggere, sbigottita, la documentazione.

Vengo a conoscenza, grazie al prezioso supporto, di una serie di veri e propri decaloghi di inciviltà: in nome di primato della famiglia tradizionale, di libertà di scelta educativa, di nucleo familiare come titolare unico di educazione, di luoghi funesti ed oscurantisti come “normalità”, si spaccia come difesa della serenità dei propri figli la propria blindatura a senso unico – di evidente matrice razzista – rispetto al tema dell’orientamento sessuale. Si veda, ad esempio, il vademecum del Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria, che ha pubblicato addirittura “Dodici strumenti di autodifesa dalla “teoria del gender” per genitori con figli da 0 a 18 anni”, di cui riporto – un “assaggio”, tanto per gradire – l’illuminante incipit:

Prima dell’iscrizione verificate con cura i piani dell’offerta formativa (POF) e gli eventuali progetti educativi (PEI) della scuola, accertandovi che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender. Le parole chiave cui prestare attenzione sono: educazione alla effettività, educazione sessuale, omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili, tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del gender. Ricordatevi che i genitori sono gli unici legittimati a concordare e condividere i contenuti di una seria e serena educazione alla affettività dei per i loro figli, rispettandone la sensibilità nel contesto del valore della persona umana”.

No comment.

Le 3 guide: “L’uguaglianza in azione” della discordia
Perché tutta questa mobilitazione? Che cosa è accaduto? L’Ufficio Antidiscriminazioni Razziali del Dipartimento delle Pari Opportunità, Unar, fu incaricato dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari Opportunità, Elsa Fornero, di farsi promotore di un progetto sull’educazione alle diversità, inserito in una più ampia strategia del Consiglio d’Europa per la lotta alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

Ce lo chiede l’Europa” è il mantra che ci vanno ripetendo ogni volta che devono farci ingoiare qualche boccone amaro. In questo caso, però, l’Europa ce lo chiedeva davvero: il 29 aprile 2010 la risoluzione 1728 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa proibisce la discriminazione in base a orientamento sessuale e all’identità di genere, adottata il 15 giugno 2011 dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu. L’istituto A.T. Beck viene incaricato dall’Unar di redigere degli opuscoli e di inoltrare il progetto nelle scuole. Come si potrà valutare, la prassi seguita – sia nel metodo che nel merito – è perfettamente corretta: c’è informazione, c’è cura della forma, c’è osservazione delle diverse condizioni nelle quali bambini e ragazzi possono trovarsi, c’è l’educazione al rispetto reciproco, c’è rispetto in sé.

Poco dopo il caso scoppia in tutta la sua virulenza e inciviltà. Al solito, a gridare più forte, istericamente quasi, è la parte più retriva ed oscurantista del mondo cattolico – quella pericolosissima, che la Storia ci ha fatto vedere in azione tante volte – incoraggiata anche dalle varie voci di consenso che si levano dal governo e dalle istituzioni a favore delle scuole cattoliche, del primato della famiglia, incuranti del principio di laicità, di cui dovrebbero essere garanti implacabili. Inizia il cardinal Bagnasco, che tuona dal suo pulpito privilegiato,

«In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare[è questo il termine usato] nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte».

Detto in altre parole: attraverso quelle guide e sotto l’idea apparentemente sana di sconfiggere comportamenti deplorevoli quali bullismo e prevaricazione, quegli infidi dell’Unar hanno commissionato una subdola manipolazione delle anime, per distogliere i giovani dalla retta via.

«È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga».

«È in atto una strategia persecutoria contro la famiglia, un attacco per destrutturare la persona e quindi destrutturare la società e metterla in balia di chi è più forte e ha tutto l’interesse a che la gente sia smarrita. Nel torbido il male opera meglio».

Così parlò l’evangelico pastore di anime.

Renzi, Giannini, perché proprio adesso?
Non si aspettava altro: il “La” dato da una voce così autorevole per i credenti scatena una vera e propria campagna diffamatoria contro l’iniziativa peraltro governativa: Radio Vaticana, Tempi.it, l’Avvenire e le associazioni di genitori cattolici i più agguerriti. Ci si mettono anche i senatori della Repubblica Giovanardi, Sacconi, Formigoni, Compagna, Chiavaroli e Bianconi (alcuni dei quali, come è noto ai più, in chiaro odor di santità…) che promuovono un’interpellanza parlamentare dai toni da Santa Inquisizione per chiedere al Presidente del Consiglio dei ministri di impedire che quell’opuscolo possa giungere nelle mani degli insegnanti delle scuole dell’obbligo. Le pubblicazioni Unar vengono immediatamente disconosciute. Il nostro illuminato Toccafondi (segnalatosi in passato per la sua militanza in Comunione e Liberazione e per due proposte di legge in sostegno delle scuole private) rincara la dose:

È chiaro che occorre educare all’accoglienza di ogni persona, combattendo ogni forma di violenza, ma ora sotto la dicitura di lotta alla discriminazione e al bullismo sta mirando a tutt’altro: all’imposizione della teoria del gender e alla promozione di nuove forme di famiglia. Ancora una volta l’Unar ha destinato alle scuole un filmato ideologico senza il consenso dei genitori, a cui per primi compete l’educazione dei figli. A maggior ragione bisogna chiedere conto all’Unar del repentino mutamento dei suoi fini“.

Sarebbe inutile continuare con le violente pillole di controriformismo razzista, oscurantista e discriminatorio chegli indignati oppositori hanno propinato, violati nella loro nobile e proprietaria visione del mondo. Chiunque voglia prendersi la briga di farlo, digiti su Google la parola chiave “gender” con tutto ciò che possa essere correlato alla vicenda (Miur, Toccafondi, Bagnasco, Agesc ecc); ma anche chiavi di ricerche “neutre” come “educazione alla sessualità, alla differenza di genere” ecc.: l’informazione – anche sulla rete – è più o meno a senso unico.

Hanno monopolizzato spazi, con furia iconoclasta. La prima pagina di occorrenze riporta sempre e solo interventi di testate o blog della Santa Allenza in difesa della famiglia tradizionale e del primato della chiesa: indignazione, scomuniche apocalittiche, ricostruzioni capziose. Dopo lunghe ricerche e in posizioni arretratissime compare il sito http://gayburg.blogspot.it, che, tra altri più conosciuti, ha invece ha dato un’informazione corretta e costante di questa vicenda.

Intanto, a metà di febbraio, il Viceministro al Lavoro e alle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Maria Cecilia Guerra, aveva prontamente sconfessato l’operazione Unar e sospeso la diffusione (sospensione confermata anche da Giannini), affermando che “di questa ricerca ignoravamo addirittura l’esistenza”, inviando persino una nota di demerito formale al direttore dell’Istituto, Marco De Giorgi, reo di aver pubblicato e diffuso gli opuscoli con il logo della Presidenza del Consiglio-Pari Opportunità, senza però darne comunicazione a chi di competenza, nemmeno al Miur. Lascio a voi giudicare quanto tale versione dei fatti sia verosimile.

Una materia così sensibile richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio” ha detto la Guerra. “Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla”. “Sono convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale. La finalità però non deve mai essere quella di imporre una visione unilaterale del mondo, ma quella di sollecitare nei giovani senso critico e rispetto di ogni specificità e identità, a partire da quelle che coinvolgono l’ambito affettivo e valoriale”.

Fa eco a questa netta presa di posizione anche la dichiarazione del sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi (che ha mantenuto il proprio ruolo nel governo Renzi, per il nobile gioco di pesi e contrappesi che ha caratterizzato la nascita di questa nuova compagine governativa), che sottolinea la grande confusione di compiti e rapporti tra l’Unar e il Miur, “che non sa niente di quanto viene deciso” dall’Ufficio anti discriminazioni razziali, “che produce materiale per le scuole. Tra l’altro con un’impronta culturale a senso unico”. Ecco il comunicato di Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, Mit, Equality e Associazione radicali Certi Diritti all’intervento censorio del Miur.

Un attacco alla scuola pubblica
E mentre l’Age propone la “giornata del ritiro dalla scuola” (il presidente, Fabrizio Azzolini, ha commentato: “si mettono a repentaglio i fondamenti dell’educazione, il diritto dei genitori di scegliere liberamente l’educazione dei propri figli, diritto riconosciuto dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma anche la libertà d’insegnamento dei docenti e, direi, la laicità dello Stato” [sic!]); mentre quella fine intellettuale che è Isabella Bossi Fedrigotti può – sul Corriere della Seraironizzare sul progetto Unar (“Per le Pari opportunità è, dunque, davvero ora di finirla con la bigotta famiglia tradizionale; Aria nuova ci vuole, specialmente per i bambini. Avanti allora con esempi più moderni, di coppie omosessuali, con genitori uno e due“); mentre si titola a più voci: “Scandalo di Stato. La scuola fa propaganda ai gay” in un mix micidiale di violenza ed incultura; mentre i Giuristi per la Vita hanno inoltrato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio in merito alla vicenda degli opuscoli; mentre Militia Christi parla di “indottrinamento omosessualista” dovremmo forse – con altrettanta veemenza, maggiore di quella pur notevole espressa sinora – chiederci per quale motivo lo Stato – con la fiscalità generale, che è anche la mia che, come tanti, trovo raccapricciante il nuovo Medioevo nel quale siamo sprofondati – debba spendere ogni anno 1.250.000.000 euro per pagare i docenti di religione cattolica (dei quali, peraltro, i miei figli non si avvalgono); e per quale motivo le scuole paritarie cattoliche (quelle sì espressione di una scelta confessionale delle famiglie; là dove nessuno pretenderebbe di far entrare l’informazione Unar, in modo che la genia della prevaricazione, della selezione, dell’elezione possa rafforzarsi e crescere rigogliosa) debbano essere beneficiate dal gettito delle tasse di tutti.

Siamo in piena emergenza. Sempre Gabriele Toccafondi a Radio Vaticana:

Siamo uno degli ultimi Paesi, forse insieme alla Grecia, a non avere una vera parità scolastica. L’istruzione pubblica italiana si regge su due gambe: quella statale con oltre otto milioni di alunni e di ragazzi, e quella non statale con un milione di alunni e di ragazzi. Se crolla una delle due gambe, crolla tutto il sistema scolastico nazionale”.

Non è che una delle innumerevoli esternazioni.

L’offensiva è violenta, becera, impavida, senza risparmio di colpi. Hanno trovato l’humus vitale per far attecchire il virus: l’indifferenza. Dicono cose, anche gravi, anche gravissime: nessuna reazione. Mentre scrivo, leggo i resoconti relativi al convegno – “Il sistema scolastico integrato. Perché non facciamo parlare il costo standard?” – che si è tenuto alla Camera, a cura dell’on. Centemero, Forza Italia:

Un seminario che segna una tappa importante verso un nuovo sistema scolastico italiano, dimostrando che è giunto il tempo di garantire, anche in Italia, l’esercizio del diritto alla libertà di scelta educativa della famiglia nell’ambito di un pluralismo educativo che tuteli la libertà di insegnamento“.

Al seminario è intervenuto anche Toccafondi, che ha sottolineato “l’aiuto che può trarre il Ministero da simili momenti di studio, capaci di individuare passaggi necessari come quello del costo standard“. “Durante il seminario, il “costo standard” è stato individuato come anello mancante per arrivare ad una scuola davvero autonoma, libera e paritaria. Un’esigenza evidenziata anche dai professori universitari intervenuti e dai presidenti delle diverse associazioni presenti, tra cui Fidae, CdO e Fism, AGesc e Treelle“: c’è da tremare. Ecco, appena esplicitate, alcune delle sigle che oggi sentono di avere la partita in mano. È, per loro, il momento della riscossa. La convinzione che il tempo sia quello giusto è evidentemente fortissima.

Né poteva mancare questa altra voce:

«Immaginate una scuola autogestita da comitati di genitori, docenti o enti no profit, che contrattano con l’autorità scolastica gli obiettivi del progetto educativo. Bisognerebbe accettare anche in Italia che il ruolo dello Stato sia limitato a finanziare e regolare l’istruzione scolastica (pubblica o privata che sia), lasciando ad altri il compito di gestirla e di fornire il servizio alle famiglie».

Parola della Conferenza episcopale italiana? Di un presidente di opere educative no profit? Di un dirigente di “diplomificio”? No. Progetto di riforma proposto da due laicissimi professori all’università di Bologna e alla Bocconi di Milano. Andrea Ichino e Guido Tabellini.

L’epilogo è facilmente intuibile:

Una circolare del Ministero dell’Istruzione ha bloccato la diffusione nelle classi degli opuscoli “Educare alla diversità a scuola, realizzati dall’Istituto A. T. Beck su mandato dell’Unar (che li ha pagati 24.200 euro). (vedi qui)

Il coordinatore del Fonags, Roberto Gontero, che si prepara ad incontrare la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, il prossimo 23 aprile, commenta: “Siamo soddisfatti del risultato ottenuto ma non ci fermiamo qui“.

Uguaglianza in azione” è il sottotitolo dei 3 opuscoli Unar. Se non ci scrolliamo di dosso il nostro stato di letargo cronicizzato in azione vedremo, ancor più di oggi, ingiustizia e discriminazione. [torna su]

* * *

Cosa fanno le maestre e le insegnanti quando fanno educazione alla differenza? Vogliono sostituirsi ai genitori? Vogliono istigare all’omosessualità, come vengono accusate di fare? Ci rispondono Claudia Martini, Maria Donata Glori, Maria Cristina Mecenero, Marta Gatti, Clara Bianchi: ognuna, come è naturale, in modo differente.[torna su]

Educare alla differenza? Come potrei non farlo?
intervista di Giorgio Morale a Claudia Martini

Tu fai educazione alla differenza?

Spero proprio di sì. Insegno Lettere alla scuola media e non è possibile eludere tematiche e problematiche legate alla concretezza del mondo che circonda le ragazze e i ragazzi, dalle turbolenze emotive dell’adolescenza, ai modelli di bellezza e di bruttezza che ci presentano, dall’idea di una città vivibile a quella di un quartiere desolato che non propone nulla ai ragazzi, dalla dieta differenziata per i piccoli musulmani a mensa, alla qualità del cibo che mangiamo, ecc. E’ impossibile eludere il problema, ed è anche una bellissima avventura quella di affrontarlo

L’etimo di educare è educere: tirar fuori, far uscire, estrarre. L’educatore per sua natura fa ricchezza dell’originario e della originalità, come potrei non educare alla differenza?

Quindi tu vuoi sostituirti ai genitori, vuoi esautorarli?

Io non “allevo”, non “curo”, non “addestro”, sono un’insegnante e mi occupo della formazione di ragazze/i. Non vedo come potrei sostituirmi ad un genitore che li ha visti nascere e passa con loro la maggior parte del tempo e compie un gesto educativo molto più incisivo del mio. E poi… la parola di “mamma e papà” supera sempre, per importanza, quella della prof, sebbene talvolta sembri il contrario.

L’insegnante ha una sua specificità, non è l’allenatore di nuoto del pomeriggio, non è la nonna, né la zia, né l’educatore scout, è un professionista del sapere, anche se nel nostro paese nessuno lo dice; prepara un terreno tutto culturale all’interno del quale i ragazzi possano accogliere ogni faccia che il mondo presenta loro, senza fare crociate ma ragionando. Io questo lo faccio “usando” Dante e Pirandello, la decolonizzazione e la Costituzione, come posso sostituirmi ad un genitore che lo fa con strumenti molto più vasti dei miei?

Ma non pensi che tu possa attivare una strategia persecutoria contro la famiglia?

Davvero ho difficoltà a capire la domanda: perseguitare la famiglia in che senso? In quale verso? Perché dovrebbe essere utile al mio lavoro andare “contro” la famiglia? Per vincere quale battaglia? I genitori sono i migliori alleati nel mio lavoro, perché la priorità sono i ragazzi, per ogni insegnante.

Non hai preconcetti contro la famiglia?

Credo che la famiglia sia un nucleo affettivo che per natura cerchiamo, perché siamo umani e come disse qualcuno, siamo animali sociali. L’educazione di genere serve proprio a creare relazioni umane, familiari in primis, basate sul senso della dignità, della serenità, sulla condivisione, sulla parità di ruoli e uguaglianza di intenti, sulla condivisione profonda di obiettivi, strade affettive e credenze.

Credo pure che la società abbia subito negli ultimi 60 anni profondi cambiamenti, ed è molto pericoloso continuare a legarsi ad un’idea di famiglia tradizionale, monolitica, statica, in cui la mamma segua i dettami di certe pubblicità televisive e il papà si adegui senza batter ciglio a ruoli ormai superati, chiusi, claustrofobici.

I nostri ragazzi crescono in un mondo pieno zeppo di diversità e noi invece rischiamo di mandarli in un mondo con un concetto di uguaglianza superato, medioevale, che fa presto a trasformarsi in chiusura, paura del nuovo, incapacità di affrontarlo. Le mie classi sono piene di diversità: vi sono almeno tre religioni, mille carnagioni diverse, mille modi diversi di festeggiare la domenica, di cucinare, di passare il proprio tempo libero, di credere o meno nel Natale. Dobbiamo ribadire loro che la vera uguaglianza è il rispetto e la convivenza con ogni diversità, non l’omologarsi ad un modello unico.

Molti sono figli di separati, altri di conviventi, come si può continuare a credere che la vecchia idea di famiglia sia aderente a quello che i ragazzi vivono e vedono? La precarietà e la crisi economica “costringono” anche la mamma a lavorare, anche quella che un tempo sarebbe rimasta a casa a far le torte. I ragazzi hanno diritto ad avere strumenti per affrontare il mondo nel modo più sereno e pacifico, hanno diritto a porsi il problema della diversità e a cercare una soluzione che non sia la solita ideologia di un modello culturale “normale” e quindi superiore agli altri, per poi scoprirsi in ogni momento “fuori misura” e inadeguati.

Non è che vuoi instillare in alunne e alunni confusioni sul loro genere e spingerli alla omosessualità?

L’adolescenza, che il cielo la benedica, è per eccellenza l’età della confusione. Chi crede che oggi si possa entrare in classe e insegnare a leggere, scrivere o comprendere Manzoni e Verga come lo si faceva decenni fa, è destinato ad essere schiacciato dai ragazzi o, cosa assai più pericolosa, a schiacciarli e reprimere il loro bisogno istintivo di conoscenza, di confronto, le loro legittimissime curiosità.

Io ho la fortuna di lavorare tutti i giorni con il futuro e nemmeno se mi sforzo riesco a farmi posto, nel futuro, con idee retrograde di maschilità e femminilità che vigevano anni e anni fa. I tradizionali canoni di maschio e femmina non bastano più a definire nulla, questa è la generazione di Facebook, dei social network e di youtube e, ancora peggio YouPorn. Quello che io non affronto in classe loro lo affronteranno da soli di fronte allo schermo dell’ I-phone, con danni devastanti per loro individualmente e per la società futura.

E poi: l’omosessualità non è una malattia, ce lo ha detto un’autorevolissima fonte a livello planetario: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ce lo ha ribadito per iscritto già 24 anni fa, nel 1990. E per quanto possa farci ridere, forse è bene ribadire che l’omosessualità non si trasmette con la parola, né con uno sguardo, non è contagiosa, è solo una “variante” del comportamento sessuale umano. C’è chi ce l’ha e chi no. Va bene così. Nessuno, che si sappia sulla faccia della Terra, si è “ammalato” di omosessualità parlandone.

Ci puoi dire che cosa fai in concreto allora?

Cerco di educare alla bellezza ogni giorno, entrando in classe. Non so se ci riesco fino in fondo, intanto cerco di educare alla libertà.

Sono paroloni, lo so, ma si lasciano trasferire sul piano concreto in modo molto fluido e semplice: sottolineo in diversi momenti delle mie spiegazioni di Storia che non abbiamo donne tra i nomi dei sovrani o dei letterati o degli artisti non perché le donne fossero stupide o interessate solo a corpetti e ciprie, ma perché era proibito loro di studiare, di leggere, persino di andare in giro da sole per la città, se non accompagnate da un inserviente e spesso solo per recarsi al mercato.

Dico loro che Einstein era con tutta probabilità un dislessico, che i neri nelle piantagioni sono stati trattati come oggetti veri e propri ma nonostante ciò proprio lì hanno inventato il blues e oggi sono anche importanti politici, dico loro che gli arabi hanno inventato i numeri e non le bombe, dico loro che hanno il diritto di piangere e disperarsi anche se sono maschietti, che non fanno alcuna figuraccia; lascio intendere alle femminucce che non mi aspetto siano prive di turbolenze interiori; dico a tutti loro che devono usare con molta parsimonia il verbo” fare” e l’aggettivo “normale”, perché appiattiscono i significati della lingua, le sfumature, le diversità e bisogna sempre capire prima chi è che decide la norma e cosa è normale.

Dico loro che si è donne non perché ci si innamora delle vetrine scintillanti, le porto a riflettere sui giochini che ci offrono da bambine, sulle Cappuccetto Rosso un po’ stupidine e sprovvedute, sul fatto che siamo “oggetto/premio” nelle teorie (giuste filologicamente parlando) di Propp sulle favole. Chiedo loro di portare in classe la realtà, parlarne per renderla più comprensibile e restituire alla realtà lo sguardo della scuola, dei piccoli, del futuro.

Cerco di allargare il loro sguardo sul mondo, e disegnare un futuro in cui la società sia più accogliente, come mi impone la Costituzione.

Non pensi che così la scuola diventi un campo di indottrinamento?

Io seguo la Costituzione non per velleità ma per dovere: ribadisco l’importanza dell’articolo 3, sono tenuta a spiegare loro le regole di questo Paese, nonostante i comportamenti della classe dirigente o della televisione non mi aiutino molto in questo senso, ma non tutti, per fortuna. Devo essere inclusiva, per il bene di ragazze e ragazzi. Forse il catechismo ha il potere/dovere di indottrinare, la scuola non può, non ha altra scelta. [torna su]

* * *

Il mondo ha bisogno di differenza
di Maria Donata Glori

Io mi colloco sempre nella differenza, è la mia posizione in ogni atto della vita, quindi ovviamente anche nell’educazione.

Non ho mai finto con i miei alunni e le mie alunne di essere portatrice di una verità assoluta e concordo con loro, per quello che è possibile, modalità di stare insieme che siano all’impronta dell’esserci, innanzitutto sessuato, e non del dover essere e intendo, qui, neutri, tutti uguali, con gli stessi bisogni – aspettative – capacità – desideri.

Essere me stessa è senz’altro più positivo che non fingere di essere qualcosa che non sono, è un po’ come autorizzare gli altri ad essere se stessi e non qualcosa di deciso altrove; è una modalità che apre insegnare ai bambini e alle bambine che si è finiti, che si hanno limiti, che questi sono un punto di vista straordinario sul mondo reale a partire dal proprio essere reali e non qualcosa di già imposto e sclerotizzato. La modalità relazionale e dialogica tra loro pari e con me sono fondamentali, forse l’unica regola ferma.

Con i genitori instauro un dialogo fin dall’inizio, non c’è alternativa alla relazione con loro, ho orrore di espressioni quali “cosa vuoi che capisca questo povero bambino bisognerebbe prima educare i genitori” che circolano tra insegnanti anche genericamente considerati bravi. Loro sanno subito come la penso e come intendo lavorare, sono piuttosto conosciuta e non temo di espormi e spesso la mia nomea, nel bene e nel male a seconda dei punti di vista, precede la conoscenza reale. Ho a volte scontri seri ma solo all’inizio, con il tempo pur manifestandoci diversità di posizioni e atteggiamenti finiamo con il concordare e collaborare sulle cose essenziali.

Laddove il rapporto con i genitori sia particolarmente difficile cerco di non mettere in contraddizione dolorosa il bambino e la bambina con le abitudini e convinzioni della famiglia e continuo a far vedere che ci sono molte strade davanti a noi, sempre, e prima o poi si sceglie la propria, tanto più libere quanto più si ha avuto la possibilità di vedere che altri modi-mondi sono possibili.

Non faccio educazione al genere che è qualcosa che ha a che fare con l’insieme delle modalità che i più convengono debba essere considerato adatto all’essere femmina o maschio, lascio che la differenza di ognuno, a partire da quella irriducibile dell’essere nati maschio o femmina, si possa dispiegare in una infinità di modi, tanti quanti sono gli esseri al mondo, ognuno assolutamente unico e speciale. Le scelte sessuali sono un’altra cosa e non sta a nessuno decidere quale sia quella “giusta.

Parlo di educazione alla differenza che non coincide con l’educazione di genere che mi pare possa tendere a sclerotizzare le possibilità di scoprire-essere se stessi nella propria unicità e porta a un discorso paritario tra maschi e femmine che non mi convince.

Il mondo ha bisogno di possibilità di vedere altro e meglio. Mi aiutano nel rapportarmi ai bambini e alle bambine gli studi storici-archeologici-filosofici che partono dalla differenza di alcune studiose, che aiutano a scoprire mondi esistiti e ancora esistenti in cui è stato ed è possibile un coabitare la Terra in maniera non depredatoria, una Storia non più come esclusivo susseguirsi di violenza, sopraffazioni, guerre, sangue.

Fuori dai canoni che ci hanno insegnato, che hanno espulso il femminile considerato secondario e complementare, in realtà non interrogato e senza voce, c’è l’interrogare la materia di studio a partire da se stesse/i e quindi in maniera differente; questo sta facendo scoprire un tempo in cui è stato possibile coabitare la terra in modo rispettoso,

una civiltà policentrica, priva di centri di potere dominanti, che non conosceva l’uso delle armi, non aveva fortificazioni ma al contrario gli insediamenti, anche vasti e articolati architettonicamente, erano posti in pianura e lungo i corsi d’acqua, non usava distinzioni di rango nelle sepolture e verosimilmente indicava attraverso il simbolo che noi chiamiamo della Dea (le cui statuette, quasi sempre di piccole dimensioni, compaiono in sovrabbondanza in ogni sito) la sua concezione della vita, legata al ciclo della natura di vita, morte, rigenerazione e nuova nascita“: Luciana Percovich a proposito dell’archeologa Marja Gimbutas.

Quanto sopra per restare all’ultima fascinazione che mi sostiene nel mio lavoro e che mi serve per rispondere alla domanda fattami da un’alunna nei miei lontani primi anni di insegnamento dopo aver letto una pagina sulla preistoria, “Ma questi uomini primitivi che vivevano così selvaggi non avevano dei bambini a cui pensare, una moglie che li ripulisse un po’?”; domanda a cui non smetto di rispondere, anche se cambiano i bambini e le bambine, per non indottrinarli sul già saputo, sul falso e sulla riduzione a Uno. [torna su]

* * *

La differenza in gioco nella scuola primaria. Tra lingua, arte e consapevolezza
di Maria Cristina Mecenero

Mi interesso alla differenza – intendo di essere donna, essere uomo – da molti anni, per almeno due motivi. Il primo è che nella mia vita voglio che ci sia libertà. Il secondo: voglio guardare con libertà alle vite delle bambine e dei bambini che incontro da maestra. Il gioco della differenza di essere donne e uomini a questo mondo continua a riformularsi, appena cambiano le condizioni, i confini delle situazioni. Si tratta di riuscire a vedere le trasformazioni nella quotidianità, a partire dalle cose che accadono. Negli ultimi anni alcune consapevolezze guadagnate con altre/i mi hanno aiutato a scorgerle. Mi è più facile. Non lo è stato in passato e non lo è mai comunque del tutto. Questi guadagni per me sono venuti grazie al Movimento di Autoriforma, alla mia frequentazione della Libreria delle Donne di Milano e al gruppo Maestre in ricerca e in movimento.

Ci tengo a sottolineare che, per quello che ho compreso io, il lavorio sulla propria consapevolezza e la passione dell’esserci e agire per il cambiamento insieme ad altre e altri, sono due dei tasselli base per la libertà di essere e per costruire possibilità nuove di relazione e di legame con le altri, gli altri e il mondo.

Da questo percorso io ho compreso alcune cose importanti.

Le donne sono in movimento e questi tempi che stiamo vivendo sono tempi di crisi, ma non crisi femminile. Recentemente ho letto il libro La giudice, una donna in magistratura (Ghena, 2012) scritto da una magistrata, Paola di Nicola, che racconta della sua esperienza: le donne in magistratura oggi sono il 46% e questa presenza sta cambiando il volto dei tribunali; ho ascoltato l’esperienza delle Pussy Riot, giovani attiviste punk che hanno ballato nella chiesa di Cristo Salvatore, a Mosca, per protestare contro Putin e la sua politica violenta, e per questo sono state incarcerate (e rilasciate alla fine del 2013).

Le donne si stanno muovendo, con la parola e la presenza (in aumento in tutte le professioni), con le scelte e le ribellioni. Sapere vederle e assumere la libertà che sta circolando come un orizzonte in cui già siamo è una delle questioni che pongo. Le contraddizioni ci dicono che ci sono frizioni determinate da questo movimento. Non dicono che non ci sia cambiamento. Abbandonare l’idea di trovarci a vivere in salita, libera le energie e il pensiero. Le donne stanno approfittando della libertà che hanno per fare ciò che desiderano. E anch’io ne approfitto, come maestra.

Da qualche anno molto è in movimento anche per le madri e i padri. Sono donne e uomini adulti più liberi nel percepire, con nuove sensibilità. Tra i padri delle nostre classi ce ne sono sempre più presenti nell’educazione delle figlie e dei figli, non solo come accompagnatori, in una funzione di sussidiarietà per le madri. Anche con una funzione di responsabilità: c’è chi ha voluto far parte della commissione mensa; vengono ai colloqui, soli o con le loro compagne/mogli a raccontarci, ragionare con noi e ad ascoltare delle loro figlie, dei loro figli.

Non tutti, ma certamente non si tratta più di colloqui tra maestre e madri e basta. Tengono laboratori in classe o incontri in cui si espongono, stanno in una dimensione di scambio con le bambine e i bambini che a me pare anche un apprendistato; lo fanno generosamente, noi intuiamo che hanno da dare e in effetti è così. E queste presenze fanno la differenza per noi che ascoltiamo e ragioniamo con loro di crescita, con tutte le gioie e le sofferenze che comporta, a volte comuni a maschi e femmine, a volte molto diverse. Le coppie separate sono un’altra condizione nuova che sta rigenerando negli uomini la presa in carico materiale della cura della vita e dei bambini.

Avere materiali a disposizione è più facile oggi: le opere delle artiste e delle scrittrici sono disponibili in varie forme, la letteratura infantile è ricca di protagoniste e di storie che stanno registrando il nuovo che avanza, penso per esempio alla collana “Belle astute e coraggiose” di Beatrice Masini. La ricerca e la costruzione di nuovi materiali è quindi possibile. Serve l’amore per un sapere non omogeneo. E il sentimento politico che il nostro protagonismo come maestre/maestri in ricerca non è sostituibile da alcunché: non saranno le riforme o i progetti calati dall’alto a determinare spostamenti.

Siamo noi come insegnanti che teniamo tra le mani il nostro mestiere e se vogliamo non prescindere dalla presenza di maschi e femmine in classe, dobbiamo fare ciò che il mestiere ci chiede da sempre: occuparci di fare scelte anche nei contenuti, anche attraverso materiali che incontriamo, all’incrocio tra autrici e autori che ci piacciono e frequentiamo e desiderio di dare visibilità e valore a ciò che fanno le donne o uomini che riteniamo importante far incontrare alle nuove generazioni, per quello che hanno fatto o detto.

Per questo motivo io non prescindo ormai da tempo dalle mie frequentazioni con poetesse e artiste: il mio punto di partenza è ciò che amo delle loro produzioni. Sono anni che seguo Frida Kahlo, Artemisia Gentileschi, Berthe Morisot, Tamara De Lempicka, Carla Maggi, nelle mostre della mia e di altre città, nei libri, negli incontri. Antonia Pozzi, Wislawa Szymborska, Emily Dickinson, Alda Merini: i loro testi fanno parte integrante del mio programma di lingua italiana, fin dalla classe prima. Scelgo poesie per accompagnare le passioni che le bambine e i bambini mostrano di avere. Spesso faccio imparare a memoria i testi di queste poete, spostandomi consapevolmente dal piano dei classici, perché sento il bisogno di fare entrare altro nell’orizzonte dei saperi di base.

Di fronte a me ho bambine in crescita e maschi pure, le une e gli altri hanno bisogno di vedere anche, non solo ma anche, la grandezza femminile messa nella parola e nelle immagini. Ma non mi soffermo con loro su questo, sono le mie scelte e la mia passione a parlare. Mi soffermo a chiedere se il testo piace o no. Questa domanda, se il testo piace o no e perché, è la domanda che – non mi stanco di ripetere loro – è la più importante, la prima e la più radicale per mettersi in rapporto a un testo: permette alle soggettività di ciascuno di esprimersi e manifestarsi e conoscersi. Nella prospettiva di uno scambio libero e vivo con bambine e bambini ci si può muovere così: dalle soggettività differenti di maschi e femmine ma in generale dalle soggettività differenti di ciascuna/o.

La scelta dei contenuti e delle attività è in ogni caso secondaria alla presa di coscienza della propria differenza e soprattutto è secondaria alla libertà che si agisce, anche inconsapevolmente, attraverso il nostro modo di essere, di fare accadere le cose, di dare loro valore, di stare nelle situazioni in fedeltà a noi stesse/i e con il reale desiderio di incontro con l’altro da sé. Per questo pensare che la lotta agli stereotipi sia il fulcro è fuorviante. Tutto si sta muovendo e anche a una certa velocità: noi stesse, bambine e bambini (che ormai fotografano loro durante le gite, sé, le compagne e i compagni, il mondo, e creano e ricreano visioni della realtà inedite), gli uomini che si si stanno incontrando, penso qui all’esperienza dell’Associazione Maschile Plurale, e pensano a come fare per raggiungere altri uomini per creare nuovi immaginari della maschilità.

Siamo sempre più consapevoli che ciò che si insegna non sono tanto i saperi, quanto il rapporto che abbiamo con essi, e se questo rapporto è libero, esplorativo, sensibile all’interlocuzione, insieme a questa postura di libertà insegniamo anche saperi interrogati e trasformati dal nostro sguardo di adulte/i e da quello delle/degli studenti, grandi e piccoli.

Sperimentare nuove piste a volte provoca dei conflitti, in cui bisogna saper stare: sono molle, occasioni. Quando per la festa di fine anno si è trattato di scegliere poesie e opere d’arte da trovare come tesoro, ho suggerito i nomi di poete e artiste: il mio desiderio era che immagini e parole fossero anche quelle delle artiste che amo e scegliere opere di donne aveva il senso di sostenere la diffusione della produzione culturale delle donne.

Dall’obiezione di una collega, che in prima battuta aveva proposto nomi di artisti, solo uomini e solo classici, è nato un acceso dibattito che ha rimesso al centro diverse questioni. Si è sviluppato un confronto di esperienze tra noi, svelando un implicito non di poco conto: io fino ad allora non avevo portato a una contrattazione più allargata con le altre il desiderio che la cultura fosse resa fruibile in tutta la sua straordinaria ricchezza, cioè per esempio andando a pescare nella vasta ed eccellente produzione letteraria e artistica femminile del Novecento. Avevo cioè dato per scontato che poete e artiste fossero incluse tra i contenuti proposti alle bambine e ai bambini anche nelle altre classi.

Automatismi, resistenze e determinazione a cambiare convivono in ognuna di noi, e solo mettendosi in gioco oltre l’aula si possono sovvertire abitudini e inaugurare nuove pratiche collettive. Il risultato è stato che alla festa di fine anno nei grandi cartelloni che raccoglievano le immagini delle opere d’arte c’erano opere di Frida Kahlo, Berthe Morisot, Tamara De Lempicka a fianco a quelle di Anders Zorn, Claude Monet, Pablo Picasso e altri.

Rispetto a vent’anni fa, il linguaggio sessuato (uso del doppio plurale) è recepito dalle bambine e dai bambini con grande facilità e non suscita più le domande di un tempo, ma viene usato nel parlato e nello scritto. Questo è un segnale che indica uno spostamento del pensiero che ha già preso forma nell’infanzia. C’è ancora resistenza nel mondo adulto a usare il linguaggio sessuato, ma è sempre più debole.

Chiudo con un breve e significativo episodio: in visita alla Pinacoteca di Brera, una mia alunna di fronte alla statua bronzea che si impone al centro del cortile e raffigura Napoleone in veste di Marte pacificatore, ha chiesto: “Perché è nudo?”. Alla mia spiegazione, e cioè che i Romani, e prima di loro i Greci, hanno rappresentato nudo il corpo di coloro che erano considerati eroi, ha ribattuto: “Ci vuole anche una statua di donna. Il corpo delle donne è differente dal corpo maschile”. Io non educo quell’alunna all’essere donna, non più di quanto lei educhi me a vedere ciò che manca, ma è già presente ai suoi occhi.

Chi è bambina e chi è bambino, in questo inizio millennio, ha una sensibilità nuova verso il maschile e il femminile. Nota le mancanze, agisce nelle relazioni costruendo nuovi equilibri. Non è un caso probabilmente che sia stata l’arte a far scattare quella volta la miccia: si tratta di bambine abituate a crescere nella visione. Sollecitate a essere partecipi e protagoniste dalle migliaia di donne in movimento intorno a noi. Con le loro antenne tese, come le si ha durante l’infanzia, captano: è nell’aria, in questa nostra recente storia. [torna su]

* * *

Per una didattica dell’identità di genere
di Marta Gatti

Riflettere sul ruolo dello stereotipo nella costruzione della propria e dell’altrui identità.

Dopo aver affrontato per anni un viaggio sulla conoscenza di culture dei diversi continenti, abbiamo deciso di fermarci a riflettere sul concetto di intercultura, partendo da una riflessione sull’identità e sugli stereotipi legati ad essa.

Il primo dato su cui ognuno/a costruisce la propria identità è l’essere maschio o femmina, che non è solo un dato anagrafico e biologico, ma che spesso comporta l’assunzione di modelli e stereotipi.

Per questo abbiamo voluto riflettere sulla costruzione dell’identità personale, partendo dalla prima differenza che ognuno/a di noi incontra fin dalla nascita, al fine di trasformare l’essere differenti (maschile e femminile) da un dato di fatto, che spesso genera separazioni e stereotipi, in una risorsa di scambio e di conoscenza per entrambi (linguaggio, gioco, abbigliamento…).

Siamo così approdati alla riflessione sulle differenze di genere in quanto essere uomini e essere donne è soprattutto diventarlo, attraverso un processo culturale e sociale nel quale risulta determinante il ruolo delle esperienze educative vissute.

Come far emergere positivamente le differenze di genere nella scuola? Come trasformare l’essere differenti per sesso da un “dato di fatto” che a volte genera separazioni e stereotipi, in una risorsa di scambio e di conoscenza per entrambi?

Da Sguardi di genere tra identità e culture a cura di Maria Rosa del Buono (Franco Angeli, Milano):

E’ possibile “allenare” bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini a cogliere le diversità tra i propri punti di vista e quelli degli altri su gusti, stili, abitudini e valori? Si riesce ad aiutarli ad accettare l’idea di stare sulla soglia tra territori di valori diversi, in uno spazio dove sia possibile lasciarsi contaminare dai significati degli altri/e, per crearne insieme di nuovi?
 I

l testo cerca di dare a queste domande una risposta positiva presentando un approccio formativo, che, dialettizzando tra emozioni, concetti e significati, vuole portarci a scoprire di essere noi stessi l’altro/a per chi ci guarda.


Nella prima parte si dà ragione della scelta di partire, per imparare a cogliere le diversità, dall’analisi dei comportamenti nostri e altrui legati alla mascolinità e alla femminilità, intese come parte costitutiva della nostra dimensione identitaria, la più interna al sé, passaggio funzionale per accedere all’altro da sé ed affrontare nella sua complessità il rapporto con il diverso in un più comprensivo percorso all’intercultura.

È partendo da domande come queste che ci siamo mosse alla ricerca di strumenti di natura prevalentemente esperienziale utili a sollecitare una sensibilità attiva rispetto al tema, finalizzata a costruire insieme strategie di lavoro a scuola con i bambini e le bambine.

Un programmazione multidisciplinare per la classe seconda

Attività linguistica, storica e di animazione teatrale per il riconoscimento di sé e dell’altro

Conosco gli altri e le altre
All’inizio dell’anno scolastico, il lavoro proposto è stato orientato al recupero delle relazioni all’interno della classe, finalizzato, da subito, alla ricostituzione del gruppo.

Ogni bambino/a ha avuto a disposizione una strisciolina di carta dove poter annotare tutte le caratteristiche che ciascuno/a ricordava dei compagni/e; i compagni/e sono stati invitati a leggerle e a discuterle insieme agli altri/e per il loro riconoscimento, per una autentica condivisione (uso delle faccine simbolo per esprimere accordo o rifiuto).

Sono state colorate, rese evidenti solo le caratteristiche condivise, appartenenti anche ad altri bambini/e (“le cose che ci accomunano”), sottolineando le specialità che ci differenziano dagli altri/e, che ci rendono persone uniche.

Da qui è scaturito il lavoro sulle uguaglianze e sulle differenze:
-sono veloce come…
-sono brava a leggere, lui invece sa scrivere bene…
In questo modo sono emersi gli opposti, le differenziazioni.

Scrittura di rime scegliendo una parola tra le caratteristiche attribuite nella descrizione.

Le preferenze: “Mi piace quando…”, “Non mi piace quando…” rispetto ai compagni/e; individuare l’amico/a preferito/a con conseguente dichiarazione di quello che ci fa star bene e di quello che ci fa star male.

Mi confronto con gli altri e le altre e scopro uguaglianze e differenze
Nel fisico: altezza, peso, n. scarpe, sesso, colore occhi , capelli…
nei gusti (tutti i gusti sono giusti)
nei giochi (esistono giochi da maschio e da femmina?)
nelle abitudini
nel tempo libero e sport
nell’abbigliamento (un abito per ogni occasione)
nel carattere
negli interessi
nelle abilità (io sono bravo/a a… tu sei bravo/a a…)

Conclusione: ciascuno/a di noi è unico/a. Insieme abbiamo tante cose in comune che ci fanno stare bene insieme, ma anche le differenze ci attraggono. Se fossimo tutti uguali… che noia sarebbe!

La differenza più evidente è che siamo maschi e femmine.
Brainstorming: che cosa mi viene in mente quando penso a una bambina, a un bambino
Quali sono le caratteristiche di un maschio e quali quelle di una femmina?
Sono maschio perché…
Sono femmina perché…
Sono contento di essere femmina/maschio perché…
Non sono contento di essere femmina/maschio perché…
(Se emerge dalle osservazioni) Perché le femmine vogliono essere dei maschi e invece la maggior parte dei maschi è contento di essere un maschio?
Preferisco giocare con le femmine perché? con i maschi, perché?
Le nostre idee sui giochi da maschio o da femmina sono proprio nostre, ci arrivano dagli adulti o da qualche altra parte? (pubblicità, frasi della mamma e del papà)

Storia personale
Ho sempre giocato allo stesso modo?
Perché i giochi sono diversi?
Come ero prima di oggi?
Tutto ciò che è prima di oggi è il mio passato.
Cosa ci metti nel tuo passato?

Passato recente
• Scuola elementare

Passato lontano
• scuola materna
• prima della materna
• nascita
• nella pancia della mamma

Per ogni periodo si utilizzano oggetti personali, ricordi, foto, interviste, documenti.
Le fonti: per ricostruire la mia storia occorrono Testimonianze , Documenti, oggetti passato, non solo i miei ricordi.
Conclusioni: ogni bambino/a, in tempi diversi, ha superato delle tappe importanti per crescere.
Il passato lo posso ricordare e ricostruire, il presente lo posso conoscere, il futuro lo posso immaginare.

Laboratorio “Rane e principi. Questione di punti di vista” con Annabella di Costanzo della Compagnia Almarosè – Milano
1°/ 2° incontro
racconto della storia
Il principe ranocchio (fratelli Grimm)
Fiducia-promessa non mantenuta-tradimento

3°/ 4° incontro
racconto della storia
Ranocchi a merenda (Guido Quarzo)
Diventare qualcosa d’altro, qualcun altro, per esempio: i miei compagni/e (nel fisico, altezza, peso, sesso, capelli ecc.)… Diventiamo tutti bravi/e a… i maschi diventano femmine e viceversa. Osservazione dell’altro/a per poi diventare l’altro/a.

5°/6° incontro
racconto della storia:
E ben gli sta (Visintin)
I punti di vista, il riconoscimento di sé e degli altri/e, il mio essere unico/a.
Riconosco il mio compagno nello spazio ad occhi chiusi solo toccandolo perché è unico (fisicità, odore, vestiti).
Creiamo un quadro in cui ognuno/a di noi esprime la propria unicità (attraverso una posizione fisica) ma nello stesso tempo il quadro deve essere un insieme di corpi che si mescolano tra loro e che hanno almeno un punto di contatto fisico tra loro. [torna su]

* * *

Maschi e femmine
di Clara Bianchi

Incarnare e testimoniare
Ho avuto l’occasione di parlare in classe della relazione uomo donna a partire dalle domande che bambine e bambini mi ponevano durante conversazioni libere nel corso delle attività più diverse. “Maestra, perché ci sono così poche poetesse? Perché ci sono così poche donne famose ed importanti?”. La mia risposta tendeva a dare una giustificazione storica a partire dal potere che gli uomini esercitavano sulle donne; la scarsa possibilità di studiare, di dedicarsi alle arti senza venir per questo perseguitate… E raccontavo o la storia di Ipazia d’Alessandria, o la storia di Artemisia Gentileschi.

Al termine della discussione, la conclusione a cui si arrivava quasi sempre era che oggi non è più così. Bambini e bambine dichiaravano che in classe spesso le femmine sono scolasticamente più brillanti, più tenaci. Che le mamme godono di maggiore libertà, che i papà svolgono ruoli una volta considerati esclusivamente femminili e avevo l’impressione che i maschi fossero sollevati nel riconoscere questo cambiamento, come se in fondo si vergognassero un po’ del loro antico potere.

Mi rendevo conto quanto fosse importante soprattutto che io, la loro maestra, figura autorevole per loro nella quale riponevano fiducia e stima, una donna, fosse in grado di svelare questo antico scacco. Da qui la convinzione che la mia testimonianza quotidiana di donna libera, eclettica e indomabile, anche come maestra, fosse più potente di qualunque discorso.

Ho avuto ogni tanto inciampi, insofferenze nel fare i conti con l’atteggiamento di alcuni maschi in classe: l’intervenire continuamente a sproposito, fare domande a voce alta dopo due secondi sulla consegna appena data, la loro presenza spesso rumorosa e sopra le righe… Ho polemizzato con loro invitandoli a riflettere sulla diversità di atteggiamento delle loro compagne; cercavo di porre la questione con prudenza, nonostante spesso fossi mossa da vera stizza. Non volevo si trasformasse in una guerra interna tra maschi e femmine e nemmeno volevo che i maschi pensassero che fossi con loro meno disponibile o più distante. Tanto meno volevo assecondare atteggiamenti passivi nelle bambine. Certo in questi momenti sentivo stabilirsi una forte alleanza con le femmine; questo era innegabile. Cercavo di rimediare ricordando che trovavo i maschi simpatici e che da mamma avevo sempre desiderato avere un figlio maschio.

Cambiare linguaggio
Da anni, grazie alle buone frequentazioni in Retescuole e alla Libreria delle donne di Milano, contribuisco ad aggiornare i documenti ufficiali delle scuole in cui sono per quanto riguarda il linguaggio. Non ci sono più solo sostantivi maschili neutri che nascondono il femminile ma vengono citate le bambine, accanto ai bambini, le maestre accanto a professori e professoresse e l’impressione è che più nessuno nella scuola riduca la questione a ridicolo formalismo. E’ diventata pratica comune nel lavoro di classe citare in ogni lavoro il maschile ed il femminile ed è stato interessante vedere come sovvertire un’usanza diffusa abbia fatto fare un salto in avanti a tutte le creature nella percezione della presenza femminile nel mondo. Anche nei nostri avvisi, frasi, testi, c’erano i bambini e le bambine, gli uomini e le donne e tutti e tutte ponevano molta attenzione a non cadere nell’antica e comoda usanza di usare il maschile totalizzante; spesso mi correggevano. Chissà cosa ne pensavano i genitori di questa bizzarra usanza; non ho mai pensato di chiedere loro che impressione ne avessero tratto.

Educare all’affettività e alla sessualità
Con bambine e bambini, in quinta o già dalla quarta classe, impostavo un lavoro di educazione all’affettività e sessualità in modo che fosse un’occasione per uscire dalla solitudine e dal non detto su temi considerati scottanti anche in famiglia. Si mettevano in comune domande, paure, curiosità di ogni genere. Districarsi nel mondo delle emozioni, soprattutto se legate alla sessualità, non era facile. Reggere le loro provocazioni, aiutarli a depurare i loro immaginari da distorsioni, brutture e violenza era una forte sfida. Anche in questo caso sentivo il mio essere donna non irrilevante.

Temi quali la violenza, la pornografia, mi impegnavano a testimoniare l’equilibrio a cui ero giunta come loro adulta femmina di riferimento. E su questa questione credo che ci sia molto da indagare. A partire dall’immaginario che i bambini respirano ad esempio nelle immagini che vedono ovunque (pubblicità, film), che percezione hanno delle donne a loro più vicine come la mamma, la maestra… Come si legano, se si legano, questi due piani? [torna su]

* * *

E i formatori? Cosa fanno nei corsi di formazione per insegnanti? Presentiamo un progetto realizzato dall’Associazione Scosse e promosso dall’Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma attualmente in corso di svolgimento, che è stato oggetto di duri attacchi, a esempio da parte del raggruppamento di destra Militia Christi, ricevendo però numerose attestazioni di stima e solidarietà. Tra cui quello di vivalascuola.

La scuola fa differenza
di Sara Marini

Il progetto “La scuola fa differenza” muove intorno a tre assi che ne hanno ispirato l’ideazione e ne plasmano la realizzazione.

Le pari opportunità, intese come dispositivo mentale che si introietta, che risiede nell’immaginario individuale e collettivo prima che nel diritto, e che pertanto si costruisce e si alimenta dentro di noi. Che tutte/i possono cimentarsi col fare tutto, attraverso il gioco, le relazioni che si instaurano in classe, le attività, l’immedesimazione nei personaggi dei libri che vengono letti o proposti, è la base perché ciascuna/o abbia modo di fare i conti con i propri limiti, i gusti, le peculiarità, così che nella vita abbia davvero la possibilità di scegliere cosa fare, come farlo e chi essere.

Il corso cerca di rivolgere l’attenzione su come e quanto, consapevolmente e inconsapevolmente, noi adulti possiamo incentivare o frenare bambini o bambine nello svolgere un compito, affidando loro o meno una responsabilità, concedendo fiducia, dando a tutte/i uguale libertà di sfogare sentimenti ed emozioni, la cui espressione è il primo passo per imparare a non reprimerli, a incanalarli in percorsi costruttivi. Tutto questo segna la costruzione dell’autostima, delle capacità di comunicare verbalmente e di contenere rabbia e dolore, vittorie e sconfitte. Per questo, quando noi parliamo di intervento dalla prima infanzia, non possiamo pensare di iniziare dalla scuola primaria, quando già molti di questi elementi si sono consolidati.

Il secondo asse è l’accoglienza, principio ispiratore per chi dedica la propria vita professionale all’insegnamento. Già largamente presente nell’offerta formativa e ampiamente condivisa nei gruppi educativi, la pratica dell’accoglienza, (tanto dei bambini e delle bambine, quanto delle loro famiglie, qualunque sia il numero e il genere dei genitori), determina quotidianamente per qualunque insegnante, scelte, progettazione, modalità di dialogo e confronto, dal primo giorno di scuola. Su questo tema è necessario un frequente aggiornamento, una costante ridiscussione che permetta di modificare le proprie scelte e il proprio approccio, in rapporto a una società in continuo cambiamento che nella scuola entra insieme ai bambini e alle bambine, con le loro differenti realtà e origini, i differenti bagagli culturali.

Il gruppo è invitato a confrontarsi su questo tema, così da condividere spunti di riflessione, ma anche strumenti di lavoro, utili ad abbattere le diverse forme di esclusione o i traumi che possono inibire bambini o bambine a parlare di sé, soprattutto in presenza di minoranze. Ciò consentirà di rispondere al meglio, superando i pregiudizi, al bisogno di tutte/i di vedersi rappresentate/i nella storia o nelle immagini di un libro, e di potere, anche grazie a questo, raccontare di sé ai compagni e alle compagne.

Infine, ma non ultimi, la valorizzazione e il riconoscimento dell’importanza e delle peculiarità del ruolo educativo che hanno insegnanti, educatrici ed educatori, già nella fascia di età 0-3 anni, considerando anche che è a scuola, più che in famiglia, che si instaurano e si sperimentano le relazioni tra pari.

Attraverso la condivisione e la discussione delle esperienze, la costruzione di saperi su questi temi, che parte dall’osservazione e dall’ascolto in classe, emerge chiaramente il ruolo di mediatrice che la maestra o l’educatrice ricopre quando legge un libro, racconta una storia, sceglie un registro, un tono della voce, un linguaggio, quando seleziona i gesti, quando commenta o sorvola riguardo a dei comportamenti, esalta o svaluta dei caratteri o delle azioni o quando assegna dei compiti.

È necessario dunque saper decifrare i modelli che consciamente o meno stiamo veicolando, per essere in grado di mediarli in modo sereno e consapevole. [torna su]

* * *

La voce di genitori democratici ci è presentata da Matteo Viviano, Presidente del CO.GE.DE. (Coordinamento Genitori Democratici) della Liguria.

Scuola e educazione all’affettività
di Matteo Viviano

Recenti campagne di stampa ed alcune manifestazioni di movimenti integralisti hanno portato un ingiustificato e violento attacco all’opportunità di interventi educativi di approfondimento nella Scuola Pubblica, in merito ad un’educazione all’affettività mirante alla prevenzione della violenza di genere, della violenza sulle bambine e sui bambini, della pedopornografia e del bullismo.

A tal fine, il MIUR, d’intesa col Ministero per le Pari Opportunità e ai sensi della Legge 15 ottobre, n.119, aveva affidato all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) il compito di realizzare degli opuscoli informativi per gli insegnanti (“Tante diversità-Uguali diritti“), relativi al crescente fenomeno della discriminazione e della violenza di genere e al bullismo omofobico nelle scuole, redatto in collaborazione con le Associazioni LGBT.

Inoltre, il Governo Letta, all’art.16 del Decreto del Fare (“L’istruzione riparte”) aveva stanziato 10 milioni di euro per la formazione degli operatori scolastici per le competenze digitali, per l’alternanza scuola-lavoro e per le pari opportunità.

Di qui l’ennesima, anacronistica crociata, culminata nell’intervento del Presidente della CEI che, con buona pace della laicità della Scuola e dello Stato, ha portato al ritiro dei suddetti opuscoli e alla richiesta (che speriamo non sia accolta dagli attuali governanti) di non procedere nella formazione del personale scolastico.

Altro che il timore di una deriva verso il “pensiero unico”, siamo di fronte ad un’assurda riaffermazione di ancestrali stereotipi di genere, alla difesa della visione di una famiglia che, oltre a non essere quasi mai più in grado di trasmettere i suoi cosiddetti valori tradizionali, è incapace di educare ad una reale affettività, alla tolleranza, al rispetto di sé e del diverso; una famiglia al cui interno, oggi come ieri, per effetto di un’aberrante cultura sessista, si consumano intollerabili delitti, quali reiterate violenze sui minori e assurdi femminicidi.

Il Coordinamento Genitori Democratici, nella consapevolezza che l’educazione di genere e la lotta all’omofobia non ledano in alcun modo la priorità naturale e costituzionale del ruolo educativo dei genitori, in conformità a quanto previsto dal già citato art.16 del Decreto del Fare, dichiara la propria disponibilità a concorrere con le Università alla formazione degli operatori scolastici, quale premessa di un reale pluralismo culturale. La nostra non è una battaglia ideologica, ma un doveroso e civile impegno contro ogni forma di discriminazione.

Pertanto, il Coordinamento Genitori Democratici, nel solco dell’insegnamento del suo fondatore Gianni Rodari, in merito alla certezza che il compito di ogni educatore debba essere quello di abbattere il muro dell’odio e del pregiudizio, ribadisce che l’educazione alla diversità è un preciso dovere della Scuola, intesa quale palestra di buona cittadinanza. [torna su]
* * *

MATERIALI: LA DISCUSSIONE

Tanti sono gli interventi suscitati dalla campagna – bloccata – di educazione alla differenza dell’Unar. Riportiamo solo qualche estratto per comunicare il tono degli interventi. Per comodità, li abbiamo raggruppati in pro e contro; per facilitare la lettura, abbiamo rivolto delle domande ai testi, che chi vuole può leggere per intero. Le prese di posizione delle associazioni cattoliche che si sono schierate contro sono raccolte in .

Educazione alla differenza: contro

E’ un piano europeo, ci vogliono asessuati
di Fabrizio Azzolini, presidente dell’Age (Associazione italiana genitori)

Cosa vuole chi fa educazione alla differenza?

«Afferma che la differenza tra i due sessi è solo un pregiudizio, che il maschile e il femminile sono costruzioni sociali e storiche da abbattere. Si insinua l’utopia sottile e pervasiva dell’indifferenziazione sessuale e la presunta uguaglianza tra individui tutti asessuati, cioè astratti… individui che rimandano la propria identità a future scelte».

C’è un piano più ampio sotto?

«I sostenitori del gender non si limitano a proporre un’opinione, ma conducono a una nuova educazione, orientano il governo in Italia, in Europa, in Occidente»

Cosa fa lo Stato?

«L’impressione è che lo Stato cerchi di separarci, nonostante nella scuola italiana la legge ci unisca nel patto di corresponsabilità educativa: ai genitori nasconde l’obiettivo delle strategie, agli insegnanti lo impone». (vedi qui) [torna su]

*

Una lobby per la devastazione antropologica
di Gianfranco Marcelli

Che cosa c’è da temere in questa “educazione alla differenza”?

«Se si pretende che perfino l’essere uomo o donna non sia più un dato di natura, ma soltanto il frutto, per giunta mutevole e reversibile a piacere, di una scelta assolutamente personale e insindacabile, quali ruoli sociali e quali connesse responsabilità pubbliche o private possono essere richiesti, in nome del superiore bene comune, al cittadino di una qualsivoglia comunità civile?»

Cosa si può prevedere nell’immediato futuro?

«Si può immaginare che nei prossimi giorni l’attenzione sulla sfida lanciata dalla lobby politica lesbo-gay-bisex-trans (Lgbt) resterà alta, come è giusto che sia. E non solo per gli attacchi e le reiterate accuse di omofobia nei confronti di chi difende il diritto dei genitori di verificare e autorizzare i contenuti formativi proposti ai loro figli. Accuse che offrono la dimostrazione più efficace dei veri obiettivi perseguiti a livello legislativo con provvedimenti come il ddl Scalfarotto: intimidire e ridurre al silenzio chi prova ad opporsi al “nuovo verbo”».

Quali potrebbero essere le conseguenze ultime?

«La devastazione antropologica implicita nella teoria del gender rischia di causare danni irreparabili e nuove dolorose schiavitù per quella stessa umanità che si afferma di voler liberare». (vedi qui) [torna su]

*

Qualcosa di oscuro cerca di penetrare nella famiglia
di Carlo Cardia

Perché questo attacco alle iniziative di educazione alla differenza?

«Rovesciano i principi educativi elementari, impongono visioni partigiane della sessualità, aggrediscono opinioni religiose che sostengono la centralità del rapporto uomo-donna e della famiglia nella formazione delle nuove generazioni. Quasi un progetto alternativo che stravolge l’alfabeto dei rapporti sociali».

Che cosa c’è da temere in questa educazione alla differenza?

«Quanto avviene in Italia in questo periodo, in parte già realizzato in alcuni Paesi, delinea un drammatico progetto di erosione, e cancellazione, dei diritti dei bambini (e dei genitori): a volte con leggi che lacerano il tessuto dei rapporti più belli che la realtà naturale consegna a ciascuno di noi, altre volte in modo del tutto illegittimo, si viola il nucleo più riservato del rapporto tra padre, madre, bambino… Dalle parole di papà e mamma, alla fede religiosa della famiglia, fino alle favole per bambini, c’è qualcosa di oscuro che cerca di penetrare, per inquinarla, nell’intimità più preziosa dell’esperienza familiare». (vedi qui) [torna su]

*

L’omofobia? Un concetto poco chiaro
di Gianfranco Amato

Ma l’omofobia esiste davvero?

«Le affermazioni contenute in questi nuovi opuscoli destinati alle scuole statali italiane avvalorano ancora una volta i rischi da più parte denunciati circa l’indeterminatezza del concetto di “omofobia”, privo di una chiara e inequivocabile definizione. Soprattutto se su tale concetto si pretende di introdurre fattispecie di carattere penale, come sta accadendo con il disegno di legge attualmente in discussione al Senato e già approvato alla Camera». (vedi qui) [torna su]

*

Il governo deve intervenire
di Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione

Su questa polemica, cosa deve fare il governo?

«A questo punto il governo deve decidersi a interveni­re, chiarendo, una volta per tutte, ruolo e funzioni dell’Unar».

Perché, qual è il peccato delle 3 pubblicazioni dell’Unar?

«Posto che la lotta alla discriminazione, di qualsiasi tipo, è sacro­santa, non credo possa però essere confusa con iniziative che con essa hanno poco o nul­la a che vedere e che, invece, mi pare siano un tentativo di indot­trinare i nostri ragazzi rispetto all’ideologia del gender e alle “nuo­ve forme di famiglia. E, fatto ancora più grave, senza coinvolge­re le rappresentanze dei genitori all’interno della scuola… Tutto questo è inaccettabile perché i genitori, anche per la nostra Costitu­zione, hanno il diritto-dovere di educare i propri figli. E devono sapere che cosa entra nelle loro classi». (vedi qui) [torna su]

* * *

Educazione alla differenza: pro

Altro che sesso, l’attacco è alla scuola pubblica
di Domenico Pantaleo

Come interpreta le parole del cardinale Bagnasco contro la “dittatura del genere“?

«Non vorrei che si sia creato un asse con il governo Renzi, in modo particolare con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, con l’intento di andare verso il ridimensionamento della scuola pubblica per favorire gli istituti paritari. È una vecchia questione…».

Il sindacato non vuole una scuola anti religiosa?

«Per nulla. Al contrario, noi siamo per una scuola che non sia “anti”, ma in grado di abbattere i muri dei pregiudizi, che difenda i valori della Costituzione».

E’ in disaccordo sull’idea di educazione con il cardinale Bagnasco?

«Se per educazione si intende creare degli individui che si piegano alle religioni in modo acritico, che crescano senza la capacità di analizzare, di ragionare con la propria testa, allora forse abbiamo trovato un punto di disaccordo con il cardinale Bagnasco». (vedi qui) [torna su]

*

I condizionamenti di genere in Italia
di Sara Marini

Nella scuola italiana esistono davvero condizionamenti legati al genere?

«I condizionamenti legati al genere sono ancora ben presenti nel sistema educativo italiano e continuano a condizionare sia il rendimento scolastico, sia la scelta dei corsi di studio e delle professioni di maschi e femmine (Gender Differences in Educational Outcomes: Study on the Measures Taken and the Current Situation in Europe 2010).

Come si manifesta questo condizionamento?

«La divaricazione avviene già nei corsi d’istruzione secondaria: in Italia, le ragazze affollano gli indirizzi socio-pedagogici (85%) e artistici (67%), mentre risultano minoritarie negli istituti tecnici (44%). Appare evidente come le scelte che ragazze e ragazzi compiono ricalchino i ruoli tradizionali, dando origine a una segregazione di tipo orizzontale».

Come stanno le cose nel confronto con l’Europa?

«Sulle questioni riguardanti la gender equality, più o meno direttamente connesse al sistema educativo, in Europa esistono tre diversi modelli normativi, che corrispondono a diversi gradi di accoglienza di questi temi nella legislazione che riguarda l’istruzione: il modello italiano è quello più arretrato, le leggi sull’istruzione non menzionano infatti l’uguaglianza di genere come fine». (vedi qui) [torna su]

*

In Italia esiste ancora una vera e propria repressione di Gianni Vattimo

Cosa pensa del fatto che il governo abbia bloccato gli opuscoli contro omofobia e discriminazione sessuale?

«Sarebbe molto meglio che gli insegnanti di tutte le scuole ricevessero una formazione adeguata sull’omosessualità. Il rinvio dei corsi è un terribile errore».

Ma perché corsi anti-omofobia per i docenti sono necessari?

«Perché in Italia è ancora necessario affermare, anche davanti agli educatori, che esiste un orientamento sessuale dei singoli che non può e non deve essere modificato culturalmente, o all’interno della famiglia. Perché in Italia esiste ancora una vera e propria repressione che condiziona i giovanissimi che si sentono omosessuali e vorrebbero vivere liberamente». (vedi qui) [torna su]

*

Rispetto delle scelte e della identità di ciascuno
del Coordinamento Nazionale per la Scuola della Costituzione

Che dire delle accuse alla campagna per l’educazione alla differenza?

«Dichiarazioni esplicitamente razziste, lesive della dignità e del principio di uguaglianza, toni controriformistici e oscurantisti spesi per stigmatizzare la democratica e civile lotta ad atteggiamenti di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere».

Quale dovrebbe essere la funzione della scuola pubblica?

«Prospettare ai cittadini di domani un mondo in cui ciascuno abbia la possibilità di esprimere la propria individualità nel rispetto reciproco delle scelte e dell’identità di ciascuno è una delle principali funzioni che una scuola pubblica, democratica, laica e pluralista deve avere». (vedi qui) [torna su]

*

Parlare di omofobia è una battaglia civile
di Rete Studenti Medi

Cosa significa parlare di omofobia oggi?

«Parlare di omofobia non significa fare una battaglia ideologica. Si tratta di una battaglia culturale che non ha bisogno di contraddittori. E’ una battaglia civile in cui gli unici contraddittori sono coloro che non vogliono che questo Paese faccia un salto di qualità».

Cosa chiedere al governo che ha bloccato i 3 opuscoli antiomofobia?

«Chiediamo a Renzi e al suo Governo, in particolare al MIUR, di contraddire le dichiarazioni espresse dal sottosegretario Toccafondi e di modificare la rotta verso cui sta andando il Ministero per, finalmente, lanciare un segnale forte a favore della riqualificazione della Scuola Pubblica, che a nostro parere deve essere luogo di educazione civile». (vedi qui) [torna su]

* * *

CONFRONTI: TRA IL DIRE E IL FARE

Apertura significa anche vedere la diversità come una ricchezza che va valorizzata e la scuola è il luogo dove far vivere in armonia ogni sensibilità; il luogo dell’integrazione e della creazione di una cultura diffusa del rispetto delle diversità. Questo Ministero ha attivato percorsi di formazione degli educatori, dei dirigenti scolastici e delle figure apicali dell’Amministrazione che intendiamo proseguire. (Stefania Gianni, ministra dell’Istruzione)

Una circolare del Ministero dell’Istruzione ha bloccato la diffusione nelle classi degli opuscoli “Educare alla diversità a scuola, realizzati dall’Istituto A. T. Beck su mandato dell’Unar (che li ha pagati 24.200 euro). Lo ha comunicato ufficialmente ieri mattina il direttore generale del Dipartimento per l’Istruzione del Miur, Giovanna Boda, incontrando il Fonags, il Forum nazionale delle associazioni dei genitori della scuola. (vedi qui) [torna su]

* * *

DATI: MA ALLA FINE LA DISCRIMINAZIONE SESSUALE TRA DONNE E UOMINI ESISTE?

Cerchiamo a caso in rete e l’elenco è lungo. Riportiamo le prime notizie… Divario di retribuzione tra donne e uomini, L’Italia non è un paese per donne, Lavoro: metà delle donne italiane subisce molestie sessuali, Donna anziana, specchio del Bel Paese, La giornata della donna dura in media 27 ore, Conciliare lavoro e famiglia

E L’OMOFOBIA ESISTE DAVVERO?

Qui un elenco di omicidi, suicidi, aggressioni a Roma. A Roma nel 2013 un’aggressione ogni 7 giorni, Aggredito e insultato perché gay, Aggredito un ragazzo gay, Aggressione a Padova, Ragazzo aggredito a Pescara, Aggressione verbale a Gorizia, Studente picchiato a scuola, Aggressione verbale a L’Aquila[torna su]

* * *

SEGNALAZIONE

Sono cambiate molte cose. Donne e uomini reinventano il presente educativo

Incontro nazionale a Verona, sabato 12 e domenica 13 aprile 2014.

L’esigenza è quella di comprendere che cosa è in gioco oggi, rifare il punto delle esperienze e dei risultati maturati da donne e uomini nelle scuole, nelle università, nei servizi – istituzioni a rischio di delegittimazione – nei territori, nelle “altre scuole”, luoghi in cui si costruiscono saperi in altro modo: libere università, redazioni, libere aggregazioni, sperimentazioni economiche, artistiche e sociali.

Ci muove a questo invito la fiducia nelle relazioni, nella capacità di dare lingua all’esperienza, di abbattere steccati e condividere sempre più ciò che ci sta a cuore.

Promuovono l’incontro: Alessio Miceli (Maschile Plurale), Clara Bianchi e Maria Cristina Mecenero (Maestre in ricerca e in movimento), Vita Cosentino (rivista Via Dogana), Anna Maria Piussi (Università di Verona), Marina Santini (Autoriforma della scuola), Sara Gandini (Libreria delle donne di Milano), Salvatore Guida (Stripes), Maria Piacente (Pedagogika), Antonia De Vita (Università di Verona), Antonietta Lelario (Le città vicine) Gian Piero Bernard (La Merlettaia)

Programma

Sabato 12 aprile 9.30-13.00
Introduzione: Anna Maria Piussi, Maria Cristina Mecenero
Un mondo trasformato dalla libertà femminile
(pratiche e linguaggi, programmi e testi scolastici, conoscenze e sapienze, differenza, genere e parità)

Sabato 12 aprile 15.00-19.00
Introduzione: Sara Gandini, Alessio Miceli
Nuove geografie relazionali di donne e uomini in educazione
(madri e padri, bambine e bambini oltre gli stereotipi, trasformazioni del maschile, generazioni in cambiamento)

Domenica 13 aprile ore 9.30-13.00
Introduzione: Antonia De Vita, Maria Piacente
Contesti e pratiche che generano saperi e nuove visioni
(Economie diverse, Pratiche di consapevolezza, Teatro Valle, Le città vicine, Pedagogika, Una città)

Gli incontri si terranno presso l’Università degli Studi di Verona, Aula T. 1, Viale dell’Università, 4.

La partecipazione è libera e gratuita. Per ragioni organizzative è richiesta l’iscrizione entro il 05 aprile 2014.

Per iscrizioni e informazioni: valentina.festo@gmail.com [torna su]

* * *

LA SETTIMANA SCOLASTICA

Dalla ministra. Il 1 aprile la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini ha ribadito presso la VII Commissione Cultura alla Camera le linee programmatiche che aveva presentato al Senato il 27 marzo. Tra le priorità, oltre al problema dell’edilizia scolastica, la piena applicazione della legge di parità (Berlinguer 2001) aumentando il sostegno alle scuole paritarie, il riordino degli ordini collegiali e la revisione del governo della scuola, rafforzare l’alternanza scuola-lavoro, la centraliltà della valutazione nel sistema dell’istruzione, con una valutazione legata ai premi e alle retribuzioni, la rivisitazione del sistema di reclutamento dei docenti (la chiamata diretta) e la modifica del loro status giuridico; su questi temi il sindacato reclama il suo ruolo.

Tra le novità: un periodo di studi all’estero inserito a pieno titolo nel curriculum degli studenti, un finanziamento triennale e la “liberazione” del reclutamento per l’università e la via libera ad un Piano Finanziario della Ricerca unico.

Dall’università. AlmaLaurea ci informa che il contesto socio-culturale di origine è strettamente correlato alle scelte formative e professionali degli studenti. Fra i diplomati 2012 di estrazione borghese, contrariamente a ciò che avviene tra i giovani di famiglia operaia, è nettamente più frequente l’iscrizione all’università (79% contro 50%). Confermati l’alto numero di abbandoni e le carenze delle azioni di orientamento.

Fioccano le sospensioni e gli annullamenti del Tar del Lazio, dopo i ricorsi contro l’esito dell’Abilitazione scientifica (non didattica) per i professori universitari. In diversi i casi, i giudici hanno stabilito che le commissioni esaminatrici devono essere ricostituite per emettere un nuovo verdetto entro 60 giorni. Un terremoto per l’Università italiana. Una vicenda che reclama chiarezza.

Nella classifica della liberta della ricerca scientifica l’Italia è al trentacinquesimo posto su 42. Subito prima della Croazia e dell’Iran e poco sotto la Turchia e la Colombia.

Vecchi e giovani. La disoccupazione continua a crescere, anche quella giovanile, che raggiunge il 42,3%, in aumento del 4,2% sul 2013. Il premier Matteo Renzi dice che “la situazione è drammatica“.

Sarà per questo che tra i 6 obiettivi prioritari che si pone la ministra per la Pubblica amministrazione, Maria Anna Madia, c’è “un grande progetto di staffetta generazionale“: favorire i pensionamenti per permettere l’ingresso dei giovani. Contraria la ministra Giannini, mentre rimane insoluta la questione dei docenti di Quota 96, diminuiscono i pensionamenti e aumenta l’età media dei docenti italiani. Intanto la petizione on line lanciata da Mila Spicola per il prepensionamento degli insegnanti continua a ricevere migliaia di adesioni. E mentre il numero degli studenti continua a crescere, rimane invariato quello dei docenti.

Docenti precari. Per i docenti precari in arrivo l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento, a cui sono interessati 170.000 già inseriti e 140.000 neo abilitati, diplomati magistralee idonei del concorso del 2012.

Il Miur ritarda l’applicazione della sentenza del Consiglio di Stato sul valore abilitante del diploma magistrale, che già viene riconosciuto dagli altri paesi europei.

L’ 11 aprile 2014 ci sarà uno sciopero dei precari della scuola con manifestazione a Roma per richiedere l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola, docenti e ATA.

Scuole “paritarie. Dilaga in questa situazione il malaffare dei diplomifici che abbiamo denunciato nella precedente puntata di vivalascuola: un docente di una scuola non statale della provincia di Napoli racconta di buste paga fasulle e di lavoro in cambio dei soli contributi. Per l’organico di sostegno l’Anief denuncia che ancora una volta è stato confermato solo il 70% dell’organico complessivamente attivato.

Eppure le scuole “paritarie” godono particolari favori da parte di amministrazioni regionali come quella lombarda, favori che sono stati bocciati dal Tar lombardo con sentenza del 5 aprile. A parità di reddito, e parliamo di redditi bassi, di famiglie in difficoltà economiche, gli studenti delle scuole pubbliche sono “discriminati” rispetto a quelli delle private nelle norme per la concessione del “buono scuola“.

La condizione docente. Qualche discussione suscita una petizione alla ministra Stefania Giannini con cui un gruppo di studenti chiede di valutare i docenti: “I professori valutano noi studenti e perché noi non dovremmo valutare i nostri professori?”. Ci riflette Pasquale Almirante, mentre la Cassazione stabilisce che insultare un docente durante il ricevimento parenti è un reato, in quanto l’insegnante è un pubblico ufficiale e nell’esercizio delle sue funzioni non può essere offeso nell’onore.

Almeno quello, visto che i docenti italiani guadagnano meno rispetto a tutti i loro colleghi europei, ma anche, in Italia, rispetto a tutti gli altri comparti del pubblico impiego. Nel periodo 2011/12 le retribuzioni del milione di occupati della scuola, un terzo del personale della Pubblica Amministrazione, è diminuito del 2,5%, mentre quello degli altri comparti ha fatto registrare un aumento dello 0,7% a livello centrale e una flessione dello 0,4% a livello locale. Renzi promette per l’8 aprile un decreto per 80 euro in più nella busta paga di maggio per i redditi fino a 25/30.000 euro. Ma gli stipendi sono 8 punti sotto l’inflazione.

Il 2 aprile il sottosegretario all’Istruzione, Roberto Reggi, ha dichiarato che entro il prossimo primo luglio partirà l’anagrafe dell’edilizia scolastica. Il quale ricorda che i fondi stanziati per l’edilizia scolastica sono 3 miliardi e 700 milioni e le scuole sulle quali si dovrebbe intervenire sono in tutto oltre 10.000. Intanto scade il prossimo 28 aprile la proroga di due mesi concessa dal Governo agli Enti Locali per l’affidamento degli interventi del Piano per l’edilizia da 150 milioni previsto dal “Decreto Fare“.

E ogni tanto si reclama attenzione per le scuole di periferia in situazione di particolare degrado. [torna su]

* * *

RISORSE IN RETE

Le puntate precedenti di vivalascuola qui.

Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.

Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.

Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.

Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.

Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.

Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.

Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.

Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini

Spazi in rete sulla scuola qui. [torna su]

7 pensieri su “Vivalascuola. Il mondo ha bisogno di differenza

  1. Pingback: Giulio Cesare, il caso Mazzucco e le contraddizioni del Miur - Il Fatto Quotidiano

  2. Pingback: Giulio Cesare, il caso Mazzucco e le contraddizioni del Miur | Notizie italiane in tempo reale!

  3. Pingback: Edscuola Press

  4. Sono perfettamented’accordo sulla riformache parta dagli insegnanti e dal mondo della scuola, e perchè no?, anche consultando gli studenti. Io sono molto informata sulle varie riforme ,anche quello non realizzate, come la Brocca, che era ottima, sono andata anche al festivale delle scuole europee a Dortmund, quindi conosco anche parecchio delle riforme europee.. Ho compilato circa 30 antologia per la secondaria superiore e inferiore con Zanichelli, Le Monnier,Bovolenta. Ho partecipato al grandedizionario dell’Utet. Ho scritto un manuale sul 900 per Simone, Una storia delle donne sulle storiche italiane, che hanno costruito la rivista Memoria. Fatto antolofìgie poetiche con insegnanti e di narrativa.
    Perchè non istituiao un blog per discutere di tutto questo? Faremo un testo unitario., alla fine.
    Chiedo dipoterci unireonline, e ognuno metterà a disposizione la propria competenza e esperienza. Ora lavoro a contratto per L’Istituto Orientale di Napoli. Prima all’Università di Napoli, che ho dovuto lasciare per le condizioni di salute di mia figlia.
    Ma ho molta competenza e espetienza nel campo, anche sul metodo dello storytelling, sulle esercitazioni strutturali e non , semiotiche. Molto facili e accatttivanti. se qualcuno comincia a costruire il blog, parteciperò con le mieproposte di riforma. raccolte nei vari anni e oggi.
    Sarebbe una buona idea fare rete per proporre una buona riforma dal basso.
    A proposito dela differenza e delle tendenze e preferenze sentimentali di genere, è assolutamente fuori posto temere lamoleplicità il transgender etc. Bisogna che i giovani, i ragazzi, i bambini facciano educazione sentimentale, che si educhino all’amore. Solo i bigotti parlano di timore delle varietà di scelte sentimentali. Dove c’è amore, e lo dice anche un bel libro di Recalcati, non esiste oscenità, nè timore. Dico Amore, anche Eros, non lo squallido sesso che tutti fanno di nascosto a pagamento, che vedono nei film dvd. Solo l’amore per gli altri,per l’altro, può supportarci in questo momento storico, la relazione con l’altro da sè. E non ha importanza il genere. El’accolienza, l’accettazione, la tolleranza. Nessuno vuole parlarne, perchè oggi conta ben altro, e conta l’ipocrisia di famiglie in cui succede di tutto ,ma vengono ritenute rispettabili. Ama e basta.

    "Mi piace"

  5. Grazie, Gloria.

    Ti segnalo questa proposta di riforma della scuola, che ha il pregio appunto di partire dal mondo della scuola:

    https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2014/04/28/vivalascuola-170/

    E ha anche il vantaggio di essere già stata discussa e di aver raccolto 100.000 firme, per cui viene riproposta come punto di partenza per una eventuale discussione.

    Sarei molto lieto di qualche forma di collaborazione, ti scrivo privatamente per programmare.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.