65. Scritto da sempre

da qui

Ero giunto, finalmente, a fare di Gesù l’interlocutore decisivo delle mie giornate, il punto di riferimento di pensieri e sentimenti, il perno assoluto della vita quotidiana.
Da questa prospettiva, potevo guardare con coraggio a quello che mancava, la frammentarietà residua, i fili che ancora mi legavano alla donna come antidoto a un vuoto spalancato nell’infanzia. Potevo ragionare su cosa cercassi e volessi veramente, sulle attese e i desideri, il fermento di sogni tracimati oltre un’ascesi che purgava parole e atteggiamenti, ma non era sufficiente per un Dio che non accetta compromessi, perché ha in mente di donarti una pienezza sconosciuta. L’ultima e-mail confermava che Il Signore era contento delle sveglie antelucane, dell’unione che aspiravo a raggiungere con lui e che m’avrebbe cambiato l’esistenza, impregnandola d’eterno; ma sapeva, nello stesso tempo, quanto fosse necessaria una presenza femminile, e non quella effimera o perversa che avevo provato fino allora. Mi chiedeva di riflettere sulle attese che cullavo, le forme nelle quali avrei voluto soddisfare i desideri. Un’impresa complicata: il lavoro su me stesso aveva escluso tutto ciò che in qualche modo richiamava i contatti con la donna; fuggivo dalle insidie, evitavo contatti e situazioni in conflitto col Progetto. Ma occorreva un passaggio successivo: analizzare pensieri e sensazioni, nominare e definire, discernere e decidere, strappare le erbacce spuntate dappertutto, liberare lo spazio da rifiuti e calcinacci, fino a ritrovare la perla in cui il mercante s’imbatte casualmente, affrettandosi a disfarsi d’ogni cosa per poterla contemplare, come avesse afferrato, dopo tanta attesa, il bandolo della matassa, il filo d’oro, ciò che è scritto da sempre nel cuore del suo cuore.

10 pensieri su “65. Scritto da sempre

  1. “strappare le erbacce spuntate dappertutto”

    Questo “passaggio successivo” sembra rappresentare ancora un momento di esclusione piuttosto che di inclusione, quindi spero preannunci un ulteriore, più sereno passaggio: quello in cui lo sguardo resta fisso sul grano e non si lascia distogliere dalla zizzania.

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  2. ” Sveglie antelucane”

    ” O Dio, Tu sei il mio Dio all’aurora ti cerco” (Sl.63,1)

    “Che ha di diverso il tuo diletto da un altro?”
    “Il mio diletto è bianco e vermiglio,
    riconoscibile fra mille e mille”. (Ct. 5,9-10)

    “Il mio Diletto è per me ed io per Lui”. (Ct.2,16)

    “O da quando gustai l’amplesso
    il giorno entrò nella notte
    la vita nella morte e la carne
    coltivai come un’aiuola”. (Turoldo)

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  3. Tutto questo morire e risorgere, “mentre Dio tiene nido” tra noi, ha mutato l’umano in divino, anelito all’Amore alto che si è fatto centro dell’ anima ormai “ramata nei desideri acuti”.
    E’ un’ ascesi dura, senza mezze misure, un risalire nella realtà spirituale, nel pianto e “sogni soavi di profondo amore”.
    Grazie d.Fabrizio, a me l’gnoranza non ha riservato un emendamento così radicale dal mio peccato, come si legge in queste bellissime pagine, forse non comprendo neppure abbastanza questo trascorrere della mia vita, ma Tu offri uno spiraglio aperto sull’infinito: Amore che “doveva essere felice e noi perduti” innamora di sè, nonostante il miserrimo mio cuore.
    La voce dello Spirito in silenzio chiama a cercare la radice del mio esistere e della mia redenzione: Gesù-Dio-salva, “riviera spalancata sull’oceano” divino.

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  4. Una volta ho sentito un infantile racconto ma con un bel morale:
    Una ragazza ha ricevuto un regalo da suo amico, contenta aveva aperto la scatola e dentro ha trovato una pall di metallo, tutta brutta, nera; ha girato nelle mani e poi arrabiata la buttata con tutta la forza per terra; la palla si era aperta e dentro ha trovato un altra palla, bella, di cristallo.
    Il morale?
    Spesso guardiamo solo aspetto esterno senza aproffondire nostro sguardo per guardare dentro il cuore del altro.
    Tra le erbacce si trova sempre un bel sano grano.

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  5. “Solo la fiducia in Dio può trasformare il dubbio in certezza, il male in bene, la notte in alba radiosa.”

    Papa Francesco

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  6. “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?” (Gr 17:9)

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  7. Non sono un proprio un giardino a prato inglese, cerco di imparare a ringraziare Dio per Sua mano, ora tenera, ora sorridente, a volte più dura, più dolorosa, severa, con cui mi fa conoscere quello che c’è in quel campo. Lo ringrazio per ogni erba e ogni fiore con cui mi fa alzare lo sguardo, perché un cammino di bene si riempie di senso riconoscendolo anche nell’ altro, o nel piacere di cercare o scoprire un fiore bello nel suo campo.
    Credo che veniamo invitati a crescere in un passaggio successivo non per andare in un retro mondo, dove tutto è lindo e senza un granello di polvere, ma per vedere e portare il bene in un mondo semplice e complesso, ingarbugliato, inguaiato, meraviglioso, dove nelle perle ci si imbatte per caso o aprendo, con pazienza e desiderio, i gusci duri e neanche tanto armoniosi delle ostriche.

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  8. Una pienezza che sta per realizzarsi attraverso Spirito e ragione che, nel tempo necessario, daranno la risposta al cruccio di sempre. L’erbaccia, probabilmente, non si trasformerà in spiga dorata, così come il fariseo difficilmente diventerà un pubblicano, ma tutto sarà ulteriore sfumatura alla fotografia che gli occhi di una reflex speciale scatteranno giorno dopo giorno, fino a che non vedranno nell’immagine quel punto di luce che ne farà il capolavoro così atteso e ambito. Sarà ennesima riprova per dimostrare ciò che è “scritto da sempre nel cuore del suo cuore”, messaggio che il fotografo conosce, interpreta e diffonde sempre con lo stesso amore e lo stesso entusiasmo.

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  9. Scritto da sempre.
    Questa è la forza che conduce su terreni che sembrano impossibili, che fa superare difficoltà, scoraggiamenti. Quel filo meraviglioso che non è qualcosa da scoprire, ma da riconoscere, da liberare, c’è, è l’eternità, è il noi che non si interrompe nel progetto di amore che il Padre ha per ciascuno. Filo su cui cerchiamo di parlare più forte, che nascondiamo, mascheriamo, copriamo di un sacco di cose, anche molto buone.
    Ci accompagna la fiducia nel tempo di Dio, nella sua presenza fedele che attende e non si stanca, scritta, da sempre.

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