Tre atti e due tempi, di Giorgio Faletti

Faletti
di Giuseppe Granieri

Tre atti e due tempi – di Giorgio Faletti – porta con sé il dono della leggerezza. E non è poco per un libro, anzi. Leggerezza sotto più punti di vista. Si legge in poco tempo: c’è chi lo ha letto in metropolitana, tra una fermata e l’altra, c’è chi lo ha divorato in un paio di serate, c’è – ancora – chi lo ha portato con sé, pronto a leggerlo nei ritagli di tempo.
Leggero, inteso anche come diverso: nella tematica, soprattutto. Non più noir, giallo classico, thriller psicologico, caccia all’assassino. No, qui ci troviamo di fronte ad un magazziniere di una squadra di calcio il quale dovrà affrontare una brutta storia di combine (niente di più attuale, tra l’altro…) e lo farà di petto, facendosene carico, così come sono soliti fare i personaggi che vivono nelle storie di Faletti.
Ma leggero, dicevamo, anche nello stile: scorrevole – molte pagine volano via – chiaro, essenziale, dritto al punto. Anche se Faletti è bravo, molto bravo, a metterci dentro la vita, con le sue asprezze e le sue bellezze: storie d’amore appena abbozzate, vite tirate su a forza di cazzotti, non-dialogo tra padri e figli, soldi, più o meno puliti e l’immancabile fumo delle sigarette.
Sempre fedele alla sua voglia di cimentarsi con un qualcosa di nuovo, di mai visto, Faletti impasta una materia con al centro il calcio e la sua storia, usando i termini giusti. La storia regge, i personaggi – Silver, in primis – emergono dalle righe con tutta la loro forza. E sono personaggi che si fanno amare sin dalla prima battuta.
Forse a qualcuno non è piaciuto, forse Tre atti e due tempi non sarà un caposaldo della letteratura, forse è solo letteratura d’intrattenimento, come si dice spesso oggi per banalizzare il lavoro altrui. Ma è un libro da leggere, non solo per appassionati. È una storia, tremendamente reale, ambientata nella vita di provincia. Una storia che ha il pregio di capire qual è la via da prendere, senza voler a tutti i costi fare una lezione di morale, a qualcuno su qualcosa.
Si aveva davvero voglia di un Faletti diverso, eppure tanto uguale a sé stesso. Si è concesso una pausa, una piccola vacanza che Einaudi gli ha costruito attorno, ben conscio che presto tornerà a intrattenere i suoi milioni di lettori in Italia e nel mondo con un’altra storia delle sue. Nel frattempo, senza l’ausilio dei tempi supplementari, godiamoci questi Tre atti e due tempi.

Giorgio Faletti, Tre atti e due tempi, Einaudi, pp. 146, euro 12.

[Questa recensione è apparsa venerdì 11 aprile sulle pagine culturali de l’Unità]

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