69. Prendimi per mano

da qui

Nel primo pomeriggio del primo giorno dell’anno, la prima idea che si affacciò alla mente fu che per la prima volta, davanti al computer, non prendevo ispirazione dai poster di Taormina, di Van Gogh e della Piazza dei miracoli.
Ho esagerato con l’aggettivo primo? Non importa, anzi, ce ne metto un altro: il primo posto, nella vita, l’aveva preso qualcuno a cui i pensieri e i sentimenti ritornavano, da qualunque direzione provenissero e dietro a qualunque miraggio si fossero perduti: Gesù. Lo chiamavo così, semplicemente, non più coi titoli cui siamo abituati, capaci soltanto di creare una distanza. Lo chiamavo Gesù, come il ladrone crocifisso, il terrorista inventato per convincere il lettore che c’è sempre qualcuno che ti aspetta, pronto a liberarti da ciò che t’inchioda al tuo passato, o si affaccia in un futuro inesistente, come il vuoto in cui t’eri cacciato fino ad ora, ed io lo guardavo e gli dicevo: Gesù, ricordati di me quando andrai con la tua regalità, e lui mi rispondeva: sarai con me, stasera, nel luogo del perdono, dove non conta se tu abbia sbagliato questo o quello, ma che questo e quello non fossero che appelli di uno che ti dava appuntamento, da sempre, proprio qui. Sentivo d’essere nel cuore del Vangelo, ero l’uomo di bassa statura che il Maestro sorprendeva arrampicato sopra un albero e a cui diceva scendi, perché oggi devo entrare in casa tua; o l’altro, che contava i soldi al banco delle imposte e lui lo indicava come a dire: seguimi; o la ragazza stesa nella bara a cui egli sussurrava: talità, kum! fanciulla, dico a te: alzati! Ecco, ora mi alzavo, risvegliato da un sonno secolare, come la bestia a cui la bella della favola aveva dato un bacio, solo un bacio, e tutto era cambiato per miracolo, perché è vero che l’amore è l’unica cosa capace di guarire, di salvare dal male, come se la sera, bussando alla porta, s’aprisse il giardino che appare ad ogni inizio e ad ogni fine, quello in cui si sentono i passi del Signore, e in cui ancora ti domanda: dove sei? e tu rispondi: eccomi, prendimi per mano, non ho più paura.

17 pensieri su “69. Prendimi per mano

  1. “Ecco, ora mi alzavo, risvegliato da un sonno secolare”

    “A te comando: svegliati, tu che dormi.
    Risorgi opera delle mie mani!
    Risorgi mia effige, fatta a mia immagine.
    Tu in me ed Io in te siamo infatti
    un’unica e indivisa natura”.
    ( Da un’antica omelia)

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  2. come vorrei tanto sentire Gesù cche mi prende per mano spero di riuscirci presto perché speso non ho paura ,ma anche perché sento qualcun altro che mi prende per mano!

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  3. GESU’
    E’ un avvenimento divino ritrovarsi davanti a Gesù, all’improvviso, perchè il tempo, gli interminabili giorni dello smemoramento, non sono che briciole sull’eterno ed io non sono che un atomo che si riempie, all’istante, di una prodigiosa pienezza divina.
    Gesù e l’anima.
    Il celeste Amore, non di fronte a Teresa d’Avila nei suoi voli, estasi, trasverberazioni, nè all’ultima creatura della terra ignara del suo Dio, ma di fronte al mio essere: Amore unico, perfetto, assoluto, totalità divina, bellissimo.
    E’ appena l’intuizione di Te e vedo che sei il Tutto ed io terra, ma anche lo specchio di Te, perchè “ora la mia carne non t’abbandona”.
    A me, a cui non compete l’ Amore gaudioso che sei, rimane “la pena di essere amata” divinamente.
    Amore, ti ringrazio di avermi creata, e ricreata.

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  4. L’opera di Dio è nascosta quando non la si vuol vedere, ma per chi è attento la mano di Dio è evidente e subito diventano comprensibili i suoi piani ed il suo amore.

    La mano di Dio è nascosta ma presto scopriamo che Lui non ha mai lasciato la nostra mano.

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  5. Il Primo Giorno dell’Anno

    Lo distinguiamo dagli altri
    come se fosse un cavallino
    diverso da tutti i cavalli.
    Gli adorniamo la fronte
    con un nastro,
    gli posiamo sul collo sonagli colorati,
    e a mezzanotte
    lo andiamo a ricevere
    come se fosse
    un esploratore che scende da una stella.
    Come il pane assomiglia
    al pane di ieri,
    come un anello a tutti gli anelli…
    La terra accoglierà questo giorno
    dorato, grigio, celeste,
    lo dispiegherà in colline
    lo bagnerà con frecce
    di trasparente pioggia
    e poi lo avvolgerà
    nell’ombra.
    Eppure
    piccola porta della speranza,
    nuovo giorno dell’anno,
    sebbene tu sia uguale agli altri
    come i pani
    a ogni altro pane,
    ci prepariamo a viverti in altro modo,
    ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
    a sperare.

    Pablo Neruda

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  6. ….Sarai con me…. dove non conta….
    Dove il giorno e il passo è sempre il primo, sempre passo nuovo, amato, accolto, senza giudizi. La mano di Gesù è il tocco saldo, che non ha bisogno di stringere patti o alleanze. E’ l’amore semplice, puro di un cuore aperto alla verità.

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  7. SULLA SCIA DELLA PASQUA è incisa questa pagina dove tutto è risurrezione, innamoramento, divina intimità: Gesù bellissimo.

    Nel giardino
    sfolgora,
    “luce creante luce”,
    l’Uomo divino:
    “Imago di Dio invisibile,
    summa pulchritudo”.
    (Tommaso d’Aquino)

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  8. “Ogni avvenimento e` predisposto da Lui per il bene e la salvezza dell’uomo: Egli “vuole che tutti gli uomini siano salvi”. Percio` sii forte e credi che Dio “insieme con la tentazione dara` anche la forza per poterla superare”. Tu sarai consolato prestissimo, e la tua consolazione sara` piu` grande del tuo dolore”. A queste parole mi svegliai, le forze rinvigorite,il cuore colmo di luce e di pace.
    Racconti di un pellegrino russo

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  9. “Prendimi per mano” – come belle sono queste parole.
    Ci stavo pensando mio rapporto con Dio, e…forse è proprio così- Dio mi aveva preso per mano e mi sta tirando avanti.
    Dio, non voglio mai perderti!

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  10. Sto passando un periodo difficile. Mia mamma sta male. Subito a inizio di sua malatia “ho sentito” la voce che mi diceva che devo stare tranquilla, che tutto andrà bene. Stavo tranquilla. Arrivato peggio. Dottori hanno dovuto smettere di curare il tumore di mia mamma perché suoi reni hanno smesso di funzionare, non si può operare perché ha gravi problemi con cuore. Adesso dottori non danno nessuna speranza di salvezza. Tutti parlano di fine, danno massimo qualche settimane, mesi di vita.
    Ma io insisto e mia speranza-certezza e fede sto trasmettendo a mia mamma. In momenti di debbolezza piango in nascosto che lei soffre, ma riflettendo, mi ritornano tutte le mie esperienze con Dio, che Dio non mi mai deluso, che sempre mantene le promesse. E anche se lo so che si sembra assurdo, irrazionale, e sono rimasta da sola con mia fede, però mi fido in Dio, di Sua promessa che Dio adesso prende per mano mia mamma e la tira fuori sana e salva.

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  11. Già il fatto di chiamarlo Gesù, un invito alla semplicità, un salto indietro nel tempo, bambino che si affida e non tradisce, ricerca smisurata dell’amore che si concretizza proprio nella piccola mano che cerca sostegno, direzione, mano che si tende per unirsi all’altra da cui ne trae energia, sicurezza, serenità. Altro punto è proprio quello di sentirsi cercati. Chi non vive, seppure per poco, momenti di solitudine! Poca comunicazione, corse frenetiche talvolta verso mire impeccabili e quant’altro, tutto a svantaggio di un disordine felice in cui la solitudine si vedrebbe costretta a fare i bagagli e cambiare casa. Una bella pagina di tenerezza nella quale l’esperienza del perdono e l’incontro con l’Amore sono il miracolo che tutti, in fondo, in questa vita aspettiamo.

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  12. “nel luogo del perdono, dove non conta se tu abbia sbagliato questo o quello, ma che questo e quello non fossero che appelli di uno che ti dava appuntamento”.

    Il perdono è il colpo di genio di Dio nel mondo.

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