Bruno Neri, il calciatore partigiano

neri

Mimmo Mastrangelo

Bruno Neri, che qualche anno dopo dovrà fare la scelta della montagna ed abbracciare la lotta partigiana, non poteva alzare il braccio in ossequio al regime fascista e in uno stadio che veniva dedicato allo squadrista Giovanni Berta. L’evento (e il rituale) proprio non stava nelle corde del mediano già terzino della Fiorentina. Era il 10 settembre del 1931, a Firenze si inaugurava l’avveniristico stadio progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi. In campo per una amichevole la squadra viola e il Montevarchi.
Come si può vedere in una foto Neri è l’unico tra i giocatori allineati sul campo prima del fischio d’inizio a non fare il saluto romano dei fascisti. Berti era passato due anni prima, per diecimila lire, dal Faenza (sua città natale) alla società gigliata del conte Ridolfi (lui fece costruire lo stadio di Campo di Marte, che oggi porta il nome di Artemio Franchi). A Firenze rimase fino alla stagione 1935-36, collezionando circa duecento presenze e realizzando un solo gol. In maglia viola le sue pregevoli doti da mediano furono apprezzate anche da Vittorio Pozzo che lo volle prima nella nazionale B e poi lo fece esordire in quella maggiore il 25 ottobre del 1935, in uno scontro con la Svizzera, valido per la Coppa Internazionale e vinto dagli azzurri per 4-2 . In un breve passaggio della cronaca della partita che uscì sulla Gazzetta dello Sport si legge: “Neri imposta magnificamente l’azione che sviluppa Meazza, Ferrari, Piola…”. Nonostante le sue indiscutibili doti da mediano di interdizione, Nerì collezionò solo tre presenze in nazionale. Dopo la Fiorentina vestì per una sola stagione la casacca rossonera della Lucchese (allenata dal quotato ungherese Ernö Erbstein), quindi militò per tre campionati nel Torino fino a far ritorno al suo Faenza, dove aveva esordito a soli sedici anni.
Amante dell’arte e della poesia, Bruno Neri quando non era in campo si dedicava a promuovere incontri culturali, oppure se ne andava con gli amici poeti per mostre e musei. Durante gli anni in riva all’Arno frequentò lo storico caffè letterario delle Giubbe Rosse in piazza della Repubblica dove poteva incontrare Mario Luzi, Piero Bigongiari, Alessandro Parronchi, Eugenio Montale. Dopo l’armistizio del 1943 e mentre disputava il campionato dell’Alta Italia col Faenza, Neri scelse la militanza antifascista arruolandosi nella Brigata Ravenna con il nome di battaglia Berni. E da combattente partigiano l’ex-mediano viola perse la vita a soli trentaquattro anni.
Il 10 luglio del 1944, mentre perlustrava con Vittorio Bellonghi il tragitto che avrebbe dovuto percorrere il suo battaglione, fu ferito mortalmente in uno scontro a fuoco coi nazisti nelle vicinanza dell’eremo di Gamogna. Fu quella l’ultima e maledetta partita che Neri giocò nella sua breve vita.
Nel 1946 il consiglio comunale di Faenza gli intitolò lo stadio, ma negli anni la memoria del calciatore-partigiano non è andata perduta: la band-rock Totozingaro Contromugno gli ha dedicato il brano “L’ultimo tackle”, il giornalista di Repubblica Massimo Novelli ha scritto un libro uscito qualche anno fa per Graphon, un testo di Lisandro Michelini ha ispirato il lavoro teatrale di Beppe Turletti che poi è stato portato in scena dalla compagnia Faber di Chivasso per la regia di Aldo Pasquero e Giuseppe Morrone.
Nelle note di scena dello spettacolo è scritto: “Un mediano è obbligato a correre a perdifiato, a conquistare palloni, a rilasciarli da una parte all’altra del campo. È il baluardo del centrocampo, cerniera tra difesa ed attacco: un mediano deve coprire il suo terzino, ma deve essere anche pronto a rilanciare l’azione, a far partire l’ala. Deve tenere la testa alta. Essere vigile. Pronto. Forse per questo Bruno Neri (…) fuori dal campo si dedicava all’arte, alla poesia… per cercare l’ispirazione da mettere in campo”.
Il forte mediano Bruno Neri, insomma, non sarebbe stato tale se non avesse avuto dalla sua parte le muse di Montale, Pavese, Campana…

 

[L’articolo è apparso su A-Rivista anarchica, anno 44, n. 388, aprile 2014]

 

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A-Rivista anarchica

Nadia Agustoni

 

Una rivista, “A-Rivista anarchica”, giunta al numero 388 e che dal lontano febbraio 1971 esce mensilmente documentando le lotte libertarie e antagoniste in Italia e non solo. Nelle sue pagine trovano spazio l’antifascismo della memoria e quello di oggi, le lotte No Tav e l’ecologia, il femminismo e i diritti di lesbiche e omosessuali, i popoli offesi come i Rom e i Sinti e le idee dei pensatori anarchici, classici e non, così come il pensiero libertario attuale, recensioni di libri e recensioni musicali, lettere e rubriche che scavano come talpe dentro l’attualità.

Fatta con pochi mezzi, ma elegante e curata nella grafica viene letta da un variegato arcipelago di persone, non sempre, non tutti/e di fede anarchica.
Uno spazio speciale hanno i Dossier (di argomenti diversi) che escono abbastanza spesso, come parte della rivista e poi a richiesta inviati anche singolarmente.

Questo numero ripubblica integralmente il Dossier antifascista del 1973, con prevalenza di scritti a carattere storico sulla resistenza antifascista degli anarchici, ma vi sono nuovi e significativi contributi sulle persecuzioni contro Rom e Sinti durante la Seconda Guerra Mondiale e una raccolta di testimonianze, parte di un lavoro maggiore compiuto dalla storica Iara Meloni, sulla partecipazione delle donne piacentine alle vicende della resistenza e uno sguardo sulla loro vita quotidiana in anni difficili di guerra. Duri i racconti sugli stupri e sulla violenza generalizzata contro persone e cose.

Nel numero, e lo proponiamo qui, c’è anche un articolo di Mimmo Mastrangelo sulla vicenda del calciatore partigiano Bruno Neri. Il dossier è ricco di fotografie d’epoca.

Oltre ad articoli sulla Tav, Colin Ward e Fabrizio de Andrè, segnalo le interviste di Moreno Paulon ai monaci buddisti birmani che continuano dall’esilio, al confine tra Thailandia e Birmania, la loro lotta cominciata con le rivolte del 2007, conosciute come “rivoluzione zafferano”.

Una copia-saggio della rivista, per chi volesse farsi un’idea, è possibile richiederla qui:
arivista@tin.it

 

www.arivista.org 

 

 

 

2 pensieri su “Bruno Neri, il calciatore partigiano

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