71. Prima

da qui

Facevamo progressi decisivi e, come sempre accade, il demonio cercava d’intralciarci.
L’amico si offese per una mia divergenza con la moglie e non si fece più sentire; i preti confondevano i turni delle messe e bisognava chiamarli all’ultimo momento; le richieste di colloqui raddoppiavano proprio quando si moltiplicavano le omelie da preparare. Da questa prospettiva, m’accorgevo di ciò che l’avversario escogitava per distogliermi da Dio, per convincermi che non ce l’avrei fatta, che l’esercito nemico era più forte, e non restava che la resa.
Ma ora era diverso: c’era lui; gli confidavo i miei problemi, l’angoscia per la mole infinita di lavoro, l’assedio dei poveri, la tirannide ottusa della burocrazia. E poi era giovedì: sapevo che avrei avuto più tempo per parlarle, soffermarmi sui dettagli del cammino, le svolte, le scoperte inaspettate; avremmo chiacchierato come si fa davanti a un buon vino da osteria, con la musica che avvolge le parole in pieghe leggere come l’acqua a Riva dei Schiavoni, mentre fissi San Giorgio illuminata a festa e ceni con Don Mario: ti sembra che il racconto si concentri tutto qui, nella bolla di luci e di riflessi in cui ci sono già i libri bell’e fatti, prima ancora che cominci a scriverli, perché in fondo è tutto scritto dentro, prima d’imparare a leggere, prima di capirci qualcosa in generale, anzi, prima ancora di nascere, prima che esistessero il mondo e le galassie, prima che apparisse qualcosa di ciò che ci sarebbe stato dopo. E adesso, vedere tutto insieme, davanti al piatto di fegato e cipolle e al bicchiere di Merlot, era una specie di miracolo, come il biglietto rosa in cui c’era già scritta, da sempre, questa storia.

10 pensieri su “71. Prima

  1. A volte la troppa razionalità può essere “demonio” e cambiare quello che è scritto da sempre.

    “Anche a Venezia, basta che alzi gli occhi e vedrai molti cartelli gialli, con le frecce che ti dicono: devi andare per di là, non confonderti, Alla ferrovia, Per san Marco, All’Accademia. Lasciali perdere, snobbali pure. Perché vuoi combattere contro il labirinto? Assecondalo, per una volta. Non preoccuparti, lascia che sia la strada a decidere da sola il tuo percorso, e non il percorso a farti scegliere le strade. Impara a vagare, a vagabondare. Disorientati. “

    Tiziano Scarpa

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  2. PRIMA
    La meraviglia del prima, “di remotissimi tempi senza memorie”, di quando ancora non esiste che l’Infinito Dio, l’Amore trinitario, la gloria, la beatitudine e il sogno del Creatore, prima ancora che l’uomo “nascesse, prima ancora che esistessero il mondo e le galassie, prima che apparisse qualcosa che ci sarebbe stato dopo”: nel principio, nel gesto gioioso di Dio quando Adamo apre gli occhi sul suo volto e a sera scova i suoi passi divini nel giardino.
    E ora noi, prigionieri del tempo, “a vedere tutto insieme”, il poema celeste dei giorni nella curva del cuore, in cui passano prodigi ed enigmi e “in cui c’è scritta da, sempre, la nostra storia”.

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  3. Tutti i libri del mondo
    non ti danno la felicità,
    però in segreto
    ti rinviano a te stesso.

    Lì c’è tutto ciò di cui hai bisogno,
    sole stelle luna.
    Perché la luce che cercavi
    vive dentro di te.

    La saggezza che hai cercato
    a lungo in biblioteca
    ora brilla in ogni foglio,
    perché adesso è tua.
    (Hermann Hesse)

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  4. Mi viene un immagine: pezzi di puzel che abbiamo davanti tutti mesi in disordine, senza disegno come mettere in ordine. E proviamo mettere questo pezzi insieme per avere un quadro.
    Come nella vita, andiamo avanti,spesso, senza capire cosa ci aspetta. Mettendo questi pezzi insieme, tanti si impaziscono e lasciano stare tutto e vanno avanti nella vita solo aspettando la fine lamentandosi di tutto. Altri si impegnano, fanno un lavoro duro, con tanta pazienza per riuscire capire cosa è nascosto tra quell pezzi colorati. A volte, mettendo alcuni pezzi insieme già si sembra che sappiamo cosa rapresenta tutto quadro, e invece no, perché con altri pezzi messi insieme scopriamo sempre qualcosa di nuovo, più bello.

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  5. oggi ho letto una bellissima frase:
    “Non dobbiamo mai lasciarsi intrappolare dal vortice del pessimismo. La fede sposta le montagne!”
    ha detto
    Papa Francesco

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  6. ” Noi che disegniamo, noi che scriviamo,lo facciamo non solo per rendere visibile qualcosa agli altri, ma anche per accompagnare qualcosa d’invisibile alla sua incalcolabile destinazione..” ( John Berger )

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  7. Se riusciamo a capire che si sta avvicinando ildemonio almeno per me , mi rivolgo a Maria esubito mi viene in mente un bel ricordo magari anche Venezia e riesco aparlare ecapire cosa credo sia più giusto

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  8. Vedere tutto insieme.

    Mi chiedo cosa ci riserverà la fine del libro, se oggi potremmo già immaginare una fine forse letta, nascosta in qualche riga inavvertitamente sorvolata, grazie alla destrezza dell’autore nel far cadere l’attenzione su quella successiva, oppure in una lettura distratta dallo squillo del telefono, o ancora dalla ricerca di un particolare che reciti la parte a parer nostro. Sarà bello, entusiasmante, alla parola FINE vedere tutto insieme e pensare che in fondo il gran finale poteva forse essere intuito in qualche modo, prestando maggiore attenzione a quel particolare trascurato, accendendo raggi di luce per sciogliere ombre gettate e condensate di gratuità inopportune, rimettendo insieme pezzi di vite sgretolate e sregolate, le cui leggi le ha dettate molto spesso un conformismo criticato e comunque adottato. Meraviglia, accorgersi di qualcosa che già c’era e non averla vista prima.

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  9. Un libro scritto in noi e per noi da sempre, da scoprire, leggere e tradurre nei nostri giorni, una pietanza saporita. Il dono, il gusto, l’eredità della Vita, che ha nella sua sacralità anche le note della passione e dell’incanto.

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